M.R.M.D. MK 2: genesi di un’autocostruzione in scala 1/72.

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I veicoli armati del domani prossimo, fantascienza o futuro anticipato a voi la scelta, mi hanno sempre sottilmente affascinato. Se a questo di aggiunge la volontà di creare una macchina propria e personale e a sfida “ma sei capace?” il risultato è inevitabilmente una eruzione di energia che mi ha portato a concepire “Big egg”.

M.R.M.D. MK 2 non è la macchina di domani ma potenzialmente quella di dopodomani. Per le dimensioni e le proporzioni ho cercato di attenermi alla riduzione in scala di un veicolo esistente e nella mia testa il “drone” è nato in dimensioni reali per essere poi ridotto ed inserito in un contesto operativo.

Contestualizzazione del modello:

Sala controllo distaccata della ConGlobal Security, da qualche parte in Europa nella massima riservatezza dei sotterranei e dei muri in cemento armato a prova di megatoni.

Fuori è primavera ed il sole è tiepido; nella caverna tecnologica della sala controllo la luce è tenue, il clima controllato ed il tempo è quello della ConGlobal Security.

I sistemi ricevono i dati, gli operatori controllano  a distanza i fronti, crepe sanguinanti nel mondo, dove la più grande compagnia mondiale privata di sicurezza e contractor opera. Una postazione è dedicata alla linea del continente nord americano.

La linea nel non tanto lontano 2013 segnava il confine tra gli Stati Uniti ed Il Canada, un confine tra nazioni prospere. Ma i cambiamenti degli assetti politici ed economici mondiali avevano intaccato lentamente ed occultamente anche questa parte del pianeta.

Gli “States” credevano di essere ancora una grande potenza quando in realtà non lo erano più. Il protrarsi e l’estendersi dei conflitti in medio oriente ed in nord africa, la competitività delle potenze economiche e  finanziarie asiatiche ed infine una sempre maggiore insofferenza degli “alleati ” europei avevano portato una costante stagnazione ed il debito pubblico era salito alle stelle, completamente fuori controllo.

La ennesima caduta degli indici di borsa a New York , il mercoledì nero dell’ottobre 2013, aveva scatenato il panico tra la popolazione e tra i politici; molti pensarono che era arrivato il loro momento per diventare grandi. Singoli Stati decisero unilateralmente di abbandonare l’Unione, milizie di fanatici si resero disponibili al soldo di chiunque, bande criminali urbane tentarono di impossessarsi di interi quartieri delle grandi metropoli.

Le forze armate degli Stati Uniti lasciarono il mondo, tutti richiamati in patria per riportare l’ordine. Ma con un tasso di diserzione medio del 35% ed il sistema produttivo quasi annullato Washington innescò la più grande guerra civile che la storia contemporanea ricordi.

Nel 2014, nella confusione più assoluta, le schegge impazzite della seconda guerra civile americana raggiunsero e coinvolsero l’intero Canada; la situazione era critica, molte fazioni possedevano armi nucleari ed avevano leader deliranti disposti ad impiegarle per contrastare chiunque. Il resto del mondo decise di intervenire.

L’Unione Europea ed il Consiglio delle Nazioni dell’America del sud intrapresero una azione militare sul suolo del continente nord Americano per riportare la pace e disarmare integralmente i gruppi di belligeranti. L’operazione terminò nel 2016 costellata da duri scontri e violente battaglie campali. Per tentare di fermare l’armata internazionale le fazioni lasciarono da parte le armi atomiche. Si dedicarono a svuotare gli arsenali di armi chimiche e batteriologiche e le impiegarono sul campo senza misericordia seminando morte tra la stessa popolazione che ritenevano di difendere dagli “invasori” europei e sud americani.

Nel 2017 malattie sconosciute e mutazioni affligevano tutte le forme viventi del continente americano settentrionale. Ma il conflitto era terminato; rimanevano gruppi di guerriglieri e bande isolate ma gli Stati Uniti ed il Canada erano ritornati ad esistere, anche se solo formalmente. Gli U.S.A. erano controllati militarmente e politicamente da una forza internazionale composta da Brasile, Messico, Argentina, Cile e Perù mentre il territorio del Canada era tutelato negli stessi termini dall’Unione Europea.

Il confine tra i due resuscitati malconci stati era diventato la “linea”. E per evitare contatti tra bande ed altre polarizzazioni che avrebbero potuto riaccendere il fuoco della guerra la “linea” doveva essere accuratamente presidiata; ma la attenta sorveglianza di questo confine richiedeva personale ed ingoiava risorse finanziarie a dismisura.

Così il “lavoro della linea” venne esternalizzato ed appaltato nel 2018 alla ConGlobal Security. Servizio che ai giorni nostri, primavera del 2041, la compagnia detiene ancora e lo gestirà, grazie ad un rinnovo del contratto, per altri dieci anni; uno dei migliori affari che questa azienda abbia mai fatto.

L’operatore addetto alla linea osserva con cura la ripresa satellitare; la vegetazione è tornata normale, le malattie genetiche e la contaminazione biochimica ora sono assenti,scomparse. I parametri positivi sono confermati anche dai dati raccolti e trasmessi dai “Big egg” i veri protagonisti di questa redditizia impresa. Sono loro, i droni, che al posto delle persone pattugliano e di fatto gestiscono l’infinita lunghezza della linea ed i territori circostanti permettendo costi relativamente ridotti ed elevata redditività.

Big egg è un nome confidenziale dato dagli operatori a questi loro particolari “colleghi”. Tecnicamente si tratta di M.R.M.D. MK 2 Multi Role Medium Drone versione 2.

Progettati dalla Super Mechanics S.p.A. in europa basandosi sulla componentistica prodotta dalla May Lay Inc. giapponese sono costruiti in India e commercializzati dalla Zhao Min Multicompany cinese. Dispongono di un sistema operativo con software per intelligenza artificiale ad autoapprendimento.

Una volta installati i parametri di missione sono in grado di gestire autonomamente situazioni operative individuali e di squadra senza intervento umano. Sono dotati di link satellitare per la ricetrasmissione dei dati verso postazioni estremamente remote e per l’eventuale intervento di comando a distanza diretto da parte di un operatore; il sistema di comunicazione è poi completato da radio HF/VHF/UHF e da un ricevitore GPS integrato da una piattaforma inerziale per il controllo di posizione ed assetto.

Il sistema di locomozione a quattro gambe e zampe di appoggio antropomorfe permette elevate velocità in qualsiasi genere di terreno, prestazioni esaltate da terreni impervi e con rilievi.

L’addetto in sala controllo, dopo il controllo satellitare di massima della intera lunghezza della linea, inizia ad osservare le immagini inviate dalle torrette sensori dei droni. si tratta di una supervisione perchè in caso di variazione di eventi sono i droni stessi ad inviare immediatamente un rapporto relativo all’accaduto ed alle azioni intraprese.

Uno dei tanti droni prosegue nel suo incessante pattugliamento e passa accanto ai cartelli, ora pesantemente segnati dal tempo, che qualche decennio prima indicavano la presenza di contaminazione chimica e batteriologica in quell’area. Dalla solo controllo si verifica lo stato degli avvenimenti di ogni singolo “Big egg”.

Quello selezionato in questo istante ha effettuato l’intervento più recente da poche ore; i sensori ad infrarosso attivo e passivo hanno individuato un gruppo di individui che nell’oscurità tentava di attraversare la linea. Ormai i gruppi di guerriglieri si sono trasformati in bande di contrabbandieri e criminali comuni;l’unità microfonica, nonostante la distanza, ha digitalizzato le loro voci ed il sistema di sintesi vocale ha intimato loro di allontanarsi nella loro stessa lingua mentre il faro li ha illuminati a giorno.

Si sono dispersi immediatamente, ma non sempre tutto procede così bene; in molti altri casi i droni sono diventati il bersaglio di armi da fuoco e razzi anticarro che poco possono fare contro la struttura in composito carboceramico dei M.R.M.D. MK 2.

Ma situazioni di questo genere richiedono una inevitabile risposta armata che i “Big egg” affidano al cannone a tiro rapido da 60 mm, connesso ad una riserva proiettili di svariate caratteristiche, oppure ai lanciarazzi multipli da 20 mm; se opportuno il sistema di intelligenza artificiale provvede all’occultamento tramite i lanciatori di fumogeni.

La supervisione della sala controllo consente di verificare che il drone in esame ha una riserva del 100% di razzi e fumogeni ed una scorta del 93% di proiettili per il cannone; il livello delle celle a combustibile che forniscono energia e locomozione al “Big egg” è pari al 60% e questo significa che se la riserva di munizioni non sarà completamente intaccata prima e non ci saranno guasti, rarissimi, questo M.R.M.D. MK 2 rimarrà in servizio lungo la linea per altri 12 mesi prima di rientrare al deposito per le operazioni di pulizia e manutenzione.

L’operatore si alza dalla postazione e si dirige al distributore di bevande calde; una breve pausa e poi la selezione di un altro “Big egg”.

Giorni dei droni; perenne incessante pattugliamento.

Tempo della ConGlobal Security.

Costruzione:

Per la costruzione ho impiegato, ed adattato, materiale di recupero. Il “corpo” è stato ricavato dal contenitore della sorpresa di un ovetto di cioccolato mentre la base è una parte di un raccordo per impiantistica elettrica.

Per la costruzione della gambe e delle zampe ho impiegato del tubetto di ottone, dei manicotti isolanti staccati da dei capicorda ed infine del legno. I soffietti che ricoprono gli arti sono in stoffa.

 

Un vecchio bottone che vagava disperso è diventato, con l’aggiunta di qualche strass, la torretta sensori. Gli strass sono diventati “ottiche” dopo essere stati cartavetrati per rendere la loro superficie sfaccettata sferica; ovviamente sono diventati opachi e quindi sono stati sottoposti ad una prima lucidatura con la carta vetrata da carrozziere bagnata e poi si è provveduto alla lucidatura finale con il polish.

Lo stesso percorso è stato seguito per costruire il faro; è diverso il bottone di partenza perchè è sferico invece che piatto. Un ultimo bottone è diventato l’antenna del GPS.

Il cannone è stato costruito con del tubetto in rame di due misure; con del plasticard sagomato ho preparato le ginocchiere e con lo stesso materiale è stata prodotta la staffa dell’antenna a stilo.

A sua volta l’antenna è stata costruita impiegando del filo di rame diametro 0,12 mm.

Per avere la certezza dell’omogeneità dell’insieme sono state effettuate numerose prove a secco delle varie parti. Dalla banca pezzi sono stati prelevati le coppie di lanciarazzi e lanciafumogeni; stessa provenienza per le fotoincisioni.

Di seguito alcune foto delle fasi del montaggio dei vari pezzi.

 

 

Colorazione e invecchiamento:

La prima operazione è stata la stesura del primer grigio Tamiya in modo da rendere omogenee tutte le superfici. Poi si è passati alla colorazione di tutto il modello con verde oliva Lifecolor; sono state dipinte le bande rosse di riconoscimento sulle gambe e con la tecnica del sale ho ricreato le scrostature.

Ho ricreato sul corpo le scrostature dipingendo con un pennello il giallo anticorrosione, della Lifecolor, che rappresenta il colore di fondo del drone; ho poi passato una mano di trasparente lucido seguito da un filtro ad olio a punti su tutta la superficie per renderla invecchiata e vissuta.

Le parti in rilievo sono state sottoposte ad un leggero dry brush con due toni di marrone e con le polveri dei gessetti per belle arti ho creato le colature di sporco e di ruggine operando anche in questo caso un lieve dry brush. Infine con il trasparente opaco è stato sigillato tutto il modello.

Potete vedere alcune immagini della colorazione e dell’invecchiamento.

L’ambientazione:

Il genere di ambientazione deriva dal contesto operativo del drone; per ricreare il terreno è stato utilizzato il Das opportunamente modellato.

Una volta essiccato è stato dipinto con del marrone scuro al quale sono stati sovrapposti dei passaggi con del marrone più chiaro e del nero stesi a pennello con un dry brush meno secco del solito. L’albero è stato preparato partendo da un ramoscello secco sul quale è stato incollato del Floquil di tre diverse dimensioni e colori.

Per smorzare poi la fluorescenza del Floquilè stato eseguito un dry brush con tre toni di verde diversi (chiaro, medio, scuro). L’erba ed i cespugli sono stati riprodotti utilizzando materiale scenografico per modellismo ferroviario; per smorzare i toni troppo accesi si è seguita la stessa procedura di dry brushing impiegata per  la chioma della pianta.

Infine sono stati aggiunti i cartelli sviluppati da una immagine reperita in rete, opportunamente ridotta, e resi rugginosi con le polveri dei pastelli per belle arti.

Per questo particolare dry brush penso che non esista una regola fissa ma è opportuno scegliere marroni e verdi secondo i propri gusti personali e l’ambiente che si desidera

Conclusioni:

Mi sono divertito nel creare questa realizzazione che è la dimostrazione di come è possibile fare del modellismo partendo da materiali semplici e di recupero.

Ed ecco a voi lo M.R.M.D. MK 2 in azione.

 

 

5 COMMENTI

  1. Bello il quadrupede d’acciaio. Ne hai di fantasia…davvero un bel lavoro d’invecchiamento. Bravissimo! 😉 😉

    Ciao e B(u)onomodellismoVox a te

  2. Veramente Geniale XD Ho una scatola di vecchie componenti di macchine fotografiche, tubazioni, meccaniche varie e co… E mi hai appena acceso la lampadina sul cosa farci!
    Complimenti per il fantastico Droide

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