Tornado ADV – Kit Italeri in scala 1/72

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Derivato dalla versione IDS, il Tornado ADV (Air Defence Variant) nacque dalla necessità di sostituire i vecchi BAC “Lightning” della RAF, nel ruolo di caccia intercettore e principale elemento della difesa aerea. Nel 1976 la Royal Air Force, annunciò l’intenzione di realizzare 165 ADV dei 385 IDS ordinati in precedenza alla Panavia. Le principali modifiche apportate alla cellula, furono l’allungamento della fusoliera di circa 53 cm. per permettere l’alloggiamento dei quattro missili BAe. ”Sky Flash”, nonché quello della parte immediatamente davanti al parabrezza di 19 cm. per dotare il velivolo del nuovo sistema di puntamento e tiro AI. 24 “Foxhunter”. La stessa operazione fu ripetuta sul radome, che alla fine risultò più lungo di 63 cm. Per ripristinare le caratteristiche di centraggio originali, la freccia del bordo d’entrata alare passò da 60° a 68°. Nel tentativo di migliorare l’aerodinamica, la sonda per il rifornimento in volo fu completamente retratta. Ciò comportò però la totale rimozione del cannone sul lato sinistro del muso. Oggi, il velivolo è in dotazione a varie forze aeree, tra cui anche l’Italia. Dal punto di vista modellistico, il Tornado è ovviamente un soggetto molto “ghiotto”, specialmente per gli irriducibili modellisti italianofili, che per lungo tempo non hanno potuto avere la soddisfazione di aggiungere alla propria collezione la riproduzione in scala di questa specifica versione. A dirla tutta, tempo fa l’Italeri era già uscita sul mercato con un kit dell’ADV, sprovvisto però di decals italiane e, in assenza di fogli integrativi, il modello era inutilizzabile. Fortunatamente, la ditta nostrana ha rimediato, commercializzando un update della vecchia scatola corredata di un foglio dedicato ad un esemplare del 36° stormo.

IL MODELLO: Aprendo la scatola contrassegnata dal numero 179, si scoprono: le istruzioni, due fogli decals, altrettante stampate di plastica grigia chiara più una per i trasparenti per un totale di circa 62 pezzi. La prima cosa che balsa subito agli occhi è la scarsa presenza di particolari su quasi tutto il modello, fattore che ci ha indotto ad utilizzare il set di dettaglio n°AC717 dell’Inglese PP AEROKITS. Tale set è quanto di meglio si può trovare sul mercato, ma purtroppo di difficile reperibilità, e pertanto consigliamo ai lettori di ordinarlo attraverso dei negozi specializzati. La piccola scatola si compone di 163 parti fotoincise che consentono di dettagliare a puntino praticamente tutto. Oltre alle fotoincisioni, troviamo una lastra di resina su cui sono stampati i due serbatoi supplementari da 2.250 litri nominali, da utilizzare senza incertezze in sostituzione di quelli forniti nel kit. Completano il tutto 29 pezzi in metallo bianco, che comprendono quattro missili AIM-9L, quattro Sky Flash, due nuovi piloni subalari provvisti di rotaie per i “Sidewinder”, la sonda di rifornimento e per finire i lancia-chaff. Prima di passare alla fase di montaggio, ci siamo procurati un’enorme quantità di materiale documentativo e un kit Hasegawa che ci tornerà molto utile in seguito.

MONTAGGIO. Per rendere più comprensibile e schematica l’esposizione del montaggio, analizzeremo lo stesso suddividendolo nelle varie fasi di lavorazione, fasi che in linea di massima hanno seguito l’ordine cronologico riportato nelle istruzioni.

ABITACOLO. La fase più impegnativa è sicuramente quella relativa a questa zona, a causa delle molte modifiche e migliorie da apportare alla stessa, ma facilmente superabile con pazienza e un bel po’ di tempo a disposizione. Per particolareggiarla al meglio abbiamo eseguito quanto sotto indicato.Tanto per cominciare, si sono eliminate le errate ed antiestetiche consolle laterali ricostruendole con del profilato quadrangolare EVERGREEN 080 per 080, tagliandone dodici pezzi e unendoli assieme quattro a quattro, allo scopo di formare dei parallelepipedi regolari. Fatto questo, li abbiamo lavorati, con energici colpi di lima, fino a portarne la larghezza a 0,4 cm. e l’altezza a 0,5 cm. Dopo di che, abbiamo tagliato le consolles del pilota ad una lunghezza di 1,4 cm. e le altre, quelle dell’operatore ai sistemi per intenderci, di 1,6 cm. Prima di incollarle al supporto, si è stuccato i pezzi per riempire gli interstizi e le irregolarità, e quindi applicata la strumentazione, prelevata dal kit Hasegawa. Fatto questo abbiamo eliminato la palpebra del pannello strumenti del navigatore, sostituendola con quella in resina fornita dal kit dell’Aerokits, e ci siamo autocostruito la paratia divisoria tra i due abitacoli, togliendo quella presente nel modello (pezzo3A). Questa è stata ottenuta ritagliando da un foglio di plasticard da 0,5 mm. di spessore, un rettangolo di 1,9 cm. di base per 1 cm. d’altezza. La stessa è stata poi adattata nel suo alloggiamento, smussandole gli angoli. Per quanto riguarda i seggiolini eiettabili, scartati quelli in dotazione, siamo ricorsi a due Martin-Baker Mk10A ricavati da uno stampo in resina in nostro possesso, migliorandoli con aggiunta delle cinture di sicurezza, delle leve d’espulsione e di varie tubazioni. All’occorrenza però sul mercato sono disponibili quelli in metallo bianco dell’Aeroclub contrassegnati dal codice EJ015. Ultimato il montaggio, abbiamo verniciato l’intero abitacolo in Medium Sea Grey (F.S.36270), ad eccezione dei seggiolini, sui quali si sono verniciati in Nero Opaco il poggiatesta (F.S.37038), in Olive Drab i cuscini (F.S.34088) e in Extra Dark Sea Grey le cinture (F.S.36099). In Nero anche le due palpebre e l’impugnatura delle cloches, queste ultime provenienti dal kit Hasegawa, alla pari della strumentazione dei due cruscotti ricavata dal foglio decals della medesima ditta.

ALI, FUSOLIERA, AEROFRENI E SCARICHI. Ultimato l’abitacolo, siamo passati all’assemblaggio della fusoliera, operazione che ha richiesto un buon numero di ore lavoro. Per prima cosa si è provveduto a modificare le due zone dove sono poste le guarnizioni pneumatiche alla radice delle semiali, allo scopo di poter adattare quelle in fotoincisione. Usando queste ultime come dima, abbiamo rimosso dalla fusoliera la plastica in eccesso, inserendo poi, negli incassi ricavati, le stesse e raccordando il tutto con una buona quantità di stucco. Superato questo primo scoglio, ci siamo concentrati sugli aerofreni per correggere le imperfezioni. Dopo aver asportato le paratie interne, le abbiamo ricostruite con del plasticard riportandole alla giusta profondità. Per far ciò, siamo partiti da due rettangoli di 2.5 cm di lunghezza per 1,2 di larghezza, smussandone un lato per ricreare l’esatta curvatura, ed applicando ad ognuno le quattro paratie verticali da circa 0,3 cm. d’altezza, creando così due nuovi pozzetti. Per la buona riuscita del lavoro, sono state necessarie numerose prove a secco e ripetuti interventi di lima per dare le giuste dimensioni e forme ed adattare al meglio i pezzi ottenuti. Allo scopo poi di rendere più solida l’intera struttura, una volta sistemati, abbiamo applicato del Milliput lungo le linee interne di giunzione, per rinforzare il tutto. Anche sugli scarichi motori si sono resi necessari degli interventi di modifica. A questo proposito ci siamo nuovamente serviti del kit Hasegawa dal quale abbiamo prelevato gli ugelli di scarico, sicuramente migliori degli Italeri, prendendo quelli riprodotti con gli scarichi a geometria variabile dei postbruciatori chiusi. Da questi si sono eliminati i servomeccanismi che azionano gli inversori, sostituendoli con quelli in metallo bianco della P.P. Gli scarichi sono stati poi adattati al modello, ma non fissati, operazione effettuata dopo il montaggio delle due semifusoliere, non prima di aver eliminato il gradino rappresentante la parte terminale dei due Turbo-Union RB-199. Con l’assemblaggio ed il susseguente inserimento delle ali negli appositi perni di supporto, posizionandole con la freccia minima, si è potuto finalmente chiudere la fusoliera, non prima di aver però fissato il pozzetto carrello anteriore (pezzo 7A), inserito l’abitacolo completo ed aver appesantito con 10 grammi di zavorra il muso. Aggiunte quindi, le prese d’aria, la deriva e l’elemento 26B, abbiamo stuccato e carteggiato, dove necessario. Questo ci ha costretto a reincidere le pannellature rovinate e creare quelle inesistenti, prime tra tutte la sonda di rifornimento in volo, i pannelli dei vani dell’avionica e dell’alloggiamento del cannone. Di vitale importanza durante questa fase la consultazione della documentazione in possesso. Come ultimo tocco abbiamo ridisegnato la bocca del cannone Mauser da 27 mm. con dello stucco, ricreandone la canna con un tubicino d’ottone e aggiunti i due lancia-chaff in metallo bianco, sempre dell’Aerokits, oramai dotazione fissa su tutti i Tornado ADV dell’A.M.

CARRELLI E CARICHI DI CADUTA. Per quanto riguarda i carrelli, anche se quelli della scatola sono abbastanza buoni, necessitano di un discreto lavoro di dettaglio. Abbiamo pertanto preferito ricorrere ancora una volta alla scatola nipponica, perché gli stessi risultano ben realizzati e meglio rifiniti, sui quali è bastato solamente aggiungere le solite tubazioni idrauliche, realizzate con filo di rame finissimo e le luci d’atterraggio. Nessun intervento è stato necessario sui tre pozzetti, corretti nella profondità e ottimamente dettagliati, ad eccezione dei portelloni dell’anteriore, sostituiti con altrettanti in fotoincisione. Ben diverso il discorso riguardante i carichi di caduta. Partendo dal dato di fatto che normalmente i Tornado impiegati dalla nostra Aeronautica, montano una combinazione di due AIM-9L Sidewinder, di quattro BAe. Skyflash con l’aggiunta all’occorrenza di due serbatoi da 2250 litri, abbiamo dato al nostro modello tale configurazione. Inoltre l’armamento Italeri è poco realistico e mal rifinito, e per questo è stato sostituito con altro di diversa provenienza. In particolare gli AIM-9, provengono dal set Aircraft Weapons III (codice X72-3) dell’Hasegawa, ed il resto dal solito set di dettaglio già citato compresi i piloni e le guide lancio. Per questi ultimi il montaggio è poi risultato più impegnativo del previsto, soprattutto per i serbatoi ausiliari in resina che, pur essendo gli unici ad essere correttamente realizzati sia per forme sia per dimensioni, richiedono un lavoro di stuccatura.

COLORAZIONE E DECALS. Come noto l’Aeronautica Militare ha affittato, con un leasing decennale, 24 ADV F Mk.3, e pertanto tali velivoli mantengono la mimetica standard a due toni di grigio impiegata dalla Royal Air Force. Tale schema è stato ottenuto utilizzando il Barley Grey (F.S.36314) per le superfici superiori e Light Aircraft Grey (F.S.36357) per quelle inferiori, mentre per il radome è stato impiegato il Dark Gull Grey (F.S.36231). Per la placca di rinforzo del cannone, per gli scarichi dei motori e per la schermatura termica sulla deriva, siamo ricorsi al Titanium Metalizer della Testors, opportunamente lucidato, a differenza delle guarnizioni pneumatiche alla radice delle semiali e della zona delle semiali che rientra in fusoliera quando le stesse sono a freccia massima, in Medium Sea Grey (F.S.36270). In Insigna White (F.S.17875), gli interni degli aerofreni, dei vani carrello, dei portelloni, le gambe di forza ed i cerchioni. I missili aria-aria sono interamente in Medium Grey (F.S.36231), tranne che per la testata dei Sidewinder in Nero Opaco ed in Bianco per quelle degli Sky Flash. In Barley Grey anche i due serbatoi subalari. Prima di applicare le decals, abbiamo reso più “operativa” la nostra livrea, sporcando il modello con dei colori ad olio molto diluiti e con due grandi sbuffate sulla deriva in Extra Dark Sea Grey, anch’esso molto diluito. Per le fasi finali di rifinitura, si è agito come di consueto, passando il lucido trasparente prima dell’applicazione delle insegne. Queste, ricordiamo, permettono di realizzare l’esemplare 36-03, appartenente al 12° Gruppo C.I.O. basato a Gioia del Colle, e prima della loro applicazioneè necessario rimuovere il film trasparente in eccesso. La gran quantità di stencils e scritte è stata invece ricavata da fogli di altre realizzazioni. Un’ulteriore mano di trasparente, questa volta opaco, l’aggiunta delle varie antenne fotoincise, in sostituzione di quelle del kit, rimosse durante la lavorazione, il posizionamento del canopy aperto e la colorazione delle varie luci di posizione, hanno posto fine alle nostre fatiche.

BIBLIOGRAFIA. TORNADO, Delta editrice Parma. TORNADO, Ian Rentoul & Tom Wakeford -Concord Publications Company. TUTTO MODELLISMO, Gennaio 1994. TORNADO una meravigliosa macchina, supplemento al n° 7/8 Luglio 1991 di Aerei.

CLOSE-UP PICTURES:

Le foto qui sotto si riferiscono all’esemplare M.M.7210 (36-12) conservato presso il Museo Storico dell’A.M. presso Vigna di Valle (RM). Cliccare sulle miniature per aprire il link ed ingrandire:

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TABELLA DI RIFERIMENTO COLORI.

Colore

F.S.595 a

Testors

Gunze Sangyo

Xtracolor

Insigna White

17875

1768

H1

X141

Black

37038

1749

H12

X404

Olive Drab

34088

1711

H304

X111

Medium Grey

36375

1728

H308

X136

Medium Sea Grey

3270

2737

H306

X3

Extra Dark Sea G.

36099

H333

X5

Barley Grey

36314

H334

X143

Light Aircraft G.

36357

H332

Dark Gull Grey

36231

1740

H317

X135

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