In SPERA we “thrust”! Tornado IDS Special Color 311° G.V. dal kit Italeri in scala 1/48.

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Correva l’anno 1956, per la precisione il primo novembre. In quella data veniva ufficialmente costituita la componente volo del Reparto Sperimentale (nato nel 1948) che riceveva il distintivo numerico “311”. Da quel momento il 311° Gruppo Volo (codice di chiamata radio “Spera”) ha garantito le attività di collaudo, prova in volo e sperimentazione degli aeromobili, sistemi di bordo e del materiale connesso ai velivoli e al personale navigante. Ha elaborato e revisionato manuali di volo e checklist. Ha fornito l’addestramento iniziale dei Reparti Operativi sui nuovi sistemi d’arma e ha formato generazioni di piloti collaudatori.
Ad oggi, oltre a tutti i compiti ad esso assegnato, il 311° sta di fatto traghettando la nostra Aeronautica Militare nel futuro dei velivoli cosiddetti di quinta generazione: da anni, infatti, collabora per lo sviluppo e l’integrazione del nuovo F-35 e svolge l’importante (e per niente scontato) compito di “traghettare” le nuove macchine di costruzione interamente italiana negli States dove comporranno l’organico del 56th Fighter Wing sulla Luke Air Force Base (Arizona), Reparto deputato per l’addestramento di tutti i futuri piloti del JSF provenienti dai vari paesi aderenti al programma.

E proprio nel 2016 il 311° G.V. ha raggiunto un importante traguardo, quello del suo sessantesimo compleanno. Per festeggiare adeguatamente la ricorrenza, il 27 ottobre dello scorso anno gli “Spera” hanno organizzato un raduno sulla base aerea di Pratica di Mare al quale ho avuto il piacere e l’onore di partecipare. La vera e propria “star” dell’evento è stato il Tornado M.M. 7074 che, per l’occasione, ha sfoggiato una bellissima ed inedita livrea.
Lo Special Color è nato dalla collaborazione tra la Drudi Performance (D-PERF) di Rimini (ditta di eccellenza nel campo del design di caschi, tute e loghi per i piloti della MotoGP e Superbike) e gli uomini del 311°.


Il disegno prende spunto dall’araldica ufficiale del Gruppo che è così descritta nei documenti storici: “Il numero distintivo del 311° Gruppo Volo in bianco posto in alto a destra di uno scudo rettangolare con gli angoli smussati in campo rosso. Un nero rapace con mezzo corpo meccanico (a rappresentare pilota e velivolo) si posa su un guanto da falconiere (che rappresenta il supporto tecnico). Alla base dello scudo un cartiglio col motto ‘Primus Inter Pares’ “. Questa è un’espressione latina che letteralmente significa “primo tra i pari” e con la quale si identifica una persona rappresentativa in un gruppo di altre che sono al suo stesso livello con pari dignità.


Il “nero rapace”, lo Sparviero, è stato rielaborato secondo una veste grafica più moderna e poi stilizzato lungo i lati della fusoliera; su entrambe le facce della deriva, invece, campeggia l’Icaro del RSV a suggellare l’unione imprescindibile tra il Gruppo Volo e il Reparto Sperimentale.


Da pochi mesi l’Italeri ha riprodotto nella scala del quarto di pollice questo Tornado veramente “speciale” … in ricordo di quella fantastica giornata non potevo non metterlo subito sul mio banco da lavoro!


Il modello:
Il kit di partenza non ha bisogno di particolari presentazioni: lo stampo è già ben conosciuto poiché da anni viene riproposto dall’azienda di Calderara di Reno. I pregi (primo tra tutti le forme sostanzialmente corrette) e i difetti (tanti e derivati, soprattutto, dalla vetustà del prodotto) sono noti e non mi dilungherò ulteriormente nell’elencarli (Per chi volesse approfondire l’argomento nel nostro sito e nel nostro forum troverete molti spunti. Click QUI o QUI).

L’obiettivo primario che volevo raggiungere sin da quando ho aperto la scatola è stato quello di concludere velocemente la fase del montaggio e dedicarmi alla sfida principale di questo modello: riprodurre la livrea utilizzando le decalcomanie fornite.


A proposito delle decal… a prima vista incutono un certo timore anche a causa delle loro dimensioni ragguardevoli; del resto anche i fregi che coprono il velivolo reale sono grandi e molto elaborati. La prima domanda sorge spontanea: i tecnici della Italeri avranno fatto un buon lavoro nel progettarle e si adatteranno al meglio alle forme del modello?


Il fatto che esse siano stampate dalla Cartograf è già un primo segnale di qualità. Il film trasparente è ridotto davvero al minimo e la finitura superficiale è lucida quasi a specchio. I colori sono saturi benché il tono scelto per rappresentare le zone in blu non è corretto (ne parlerò nel corso dell’articolo).


Le istruzioni che forniscono indicazioni sul loro posizionamento sono lacunose in alcuni punti cui più avanti farò riferimento, e per dirimere alcuni dubbi è stato fondamentale fare riferimento ad un walkaround completo che ho realizzato intorno all’aereo in scala 1:1.

Il montaggio:
Prima di proseguire oltre è necessaria una doverosa premessa: questo Tornado è frutto di un lavoro “a quattro mani” tra me e l’amico Mattia del forum di Modeling Time che ha portato avanti le prime fasi del montaggio (quelle più ostiche). Il sottoscritto è subentrato solo successivamente occupandosi delle rifiniture, della verniciatura e delle decal.


Come di consueto siamo partiti dal cockpit (l’uso del plurale, questa volta, è quanto mai corretto!) che ha subito qualche piccolo intervento di miglioria. La vasca, di per sé, ha un dettaglio più che sufficiente mentre i cruscotti e relative palpebre (in particolare quella del navigatore) sono molto spogli e neanche troppo fedeli.


Per questo motivo abbiamo deciso di rimuovere completamente l’intera zona e ricostruire la strumentazione e gli schermi da zero con l’ausilio del solito e fidato Plasticard.


L’abitacolo è stato verniciato in Dark Admiralty Grey dalla linea Gunze Acrylic (codice H-22).


I seggiolini originali, decisamente non più all’altezza degli standard che attualmente il nostro hobby impone, sono stati sostituiti con due copie in resina della Neomega più adatti e con le cinture già stampate. La loro struttura è Gunze H-22, i cuscini in Vallejo Military Green e le cinture in Tan Gunze H-310.


Le foto che seguono mostrano dei rinforzi strutturali che ci hanno permesso di allineare al meglio la vasca e, nel contempo, irrobustire l’intera struttura.


Dopo alcune prove a secco abbiamo deciso di assemblare subito il pezzo che rappresenta la zona degli scarichi alla fusoliera; in definitiva abbiamo sovvertito la sequenza proposta dalle istruzioni ottenendo, però, un allineamento migliore.


Anche gli aerofreni, rappresentati chiusi per non mettere in ombra il bellissimo disegno dell’Icaro sulla deriva, abbiamo preferito incollarli e stuccarli subito con generose quantità di colla ciano acrilica.


A seguito degli interventi di autocostruzione della palpebra posteriore le due semi-fusoliere hanno faticato a chiudersi in modo corretto. Inoltre, per evitare che si formassero degli anti estetici scalini rispetto al radome, abbiamo preferito spessorare con del Plasticard la giunzione inferiore posta davanti al pozzetto carrello.


Altro punto in cui il Tornado Italeri pecca è la guaina che copre il meccanismo di retrazione delle ali. Questo importante dettaglio è completamente assente e non può essere tralasciato.
A tale scopo abbiamo prelevato dal modello Hobby Boss il pezzo che simula la copertura ed esso è stato adattato e modificato prima di essere copiato in resina sfruttando un pezzo di gomma siliconica modellante (può essere scaldata in acqua bollente per due minuti e plasmata a piacimento).

Successivamente le copie ottenute sono state usate come dime per aprire l’alloggiamento sul cassone alare:

Una buona dose di stucco e un po’ di carta abrasiva hanno, poi, rifinito il tutto.

Il resto del montaggio scorre via abbastanza velocemente anche se le prese d’aria e l’aggiunta delle ali danno qualche problema a causa degli incastri non proprio precisi.


Verniciatura e decalcomanie:
Il procedimento per la verniciatura del modello in scala non si è discostato poi tanto da ciò che è successo anche nella realtà! su tutto, infatti, abbiamo steso una mano di bianco scegliendo come vernice il Mr.Base White 1200 della Gunze (diluito all’80% con la Nitro) che una volta asciutto è perfettamente carteggiabile con carta 2000 bagnata al fine di ottenere una superficie liscia e compatta.


Il radome e il pannello anti riflesso (quest’ultimo è fornito in decal ma abbiamo preferito dipingerlo direttamente) sono in nero opaco XF-1 Tamiya, stesso colore usato anche per le carenature dei meccanismi per gli inversori di spinta in coda. Scarichi e piastre dei reverse sono in Magnesium Alclad. Le già citate guaine del sistema di retrazione delle ali in grigio scuro Gunze H-305.
Sempre in nero sono anche le zone, molto poco accessibili e parecchio scomode da raggiungere, comprese tra la porzione interna delle prese d’aria e i lati della fusoliera. Le istruzioni indicano che devono essere verniciate dal modellista ma non sono chiare al riguardo; a tale scopo includiamo alcune immagini del velivolo reale per farvi capire dove intervenire:


Anche la sonda per il rifornimento in volo va parzialmente completata col nero per circa tre quarti della sua lunghezza.

Il passaggio relativo alla lucidatura del nostro Tornado in scala è basilare per preparare il fondo in vista delle decal: sono state applicate almeno cinque mani di Tamiya X-22 diluite al 70% con la Nitro ad intervalli regolari di circa quindici minuti tra l’una e l’altra.
Dopo almeno ventiquattro ore di asciugatura ha avuto inizio il lungo lavoro per posizionare i fregi. A tale scopo è stato utilissimo il Mr. Mark Softer della Gunze che ammorbidisce a dovere le decal e le conforma alle pannellature in negativo dando un bel look “painted on”.

L’unica accortezza è quella di non far rimanere troppo a lungo il prodotto sulle superfici perché tende ad intaccare lo strato lucido lasciando degli anti estetici aloni.


Per maggiore chiarezza vi elencheremo tutti i problemi riscontrati per ogni zona del modello:
Ali: le decal sono opportunamente più grandi e “abbracciano” al meglio le forme delle ali. Consigliamo di partire dalla faccia inferiore per poi proseguire con quella superiore al fine di coprire con più precisione il bordo d’attacco.


Deriva: l’Icaro è praticamente perfetto e i generatori di vortice alla base dell’impennaggio forniscono degli ottimi punti di riferimento per la corretta disposizione. Il bordo d’attacco, però, rimane parzialmente scoperto lasciando intravedere il bianco sottostante; vi tornerà utile la striscia di rosso fornita come “spare part” per rivestire il gap.


Dorsal Spine (gobba): è questo uno dei punti più critici anche perché le forme non sono corrette. Per come è rappresentata sul kit, la gobba parte dalla deriva pressoché dritta poi crea un angolo che sale per raccordarsi al canopy e dal vero questo cambio di andamento non esiste. Il profilo errato, purtroppo, causa grosse difficoltà quando si applica la decal che non riesce ad aderire al meglio creando una vistosa bolla d’aria. Dopo vari tentativi l’unico alternativa percorribile è stata quella di inciderla lungo la linea di mezzeria (come indicato in foto) e farla “posare” sulla dorsal spine spennellandola abbondantemente con il Softer.


Fusoliera: senza dubbio la fusoliera ha rappresentato la sfida maggiore. Lo sparviero sul lato sinistro non crea troppe difficoltà, ma abbiamo preferito sezionare la porzione indicata qui in basso per permettere alla decalcomania di “infilarsi” più facilmente all’interno della presa d’aria. Dopo l’allineamento abbiamo ricomposto il fregio rimettendo al proprio posto il segmento precedentemente separato (la stessa operazione è stata ripetuta anche sul lato destro ed è ancor più importante data la presenza della sonda R.I.V.).

Sul fronte opposto la situazione è molto più complessa perché il ricettacolo del carburante crea un ulteriore elemento d’ingombro. E’ necessario dire che l’Italeri in questa zona non ha lavorato bene, anzi: così come viene fornito il rapace non si allinea correttamente e sfasa tutto il resto del disegno.



Dopo alcune prove a secco eseguite sfruttando una fotocopia dal foglio decal originale appoggiata sul modello, abbiamo capito che era necessario asportare tutta la fascia blu superiore per farla apparire come qui sotto:

Così facendo si riesce a superare gran parte della difficoltà anche se saranno necessari molti ritocchi per riempire i “buchi” che inevitabilmente si creano (e fra poco vi spiegheremo come fare).


Giunti a questo stadio della costruzione abbiamo steso altri due strati di trasparente lucido per sigillare completamente il modello e partire con le correzioni. Quest’ultime sono state eseguite in parte a pennello in parte ad aerografo, utilizzando sia vernici pronte, sia mescole:
• Rosso (denominazione ufficiale “Traffic Red – RAL 3020”): per il rosso potete utilizzare il Flat Red Testors 1550E.
• Blu (denominazione ufficiale “Pigeon Blue – RAL 5014”): come detto all’inizio di questo articolo il tono scelto dalla Italeri è molto più scuro rispetto al reale ma, tuttavia, sarà necessario ricreare la tinta più vicina alle decal piuttosto che a quella del vero Tornado Special Color. Dopo vari tentativi il mix che abbiamo trovato è il seguente:
 25 gocce di Gunze H-54.
 10 gocce di Gunze H-326.
 1 goccia di Gunze H-306.
• Nero (denominazione ufficiale “Jet Black – RAL 9005”): per il nero scegliete il Gunze Mr.Color C-2.
Lavaggi:
Special Color è sinonimo di pulizia e livree praticamente intonse. In parte è vero perché il Tornado RS-01 è diventato il fiore all’occhiello del Gruppo Volo e tutt’ora ai piloti è fatto “divieto” di utilizzare gli inversori di spinta per non sporcare con i fumi di scarico l’Icaro che troneggia sulla deriva!


Inizialmente la nostra scelta, quindi, è stata quella di non “invecchiare” il modello e lasciarlo intatto… fino a quando non lo abbiamo visto quasi al termine della costruzione. L’impressione che abbiamo ricevuto è stata quello di un “giocattolone” in scala piuttosto che di una fedele riproduzione.


Per questo motivo ci siamo concessi l’utilizzo della tecnica dei lavaggi per valorizzarne le forme e aumentare almeno un po’ la percezione dei dettagli. Per tutti i diversi toni abbiamo scelto delle tonalità sulla scala dei grigi, più chiari sul bianco e via via più scuri sul nero e sul blu. Come al solito la scelta è ricaduta sui colori ad olio, e più in particolare sul Bianco di Marte e sul Nero Avorio della Maimeri mischiati tra loro in modo da ottenere il tono che più si confaceva alle vernici di fondo.


Al termine dei washing altre due mani più diluite di trasparente lucido, e un sottile strato di Flat Clear sul radome, sui bordi d’attacco delle prese d’aria, sugli scarichi e i pannelli dielettrici, hanno dato la finitura finale al kit.


A questo punto non ci restava che montare gli ultimi dettagli tra cui i carrelli e le varie antenne disseminate sulla cellula. Una in particolare, quella del sistema GPS di forma tonda, è stata ricavata fustellando un dischetto di Plasticard e aggiunta sulla gobba subito dietro al cockpit.

Conclusioni:
Delle conclusioni me occupo io… ma so già che Mattia sarà d’accordo col mio pensiero!
A livello modellistico lo stampo della ditta bolognese non è affatto rilassante: gli anni che si porta sulle spalle e una scomposizione non proprio felice rendono gli incastri più che approssimativi in molti punti e costringe alla massima attenzione per far quadrare tutti gli elementi. Le decalcomanie sono qualitativamente ottime ma le dimensioni possono scoraggiare i meno esperti.

In ogni caso se il nostro hobby è anche una forma di emozione, questo Tornado ha svolto a pieno il suo dovere. Ho avuto la fortuna di vedere, dal vivo, la presentazione della controparte reale e l’ho potuto osservare accuratamente in ogni dettaglio in varie visite che il Reparto Sperimentale mi ha concesso.


Lo conosco bene e lo sento anche un po’ mio…. forse anche per questo c’è stato un rapporto speciale sin dal primo momento in cui mi sono dedicato al modello. Mi piace anche pensare che il lavoro presentato in questo articolo sia un’istantanea lunga un anno: dal 27 ottobre 2016, data in cui ufficialmente è nato, ad ottobre del 2017 circa, l’RS-01 continuerà a sfoggiare la sua livrea con orgoglio prima di rientrare a Cameri per l’ispezione di terzo livello dove sarà sverniciato e riportato alla sua anonima mimetica a bassa visibilità. Godiamocelo, quindi, ancora per qualche mese!

Il Work in Progress completo lo potete trovare QUI!


Buon modellismo a tutti! Valerio “Starfighter84” D’Amadio – Mattia “mattia_eurofighter” Longo.