Scuola guida per Spilloni – TF-104 G dal kit Hasegawa in scala 1/48.

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Introduzione:

La versione da addestramento del nostro compianto F-104 è stata da sempre trascurata. Fino a pochi anni addietro, l’unica possibilità di realizzare questa versione era delegata all’utilizzo di conversioni in resina non alla portata di tutti. Si dovevano affrontare molte operazioni di ”taglio e cucito” non sempre facili da realizzare, e dal risultato estetico non sempre accettabile. L’uscita del kit Hasegawa atteso da molto tempo, ha colmato questa mancanza, ma soprattutto è stata accolta con grande piacere dai tanti modellisti “italianofili”. Potevo farmi sfuggire l’occasione di aggiungerlo in vetrina?

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Il Modello:

Aprendo la scatola potreste essere colti da un’improvvisa ed irrefrenabile voglia di montarlo subito. La qualità dello stampo non delude le aspettative, le pannellature sono in fine negativo, ed il dettaglio è ben curato sia all’esterno, sia all’interno. A farci tornare con i piedi per terra ci pensano, però, quella moltitudine esagerata di rivetti che i tecnici giapponesi hanno posizionato anche in zone dove questi ultimi non sono mai esistiti! Esistono svariate leggende metropolitane che raccontano di modellisti impazziti sorpresi a contare ognuno di essi… o anche di appassionati che, armati di pennellino ed una betoniera di stucco, li hanno carteggiati ed eliminati. Premettendo che io non rientro in nessuna delle citate categorie (ci tengo al mio sistema nervoso!), ho deciso di lasciare le rivettature al loro posto e godermi senza tanti problemi il montaggio. Spero che nessuno me ne voglia per la mia decisione.

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La costruzione:

Ho già sottolineato come la ditta Jap (stranamente) abbia riposto particolari attenzioni nella creazione del cockpit, per cui potrebbe andar bene anche così come ce lo propongono. Nel mio caso, come al solito, sono stato colto dalla solita crisi da shopping modellistico, mi sono aggiudicato il bellissimo set dell’Aires (numero 4325) per il cockpit… però non dite niente a mia moglie altrimenti mi caccia di casa! Gli stampi Aires sono così ben dettagliati e curati che basterà una buona colorazione ed invecchiamento mirato per riuscire a realizzare un’ottima cabina di pilotaggio. La nota dolente arriva quando bisognerà inserire l’intero abitacolo all’interno della fusoliera, perché sarà necessario un lungo e attento lavoro di lisciatura ed adattamento dei vari pezzi. Così, armato di una fresina e carta abrasiva, ho iniziato ad assottigliare le pareti interne delle due semi fusoliere, facendo attenzione però a non “sfondare” creando dei buchi davvero difficili da recuperare. Il consiglio che vi do per evitare problemi, è di controllare ogni tanto il pezzo in controluce per rendersi conto quanto materiale è ancora asportabile. Una volta preparata la sede ho inserito inserire il cockpit eseguendo molte prove a per controllare l’esatto allineamento.

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Detto questo, ho verniciato tutto il “pilot’s office” in Grey FS 36375, ad eccezione delle consolle laterali e dei quadranti degli strumenti in nero opaco. Tutti i particolati sono stati evidenziati con un dry brush in grigio più scuro che mi ha permesso di far “emergere”  i vari bottoncini e pulsantiere che fanno del set Aires una vera chicca. I seggiolini, completati preventivamente con le cinture di sicurezza fornite in fotoincisione, hanno la struttura ed il poggiatesta in nero opaco, il cuscino in Olive Drab FS 34087 ed il porta paracadute (che poi è anche il pezzo dietro alle spalle del pilota) in Dark Green Gunze H-64.

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A questo punto ho potuto chiudere le due semi fusoliere cercando di essere il più preciso possibile per facilitare la fase di stuccatura della linea di giunzione longitudinale. Il cono del radome è diviso in due parti (chissà perché poi?), ma si adatta abbastanza bene al muso e non richiede particolari interventi; stesso discorso vale per le semi ali (e anche qui centinaia di rivetti che non c’entrano nulla!!). I serbatoi supplementari rispecchiano in pieno la filosofia di scomposizione degli stampi che l’Hasegawa ha sempre seguito: sono divisa in ben 4 parti, con il corpo centrale separato dal terminale delle alette stabilizzatrici. E’ stata una bella faticaccia cercare di allineare correttamente i componenti e nello stesso tempo limitare l’uso dello stucco per non rovinare le bellissime pannellature. Se avete a casa un vecchio kit della Century Series della Monogram, date retta a me… cannibalizzate i serbatoi e risparmiatevi una marea di imprecazioni.

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I piani di coda ho preferito non inserirli, ed incollarli a verniciatura ultimata per lavorare con più tranquillità. Prima di procedere con il resto del montaggio, ho immediatamente posto gli aerofreni in posizione rigorosamente chiusa (non esistono fotografie di F-104 con deflettori aperti a terra, tranne in caso di manutenzione). Prima di mettere mano all’aerografo ho l’abitudine di pulire bene il modello con dell’alcol etilico, quello rosa per intenderci. Finalmente sono passato alla verniciatura, e la prima operazione è stata spruzzare una mano di fondo che avrà la funzione di agire come aggrappante per la successiva colorazione ed evidenziere eventuali errori o stuccature non proprio perfette. Come primer di solito utilizzo dei comunissimi colori acrilici Tamiya che a mio a viso sono ottimi e molto coprenti (per l’occasione ho utilizzato un Bianco Opaco).

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A questo punto il Cacciatore di Stelle è pronto per ricevere la sua livrea.

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Le verniciatura:

Questa fase è sicuramente la più divertente ma anche la più difficile. Bisognerà fare molta attenzione altrimenti si rischia di vanificare tutti i nostri sforzi fatti fino ad ora. L’esemplare che ho scelto di realizzare è il 4-39 (Matricola Militare 54257) del 4° Stormo – 20° Gruppo di base a Grossetto con la vecchia colorazione a due toni grigio e verde denominata Standard NATO. Ho iniziato con la zona inferiore in Alluminio che ho riprodotto utilizzando  il Tamiya  H 8: una volta asciutto (essendo un colore acrilico impiega davvero pochi minuti) , ho praticato un primo lavaggio ad olio abbastanza pesante con il Terra di Cassel che ho portato via utilizzando un panno in microfibra. L’operazione successiva sarà quella di ripassare tutta la zona inferiore appena “ripassata” ad olio con lo stesso H-8, ma schiarito con del grigio chiaro e spruzzato a partire dal centro dei pannelli per poi arrivare verso l’esterno in modo da creare un’ombra lungo la linea di pannellatura, e da dare un senso di tridimensionalità alla superficie.

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Passo seguente è stato eseguire un nuovo lavaggio ad olio ma questa volta più selettivo che interesserà soltanto la linea dell’incisione: vedrete che l’ombra si accentuerà e proprio lì i interverrà per attenuare il contrasto con lo stesso colore precedentemente utilizzato, ma ancora più  schiarito e ulteriormente diluito. A questo punto, dopo aver accuratamente mascherato le superfici inferiori, ho iniziato a “trattare” la parte superiore. Per quest’ultima ho utilizzato il  Grigio H-69 Gunze (FS esatto 36132)  ed il Verde H–309 Gunze (FS esatto 34086). Il procedimento di weathering è il medesimo usato per l’Alluminio, ma sono partito desaturando prima il grigio (nel quale ho aggiunto varie gocce di bianco) per poi passare al  verde (allungato invece con del grigio chiaro). Prima di iniziare a posizionare le decal ho lasciato riposare e asciugare perfettamente i colori per almeno ventiquattro ore…. Meglio non rischiare con il modello giunto a questa avanzata fase di lavorazione!

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Il posizionamento delle decal:

Ho preparato la superficie per il posizionamento delle decal con alcune passate leggere della famosa cera Future. In proposito vorrei dare alcune dritte onde evitare la spiacevole sorpresa che mi è accaduta su un precedente modello: questa cera per quanto miracolosa è altrettanto perfida se non la si utilizza con attenzione. Bisogna effettuare più di una mano leggera ma fate attenzione a non esagerare! La Future ha il pregio ed il difetto di essere autolivellante perciò se si stendono parecchie mani successive,  il rischio di “chiudere” tutte le pannellature e non dargli più quel senso di profondità è sempre in agguato. Quindi mi raccomando: più passate ma estremamente leggere. Dopo aver atteso la completa asciugatura del lucido, è iniziato il posizionamento delle insegne: per quest’ultime mi sono servito di  un mix di fogli della Tauromodel (per le coccarde n°48506 ed i numeri di carrozzella n°48505),  il foglio del kit (per lo stemma in coda), ed alcune scritte di servizio provenienti dal foglio Sky Model n°48031 interamente dedicato ai ‘104 Italiani.

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Per quanto concerne lo stemma di reparto è risaputo che le decalcomanie prodotte dall’Hasegawa sono molto spesse e poco adattabili alle superfici del modello. Ma per ovviare ai soliti problemi di silvering vorrei citare alcune mie accortezze:  passo con molta leggerezza, un po’ di carta abrasiva finissima (più è sottile e meglio è) direttamente sulla decal ancora posizionata sul suo supporto cercando di assottigliare i bordi del film…. non calcate troppo la mano altrimenti potreste cancellare tutto. Per imprimergli un effetto “pianted on” utilizzo il liquido Mr. Mark Softer della Gunze che, essendo più aggressivo rispetto ai liquidi Microscale, garantisce un risultato ottimale.

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Conclusione:

Posso dire onestamente che montare questo modello non è stato particolarmente difficoltoso, e l’unica fatica da affrontare è quella di adattare il cockpit dell’Aires all’interno dello stampo. Inoltre, fate sempre attenzione al montaggio di tutte le varie parti esterne, visto la caratteristica scomposizione come al solito un po’ troppo macchinosa. In ogni caso ne è valsa la pena: il ‘104 è stato, e sarà per sempre un mito che occuperà un posto speciale nel cuore di tutti noi appassionati. Buon modellismo a tutti! Fabrizio Bernarducci.

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