La “strana” coppia! Seconda parte – BAe Hawk T.1 dal kit Italeri in scala 1/48.

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Non perdete la PRIMA PARTE dell’articolo!!

Sono passati decenni di evoluzione aeronautica dall’elica dello Spitfire alla turboventola del BAe Hawk. Eppure questi due velivoli, di epoche così diverse, si sono ritrovati a volare insieme nel 2008 per celebrare il 70° anniversario del primo Spitfire in forza al 19° Squadron (basato a Duxford). Era l’Agosto del 1938 quando il reparto ricevette i primi nove Spitfire Mk.I rendendolo, di fatto, il primo Squadron della RAF a ricevere il famoso caccia di Sir Reginald Mitchell.

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Nello stesso anno, inoltre, la Royal Air Force festeggiava il 90° anniversario della sua costituzione; per sottolineare questa importante doppia ricorrenza il comandante del 19° Squadron riuscì ad ottenere permessi speciali e sponsorizzazioni, anche dalle industrie aeronautiche inglesi, per realizzare la mimetica tipica degli Spitfire durante la Battle of Britain su uno degli Hawk T.1 da addestramento. Nel progetto fu coinvolta anche la fondazione Battle of Britain Memorial Flight che, grazie ai suoi archivi storici, fornì informazioni fondamentali per realizzare la livrea commemorativa. Dopo aver considerato le varie opzioni proposte, il comandante del Reparto decise per la riverniciatura di un Hawk con lo stesso camouflage utilizzato dal primo Spitfire, con l’aggiunta del numero “19” giallo sulla deriva. Fu anche approvata l’installazione del pod cannone ADEN a sottolineare il fatto che il 19° fu la prima unità a ricevere lo Spifire MK.I b, quindi con ala di tipo “B” equipaggiata con Cannoncino Hispano 20mm. Il processo di verniciatura ebbe inizio l’11 aprile e terminò il primo maggio del 2008. E’ stata la prima volta in assoluto, dopo la Seconda Guerra Mondiale, che un velivolo RAF ha portato nuovamente la distintiva livrea marrone/verde.

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Kit di montaggio:

La scatola utilizzata è Italeri N°2669 nella scala del quarto di pollice; era già in mio possesso da tempo e con l’occasione del Group Build FF.AA. Britanniche ho deciso di utilizzarla. Il kit è composto da tre stampate in stirene grigio, più una di trasparenti, una lastrina fotoincisa per il cockpit e un foglio decals che permette di realizzare quattro esemplari inglesi (di cui uno Fleet Air Arm) e uno della Swiss Air Force.

Foto scatola hawk

La qualità del kit non è entusiasmante ma sono da apprezzare le forme del velivolo correttamente riprodotte e i vani carrelli discretamente particolareggiati. Di contro il livello di dettaglio del cockpit è inesistente e il canopy è più stretto rispetto alla fusoliera facendo sorgere qualche problema nel caso si decida di realizzarlo chiuso.

Aftermarkets:

  • CMK 4235: Cockpit. L’utilizzo del set di miglioria è più che consigliato! La vasca è realizzata correttamente al 90%, sono forniti i due seggiolini eiettabili, le cloche, le paratie laterali e una lastrina di fotoincisioni per i pannelli strumenti. Nonostante la fornitura “generosa”, oggettivamente è molto migliore il set della ditta russa Neomega (che mi sento di consigliare).
  •  CMK 4234: Set Flaps. La scatola Italeri fornisce i flaps già divisi per posizionarli a piacimento, ma il set in resina è più completo e include anche gli attuatori.
  • CMK 48103: Exhaust nozzle. In realtà il cono di scarico è totalmente annegato in fusoliera, quindi l’unica parte visibile è giusto una piccola porzione. Ammetto di averlo più per sfizio che per un’esigenza oggettiva.
  • Master 48038: Pitot tube. Ormai i pitot torniti della ditta polacca sono un must-have. Davvero troppo belli!
  • Xtradecal X48HAWK: decals 19 Sqn. 70th anniversary. Le decals sono poche ma grandi: all’interno del foglio troviamo le roundels e gli stencil completi. Presente un foglio a colori che illustra l’andamento della mimetica.

Aftermarkets hawk

Cockpit:

Partendo dal presupposto che il set in resina è indispensabile, anche questo non è esente da imperfezioni. La paratia in fondo alla vasca, nella realtà, ha uno “scalino” (vicino alla sacca porta documenti) che invece la ditta ceca non ha riprodotto. Non sono fornite le “basi” dei cruscotti, ma solo gli strumenti in fotoincisione; di conseguenza andranno adattati necessariamente su quelli originali in plastica… in altre parole, c’è da lavorare parecchio.

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Come detto i trasparenti sono più stretti rispetto alla fusoliera. Per fortuna, volendo lasciare il canopy aperto, il problema si riduce al solo windshield che dovrà essere incollato nella sua sede forzandone un pò le dimensioni (magari aiutandosi con uno spessore creato ad hoc ed inserito al suo interno per allargarlo quel tanto che basta).

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Ho modificato entrambe le palpebre: su quella posteriore ho eliminato la bombatura a forma quadrata per una più corretta di forma circolare. Ho usato dello stucco bicomponente e cianoacrilica. Su quella anteriore, invece, ho dovuto effettuare un taglio netto lungo l’asse longitudinale ed aggiungere un piccolissimo listello di Plasticard; questo per via del pannello strumenti foto-inciso che risulta più largo di quello originale.

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I sedili sono stata la parte più divertente dell’abitacolo; hanno un buon dettaglio ma ho voluto comunque apportare delle modifiche. Ho notato, grazie alle foto, che le cinture superiori non vengono lasciate cadere lungo lo schienale ma, spesso, sono agganciate su appositi supporti ai lati del poggiatesta. Quindi ho limato via quelle stampate in resina sostituendole con quelle fotoincise fornite dal kit (grazie al materiale di cui sono fatte ho potuto riprodurre la corretta piega verso il poggiatesta delle cinghie). Ho, inoltre, aggiunto sopra il poggiatesta stesso l’involucro che contiene il paracadute usando, ancora una volta, dello stucco bicomponente (sui seggiolini in resina questo dettaglio era del tutto mancante).

Per quanto riguarda le vernici, il grigio della vasca e del telaio degli “ejection seat” è codificato come “Dark Sea Gray” FS 26173. Secondo la codifica britannica (BS381C) è il 638. In realtà mi sono accorto che tra i barattoli di vernice avevo il 637 che corrisponde invece ad un “Medium Sea Gray”, che la Gunze produce acrilico come H-335. Ho peccato di pigrizia, supportato anche dal fatto che la variazione cromatica è minima, e l’ho utilizzato ugualmente. Ho usato la stessa vernice schiarita per evidenziare i punti luce, e dei lavaggi ad olio con un grigio medio, per dare tridimensionalità alle zone in ombra. Gli altri colori utilizzati sul sedile sono dei toni di verdi e ocra che ho mescolato ad occhio in base alle foto. Ciliegina sulla torta, dei piccoli stencil rossi posti ai lati del poggiatesta.

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Assemblaggio:

Il cockpit si adatta abbastanza bene nella sua sede, basta tralasciare le due palpebre e i relativi cruscotti per incollarli alla fine del montaggio. Ho aggiunto anche un piccolo spessore dietro il posto del pilota, come mostrano le foto del cockpit reale. Senza di esso la palpebra posteriore lasciava uno spazio eccessivo. Ho utilizzato un semplicissimo pezzo di Plasticard proveniente da una vecchia scheda telefonica.

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Unire le due fusoliere è abbastanza agevole. A seguire bisogna aggiungere la gobba subito dietro il cockpit e utilizzare un filo di stucco lungo la giuntura. Devo ammettere che i problemi di “fitting” sono minimi. E’ importante ricordarsi di incollare le bocche delle prese d’aria al resto della fusoliera prima di chiuderla, in questo modo sarà più agevole incollarle dall’interno, stuccarle e lisciarle.

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Purtroppo l’Italeri si è dimenticata totalmente di fornire i condotti che portano al primo stadio del compressore. Trovandolo esteticamente orrendo, ho deciso di riprodurre dei tappi Anti-FOD su misura. Pensando quale materiale usare, improvvisamente mi è tornato alla mente un ricordo di infanzia quando usavo la plastilina e facevo le forme con i vari stampi. “Perché non usare lo stucco bicomponente che è facilmente modellabile?” – mi sono detto.

Steso un sottile strato, ho usato proprio la bocca della presa d’aria per creare la forma perfetta. Una volta indurito, ho limato giusto un pelo i bordi per renderli lisci e ho ricostruito la maniglia con del lamierino di rame. Infine, ho dipinto i pezzi di rosso e nero.

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Prima di chiudere il tutto ho inserito il vano carrello principale ed anteriore, sufficientemente dettagliati, semplici come nel velivolo reale. Verniciati con il bianco opaco e sporcati con un grigio medio ad olio. Passiamo, adesso, alle superfici inferiori che mostrano una situazione critica, con molti dislivelli e fessure. Sicuramente la parte più ostica è la giunzione tra piano alare, fusoliera e presa d’aria.

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Prima di tutto è necessario usare del Plasticard per ridurre i gap più grandi in modo da avere una base sulla quale lo stucco possa indurirsi senza il pericolo che si ritiri eccessivamente. Ho usato sia il bicomponente, sia il cianoacrilato, e tanta pazienza per pareggiare i dislivelli che proprio sotto le prese d’aria sono a dir poco imbarazzanti!

Alla fine, dopo un attenta sabbiatura, è necessario reincidere i pannelli completamente persi e inserire qualche rivetto qua e là. La prova colore mi ha dato conferma di un lavoro ben fatto. Altro punto veramente noioso è l’aerofreno in coda. L’Italeri ha totalmente errato le dimensioni della superficie mobile realizzandola sottodimensionata rispetto al suo vano. Ho dovuto necessariamente aggiungere del Plasticard viste le fessure; le altre più sottili invece sono state riempite con lo stucco bicomponente. Ovviamente qualche rivetto l’ho dovuto recuperare.

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Archiviati questi due punti critici il montaggio prosegue aggiungendo il cannone ADEN, gli unici due piloni sub alari e gli attuatori degli ipersostentatori. Il pod ha bisogno di un minimo adattamento e l’uso di un filo di stucco liquido (Mr.Surfacer 500). Gli attuatori, invece, mi hanno portato via un bel po’ di tempo:

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Quelli forniti con il kit sono corti ed errati nelle forme, ma hanno degli inviti per inserirli correttamente sotto l’ala. La controparte in resina, invece, non ha i perni di riscontro e costringe a crearli da zero per permettere un incollaggio forte e, soprattutto, un allineamento accettabile.

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I flap sono più lunghi del dovuto; un taglio preciso, dopo aver preso le misure, e tutto va al suo posto.  Ovviamente ho preferito incollare il tutto a verniciatura ultimata, vista la fragilità dei pezzi. A questo punto il montaggio del velivolo è quasi terminato, basta aggiungere le varie piccole antenne previste, le luci di posizione e di navigazione e gli air scoop. Per completare il cockpit mancano le palpebre e relativi pannelli strumenti. Quella posteriore è stata già rifinita ad hoc; quella anteriore, essendo stata modificata totalmente, necessita di stucco bicomponente e un’attenta carteggiatura per dare l’impressione che la palpebra sia solidale con la vasca del cockpit.

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Ho aggiunto anche un cavo, sopra la palpebra stessa, che riproduce il collegamento fisico con uno schermo LCD rimovibile che viene aggiunto dal pilota come ausilio alla navigazione. Ricordo per chi non lo sapesse, che la versione biposto T.1 da addestramento possiede una strumentazione totalmente analogica. Un spruzzata di nero Nato Black Tamiya XF-69, un leggero dry brush con grigio chiaro dove serve, e si può procedere a fissare il parabrezza che necessita, come detto, di molta attenzione. Dopo aver trattato, al solito, il trasparente con la cera Future e lasciato asciugare per bene, ho iniziato un’attenta fase di adattamento del pezzo. I buoni modellisti sanno che più precise sono le prove a secco e meno stucco si userà dopo. Come già visto sul forum, ho utilizzato uno stuzzicadenti per allargare il windishield quel tanto che basta per farlo collimare con i bordi della fusoliera. Per l’incollaggo ho utilizzato la colla cianoacrilica che funge anche da stucco re-incidibile.

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Successivamente mi sono dedicato all’assemblaggio del carrello. E’ ben fatto ed ho trovato molto gradevoli le ruote già con l’effetto peso; per aumentare il dettaglio ho aggiunto dei cavi e delle piccole decal.

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Qui posto una foto dei carrelli già ultimati, verniciati e trattati con i colori ad olio.

Adesso mano al nastro Kabuki e cutter, si vernicia!

Verniciatura:

Chiunque trova la fase di verniciatura la più divertente di tutte… o sbaglio, forse?

Sia perché il modello comincia a prendere vita, sia perché caricare l’aerografo e spruzzare i colori è davvero una soddisfazione! Per mascherare le superfici inferiori ho utilizzato il nastro Tamiya; oltre a questo ho inserito delle spugnette all’interno dei vani carrello per proteggere il bianco sottostante. La pancia del mio Hawk è in White Allumiunum Alclad, vernice che richiede un pizzico di attenzione in più rispetto ai colori acrilici perché non perdona nessun errore di montaggio o stuccatura. Quindi, prima di stendere il nero lucido a smalto che funge da base liscia e omogenea, è meglio fare un controllo generale sul modello.

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Come anticipato, sotto al colore metallizzato ho utilizzato il nero 22 Humbrol – pigmento molto coprente e autolivellante. Ho utilizzato una diluizione di 60% thinner e 40% vernice che, a mio avviso, è l’ideale. Lasciato asciugare all’incirca sei ore, ho caricato l’aerografo con il White Aluminium ed ho ricoperto il primer nero. Mi lasciano sempre soddisfatto gli Alclad, hanno dei bellissimi rilfessi! Ho, infine, differenziato la volata del cannone con il Pale Burnt Metal.

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Ho atteso una notte prima di rimuovere le mascherature che, una volta eliminate, hanno messo in evidenza alcuni punti dov’era necessario qualche ritocco. Quello più ostico da riprendere è stato quello sotto le prese d’aria che ha una linea tondeggiante particolare. Ho provato, svariate volte, a staccare e riattaccare i pezzettini di nastro tagliati per trovare la giusta sagoma ma alla fine ho dovuto faticare un pochino.

Passiamo, ora, alle superfici superiori:

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Il tono più chiaro è il Dark Earth Tamiya XF-52, mentre il verde delle macchie è il Dark Green Tamiya XF-61. Come metodo consolidato per riprodurre le sfumature tra i due colori della mimetica ho utilizzato il solito Patafix, che si è comportato egregiamente non lasciando aloni. Su un aereo abbastanza piccolo come questo il suo utilizzo non è eccessivo e ci vuole circa un’oretta a formare i “salsicciotti” e stenderli correttamente sulle superfici.

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Circa tre passate di trasparente lucido Tamiya X-22, diluite al 70% e qualche goccia di “Paint Retarder”, e si può procedere con la fase successiva. Prima di andare avanti, però, mi sono dedicato alla verniciatura del canopy. All’interno ho spruzzato il Nato Black Tamiya; esternamente, invece, oltre alle due tinte della mimetica ho riprodotto anche il montante centrale che sul BAe Hawk ha la particolarità di essere in bianco.

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Dopo la verniciatura e il trasparente lucido ho aggiunto le caratteristiche frecce gialle “Rescue” che indicano la maniglia di apertura del canopy.

Weathering:

Non c’è molto da scrivere su questo punto perché la maggior parte degli effetti utilizzati per invecchiare un modello dipendono dallo stato di servizio del velivolo a cui si riferisce, dalle condizioni in cui opera e dall’efficienza delle manutenzioni. Questo Hawk è stato uno Special Color verniciato “ex novo”, quindi ha poco senso parlare di un vero e proprio “invecchiamento”. Ho deciso di utilizzare solo i classici lavaggi ad olio per dare profondità alle linee di pannello e ai rivetti.

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Non volevo appesantire troppo il dettaglio si superficie, quindi ho optato per il Bruno Van Dick molto diluito sfruttando la capillarità per evidenziare le incisioni. Al contrario, nella parte posteriore della fusoliera ho calcato di più la mano per mettere in risalto la rivettatura a testa tonda. A me l’effetto piace. Sulle superfici inferiori ho effettuato il washing con un grigio medio non troppo scuro. Non ho ricreato nessuna scia di sporco, colatura di liquidi o polveri varie per essere coerente con l’intento di riprodurre un modello pulito da esibizione ( trovando conferma anche dalle foto trovare sul web). Altro strato di vernice lucida Tamiya X-22 e si passa alla delicata posa delle decal.

Decalcomanie:

In realtà sono davvero poche e si contano sulla punta delle dita. Sembrano ben fatte, in registro e dai colori vividi, però una volta stese sul modello sono piuttosto rigide e bisogna trattarle più volte con i liquidi ammorbidenti. Inoltre, mi è sembrato che le coccarde siano più piccole del dovuto. L’ho notato non tanto applicandole sulle ali ma sulla fusoliera. Alla prima occhiata non ci si fa caso ma, facendo un attento raffronto con le foto del velivolo reale, mi sono accorto che non corrispondevano al vero.

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Come riferimento ho preso alcuni pozzetti rettangolari e, nonostante spostassi la decal da una parte o dall’altra, non riuscivo a coprire i pannelli come in foto.  C’è sempre l’ipotesi che i pannelli in scala siano sbagliati, ma a mio avviso le dimensioni delle insegne non sono corrette. Anche gli stencil posti a ridosso della radice alare e delle prese d’aria, che delimitano l’area “no step” di un pannello, sono più piccoli. Nelle foto reali la linea gialla delimita il perimetro esterno del pannello, invece le decals rappresentano una forma all’interno dello stesso.

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Conclusioni:

Prima di passare la vernice opaca per sigillare tutto il lavoro, mi sono dedicato ai “Remove Before Flight” posti sui carrelli. Sono stati realizzati tagliando su misura delle piccole strisce di nastro Kabuki di lunghezza presa, devo ammettere, puramente ad occhio fidandomi delle foto. Ho forato una delle estremità e li ho fissati alle gambe del carrello utilizzando un sottilissimo filo di rame proveniente da cavi elettrici. Di solito non mi piacciono tutti quegli elementi come tappi anti-FOD, bandierine RBF, e coperte per gli scarichi…ma in questo caso ho trovato carina l’idea di inserire questi dettagli per completare e giustificare la presenza dei tappi a chiusura delle prese d’aria.

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Fissati i carrelli e il tubo di pitot della Master, ho passato altre tre mani di opaco. Ho utilizzato il trasparente acrilico della Gunze H-20, diluito sempre al 70% e qualche goccia di paint retarder, ed ho aspettato tra una mano e l’altra almeno un’ora. A questo punto il modello è pronto per la vetrina, basta solo fissare il canopy, inserire i sedili all’interno del cockpit, dare un tocco di trasparente lucido sulle luci beacon e di navigazione e montare il complesso dei flap al loro posto.

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Il BAe Hawk mostra il suo aspetto migliore grazie a questo “vestito d’epoca” con cui si apprezzano ancora di più le forme contenute ma sinuose del piccolo addestratore inglese. Tirando le somme sono abbastanza soddisfatto del mio lavoro; avrei potuto porre più attenzione durante qualche fase, ma lo considero comunque un successo aver portato a compimento questo progetto.

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Buon modellismo a tutti!

Luca “Madd22” Miceli

2 COMMENTI

  1. Bellissimo e descrizione fasi di montaggio da “MAESTRO”….consiglierei vivamente di fare un libro “uso manuale per i NEO modellisti”.
    A mio parere un lavoro da 10 e lode , ricerca e documentazione accurata e dettagliata.
    Continua così e mi vien voglia di “tritare” i miei modelli….

  2. Grazie mille.
    Sono contento che ti piaccia e delle lusinghe.
    La documentazione è stata davvero fondamentale per costruire questo modello.

    P. S.

    Se dovrai triturare i tuoi modelli… Allora smetto ahah

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