La “strana” coppia! Prima parte – Spitfire Mk.IIa dal kit Tamiya in scala 1/48.

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Spitfire P7350 – The Flying Legend.

Non perdete la SECONDA PARTE dell’articolo!

Non ho mai nutrito una particolare simpatia per i velivoli RAF, o se vogliamo dirla diversamente, non sono mai stati tra i miei preferiti in termini modellistici. Se non si fosse presentata l’occasione del Group Build 2014 – Forze Armate Britanniche – non avrei mai intrapreso la costruzione di questo modello e del suo co-protagonista (di cui parlerò nella seconda parte).

Foto coppia

Copyright Dragon Lady (AirSpace). Tutti i diritti riservati. Utilizzo per fini illustrativi.

Vedendo questa foto una domanda mi è sorta spontanea: come mai il BAe Hawk veste questa insolita livrea?! Ma soprattutto perché questa accoppiata, agli antipodi, in volo? Da qui è nato il progetto che vi illustrerò in una mini-serie di due articoli da leggere sulle pagine di Modeling Time. Spero mi seguirete in questa mia piccola avventura editoriale!

Soggetto:

Inizialmente considerai la realizzazione dello Spitfire semplicemente come un contorno all’Hawk, ma solo a lavori conclusi ho scoperto che il soggetto da me realizzato nascondeva molto di più sotto quella vernice. Infatti lo Spitfire Mk IIa P7350 è un vero e proprio veterano di guerra. E’ tutt’oggi il più vecchio Spitfire in condizione di volo al mondo e l’unico ad aver combattuto la Battaglia di Inghilterra.

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Entrò in servizio nell’Agosto del 1940, prima nel 266° Squadron e successivamente nel 603° (City of Edinburgh) RAuxAF Squadron. Nell’ottobre del 1940 fu coinvolto in un combattimento contro un Bf-109 che lo costrinse a un atterraggio di fortuna. Il pilota Ludwik Martel fu ferito sul lato sinistro del corpo e dolorante riuscì a portare l’aereo giù fino a un campo, atterrando di pancia. Il “P7” tornò operativo solo all’inizio del 1941 con il 64° Sqn. nella Francia occupata, successivamente nel 1942 fu ritirato dal servizio operativo e destinato a reparti di addestramento al tiro e di manutenzione dove di impiegato fino al 1944. Nel 1948 fu venduto come rottame al Sig. Jonh Dale che, intuito il significato storico, lo donò al museo RAF di Colerne dove rimase fino al 1967 (anno in cui fu riportato in condizioni di volo per esordire come protagonista della pellicola “Battle of Britain”). Fu registrato con codice G-AWIJ.

Da allora il “P7” vola per conto della Battle of Britain Memorial Flight, ovvero una branca “patriottica” della RAF che rimembra le gesta della Battaglia d’Inghilterra mantenendo in condizioni di volo molti degli aerei utilizzati al tempo.

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Dal 1968 al 1999 il velivolo ha vestito i seguenti codici:

  • ZH-T      266 Sqn
  • UO-T     266 Sqn
  • QV-B       19 Sqn
  • SH-D       64 Sqn
  • EB-Z        41 Sqn
  • YT-F        65 Sqn
  • RN-S       72 Sqn
  • BA-Y     277 Sqn (Air Sea Rescue)

 

Dal 2000, ritirato brevemente per una revisione generale, il “P7” ha vestito i colori del 603 Sqn, lo stesso che lo ha utilizzato durante la BoB con i seguenti codici:

XT-D: l’aereo del capo squadriglia “Uncle” George Denholm.

XT-W: quelle che vestiva quando fu abbattuto.

XT-L : dal 2007 al 2008, usati dell’asso Gerald Stapleton che servì lo Squadron per tutta la durata degli scontri sulla Manica.

Nel 2009 ricevette i codici QJ-K dell’asso Geoffrey Wellum, del 92 Sqn, primo ad abbattere un He-111. L’ultimo codice ricevuto, e tutt’ora rappresentato sulla fusoliera, è l’EB-G del 41 Sqn dell’asso Erik Lock, che segnò tre abbattimenti in una sola sortita.

Kit di montaggio:

Essendo questo Spitfire una versione “early”, la mia scelta è caduta senza pensarci due volte sull’ottima scatola Tamiya (Aircraft series No. 32), che nella scala del quarto di pollice è apprezzata soprattutto per la precisione degli incastri.

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Essa è composta da due stampate in stirene grigio, più una trasparente e un foglio decal che permette la realizzazione di due esemplari RAF impiegati, ovviamente, durante la Battle of Britain. Il Kit è veramente ottimo. Le forme generali sono più che precise e le pannellature finemente incise. Gli interni sono molto dettagliati e non necessitano di migliorie. Proprio a voler trovare il pelo nell’uovo, la ditta giapponese avrebbe potuto fornire le superfici di governo già separate e dettagliare maggiormente gli scarichi motore.

Nonostante la buona qualità del modello, per mia esclusiva pignoleria ho usato due aftermarket in resina:

Quickboost 48401: seggiolino con cinture stampate.

Ho scelto di sostituire il sedile originale perché l’accessorio della Quickboost ha la seduta più corretta nelle forme. Infatti il seggiolino reale ha uno scasso sul fondo atto ad ospitare il paracadute che fungeva anche da cuscino inferiore. Essendo l’unico elemento davvero visibile nell’angusto abitacolo, ho reputato giusto sostituirlo.

Quickboost 48191: scarichi “fishtail” delle versioni “late”.

Come testimoniano le foto, nel momento in cui è stato immortalato accanto al BAe Hawk il velivolo montava degli scarichi diversi dagli originali; quindi, per coerenza estetica e storica, ho sostituito anche questi. La motivazione tecnica è presto spiegata: con gli exhaust di tipo “fishtail” il Merlin guadagna qualche cavallo di potenza in più che può tornare utile durante un’esibizione aerea.

Cockpit:

Una zona semplicissima da assemblare, ma di grande effetto. E’ davvero un piacere mettere assieme le pochi parti che lo compongono, ovvero l’ordinata frontale sul quale è montato il pannello strumenti, quella posteriore che ingloba il pannello blindato a protezione del pilota e la struttura che sorregge il sedile. Lateralmente ci sono pochi elementi tra cui spiccano le bombole di ossigeno, le manette e la cloche.

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Ho aggiunto anche qualche cablaggio riprodotto con il sempre versatile filo di rame. Nonostante il cruscotto abbia la strumentazione già stampata, con un mirato dry brush fa ugualmente una bella figura. Il cockpit è stato verniciato con prodotti acrilici e successivamente trattato con i vari passaggi di rito: ovvero lumeggiatura dei dettagli, trasparente lucido, lavaggi ad olio ed infine opaco.

Il verde caratteristico degli interni è stato riprodotto miscelando opportunatamente il verde Gunze H312 (F.S. 342279) e Tamiya XF-83 (Medium Sea Grey) in rapporto di 10:1.

Per il sedile ho usato il Linoleum Deck Brown XF-79 Tamiya, mentre per le cinture Il Tan H-310 Gunze. Qualche tocco di alluminio, rosso e nero hanno dato un tocco di colore ai dettagli.

Assemblaggio:

Qualsiasi modellista sa che la Tamiya è sinonimo di precisione. Quindi, per ciò che riguarda il montaggio del modello c’è fortunatamente poco da scrivere!

Bisogna solo fare un minimo di attenzione alla linea di giunzione delle due valve che compongono la fusoliera e all’unione tra quest’ultima e l’ala.  Personalmente ho usato la Tamiya Extra Thin Cement, conosciuta da molti come “tappo verde”, per unire i pezzi; se utilizzata con precisione, l’incollaggio risulterà talmente pulito da non necessitare di alcuna re-incisione delle pannellature.

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Ho aggiunto dei correntini di rinforzo su entrambi le semi ali utilizzando del filo di acciaio abbastanza rigido. Questi rinforzi non si trovano su tutti gli Spitfire e la documentazione fotografica mi è stata molto utile in questo caso.

foto correntini rinforzo

Anche il parabrezza va al suo posto in modo del tutto agevole: dopo il trattamento della ormai immancabile cera “Future”, e alla verniciatura della struttura interna, il pezzo è andato a posto utilizzando pochissimo cianacrilato e nessuna stuccatura.

Alla fine ho anche separato i timoni di profondità e gli alettoni di manovra dalle loro rispettive sedi.

Verniciatura:

 Il “mio” Spitfire sfoggia, con orgoglio, la classica mimetica a due toni di Dark Green e Dark Earth utilizzata dalla sua entrata in servizio nel 1938 e mantenuta sino alla fine della battaglia di Inghilterra, nel 1940.

Successivamente il marrone della livrea fu sostituito da un grigio medio, più adatto al nuovo teatro di operazioni dell’Europa continentale. Le superfici inferiori invece sono dipinte in Sky Green.

Le codifiche dei colori secondo la British Standard colour chart BS381C sono:

  • RAF Dark Green     BS381-241
  • Dark Earth              BS381-450               
  • Sky                           BS381-210        

Fortunatamente queste tinte le ho trovate già pronte in commercio:

  • Dark Green       Tamiya XF-81
  • Dark Earth        Gunze H-72
  • Sky                     Tamiya XF-21

 Ho iniziato dalle superfici inferiori, totalmente verniciate in Sky diluito al 70%. Essendo un colore molto chiaro sono necessarie tre passate di vernice per un effetto coprente.

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A seguire mi sono dedicato alle superfici superiori spruzzando, dapprima, il Dark Earth e successivamente il Dark Green avvalendomi dell’uso del Patafix per simulare uno stacco tra le due tonalità sfumato e in scala.

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Conclusa questa fase ho verniciato anche le fasce nere delle walkaway ai lati del cockpit. I codici identificativi del velivolo li ho riprodotti per mascheratura armato di…. tanta pazienza!

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Ho iniziato con il prendere le misure e le proporzioni delle lettere fornite dal foglio decal originale; poi ho ritagliato tante strisce di nastro Kabuki e, utilizzando il supporto di un pezzo di cartoncino rigido, le ho allineate una dopo l’altra parallelamente facendo attenzione a sovrapporre i lati delle solo di pochi millimetri.

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Ho proseguito disegnando direttamente sul nastro i caratteri, e creando una mascherina per il gruppo XT e un’altra per la singola lettera L. Infine, con molta attenzione ho inciso i bordi delle lettere con un bisturi affilato. Purtroppo non ho potuto creare una maschera unica per sfruttarla sia sul lato destro, sia sul sinistro (altrimenti, da una parte, la successione delle lettere sarebbe risultata invertita).

Decalcomanie: 

Avendo verniciato i codici in fusoliera, le decal rimaste da applicare sono davvero poche. Ciò nonostante l’operazione mi ha creato qualche problema dettato dalla mancanza di alcune insegne.

Osservando le foto dell’esemplare da me riprodotto, le coccarde RAF necessarie sono sei:

  • Due in fusoliera di tipo A1.
  • Due sull’estradosso alare di tipo B.
  • Due sull’intradosso alare di tipo A.

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Mi sono presto accorto che una roundel di tipo A mancava, e quindi l’unica soluzione era quella di utilizzarne una bordata di giallo (A1) e, con molta calma e mano ferma, scontornarla fino ad ottenere quella di tipo A. Purtroppo non avendo un taglierino a compasso, i bordi lasciano alquanto a desiderare, ma alla fine solo un occhio pignolo se ne accorge. L’utilizzo dei liquidi ammorbidenti è strettamente necessario anche in questo caso per fare “copiare” le pannellature sottostanti le decalcomanie.

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Anche la matricola P7350 mi ha dato qualche grattacapo. Infatti l’ho dovuto ricostruire da zero facendo un collage con quello che avevo a disposizione nella mia banca “spare part”. Purtroppo l’applicazione è stata sofferta e sotto qualche segmento è apparso un leggero silvering.

Invecchiamento: 

Fin dall’inizio dei lavori ero cosciente che questo Spitfire sarebbe stato un velivolo da esibizione. La fase di “invecchiamento”, se così posso definirla, si è limitata a dei lavaggi ad olio per mettere in risalto le belle pannellature in fine negativo. Ho utilizzato un grigio medio sulle superfici inferiori, e del Bruno Van Dick su quelle superiori.

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Ho anche simulato la scia di fumi incombusti lungo la fusoliera adiacente i collettori di scarico utilizzando il Tamiya Smoke X-19 (attenzione a non esagerare! Il mio consiglio è quello di stendere mani molto leggere!).

Simulato, infine, anche lo sporco lasciato dal calpestio lungo la zona walkaways nera sul lato sinistro.

Conclusione

Non resta che inserire nelle apposite sedi il carrello di atterraggio, le superfici mobili precedentemente separate e l’elica tripala.

In realtà mi sono accorto proprio sul finale, che mancava qualcosa al modello, qualcosa di colorato per giunta: le coperture in tela delle volate delle mitragliatrici, quattro per semiala!

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Ho tagliato, quindi, dei quadratini di adeguata misura fatti di nastro Kabuki, verniciati di rosso, e poi applicati sul modello. Non sono molto soddisfatto del risultato, ma nel complesso è un buon colpo d’occhio. Due abbondanti mani di vernice opaca hanno sigillato il tutto. Un tocco di colore alle luci di navigazioni, del lucido su alcuni particolari metallizzati, portello e canopy aperto ed il modello è pronto per la vetrina.

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Come già detto ad inizio articolo, questo soggetto è stato davvero una sorpresa perché si è rivelato molto più interessante di quanto mi sarei mai potuto aspettare. Nonostante sia un amante dei jet moderni, mi accorgo che le eliche hanno nelle forme, nelle storie e nella tecnica qualcosa che non tornerà più, un qualcosa che li rende unici e irresistibilmente affascinanti. Mi rimprovero di non avere prestato più attenzione durante alcune fasi della costruzione, ma credo sia comune ad ogni modellista quel momento in cui ci si dice: “eppure c’è qualcosa che non mi soddisfa a pieno”. L’autocritica, a mio avviso, rimane comunque un aspetto positivo e di crescita.

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Non perdete la seconda parte dell’articolo che vedrà, come protagonista, il compagno “moderno” del mitico Spitfire P7! Per questo è doverosa qualche un’altra foto che celebri l’unicità della “strana” coppia albionica!

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Un ringraziamento speciale va al buon Guido “SPILLONEFOREVER” che gentilmente mi ha donato il canopy che io, maldestramente, avevo reso inutilizzabile.

Buon modellismo a tutti!

Luca “Madd22” Miceli

2 COMMENTI

  1. E’ stato un piacere poterti essere d’aiuto Luca. Bell’articolo e bel modello! Attendo la seconda parte 😉

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