Wet Palette o Tavolozza Umida.

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Vi ho già detto di fidarvi di me? Mmmm non ricordo…che testa che ho!

Che mi sfugga o che sia smemorato oggi vi parlo di un tecnica utile per chi utilizza non solo l’aerografo ma anche il pennello e gli acrilici vinilici.

E’abbastanza utopico pensare di relegare al pennello un ruolo secondario nel modellismo rispetto all’aeropenna o non investirci affatto.
Questa è una considerazione che è molto cara a chi realizza figurini, mezzi busti, gundam e chi più ne ha più ne metta.
Li dove non arriva l’aerografo, arriva il pennello; è una splendida conseguenza del nostro hobby che non può essere ignorata e spesso si dimentica questa sfumatura. Toccare la superfice con la punta del pennello, estensione della nostra mano, e guidarlo su spigoli e aree sotto i nostri occhi….. quel contatto materiale, seppur improprio, ha qualcosa di magico e rilassante che nessuna aeropenna potrà mai regalarci e farci apprezzare.
Penso che un buon modellista per essere completo non può sottrarsi a questo strumento così tradizionale eppure così visceralmente legato al tempo dove affondano profonde radici.

Se un tempo gli smalti la facevano da padrone anche nell’uso a pennello, al giorno d’oggi con l’avvento dei colori acrilici vinilici, possiamo scegliere tra moltissime ditte produttrici e una infinità di colori studiati per noi modellisti.
Il primo suggerimento è quello di scegliere quei colori che, in set o sfusi, si adattano meglio a determinati periodi storici e usi che ne andremo a fare ma soprattutto ad un uso a pennello.
Per le mimetiche più complicate o certi effetti cromatici realizzabili con l’aeropenna non usate i vinilici, fidatevi.

Croce e delizia di ogni colore acrilico vinilico a base d’acqua è, uno tra tutti, la loro velocità di asciugatura. Questa peculiarità in alcuni casi è un vantaggio ma in altri meno.
Un esempio viene direttamente dalle mescole ottenute per ricreare particolari toni o mezzi toni partendo da uno base. Tanta fatica per poi vederli seccare nel giro di pochi minuti. A questo si aggiunge anche l’incredibile spreco di prodotto che ne deriva.
Come fare a tenere l’acrilico e le sue mescole fluidi a lungo senza annacquarli di continuo? Come ottenere quella longevità tipica degli oli? Ci diamo alla pittura ad olio?
E’ un’idea ma bisogna essere davvero bravi e con un bagaglio pittorico ben forbito. Soprattutto per ottenere i toni desiderati e già se parliamo di incarnati abbiamo il nostro ben da fare.

Vi propongo un’alternativa che mi è stata suggerita da un valente figurinista e amico modellista. La tecnica che ora vi mostro si chiama “tavolozza umida”.

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Che cos’è? Come funziona? A che serve?
Come sapete ogni colore per essere fluido ha bisogno di essere ben chiuso nella sua boccettina e trovarsi in compagnia di altre sostante che fungono da legante per tenere insieme chimicamente le molecole e la struttura del pigmento più del diluente che umidifica e fluidifica mantenendo inalterata la composizione e, in alcuni casi, ne ritarda l’essiccazione; un esempio sono i colori ad olio.

La tavolozza umida non è altro che un supporto inumidito di diluente. Nel nostro caso, usando colori acrilici all’acqua, sarà acqua distillata.
Il funzionamento è molto semplice, mentre l’aria sottrae umidità al colore acrilico facendo evaporare quella frazione di acqua, il supporto su cui si trova il colore fornisce la stessa frazione,se non in più, di acqua sottratta dall’ambiente del nostro studio.
Questa continua alimentazione permette di rallentare l’essiccazione e di sfruttare per ore i colori e le mescole senza il timore di perdere quella particolare tinta.

Tutto qui, null’altro che questo. Velocità contro tempo, causa contro effetto. I questo modo gli elementi sono sovvertiti sino al trionfo dell’effetto sulla causa.

Per realizzare la vostra “tavolozza umida” avete bisogno di poche cose, reperibili tutte in casa, le più importanti sono la voglia e il tempo di provarci. Non resterete delusi, ancora una volta fidatevi di me.

Ingredienti

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Reperite un contenitore di plastica che abbia un coperchio con una buona chiusura, Io ho avuto la fortuna di reperire dei contenitori per provette.

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Se riuscite a trovarne anche voi uno simile, ve lo consiglio perchè è rialzato e questo eviterà ristagni di acqua con la formazione nel tempo di muffe o sgradevoli odori.

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Una spugna liscia, piatta e compatta

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Carta da forno.

Cutter o forbici

Righello (metallico)

Acqua distillata

All’opera!

Una volta reperite queste quattro cose iniziamo a prendere le misure della tavolozza.

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Di entrambi i lati, mi raccomando.
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Con queste misure si ritaglia la spugna avendo cura di mantanere la stessa forma del supporto.
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Alla stessa maniera, usando la spugna come dima, si riporta la forma sulla carta da forno ritagliandola leggermente più lunga del necessario.
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Già che vi trovate meglio farne qualcuno in più e tenerli di scorta e pronti all’uso.
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A questo punto bagnate bene la spugna senza però che goccioli.
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Allo stesso modo bagnate bene il foglio di cartaforno. Potete anche strizzarlo tra le mani piene d’acqua, senza paura di stropicciarlo. Si stenderà bene lo stesso, fidatevi.
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Foderate bene la spugna solo da un lato con la cartaforno umida, posizionando i lembi più lunghi sotto di essa
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E si ripone dentro il contenitore
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Se la superfice vi sembra troppo asciutta potete nebulizzare dell’acqua sopra ma attenti a non esagerare.
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La tavolozza adesso è pronta per essere utilizzata
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Come?

Potete tranquillamente diluire i colori sulla tavolozza con acqua, ma essendo già umida non ce ne sarà bisogno, oppure estendere il tempo di essiccazione anche sulle parti colorate mescolando a questo il retarder apposito. Ricordate che in questo modo i colori avranno una finitura semilucida.
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Fatta la vostra scelta prendete i colori acrilici che più preferite e munitevi comunque di un bicchierino pieno d’acqua per sciacquare il pennello o diluire i colori più pastosi.
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Sulla tavolozza ben umida nella spugna, pogiate il colore, diluitelo e usatelo come avete sempre fatto. Abbiate l’accortezza di verificare che la cartaforno sia uniformemente umida.
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Io sono solito bagnare sempre la punta del pennello e su carta assorbente rimuovere l’eccesso soprattutto dalla ghiera e “fare la punta”. Se vi si apre cambiate pennello perchè non è più buono.
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Il colore prima lo tiro via per scaricare la punta e affinarla e poi lo applico.
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Non abbiate paura di occupare tutta la tavolozza, in lunghe sessioni accade e avere tutti i colori sempre freschi e disponibili è una gran cosa.
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Staccare e dedicarsi ad altro non sarà più un problema. o meglio non per le vostre consorti ( e un pò meno per voi); basterà chiudere la tavolozza e riprendere con gli stessi colori in un secondo momento. Se preferite potete nebulizzare un velo sottile d’acqua con pochissimo retarder prima di chiudere il coperchio.
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In base al posto dove la riporrete, al grado di umidità e alla bontà della chiusura del coperchio i colori si manterranno freschi da alcune ore sino a qualche giorno. A volte sono anche i colori a fare la differenza ma ad ogni modo noterete la differenza, una tra tutte la punta del vostro pennello si manterrà umida colorante a lungo a dispetto delle altre volte che si asciugava dopo poco.
Cosa non da poco se avete necessità di creare linee sottili e lunghe.

Per la manutenzione è semplice.
Basterà riporla tenendo la spugna da parte e il contenitore aperto. In ogni caso evitate di riporre tutto se umido, soprattutto la spugna.

Di seguito i risultati della tecnica della tavolozza umida ottenuti durante la realizzazione di seggiolino e cockpit in scala 1/48 di un F-16 A Israeliano :

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Vi ho già detto di fidarvi di me?

Si, stavolta ve l’ho detto.

Ciauz!

 

 

Testo, foto e soggetti a cura di FreestyleAurelio©AurelioLaudiero

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