The Desert Cat – Jaguar Gr.1 dal kit Italeri in scala 1/72.

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Cenni Storici:

Il Jaguar nasce negli anni ’60 come programma congiunto anglo-francese: alla base c’era una specifica tutta inglese per un addestratore supersonico che andasse a prendere il posto del vetusto Folland Gnat, e da una specifica Francese che richiedeva un aereo che potesse essere usato sia come aereo da addestramento sia come caccia-bombardiere leggero. Successivamente ci furono alcuni cambi di programma e il progetto per un addestratore portò in Francia alla costruzione dell’Alpha Jet, mentre in Inghilterra nacque il BAe Hawk; allo stesso tempo cambiarono le specifiche tanto da parte della RAF, che cercava un aereo che prendesse il posto dell’inadeguato Phantom nel compito dell’appoggio tattico, mentre in Francia si cominciò a pensare a un aereo imbarcato che potesse sostituire gli Etendard sulle portaerei dell’Aeronavale.

Dall’unione di forze fra Bréguet (poi Dassault) e BAC (poi BAe) nacque il consorzio SEPECAT, che così si suddivise i compiti relativi alla produzione: in Gran Bretagna venivano prodotte le ali, le prese d’aria, il tronco posteriore della fusoliera e gli impennaggi, mentre tutte le rimanenti parti della cellula vennero prodotte in Francia. L’assemblaggio finale veniva curato in entrambi i paesi, a seconda delle specifiche esigenze. In totale furono costruiti 588 esemplari e l’aereo venne adottato, oltre che  dai paesi sviluppatori, anche da India, Oman ed Ecuador.

Per quanto riguarda l’impiego operativo, tanto i Jaguar di Sua Maestà quanto quelli francesi ebbero modo di dimostrare il loro valore in numerosi teatri operativi: nel Golfo Persico, sui Balcani ma anche – gli esemplari francesi- in Africa: essi furono impegnati in alcuni scontri nel Sahara Occidentale, in Ciad e in Ruanda.

Sia in Francia che in Gran Bretagna i velivoli sono stati radiati: nel 2005 in Francia e nel 2007 dalla RAF.Jaguar 002

Note Modellistiche:

Il Jaguar è un soggetto fortunatamente ben considerato dalle case modellistiche, soprattutto in 1/72 dove l’Italeri ha coperto tutte le versioni, sia mono che biposto tanto con livree  francesi che inglesi. In 1/48 la connection anglo-francese Airfix-Heller ha sfornato dei kit buoni ma non eccelsi: Gr.1 per l’Airfix e ovviamente la versione francese per la Heller.
Già che siamo in tema, le differenze principali fra gli esemplari francesi e quelli inglesi stanno innanzitutto nell’armamento di lancio: due cannoni DEFA da 30mm per gli esemplari Armée de l’Air, due cannoni Aden, anch’essi da 30mm per gli esemplari RAF. L’altra differenza sta nel muso, dal momento che le versioni Gr.1 e seguenti montano un telemetro laser, che le macchine francesi non hanno. Da ultimo la versione inglesi si caratterizza per due alette RWR (Radar Warning Receiver) montate sulla deriva, in maniera del tutto analoga al Tornado Gr.1.
Detto questo, per il mio modello ho scelto la scatola Italeri, recentemente riedita anche dalla Revell con nuove decals, caratterizzata dal numero di catalogo 063. All’interno della piccola scatola ad apertura laterale troviamo due stampate color sabbia – questo nel sempre biasimevole tentativo di venire incontro a quelli che il modello preferiscono non verniciarlo- e una piccola di trasparenti per un totale di circa una settantina di pezzi. Purtroppo i pezzi non sono incellophanati, anche se il mio corrispondente inglese che mi ha venduto il kit ha sagacemente imbustato a parte i trasparenti che così si sono salvati da graffi e danni vari!

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Un piccolo foglio decal fornisce le insegne necessarie per due esemplari: il primo in livrea desertica, ornato da una simpatica nose-art in cui un Saddam Hussein decisamente caricaturale viene preso a calcioni nel deretano da uno stivale coi colori della Union Jack. Il secondo è un esemplare nella classica livrea mimetica Dark Green/Dark Sea Grey, che in alternativa può essere rappresentato anche in livrea invernale con una copertura di bianco.

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Montaggio:

Per evitare il solito noioso incipit del tipo: il montaggio è iniziato dal cockpit, questa volta ho deciso che inizierò…dall’assemblaggio del troncone posteriore di fusoliere, lasciato giustamente staccato dal muso in previsione della realizzazione della variante francese e di quelle biposto. La giunzione dei tre pezzi che compongono questa sezione non comporta particolari problemi, anche se richiede qualche stuccatura lungo le giunzioni. Nulla di drammatico comunque.

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L’ala è in un sol pezzo e si incastra bene nel suo alloggiamento, anche qui con l’aiuto del solito amico stucco: apro una parentesi per parlare di stucchi. Io ne uso due tipi: quello classico della Tamiya, perfetto per le piccole fessure, mentre in caso di voragini e/o di scalini uso quello bianco della Gunze, che d’ora in poi, per evitare giri di parole chiamerò “lo stucco gommoso”!
Cercate di capirmi, credo che sulla piazza di modellisti (e non solo nel modellismo) pigri come me ce ne siano ben pochi! Forse non un record di cui andare fieri, ma pur sempre un record!
In questo caso, tornando al Jaguar, per la giunzione ala/fusoliera ho usato lo stucco gommoso. Una volta che ho montato la fusoliera e nell’attesa che lo stucco si asciugasse, ho rivolto le mie attenzioni al cockpit.
Pannello strumenti e consolles laterali sono in rilievo e il seggiolino ha già le cinture stampate in rilievo: niente di stratosferico, però vista la scala e il fatto che tutto andrà dipinto in nero, ci si può accontentare. Una bella passata di nero H-77 Gunze, un drybrush con grigio chiaro e siamo a posto. Stesso discorso per il sedile, tutto nero con il cuscino in verde (ho usato il US Marine Green della Agama) e le cinture in marroncino chiaro.
Prima di chiudere le fusoliere ho dipinto le pareti del vano carrello e lo stesso vano anteriore in Zinch Chromate, così come del resto anche i vani carrelli principali e i vani aerofreni. Per lo Zinch, ottimo l’Humbrol 81.
Qualche problemino lo danno le prese d’aria, ma anche qui l’intervento del nostro amico stucco gommoso risolverà ogni problema! L’interno l’ho dipinto con grigio chiaro H-308 Gunze, come del resto le gambe del carrello e i cerchi delle ruote! Ecco perché amo il Jaguar: non bisogna usare lo stramaledettissimo bianco lucido!!!

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Colorazione:

Malgrado il mio corrispondente inglese che mi ha venduto il kit mi abbia gentilmente omaggiato di un magnifico foglio Xtradecals che permette di realizzare svariati Jag in livrea Nato, fin da subito la mia idea è stata quella di fare un aereo in livrea desertica, colorato con il celebre Desert Pink. Si tratta di una vernice di tipo ARTF (Alcaline Removable Temporary Finish), ovvero di una vernice lavabile al rientro in patria. Questo comportava ovviamente che gli aerei si presentassero decisamente sporchi e con livrea usurata.
Bene, spiegato cosa è il Desert Pink, il problema che si pone è quella della sua realizzazione: infatti a parte l’Xtracolor a smalto, non esiste alcuna ditta che abbia in catalogo suddetto colore (molto simile e usabile è il 250 Humbrol), tanto meno questo colore compare nella gamma dei miei adorati Gunze. Che fare? La soluzione è semplice si prende come base il Flesh (color carne) H-44, un po’ di H-47 Red Brown, qualche goccia di bianco, buon occhio e un’ottima dotazione di… lato B!!! Ecco la mia ricetta per il Desert Pink!  E devo dire che in questo caso il fattore C ha fatto si che trovassi una buona corrispondenza con il colore reale!
Bene, una volta data la mano di base, con lo stesso colore ancora più diluito e schiarito con bianco si opera il post-shading quindi la solita mano di Future a lucidare il tutto.
Per quanto riguarda l’esemplare scelto, fin dall’inizio la mai scelta era caduta sull’esemplare desertico e il Saddam preso a calci avrebbe sicuramente fatto capolino sul muso del Jaguar se non fosse che in un negozio di Milano che tiene molti vecchi fogli decals, mi sono imbattuto in un foglio della Almark dedicato agli aerei RAF impegnati nella Desert Storm. Fra i vari soggetti, Tornado, Jaguar e Buccaneer, vi era un Jaguar con una particolarissima nose art: vi era dipinto un omino stilizzato che sappiamo dalla scritta chiamarsi Buster Gonad, il quale è dotato di… attributi decisamente grossi, tanto da doversi servire di una carriola su cui appoggiarli!! Certo non il massimo del politically correct, ma come fare a resistere?

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Le decals Almark sono buone anche se stampate su film unico e quindi è necessario scontornarle: purtroppo questo aspetto è poco indicato dalle istruzioni e quindi la nose art risulta contornata da un bel po’ di pellicola, per fortuna la Future sotto evita ogni brutta sorpresa!
Messe le poche decals, il modello ha ricevuto un ‘«inzozzatura» con olio nero e gessetti: non abbiate paura di esagerare, i Jaguar operativi nel deserto erano la quintessenza dell’aereo poco pulito!!
Una mano sigillante di Future e la finale passata di trasparente opaco Lifecolor hanno completato la mia opera!
Ora non mi resta che mettere il mio piccolo Jaguar in vetrina accanto al Dakota e al Tornado, così un altro pezzo si va ad aggiungere alla mia forza aerea in miniatura!!

Buon modellismo
Alessandro Gennari

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