lo scambio di post con Salvatore riguardo il suo Buccaneer ha stimolato una riflessione sulla corretta interpretazione delle fonti quando andiamo a realizzare i nostri modelli.
Premesso che le fonti devono essere affidabili e di consolidata autorevolezza, talvolta anche delle foto possono trarre l'occhio in inganno.
Un esempio si è verificato nel modello dell'Avro Vulcan B.2 BLACK BUCK in scala 1/72 di Airfix. Si tratta di una riedizione del nuovo stampo che la ditta britannica ha dedicato a questo famoso bombardiere in cui ha aggiunto una stampata contenente i carichi esterni trasportati durante le missioni effettuate nell'ambito dell'Operazione Black Buck svoltasi in occasione del conflitto delle Falkland/Malvinas di aprile/giugno 1982.
L'Avro 968 Vulcan è stato un bombardiere strategico nato per rispondere alle esigenze generate dalla Guerra Fredda. Fece parte della triade definita V-Bombers insieme al Vickers Valiant ed allo Handley Page HP.80 Victor (chiaro perché V-Bombers?). Lo scopo di questi vettori aerei era quello di traportare e lanciare ordigni nucleari che si resero disponibili nel tempo sia come semplici bombe che come missili.
L'evoluzione degli scenari operativi modificò radicalmente le missioni cui furono destinati questi aeroplani. Il Valiant, il più anziano dei tre, fu ritirato dal servizio dopo una decina d'anni, nel 1965, lasciando agli altri due la funzione di deterrente strategico britannico. Il Victor venne adattato alla funzione di aerorifornitore che svolse fino al 1993, ultimo dei tre ad essere ritirato dal servizio operativo, partecipando anch'esso, con questo ruolo, a Black Buck.
Il Vulcan ebbe quindi la possibilità di testare sul campo le capacità di bombardiere strategico per cui era nato anche se alle atomiche furono sostituite delle bombe convenzionali. In aggiunta, per incrementarne le capacità offensive, questi velivoli erano stati dotati di piloni subalari il cui compito iniziale era quello di traportare i missili a testata nucleare Blue Steel. Nel corso degli anni furono sperimentati altri armamenti convenzionali da applicare a detti piloni e nel 1982 furono destinati, dotati di appositi adattatori, al trasporto di una coppia (per pilone) di missili antirardar AGM-45 Shrike e gli immancabili, per l'epoca, POD destinati alla guerra elettronica. In particolare furono usati i POD Westinghose AN/ALQ-101-10, ed è proprio l'installazione di questo POD ad aver messo in difficoltà la ditta inglese quando ha realizzato la nuova stampata per il modello.
Di foto relative a questa installazione ne circolano relativamente poche e questa è l'unica giustificazione che si può accordare da Airfix. In particolare è molto nota questa immagine.
Come potete vedere sembra che per installare il POD sia stato realizzato un adattatore che lo distanzia parecchio dalla superficie dell'intradosso alare. Qualcuno penserà: ci sono motivi aerodinamici che lo consigliano.
Ebbene: nulla di più errato.
Se osservate con attenzione l'immagine ingrandita che segue, vedrete che il POD è poggiato sul carrello (freccia rossa) e deve ancora essere installato sul velivolo (si notano i punti di aggancio che sporgono verso l'alto indicati dalle frecce verdi). La parte piana che si vede è il portello del carrello principale destro. Lo si capisce dal fatto che la spalla destra dell'addetto è interposta tra il portello e il POD (la freccia verde a destra mostra anche questo particolare). Inoltre, continuando l'osservazione, noterete che i punti di attacco del pilone sono aperti e liberi (freccia arancione).
Per concludere: cosa ha combinato Airfix? Ha ritenuto che al pilone fosse applicato un adattatore distanziale e di conseguenza ha realizzato il nuovo pezzo come potete vedere nelle immagini a seguire (negli ovali rossi). Anche le istruzioni, al passaggio 133 e quelle per la colorazione, confermano l'inesattezza.
Tra l'altro notate una ulteriore inesattezza: il pilone, anteriormente, all'attacco col POD, ha un piccolo intaglio dovuto ... alla spalla dell'addetto che ho segnalato prima.
Modellisticamente la soluzione al problema è semplice ed alla portata di moti modellisti. Basta tagliare il pezzo in più e avvicinare il POD al pilone, anche se un nuovo POD più dettagliato sarebbe ancora meglio.
Lo spunto finale è che tutti possiamo incappare in qualche inesattezza interpretativa, quindi dedicare del tempo in più allo studio del soggetto aiuta ad ottenere un risultato valido, così come aiuta il forum dove magari troveremo qualcuno che potrà supportarci quando abbiamo qualche incertezza o indirizzarci sin dall'inizio del modello.
Chiudo con l'auspicio di Renzo Arbore!
https://www.youtube.com/watch?v=kVyIDSLkL_g
microciccio
PS: ieri avevo esaurito il tempo a disposizione e recupero adesso mostrandovi una foto della corretta installazione del POD sotto la semiala. Basta cercare!












































