Kit Review – G-222 “Panda”/C-27 A “Chuck” – Italeri in scala 1/72.

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Dopo i grandi consensi ottenuti con la scatola del C-27J, Italeri ha finalmente rilasciato la scatola del predecessore dello Spartan, l’Aeritalia G-222 “Panda” più noto in Italia come “Gigio” o “Gigione”.
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Un po di storia:
Nato dalla penna dell’Ing. Giuseppe Gabrielli alla fine degli anni ’60 per soddisfare la richiesta dell’AMI per un aereo da trasporto tattico a corto-medio raggio e con capacità di operare da piste molto corte e semipreparate, il 18 Luglio 1970, decolla dall’aeroporto di torino caselle il prototipo del G-222, l’ NC-01. Da quel momento il programma di sviluppo dell’aereo fu affidato congiuntamente all’Aeritalia e al Reparto Sperimentale Volo di Pratica di mare.
Cinquantaquattro furono gli esemplari consegnati all’Aeronautica Militare a partire dal 1978 e, di questi,  la maggioranza ai due gruppi volo della 46° Brigata aerea di Pisa. Quattro, invece, furono assegnati al 14° Stormo per operazioni di Radio-Misure. A rotazione molti “Gigioni” sono passati per le mani dei piloti della Sperimentale che, oltre a continuare negli anni a sviluppare nuovi sistemi e aggiornamenti, lo hanno sempre portato nel mondo ai vari Air Show dimostrando, con manovre estremamente atipiche per un aereo cargo, le eccellenti doti acrobatiche e di STOL che il G-222 ha sempre vantato.
I maggiori successi del G-222 derivano proprio dalla sua capacità di operare su piste cortissime e poco preparate come dimostrato durante l’operazione INTERFET, a Timor Est, dove i velivoli furono gli unici in grado di operare sulla pista di Suai (905mt di lunghezza). Vincitore per ben due volte, con l’equipaggio della Sperimentale, del prestigioso “Royal International Air Tattoo” per le sue doti acrobatiche e sempre in primo piano ad ogni air show al quale ha partecipato negli anni, ha concluso la sua lunga carriera nell’AMI il 10 settembre 2005 con uno spettacolare show tattico. Gli ultimi esemplari hanno continuato a volare sotto le insegne di Icaro (Reparto Sperimentale Volo)  e del Lupo (46a Aerobrigata) ancora diversi anni, prima di essere completamente sostituiti dai C-27J Spartan.

Utilizzatori Internazionali:
Nel 1990 il governo americano acquistò 10 G-222 rinominandoli C-27A “Chuck” per collegare gli aeroporti nella foresta di Panama. Dieci G-222L motorizzati Rolls Royce Tyne furono acquistati dall’aeronautica libica nel ’78. Alcuni esemplari furono venduti in Argentina, Nigeria, Somalia, Thailandia, Tunisia,Venezuela e, ultimamente, dieci G-222 Ex AMI sono stati ricondizionati e venduti all’Esercito Afgano.

Il Kit:

Direttamente derivata dal kit del C27J, la scatola del G-222 (N°1311) viene proposta da Italeri con la maggior parte delle stampate comuni, ma con la sostituzione degli sprue che contengono le gondole dei motori. Effettivamente la differenza “estetica” tra i due aerei è tutta lì, quindi è facilmente comprensibile la scelta della ditta di Calderara di Reno.

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Plastica di ottima qualità come normale per la ditta bolognese e decal di eccezionale qualità e completezza. Vengono fornite 4 versioni; due della 46° Brigata e due mmericane. Completi anche gli stencil per le varie versioni .

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Piacevole il nuovo libretto di istruzioni di montaggio in 3D con grafica molto completa.

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Il dettaglio di superficie è in un negativo un pò accentuato ma ben delineato e comunque semre preciso in ogni parte del modello. L’Italeri fornisce anche le superfici mobili del kit separate dal resto della struttura (ipersostentatori a parte), particolare apprezzabile dato che, a terra, non era infrequente vedere il “Gigio” con i piani di coda in posizione leggermente a picchiare.

Andando a scavare nei dettagli per cercare qualche imperfezione, nel G222 la strumentazione era completamente analogica, mentre nel kit troviamo il cruscotto del C-27J con gli MFD e HUD. La posizione del 3° membro dell’equipaggio (Flight Engeneer) è stata completamente tralasciata, sia il sedile sia il pannello di gestione dei sistemi. Ad ogni modo, entrambe i dettagli sono più che trascurabili data la scarsa vetratura e la quasi innvisibilità del cockpit una volta chiuse le fusoliere.
Il carrello anteriore presente nel kit è lo stesso del C-27; quello del “Gigio” aveva una forma del cerchione dello pneumatico e della gamba di forza leggermente differenti, ma un eventuale intervento di correzione è abbastanza semplice da realizzare. Lo scarico dell’APU sulla gondola carrello sinista è un pò sporgente, ma con qualche colpo di lima ben assestato si riesce ad ottenere un risultato ben rispondente alla realtà.

Dato che le stampate provengono dal Kit del C-27J ci sono alcune parti che non devono essere utilizzate come i sensori RWR e IR, la sonda di rifornimento e altre antenne della fusoliera. Anche se i sensori possono comunque essere utilizzati se si decide di riprodurre l’ultimo esemplare utilizzato dall’RSV fino al 2009 per i test e la certificazione dell’avionica e del sistema di “self-defense”.

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I motori General Electric T64-GE-P4D Sono molto ben curati e le pale hanno la giusta forma e dimensione. Le fattezze del castello motore e delle ogive sono molto curate nei dettagli e rispecchia perfettamente quelle del velivolo reale. Nel kit sono stati inseriti anche i condotti di scarico delle turbine, lunghi e ben dettagliati.

Le vetrature presentano una buona trasparenza e, ad occhio, sembrano rispettare molto bene gli scassi per loro previsti. Inoltre il parabrezza presenta anche una parte della fusoliera stampata direttamente sullo stesso pezzo; questa accortezza rende meno gravoso il lavoro di stuccatura dei trasparenti, salvaguardando anche la limpidezza degli stessi.

La stiva di carico ha una scomposizione molto logica e ben pensata. Il dettaglio interno non è stampato direttamente sulla fusoliera, bensì è riprodotto su un “guscio” che andrà poi incollato nella carlinga. Il sistema ideato dalla Italeri ci permette di poter lavorare negli interni con più facilità, e di allineare perfettamente le parti prima di inserirle nei propri alloggiamenti. Per chi è un amante del super dettaglio, la struttura a “guscio” facilita le autocostruzioni e l’aggiunta di tutta quella serie di cavi e tubazioni idrauliche che corrono lungo il cielo della cabina.

In conclusione il kit è decisamente ottimo sia come dimensionisia come incastri. Già con l’uscita del C-27 J la Italeri ci avevi dato l’idea di aver fatto, finalmente, un netto salto di qualità; con l’uscita del G-222 le nostre impressioni sono state confermate. Finalmente tutti i modellisti “italianofili”, e non, avranno la possibilità di aggiungere alla propria collezione un pezzo di storia della nostra aeronautica. Innegabilmente il “Gigio” ha avuto un ruolo di primaria importanza per l’AMI, e un posto di riguardo nel cuore di tanti appassionati.

Buon modellismo!
Luca “Icari Progene” Marin.

3 COMMENTI

  1. Sul “Panda” ci ho volato ai miei tempi. Pur salvando la bontà del progetto di Gabrielli
    si vedeva bene che era un “aereo FIAT”: ci hanno riciclato sopra una serie di fondi di magazzino anche automobilistici come ad esempio i portacenere del cockpit… per non
    parlare dei giroscopi del G91Y e via andare.
    Spassoso poi (si fa per dire) era l’impianto di condizionamento che ogni tanto ti sparava letteralmente in faccia raffiche di micro-ghiaccioli.
    Ci volevano gli americani per valorizzare veramente l’opera di Garbrielli col C 27J!

  2. Per motivi sentimentali mi sono procurato un kit e lo sto montando.
    Le plastiche non sono male, anche se è evidente e talora foriera di imprecisioni la derivazione diretta dal kit dello Spartan.
    Carente invece e poco preciso il foglio delle istruzioni, mentre i colori suggeriti da italeri non mi convincevano proprio per nulla tanto che ho dovuto ricorrere alla mia tavolozza e alla… memoria di quando portavamo i parà a lanciarsi a Tassignano: “venti secondi al lancio, venti secondi…”.

  3. Ho anche io avuto il modo di ammirare il Panda e più precisamente in occasione del brevetto militare da paracadutista a seguito di quello civile e durante una visita alla 46° Aerobrigata di Pisa. Ne ho comprato la scatola ed entro breve vorrei iniziarlo. Proprio oggi mi è arrivato la biografia della Aviation Colletables Company, perciò non ho più alibi.

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