Group Build ModelingTime.com – Dassault Mirage 2000EAD United Arab Emirates Air Force – dal kit Eduard in scala 1/48.

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Lo ammetto: se non avessi partecipato al nostro Group Build dedicato ai velivoli Dassault, non mi sarei nemmeno mai sognato di riprodurre in scala un aereo francese.

Non so.. forse perché tra noi e i nostri cugini d’oltralpe non scorre buon sangue, oppure perché hanno disegnato il fumetto di Asterix e Obelix che prendono sempre a calci i Romani… o anche perché Zidane ha dato quella gran testata a Materazzi nella finale di Berlino (e qui ci sta bene un bel… CAMPIONI DEL MONDO!!! Ops… scusate l’Off Topic!). Per questi e molti altri motivi, non ho mai pensato di aggiungere un modello “made in France” alla mia collezione! E invece, eccomi qui a presentare la mia ultima fatica, un Mirage 2000C dell’Eduard in scala 1/48… ma, mi spiace deludervi, con le insegne e lo stupendo schema mimetico della United Arab Emirates Air Force.

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Il modello:

Questo kit (numero 1129) è stato un inaspettato, quanto gradito regalo della mia ragazza (che pubblicamente ringrazio): alla vista di quella scatola dalle generose dimensioni con scritte a caratteri cubitali “Limited Edition” ben impresse sui lati del cartone, i miei occhi si sono illuminati come quelli di un bambino! Il mio entusiasmo si è placato quasi subito riconoscendo che quello contenuto nella confezione, è il vetusto stampo dell’Heller messo in commercio quasi venti anni fa. Devo però riconoscere che la Eduard ha cercato comunque di fare le cose in grande, dotando il kit di molti aftermarket: tra questi possiamo trovare un bellissimo foglio decalcomanie con cui realizzare molti esemplari, delle comode Express Mask per mascherare le parti trasparenti, alcuni elementi in resina (tra cui il seggiolino e il serbatoio ventrale), e ben due fogli di fotoincisioni per il dettaglio dell’abitacolo e dell’esterno del modello.  Il fatto di acquistare un prodotto già completo di tutto l’occorrente, ci risparmia il lungo lavoro di reperimento di tutti i vari “accessori” con cui dettagliarlo, ma posso già anticiparvi che quest’affermazione non è del tutto vera … purtroppo.

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Infatti, per l’abitacolo la Eduard non ha fatto altro che utilizzare i componenti originali dell’Heller e completarli con alcune parti foto incise. Le consolle laterali si adattano abbastanza bene alla loro sede, al contrario , la strumentazione del cruscotto (fornita già pre colorata) è complicata da collocare anche per la sua forma molto particolare. Ci sono poi altri dettagli, come ad esempio l’HUD e delle piccole griglie d’aerazione da aggiungere alle spalle del seggiolino, che nel complesso non sono proprio all’altezza e lasciano una tremenda sensazione di “vuoto” a questa importante zona del modello.

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Per l’esterno, la ditta ceca fornisce solamente i compassi anti torsione delle gambe di forza dei carrelli, e un cervellotico sistema di petali con cui sostituire quelli già stampati sullo scarico del reattore: a conti fatti, riuscire ad incollare un oggetto piatto su di uno tondeggiante è un lavoro estenuante e che è in ogni caso poco preciso. Dopo alcune prove, notando che questi si accavallavano gli uni agli altri con un risultato visivo davvero pessimo, ho deciso di non proseguire oltre anche per salvaguardare l’indennità del mio sistema nervoso!

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Giunto a questo punto, l’unica vera alternativa è stata quella di rivolgersi ancora una volta al provvidenziale Google per la ricerca di un buon set di dettaglio in resina: girovagando in rete, ho trovato in un negozio on-line francese (e dove sennò?), due interessanti articoli prodotti da una ditta semi artigianale – la Renaissance Models.

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Il set Renaissance 48034:

Il set numero 48034 è quello dedicato al cockpit, e fornisce una stupenda vasca in resina veramente dettagliata e completa di tutta la dotazione avionica che è installata alle spalle del pilota. A corredo, si può trovare un bellissimo seggiolino MB F10 Q, la cloche, le pedaliere, e una grande lastra fotoincisa contenente varie minuzie. Una nota di merito va al foglio istruzioni che, oltre ad essere molto chiaro, riporta svariate e utili immagini dell’abitacolo reale a colori. Se pensate che in Internet, e persino nelle pubblicazioni, sono praticamente impossibili da rintracciare… bè, la Renaissance ci ha fatto davvero un gradito servizio. Tutte le parti in resina sono state sviluppate partendo dagli originali, quindi esse non pongono alcun problema per l’inserimento nei rispettivi alloggiamenti. Il cockpit hub è stato completato della strumentazione (anche in questo caso in foto incisione) e di altri piccoli dettagli quali i vari sistemi idraulici e meccanici per il sollevamento del canopy.

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Le parti Photo Etched sono di buona fattura, precise in forme e dimensioni, e si piegano con relativa facilità; sono poi rimasto piacevolmente impressionato dalla manetta del motore Snecma M-53 che è davvero una chicca! Il colore che ho scelto per gli interni è l’XF-54 Tamiya, un grigio molto scuro che ben si avvicina a quello vero: dopo averlo steso ad aerografo, ho eseguito un iniziale lavaggio con colori a olio diluiti con diluente Humbrol (un mix di cinquanta e cinquanta tra nero e bruno Van Dick) in modo da rendere una maggiore profondità al tutto. La mossa successiva è stata quella di far emergere le varie tubazioni e scatole degli apparati elettronici con un dry brush in grigio 36375, ripetuto più volte fino a ottenere il risultato voluto. Per ciò che riguarda le consolle laterali, ho dipinto i vari slot in Nato Black Tamiya e riprodotto i bottoncini sfruttando il foro lasciato dalla fotoincisione. In pratica, ho filtrato al loro interno per capillarità un po’ di grigio chiaro a olio molto allungato e, una volta asciutto, ho tirato via i residui e le sbavature presenti semplicemente con un panno di stoffa morbida. Altri piccoli pulsanti in rosso e giallo hanno dato quel tocco di colore in più che non guasta mai. Il seggiolino offre un livello di accuratezza davvero impressionate: le cinture e le fibbie sono perfettamente rappresentate, e i cuscini danno un senso di movimento davvero realistico. La sua struttura è in XF-54, le parti in stoffa in Green Dark Green Gunze H-64, il poggiatesta in Tyre Black Gunze H-77 e le cinture in Tan Gunze H-310. Anche in questo caso ho adottato il solito procedimento Washing/Dry-Brush sopra descritto.

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Il montaggio:

Senza dubbio il montaggio è la parte più impegnativa del kit. Le molteplici problematiche che affliggono questo vecchio stampo, mi hanno costretto a dure ore di lavoro ed anche a qualche momento di profondo sconforto!

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La prima operazione è stata quella di inserire l’abitacolo nel suo alloggiamento, e appesantire il muso con un po’ di piombini da pesca per evitare che il modello si sieda sulla coda una volta ultimato. Prima di iniziare, devo premettere che durante tutte le fasi di assemblaggio, saranno propedeutiche e doverose numerose prove a secco per verificare gli incastri. La fusoliera non crea difficoltà di sorta e l’uso dello stucco è marginale, ma dopo avere unito le due valve balza subito agli occhi che la piccola griglia scambiatrice di calore posta sulla gobba, è stampata in modo approssimativo e in posizione decentrata rispetto all’asse mediano. Per ovviare al problema, ho acquistato un nuovo set dell’Eduard (codice 48102) che fornisce in fotoincisione molte di queste griglie; per adattarla e inserirla all’interno della carlinga, ho forato la stessa prendendo come riferimento le linee della pannellatura, e nel “buco” ottenuto, ho incollato dei supporti ricavati da un pezzo di rod a sezione quadrata creando una base di appoggio. Prima di incollare il pezzo foto inciso, ho cercato di disporlo più a “raso” possibile per evitare successivi interventi di stuccatura troppo invasivi, e a tale scopo, ho sfruttato l’apertura dal basso della fusoliera (quello dove poi s’incastrerà il complesso alare) per eseguire le dovute correzioni. Solo dopo aver verificato che tutto era in ordine, ho colato un bel po’ di colla sul retro del suddetto pezzo per assicurarne una presa forte e resistente.

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Il tutto è stato poi raccordato con dell’Attack che, una volta indurito, è più liscio e meno evidente sotto la successiva mano di vernice. La deriva, scomposta in due semi valve, non preoccupa minimamente e può essere stuccata anche con del Milliput per evitare di rovinare il dettaglio di superficie con le immancabili carteggiature. Veniamo ora alla nota più dolente della fase di assemblaggio, ovvero l’unione delle ali. Esse sono scomposte in due semi ali superiori, un sol pezzo per la parte inferiore che comprende anche i pozzetti del carrello principale, e un elemento di forma trapezoidale (numerato 63 sul foglio istruzioni) che va chiudere il tutto sotto la pancia del velivolo. Soprattutto durante questa lavorazione le prove a secco si sono rivelate di fondamentale importanza , e infatti, dopo alcune verifiche è stato subito chiaro che lungo le giunzioni si formavano clamorose fessure larghe almeno due millimetri. Ho reputato impossibile sanarle con del semplice plasticard, quindi ho proceduto come segue: con del nastro adesivo incollato dalle estremità alari fino alla fusoliera, ho forzato un pochino il diedro cercando di riposizionarlo più in squadro possibile. A questo punto le fessure si sono ridotte notevolmente, potendo procedere con le operazioni d’incollaggio. Allo scopo, ho colato all’interno degli “spacchi” un’abbondante mano della Tamiya Tappo Verde sfruttandone la consistenza liquida per raggiungere anche i punti meno accesibili; in seguito ho steso più volte dell’Attack con l’ausilio di uno stuzzicadente, per dare maggiore robustezza a tutta la zona. Laddove è stato necessario, ho inserito dei listelli di plasticard posti per creare un piccolo spessore e chiudere tutti gli eventuali interstizi.

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Vi assicuro che non è una lavorazione facile da eseguire, ma con la dovuta calma e pazienza si riesce comunque a superare questo inconveniente. Le prese d’aria (verniciate all’interno in Gray FS36375) sono state una piacevole sorpresa, poiché queste si uniscono bene e rimangono pressoché in sagoma; basta solamente un po’ di stucco ed un uso accurato di carta abrasiva, e il gioco è fatto.

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Il set Renaissance n° 48029:

Come già anticipato qualche riga sopra, l’acquisto dell’ulteriore set Renaissance per l’esterno del nostro Mirage è davvero consigliato.  All’interno si possono trovare molti pezzi in resina, ma personalmente, ho utilizzato solo quelli di seguito riportati:

Scarico: già solo lo scarico vale l’acquisto di tutto l’aftermarket. I petali sono ben riprodotti ed egregiamente particolareggiati, come del resto anche l’interno dello stadio finale e del post buciatore con tutti i flabelli e i vari sistemi idraulici. L’unico neo risiede nell’eccesiva circonferenza che lo rende più largo rispetto alla fusoliera. A questo inconveniente ho preferito non porre rimedio poichè, carteggiando per diminuirne la dimensione, avrei sicuramente deturpato gran parte del bellissimo dettaglio. Per agevolare le operazioni di verniciatura poi, ho preferito tralasciare l’inserimento dell’exhaust solo a modello ultimato: a tale scopo, ho allargato con una fresetta e un trapanino elettrico, il piccolo anello di plastica che chiude parzialmente il terminale di coda.

Air Scoop: sul dorso della fusoliera, in prossimità della deriva, è presente un vistoso air scoop che caratterizza le versioni monoposto del Mirage 2000. Quello stampato dall’Heller ha una forma totalmente errata, ed è stato prontamente sostituito con la copia in resina. L’unico intervento sarà quello di limarne la base ed abbassarlo di almeno un millimetro, perchè troppo alto e non molto in scala.

Pod RWR Thomson-CSF “Serval”: alle estremità alari dei Mirage 2000, sono installati due pod per l’apparecchiatura Radar Warnig Thomson-CSF nominata “Serval”. Quelli in plastica del kit non sono un granché, tozzi e poco affusolati. Anche in questo caso ho preferito sostituirli con quelli prelevati dal set Renaissance, molto più belli e con alcune linee di pannellatura già stampate. Dopo aver tagliato via gli originali, ho eseguito dei fori in cui inserire all’interno un tondino di ottone da usare come perno di riscontro.

Chaff & Flare Dispenser Matra “Spiral”: il sistema “Spiral” è stato implementato su buona parte dei Mirage dell’Armee de l’Air a partire al 1987, e tutti gli esemplari forniti alla UAE Air Force ne sono muniti. Si tratta di due contenitori di “esche” elettroniche montati sugli estradossi alari in prossimità dei bordi d’uscita. Ovviamente il kit Eduard ne è sprovvisto, giocoforza si dovranno utilizzare quelli in resina. Il loro assemblaggio però presenta qualche difficoltà a causa del loro sovradimensionamento: l’unico rimedio sarà di incollarli direttamente nella loro sede cercando di allinearli con la massima precisione. In seguito, con una carta vetrata di grana abbastanza spessa, si limeranno gli scalini raccordando il tutto alla fusoliera. Ovviamente una buona dose di stucco e una lucidata approfondita con pasta abrasiva elimineranno i graffi e rifiniranno il lavoro.

Carrelli e pneumatici: gli pneumatici forniti dalla ditta ceca sono sbagliati nella forma del cerchione, e quindi andranno prontamente cambiati. Quelli in resina sono ottimi, e stampati già con lo scenico effetto peso; addirittura, in aggiunta è data anche una versione con il pneumatico realizzato in vera gomma in pieno stile Hasegawa (solo per le ruote del carrello principale). Ulteriori importanti dettagli, quali compassi anti torsione e sistema elettro-meccanico dei fari di atterraggio, sono inseriti per la gamba di forza del carrello anteriore.

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Per completezza d’informazione, riporto le parti presenti nel set che ho preferito tralasciare:

  • Sonda Rifornimento In Volo (RIV): scartata perché troppo grande e non stampata correttamente.
  • Flap e attuatori idraulici: nel set sono presenti anche i flap già separati e pronti per essere installati in posizione “down”, e completi dei relativi attuatori idraulici. Dopo una prima analisi, li ho scartati perché giudicati “scomodi” da montare e un po’ approssimativi nelle forme.
  • “Sabre” Jamming System: questo pod da disturbo elettronico montato nella parte terminale alla base della deriva è finemente riprodotto… peccato che anch’esso soffra dei soliti problemi di sovradimensionamento delle parti.
  • Prese d’aria estradosso alare: sempre sull’estradosso, a metà dell’ala, sono presenti due piccole prese d’aria. Quelle del set sono state escluse perché troppo grandi.
  • Portello per la presa di corrente a terra: in prossimità dello scarico esiste un portellino in cui è ubicato il connettore elettrico per l’alimentazione a terra del velivolo. La Renaissance offre la possibilità di riprodurlo aperto, ma non avendo foto reali a disposizione, ho sorvolato.

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Con il montaggio del modello in sostanza ultimato, ho rivolto le mie attenzioni alla palpebra in resina e al pannello strumenti principale. Già precedente eliminata quella originale in plastica, per inserire il componente “new tool” bastano pochi colpi di lima ben assestati e la solita buona dose di pazienza; l’unica accortezza è di annegare il pezzo in modo da far combaciare la parte bassa del cruscotto con le consolle, e permettere la successiva corretta adesione del parabrezza. C’è da dire che anche qui, la renaissance ha fatto davvero un ottimo lavoro, ricreando perfino i vani dell’avionica che sul velivolo reale sono poi protetti da alcune griglie metalliche (allegate in fotoincisione).

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I vetrini sono di buona fattura, ma presentano uno spessore della plastica un pochino troppo accentuato; proprio per questo difetto il windshield tocca contro la palpebra incastrandosi a fatica nel proprio alloggiamento, e mi ha quindi costretto ad assottigliarne i bordi interni con una limetta da unghie. In seguito l’ho rifinito con varie passate di carta abrasiva fine, di Tamiya Rubbing Compound (gradazione Coarse, Fine e Finish), e un bel bagnetto nella mitica cera Future per ripristinarne la giusta trasparenza e brillantezza. Stesso trattamento è stato riservato anche al canopy.

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I due cannoni da 30 mm DEFA 554 sono auto costruiti partendo da due porzioni di ago ipodermico (quello delle comuni siringhe), cui ho aggiunto due tondini di rod da 1 mm per simulare quelle due piccole bugne fuse attorno alle rispettive canne (presumo sia un qualche sistema di silenziamento).

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I pozzetti del carrello principale sono stati dettagliati con l’aggiunta di un paio di longheroni di rinforzo (in plastirod a sezione piatta da 0,5 mm) e di alcune tubazioni del sistema idraulico. Nell’alloggiamento del carrello anteriore, al contrario, non ho eseguito alcun intervento poiché il portellone (che a terra è sempre chiuso) ne occlude tutta la visibilità a modello ultimato. Sempre in accordo con la documentazione, ho aggiunto sulle gambe di forza molte condotte del sistema frenante e qualche cavo elettrico per i fari di atterraggio.  Tutte queste zone sono verniciate in Alluminio, da me riprodotto con la bomboletta Tamiya TS-17 spruzzata però ad aerografo.

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Per finire, il tubo di Pitot originale è di pessima fattura e in più ha una forma totalmente errata. Per ricostruirlo, basterà prendere una sezione di un ago sottile e inserirlo all’interno di un foro praticato nel radome; il tutto sarà poi uniformato mediante uso di colla ciao acrilica e stucco.

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Verniciatura:

Quando è giunto il tanto atteso momento della verniciatura, ho tirato un profondo sospiro di sollievo sapendo che oramai il peggio era passato!

I primi 36 Mirage 2000C acquisiti dagli Emirati Arabi Uniti furono denominati EAD, dove la lettera “E” stava a significare “Exportation” (Esportazione), e i suffissi “AD” identificavano lo standard avionico del velivolo (AD8).  In definitiva questa versione era del tutto paragonabile alla 2000-5 dell’Armee de l’Air francese, ma ne differiva per la capacità di utilizzo dei missili AIM-9 Sidewinder di produzione statunitense, e per qualche diversità nella suite avionica.

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Per dovere di cronaca, oltre ai monoposto, l’aviazione di Abu Dhabi ordinò anche otto Mirage2000 RAD (unico operatore a utilizzare la variante da ricognizione) e ulteriori sei Mirage 2000 DAD, ovvero i biposto da addestramento. Aggiungo che, dal 18 novembre 1998, la UAE firmò un contratto per l’up-grade di 32 macchine (poi ridotte a 30) allo standard 2000-9 (AD92) da eseguire direttamente in loco; le consegne sono terminate nel 2004 e, a oggi, i Mirage aggiornati sono totalmente operativi, con piene capacità aria-terra, e adottano la nuova mimetica a due toni di grigio chiaro a bassa visibilità.

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L’esemplare da me riprodotto è uno dei primi caccia AD8 messi in linea dalla UAEAF, verniciato quindi con il bellissimo schema (a mio avviso molto più interessante del nuovo lo-viz) in pieno stile desertico. Per rappresentare i colori in modo più fedele possibile ho eseguito molte ricerche, partendo inizialmente dall’ancora utile “Manuale delle colorazioni nel plastimodellismo aereo” di A-Falconi – Delta Editrice, dalle foto degli aerei veri e dall’ottimo sito Internet http://users.skynet.be/exotic.planes/.

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In definitiva, i colori usati dalla UAEAF sono molto simili a quelli francesi:

  • Grey FS36622 per le superfici inferiori.
  • Sand FS33531 per le macchie chiare delle superfici superiori.
  • Un mix di 70% di Rough Sand FS30219 più 30% di Dark Earth FS30279 per le macchie più scure. Il Federal  Standard Ufficiale per questo colore è il 30219, ma ho reputato opportuno stemperare il tono troppo rossiccio del pigmento scurendolo appunto con il 30279.

Foto 23

Attenzione all’andamento del camouflage perché non è uguale a quello dei Mirage d’oltralpe! Come prima operazione ho dipinto il Gray 36622 della pancia, senza applicare nessun primer che potesse ostruire in parte le incisioni dei pannelli. Poi ho girato il modello, e aerografato il sabbia chiaro 33531; a questo punto, ho modellato dei salsicciotti di UHU Pata-fix che ho poi fatto aderire alla superficie disegnando le varie curve delle macchie scure: con questo metodo si ottengono delle sfumature perfettamente “morbide” e in scala, con bordi molto precisi e nitidi. Per terminare, il radome è stato verniciato in Flat Black, mentre il cono di scarico in Titanium della linea Metallizer ALCLAD.

Foto 24

Weathering: sull’invecchiamento sono rimasto indeciso per qualche giorno. Guardando gli esemplari veri, si può notare come questi siano tutto sommato molto puliti e spesso siano riverniciati di fresco. Era però mia ferma intenzione quella di donare un aspetto più vissuto al modello, se non altro per realizzare una finitura che gli donasse maggiore “profondità”. Diciamo che fino all’ultimo momento non ho avuto le idee ben chiare… ho solo iniziato, e aggiustato il tiro man mano che il weathering prendeva forma!

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Per prima cosa ho steso su tutto il kit tre abbondanti mani di Clear Gloss Gunze (non la Future che a volte reagisce con i colori della linea giapponese, crepandoli come quando si spacca la terra arida), per sigillare i colori sottostanti. Successivamente ho eseguito un lavaggio selettivo molto diluito in Bruno Van Dyck su tutte le pannellature, poiché questo colorante a olio ha una gradazione che si avvicina molto ai toni terrosi del mio Mirage. La mossa successiva è stata quella di ripassare e schiarire il centro dei panelli (ho usato il 33531 allungato con qualche goccia di bianco e diluito con proporzioni di dieci parti di alcool a 1) in modo molto casuale, per ricreare quell’effetto “cottura” dovuto all’impietosa azione del sole e della sabbia.

Foto 30

Decalcomanie: per le decalcomanie, l’unica ditta cui rivolgersi è la Carpena Decal. La ditta di Marsiglia produce e commercializza il foglio numero 4828 da cui poter trarre le pochissime insegne applicate sui Mirage di Abu Dhabi. Purtroppo la loro qualità non è di certo eccelsa, e in alcuni casi i colori sono sbiaditi e fuori registro. Inoltre, le decal hanno la fastidiosa tendenza a lacerarsi una volta immerse in acqua… quindi, massima attenzione durante tutta la fase di posa. In compenso, sono molto sottili e reagiscono molto bene ai liquidi ammorbidenti. Per gli stencil e le walk-way invece, ho usato quelli forniti dalla Eduard – di fattura sicuramente superiore e molto più realistici. Un’altra mano di trasparente lucido ha livellato le decalcomanie uniformandole al resto della verniciatura. Sopra di esse, ho ripassato una leggerissima mano ancor più diluita di Sabbia ad aerografo , per la loro desaturazione.

Foto 31

Coclusione: ed è finalmente giunto il momento degli ultimi interventi. Gli unici carichi esterni che ho installato sono i tre serbatoi supplementari, essendo questa una delle configurazioni maggiormente usate, ma in talune immagini si possono vedere anche due missili aria-aria R.555 Magic trasportati sotto i piloni più esterni. Sul muso, sulla presa d’aria sinistra e sotto la deriva dallo stesso lato, ho montato varie sondine anemometriche e indicatori di assetto prelevati dal foglio fotoinciso Renaissance. Sulla gobba, invece, ho disposto una piccola luce di navigazione rossa proveniente dall’ottimo set della CMK numero 010. Il canopy è stato completato aggiungendo due piccole maniglie e il classico specchietto retrovisore, e dopo averlo incollato in posizione rigorosamente aperta, ha finalmente dato il tocco finale al modello.

Foto 28

In conclusione, l’Eduard (o ex Heller… come preferite!) è sicuramente un kit ostico e poco consigliato agli appassionati meno esperti. Ha bisogno di particolare attenzione nel montaggio, e di molte migliorie per essere almeno presentabile. Ricordo però che esso è oramai fuori catalogo da qualche tempo, ma su E-Bay è ancora facilmente reperibile, anche se a prezzi notevolmente esagerati rispetto alla sua qualità (in definitiva mi sento di consigliare di più l’acquisto dell’Italeri).

Foto 29

Ripeto ancora una volta che i prodotti in resina della Renaissance sono molto consigliati, anzi direi quasi indispensabili! A tal proposito, potete trovare informazioni sul loro sito ufficiale www.renaissance-model.com, oppure acquistarli direttamente presso www.kits-discount.com .

Foto 32

Spero che l’articolo sia di vostro gradimento. Buon modellismo a tutti! Valerio “Starfighter84” D’Amadio.

Tabella corrispondenza colori:

Colore

Federal Standard 595b

Gunze

Humbrol

Life Color

Light Grey

36622

H311

28

UA021

Dark Earth

30279

H72

29

UA089

Rough Sand

30219

H346

118

UA015

Sand

33531

H313

121

UA020

Foto del montaggio (clicca sull’anteprima per ingrandire):

Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 - Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard DSCN0347 Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard DSC_4423 DSC_4425 DSC_4427 DSC_4431 DSC_4429 DSC_4432 DSC_4434 DSC_4436Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard Mirage 2000 Eduard

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3 COMMENTI

  1. Semplicemente fantastico!
    Complimenti davvero, i tuoi modelli, e questo specialmente, hanno un colore assurdamente uniforme, e soprattutto niente è lasciato al caso…
    Davvero complimenti. Mi farebbe davvero piacere se mi spiegassi come fare un mimetico così (anche perché io dipingo con pennelli, probabilmente quello è un aerografo, o dico cazzate?) e soprattutto che mi consigliassi su marche e modelli per le attrezzature…

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