Bandit Fulcrum: Mig-29 A dal kit Academy in scala 1/48.

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Ho sempre nutrito una certa attrazione per questo velivolo, dalla prima volta che lo vidi (non dal vivo purtroppo) restai affascinato dalle sue forme, dal suo aspetto “cattivo” e dalla sua agilità.

Il Mikoyan-Gurevich 29  è un caccia bimotore di quarta generazione, ideato e sviluppato dai sovietici all’inizio degli anni ’70, quando la USAF era già inoltrata nel progetto FX dal quale nacquero F-15 e F-16.

Si ebbe il primo prototipo nel 1974, tre anni dopo il battesimo dell’aria, e finalmente nel 1984 andò ad occupare le primissime linee di volo della URSS.

Il MiG-29 A è la prima versione di produzione, denominato dalla NATO “Fulcrum A”

Da quella data in poi, questo velivolo fu oggetto di continui perfezionamenti che portarono a versioni migliorate e riviste, pensate sopratutto per colmare la lacuna principale del Fulcrum: l’autonomia.

Ancora oggi il progetto è aperto, anche se designato come MiG-35, un velivolo del tutto innovativo che conserva solo le forme del suo predecessore.

 Soggetto:

In principio, non avevo idea a quale forza aerea far appartenere il mio Fulcrum. Oltre alla Russia è stato esportato in tantissimi paesi dell’est (e non solo vedi Cuba), ed usato anche dalla Ex DDR (Germania dell’ Est).

La mia scelta è caduta subito su un Fulcrum “originale” , quindi sovietico…ma purtroppo ci sono pochissimi camouflage degni di nota per la versione A. Sfogliando una famosa monografia sul MiG 29 venni colpito da una bellissima versione “Aggressor” caratterizzata da una “sharkmouth” e da una originalissimo calabrone in picchiata con pungiglione avvelenato verniciato sulle due derive….stupendo!

Propongo comunque due versioni nella sezione “Under costruction” del forum, e ciò non fa altro che confermare la versione        “Russian Hornet”.

Qui ritratto lo “01 Red”

 Questo preciso velivolo fu prodotto nel Febbraio 1986 con il codice di produzione 2960518475 e destinato subito al 91° IIAP (Training and Research Regiment) con base Lipeck-2, marchiato con il “Red 33”.

Nel Novembre del 1990 venne spostato al 115° GvIAP (Guards Fighter Units), 2° Squadron sulla base di Kakaydy (oggi in Uzbekistan). Qui sostò per tutto il periodo del coinvolgimento sovietico in Afghanistan, fino al Luglio del 1991, anno in cui fu trasferito nelle regioni del Turkmenistan.

Fu inserito nella linea di volo del 2° Squadron, 1521° AB (dal russo Aviabaza=base aerea) di Maryy-1, con nuovi codici   “Red 08” (Rosso, bordi bianchi) nel ruolo di “Aggressore”

Il velivolo  verniciato con un tipico schema grigio-verde a due toni,  presenta una striscia nera opaca antiriflesso davanti al parabrezza che si protrae fino al radome; questo ultimo, assieme ai pannelli dielettrici, è verniciato in un grigio scuro.

La particolarità principale è la striscia  totalmente bianca che dal canopy si allunga di circa 4 metri fino al dorso della fusoliera, chiudendosi specularmente a freccia (a voler simulare il più ampio canopy del F 15).

Spiccano occhi e fauci di squalo nella parte anteriore della fusoliera, sulle derive il calabrone in picchiata (sulla scia di una saetta rossa) unito all’abbreviazione a caratteri molto grandi AM (Aviabaza Mary).

Lo stesso disegno del calabrone, è stato utilizzato durante gli anni ’60 sui velivoli AD-1 Skyrider dello Squadron VA-176 U.S. Navy, che stazionarono sulla USS Interpid. Il perché fu adottato proprio questo disegno dai sovietici su questo velivolo, è sconosciuto.

Dopo il 1521° AB la sorte di questo velivolo non è a noi nota, l’ultima foto documentata risale al 1992.

Il kit di montaggio:

Per questo velivolo, nella scala del quarto di pollice (1/48) la scelta non è per niente ampia, anzi si può affermare che l’unica disponibile sul mercato è la scatola Academy, numero di catalogo #2116, che nonostante i tanti difetti, offre un modello dalle misure adeguate e con pannellature incise.

Composta da 6 stampate di stirene grigio, più una trasparente, e un foglio decals molto striminzito che curiosamente nega la possibilità di realizzare un esemplare sovietico.

I difetti principali consistono in un cockpit del tutto surreale con un seggiolino più automobilistico che aeronautico; anche il radome ha una forma meno bombata del reale e le rivettatture sono completamente in positivo; Vani carrelli inesistente e come se non bastasse anche una terribile scomposizione della parte anteriore della fusoliera (tra cockpit e LERX).

Quindi ricorrere agli “aftermarket” in resina più che un capriccio, in questo caso è una necessita.

Sono state utilizzate queste scatole durante la realizzazione del modello:

  • Aires 4188 : vani carelli in resina corredati di fotoincisioni
  • Aires 4189 : ugelli di scarico
  • Aires 4074 : cockpit comprensivo di vasca, cruscotto, cloche, sedile e fotoincisioni per pannelli strumenti, cinghiaggio sedile, HUD, struttura interna canopy. Offre la possibilità di rendere visibile su entrambi i lati, i vani avionica
  • Aires 4365 : Superfici aerofreno in posizione aperta
  • Quickboost 48148 : tubo di pitot principale, da inserire in testa al radome.
  • Quickboost 48122 : radome forma corretta
  • Authentic decals 4811 : MiG-29 Fulcrum A (9.12) part 1, decals per tre utilizzatori (URSS, Russia, Ukraina), con più codici, simboli, araldiche e special markings

Dopo l’acquisto di tutto ciò, la consultazione di vari libri e monografie sul MiG-29 e documenti sul web, si inizia l’assemblaggio.

Cockpit:

Il materiale in resina, offre da un lato un livello di dettaglio molto alto, dall’altro una certa difficoltà di adattamento dei pezzi. Sopratutto la vasca del cockpit presenta problemi di questo tipo, perché poggia letteralmente su l’altro pezzo in resina del vano carrello anteriore. Quindi è stato necessario qualche colpo di lima qua e là per fare combaciare i due pezzi. Altro punto critico è stato il cruscotto, più stretto rispetto allo scasso che la stessa Aires consiglia di praticare sulla plastica del modello.

Per il resto, l’adattamento non si presenta particolarmente ostico dato che comunque il set Aires è disegnato proprio per l’ Academy.

In seguito si passa all’uso delle fotoincisioni per costruire le cinghie del sedile e il pannello strumentazione. La parte che sicuramente fa sudare maggiormente è la costruzione dell’HUD, per la fragilità della struttura e l’esigua dimensione delle fotoincisioni, il tutto complicato dall’uso di minime porzioni di cianoacrilato.

L’intero cockpit, compreso il sedile, sono stati dipinti con l’uso di vernici acriliche Tamiya, ad aerografo e pennello.

Il sedile è stato dipinto utilizzando FX 69 (Nato black) per il telaio, cuscini FX 69 (ma lasciati semi lucidi),  cinture XF 60 (dark yellow) molto schiarito, particolari vari con uso di rosso, alluminio e gold titanium.

Infine un “drybrush” in XF 23 (Sky Grey)

Per quanto riguarda il giusto colore da utilizzare sui cockpit dei MiG 29, è utile distinguere tra la prima produzione, e la tarda: ovvero i cockpit della prima produzione erano verniciati con una sorta di azzurro molto chiaro, che tendeva a confondersi con un comune grigio chiaro; invece nella tarda produzione (dopo la dissoluzione della URSS) erano verniciati con l’uso di un grigio medio, come è possibile vedere sui i velivoli ancora oggi operanti per esempio in Polonia o Rep. Ceca.

Purtroppo riuscire a riprodurre fedelmente il colore azzurrino del cockpit, è complicato dalla mancanza o dalla censura di informazioni e documenti da parte delle autorità militari sovietiche di quel tempo. Quelle pochissime foto che ci sono pervenute, purtroppo presentano colori sfalsati da vecchie pellicole fotografiche.

Ho quindi usato il Tamiya XF 23 schiarito con del bianco, anch’esso opaco, in proporzione:

3 gocce XF 23 – 1 goccia XF 2 – 10 goccie diluente.

Il colore appare ancora troppo azzurro, ma è da tenere in considerazione che verrà stemperato ulteriormente dal drybrush e dall’opaco finale.

Leggero invecchiamento della vasca con uso di colori ad olio Maimeri, utilizzando un grigio medio leggermente sporcato con del blue.

Cruscotto in XF 69 Nato black e dry brush XF 23 Sky grey.

Assemblaggio:

Dopo il cockpit la prima parte da assemblare è la parte anteriore della fusoliera, che il kit propone (o impone?!) suddiviso in 6 parti, per niente facili nel fare collimare, e come se non bastasse sono tutti da stuccare una volta saldati. Le uniche due parti da non stuccare sono le griglie (che il kit offre sia aperte che chiuse) delle prese d’aria ausiliari del sistema anti-FOD. La parte più critica è proprio la giuntura fusoliera-LERX, che necessita di tanto olio di gomito per pareggiare il dislivello tra le due parti…

 

…che dovranno in fine apparire perfettamente allineate e contigue. Purtroppo la re-incisione delle linee dei pannelli è obbligatoria dopo questa operazione.

Anche il radome in resina deve essere rivisto, perché osservandolo in sede appare visibilmente più spesso del dovuto. Quindi armati di mascherina e carta abrasiva, bisogna eliminare all’incirca 1 mm di materiale per l’intero asse longitudinale del radome. Attenzione a non fare l’errore di limare solo la parte di radome adiacente alla fusoliera, perché in quel caso risulterebbe dalla forma errata e visibilmente tozza.

La seconda parte della fusoliera invece è molto più gestibile e consiste di due parti, una superiore e una inferiore, al quale poi verranno uniti i due condotti tubolari che convogliano l’aria al primo stadio dei motori.

L’unica difficoltà in questa seconda parte è data dall’adattamento dei due vani del carrello principale in resina (già verniciati e invecchiati).

 Da notare che per inserire i vani in resina, il rilievo originale del kit all’interno della fusoliera, deve essere eliminato per recuperare millimetri preziosi che farebbero altresì spessore.

Altri piccoli problemi si presenteranno quando si andranno ad unire le due parti delle fusoliere.

 Nella parte inferiore si deve correggere :

  1. La fusoliera anteriore è di 1,5 millimetri più larga da una parte rispetto all’anteriore. Deve essere accortamente sistemata e limata, senza fare perdere ai bordi  la giusta curvatura tipica del profilo dei LERX.
  2. Adattare e far combaciare la restante parte del vano carrello anteriore, utilizzando anche del “plasticard” (dove indica la freccia) prima di stuccare.

 Nella parte superiore,  si devono correggere:

  1. La spina bombata sul dorso (vedi freccia) crea  un dislivello di circa 1 mm dalla parte posteriore, appare più bassa e dovrà essere pareggiata con l’uso di stucco epossidico.
  2. Come per la parte inferiore c’è da allineare bene preservando le forme.

Un po di attenzione si deve porre anche ai condotti dell’aria.

Nella foto sono evidenziate due zone critiche, la prima è una linea di giunzione che deve essere stuccata a dovere (linea azzurra);

La seconda  invece è anche essa una linea di giunzione (cerchi arancio) che deve essere perfettamente raccordata e livellata ma NON stuccata, non commettete lo stesso mio errore! Re-incidere una parte curva è difficoltoso.

Infine, particolare importante sopratutto per l’invecchiamento, praticate dei fori ovali nella parte finale dei condotti tubolari, come mostrato in foto (cerchi rossi), sono i fori di scolo di liquidi vari. Aiutatevi con i disegni e i tantissimi “walkaround” per determinare la giusta posizione.


Finita la fusoliera, si passa alle velature, ovvero derive ed ala.

 L’ala è divisa ovviamente in due semi-ali, ciascuna delle quali è formata da due stampate da saldare insieme come un “sandwich”. Dopo l’incollaggio le due semi-ali vanno a posto tranquillamente e l’unica zona da riprendere giusto per correttezza è la radice alare inferiore, accanto agli alloggiamenti dei vani carrello. Altra accortezza da non sotto valutare è il giusto angolo di diedro dell’ala: ovvero l’ala deve avere un leggero grado di inclinazione verso il basso.

In altre parole osservando il modello dal davanti, le ali devono avere leggermente le estremità inclinate verso terra.

Ancora riguardo l’ala è opportuno fare una piccola modifica ma significante. Alle estremità alari, il gruppo che contiene le luci  di navigazione e le antenne ECM, ha una forma troppo approssimativa.

Ho notato la differenza studiando un disegno in pianta del Mig-29A, in seguito confermato dalle decine di foto visionate.

Quindi ho livellato il gruppo luci alla superficie alare, per poi modificare (come si vede in pianta) l’estremità alare. Ho ricostruito le luci di navigazione semplicemente verniciando il fondo con trasparenti colorati, ricoprendo il tutto con una goccia di cianoacrilato opportunatamente sagomata. Invece ho usato gocce di vinilica per ricreare le estremità sferiche delle antenne ECM.

Ho infine rivettato ex novo la parte come nella realtà e tagliato via i “flaps” dalle loro sedi per poi incollarli a verniciatura ultimata.

Essendo un modellista molto pignolo, ho voluto peccare di presunzione e apportare una miglioria alle derive, che da scatola vengono fornite solo con rivettatura principale (tra l’altro in positivo). Quindi aiutandomi sempre con i disegni in scala e foto varie, ho riprodotto la rivettatura su entrambi le derive, esternamente e interiormente. Una operazione secondo molti superflua, ma che eleva il livello di realismo piacevolmente per chi osserva il modello da vicino, secondo me.

Anche le derive, come l’ala, vanno incollate facendo attenzione all’angolo che formano rispetto al piano orizzontale: vanno posizionate in modo simmetrico e leggermente inclinante verso l’esterno.

Prima di incollarle ho tagliato via i timoni dalle loro sedi per posizionarli a mio piacimento.

Una volta incollate le derive basterà poco stucco per renderle completamente solidali alla fusoliera in ogni punto, ponendo attenzione a far sparire la giunzione (deriva-finale fusoliera) nella parte esterna (in cui è presente tra l’altro anche l’attuatore dello stabilizzatore).

La fusoliera è quasi conclusa a questo punto. Quasi perché c’è un punto molto nascosto che può sfuggire all’occhio: la parte finale delle gondole motore.

La freccia rossa indica un fastidioso gradino che deve essere sistemato:

ho limato fino a raggiungere la forma tubolare delle gondole, ho inserito del “plasticard” per ridurre il vuoto, stuccato, lisciato per rendere il tutto unico.  Operazione necessaria se avete intenzione di lasciare l’aereofreno aperto, viceversa del tutto trascurabile se si decidesse di lasciarlo chiuso.

Inoltre, nel caso si usasse il set in resina dedicato all’airbrake, si dovrà adattare anche il pezzo evidenziato nel cerchietto rosso. Operazione abbastanza semplice e che necessita pochissimo stucco.

 Chiudono il capitolo assemblaggio fusoliera,  windshield (o parabrezza) e radome.

Il primo ha bisogno di qualche attenzione per essere adattato, perchè risulta alla base più largo di 0.5 mm (occhio e croce), quindi bisogna con cura limarlo al millimetro. In seguito, dopo il trattamento con cera Future e relativa asciugatura, sarà mascherato ed incollato al resto della fusoliera per essere infine stuccato con cianoacrilato e uniformato come se fosse un pezzo unico alla fusoliera.

Il radome invece, dopo essere stato opportunamente corretto come scritto qualche riga sopra, può essere incollato al resto della fusoliera, oppure, scelta da me preferita, incollato poco prima della stesura del lucido, in modo da evitare qualche mascheratura nella fase di verniciatura.

 Scratchbuilding e modifiche:

 Essendo questo velivolo proveniente dalla prima produzione, ha presenti sulla fusoliera due pinne ventrali montate assialmente sotto le derive ,di dimensioni modeste per essere ignorate modellisticamente.

Ho quindi sagomato una lamina di “plasticard” (una vecchia carta telefonica) utilizzando dei disegni stampati in scala 1/48.

Nel momento di incollaggio c’è da porre attenzione alla posizione delle pinne, che va incollata proprio a ridosso della sede dell’attuatore stabilizzatore, quindi (dalla parte che andrà incollata) deve essere modificata ad hoc per collimare con questa sagoma bombata. La foto concretizza questo ultimo frangente.

 

Inoltre essendo questo un velivolo destinato a uno “Aggressor squdron”, non aveva montati i prolungamenti delle derive che ospitavano i lancia “flares” per le contro misure (tra l’altro non presenti sulle prime versioni).

Quindi NON vanno montati assolutamente, e bisogna ricostruire (cerchio verde) quel piccolo pezzo che viene a mancare con della sprue opportunamente modificata.

 La “bolla” trasparente che contiene il sistema IRST (Infra-red search and track) è stata ricostruita da zero, utilizzando un pezzo di sprue trasparente, modellato e sagomato al millimetro. Risulta migliore del originale (non trasparente) in quanto più corretto nelle forme essendo più corto.

Alla fine è stato valorizzato ancora di più con una goccia di cera Future.

Ho ricostruito nella zona del muso (cerchietti neri 1 e 2), prima del radome, le varie antenne IFF ( Identification friend or foe) e i sensori AOA (Angle of Attack). Un altra antenna essenziale per il dettaglio è stata quella posta su una delle derive, a forma di arpione, sempre una antenna IFF secondaria (cerchietto nero 3) che utilizza la modalità SIF (Selective Identification Feature).

Anche gli “airscoop” presenti sulla fusoliera sono stati ricostruiti: Sul dorso la presa d’aria del APU,posta in posizione decentrata sulla spina (cerchietto blu), è stata modificata usando il pezzo originale ma ricostruendo con del lamierino di alluminio la bocca di entrata nella corretta forma ovale.

Sulla pancia invece ne sono presenti 4, più piccole ma rilevanti (cerchietti rossi). Esse sono poste sulle cofanature che coprono le gondole motore disposte sia internamente che esternamente, come è possibile notare dai numerosi walkaround.

Queste sono state ricreate ex novo con il solito lamierino di alluminio tagliato a misura e modellato utilizzando la punta di un manico di pennello tipo 00.

Altra modifica fondamentale nel caso decideste di montare il serbatoio ventrale da 1500 L, è creare il condotto di scarico dei gas caldi. Infatti proprio in quel punto di attacco del serbatoio vi è la griglia di scarico dei gas caldi provenienti dal APU, quindi per permettere ai gas una corretta via di fuga, all’interno del serbatoio vi è un condotto che permette ciò.

Ho semplicemente bucato il serbatoio nella zona giusta, e poi ricostruito il condotto con il solito lamierino modellato come un cilindro dal giusto diametro.

Per quanto riguarda le cofanature delle gondole motore prima citate, sono totalmente assenti sul modello di base. Ho ritenuto necessario quindi incidere le linee di pannello che creassero questa cofanatura. Infatti il Mig 29 fu appositamente progettato per una manutenzione rapida adottando delle cofanature delle gondole motore a pezzo unico in modo da poter sostituire un motore con pochi interventi.

Nella foto è evidenziata la giusta linea da seguire per ricreare la pannellatura come è presente sul velivolo reale.

Anche i dissipatori elettrostatici sono stati modellati con del semplice filo elettrico molto sottile, applicati sui bordi di fuga  dell’ ala, stabilizzatori e timoni con pochissima colla.

La fine dell’assemblaggio si è conclusa con la re-incisione di alcune linee e con la totale e maniacale creazione dei rivetti nei punti più importanti.

Verniciatura:

Per questa fase ci è voluto un po di studio.

Guardando le varie foto sul MiG-29 esistenti si notano due cose fondamentalmente:

  1. Considerando solo lo schema a due toni grigio-verde, non vi è uno schema fisso delle macchie, della loro grandezza e posizione. Tutti i camouflage sono simili tra loro ma non c’è ne sono due identici.
  2. Sempre riguardo questo schema la tonalità di verde utilizzata è diversa tra prima produzione e la successiva.

Infatti i primi MiG, dai prototipi fino al 1990, utilizzavano un verde scuro, che contrasta parecchio con il grigio di fondo. Invece dalla seconda produzione in seguito il verde utilizzato cambio tonalità diventando quasi un verde acqua, più luminoso e a contrasto molto ridotto.

Quindi, aiutato dalla documentazione, e dalle pochissime foto sui “Fulcrum” prima della dissoluzione della URSS, ho riprodotto la mimetica con la giusta tonalità di verde.

Di seguito un elenco delle vernici utilizzati:

  • Verde Mimetica – Gunze H60 schiarito                              Proporzioni in gocce (10 verde – 4 bianco – 30 diluente)
  • Grigio di base – Gunze H 308
  • Panelli dielettrici e radome – Gunze H 305
  • Striscia nera – Tamiya XF 69
  • Striscia bianca – Tamiya XF 2 scurito                                 Proporzioni in gocce (4 bianco – 1 grigio – 10 diluente)
  • Vani e struttura carrelli – Tamiya XF 23
  • Cerchi ruote – Tamiya XF 26
  • Piastra foro cannoncino – Alclad Gold Titanium
  • Ugelli motore – Alclad Dark Alluminium – Pale burnt metal

Ho iniziato con la tecnica del “pre-shading” sulla parte inferiore del velivolo.

Stese con molta cura e mano ferma le linee scure sulle linee di pannello e zone d’ombra, ho poi spruzzato il grigio H 308 con una diluizione del 70%. Lasciato asciugare il tutto ho ripetuto la procedura in totale 3 volte fino a raggiungere un giusto compromesso.


Successivamente ho steso lo stesso grigio con una diluizione minore (circa 60%) sulla restante parte del modello non verniciata.

Dopo l’asciugatura ho utilizzato il patafix per stendere le linee guida della mimetica, ponendo attenzione a mascherare con cura quelle parti da mantenere in grigio. Ho utilizzato per mascherare della pellicola trasparente da cucina, opportunamente fissata sui cordoncini di patafix. Ho quindi caricato l’aerografo con il verde corretto, diluizione 60%, cercando di mantenere il getto dell’aerografo il più possibile perpendicolare alla superficie.

Asciutto tutto ho tolto il patafix e pellicola, per iniziare a schiarire i pannelli con il “post-shading”.

Utilizzando lo stesso colore schiarito del 30% ( in gocce: 7 grigio – 3 bianco) ho spruzzato a centro di tutti i pannelli, successivamente ho scurito lo stesso grigio di base del 30 % (in gocce: 7 grigio – 3 nero) e analogamente ho spruzzato l lungo le linee di pannello.

Stessa procedura per la vernice verde, utilizzando le stesse percentuali per modificare i colori.

L’effetto risalta parecchio, ma considerando che si attenuerà con le varie passate di vernice trasparente e  l’invecchiamento, ho deciso di lasciare così.

La successiva parte della verniciatura è stata più rilassante:

  • Verniciare tutti i pannelli dielettrici in cima alle derive, sui LERX, sulla spina e il radome con il grigio H 305.
  • Verniciare la striscia nera antiriflesso davanti al parabrezza.
  • Verniciare con il bianco spento prima la striscia tra canopy e spina e successivamente le bocche delle prese d’aria principali.
  • Verniciare con Gold titanium la piastra che copre il foro del cannoncino e dopo le due piastre poste tra le derive, sopra la prima parte degli ugelli di scarico.
  • Verniciare con Dark alluminium e con Pale burnt metal gli ugelli di scarico del set Aires.

Alla fine la resa è molto piacevole.


Tre abbondanti mani di vernice trasparente lucida Tamiya diluita al 70% e si passa alla posa delle decals.

Decalcomanie:

Questa fase mi ha snervato, sia per la quantità elevata di piccole decals da posare un po dovunque, sia per l’eccessiva fragilità delle più grandi.

Ho iniziato dalle due derive con la posa del calabrone, operazione che si è rivelata tragica: la decals, nonostante sia stata immersa per 2 minuti in acqua tiepida, e poi poggiata su un pezzo di vetro piano, si è frantumata in 13 parti.

Con molta pazienza ho iniziato a posare il pezzo più integro nella corretta posizione per poi aggiungere tutti i pezzi mancanti come un mosaico cercando il più possibile di non fare notare la rottura. Alla fine della posa ho tamponato delicatamente con carta assorbente ed ho trattato il tutto con più passate di “Micro Set” , continuando a tamponare per fare aderire alle linee e ai rivetti vari; la seconda decals si è mantenuta più integra.

Stesso problema si è presentato con i numeri identificativi, lo “sharkmouth” e le stelle sovietiche.

Fortunatamente le decals più piccole hanno mantenuto la loro integrità, ma l’elevato numero rende questa fase molto noiosa.

Infine ho spruzzato altre tre mani di trasparente lucido diluito al 70% per sigillare il tutto.

Una volta asciutto il trasparente ho caricato l’aerografo con il grigio Gunze H 308 di base, molto diluito ( 80 – 90 %) , per  desaturare le decals che risaltano molto avendo dei colori vivaci. In alcuni punti la de-saturazione è eccessiva, ma il risultato è comunque buono nel complesso.

Invecchiamento:

 A questa fase ho dedicato la maggior attenzione dopo l’assemblaggio, perché ho voluto rappresentare un velivolo che portasse con se tutti i segni di un vario utilizzo e scarsa manutenzione, tipico dei velivoli sovietici di quel tempo.

Ho iniziato con un lavaggio a olio sulla superficie inferiore utilizzando un grigio medio, perfetto per il tipo di grigio utilizzato come base della mimetica. Con lo stesso grigio ho poi trattato la parte superiore e le derive, ma ho subito notato che sulle zone della mimetica in verde, il lavaggio non rendeva molto, quindi ho preferito scurire di poco il grigio aggiungendo una piccola quantità di marrone; in questo modo, il lavaggio sulle zone verdi risulta perfetto.

Successivamente, utilizzando il grigio medio ancora più diluito, ho tamponato con un “cotton-fioc” le superfici in cui volevo riprodurre più sporco non curandomi tanto della dimensione o della quantità di colore lasciato sulla superficie: più si è imprecisi meglio è.

Quando asciutto ho asciugato tutte le zone macchiate fino a togliere quasi completamente il colore, in modo da lasciare solo dei leggeri aloni. L’effetto è molto buono.

Per concludere l’invecchiamento ho riprodotto tutti quei particolari come scie lasciate da gas/liquidi di scarico, ruggine nelle cerniere, colature lasciate in prossimità di bocchette di rifornimento, scrostature e depositi di grasso.

Per le traccie di ruggine (frecce azzurre) ho utilizzato un trasparente lucido marrone ottenuto miscelando al 50 – 50 trasparente rosso e giallo (Gunze H 91 Giallo  –  Tamiya X 27 Rosso).

Per le tracce dei fumi di scarico ho utilizzato invece Tamiya X 19 Smoke con passate molto leggere.

Gli accumuli di grasso, la ruggine sotto le cerniere e le colature di liquidi vari sono ottenute invece con i soliti colori ad olio, depositati sulla zona con un pennellino e poi “tirati” via con un “cotton-fioc” sfilacciato (in questo modo a contatto con l’olio da asportare, entrano solo pochi fili di cotone molto sottili).

L’invecchiamento degli ugelli di scarico è stato invece realizzato, oltre all’uso dei colori ad olio, a vernici trasparenti di varia tonalità.

Dopo avere spruzzato il trasparente lucido e fatto scorrere gli oli tra i dettagli, ho giocato con i trasparenti colorati per rendere l’idea della cottura del metallo.

Ho utilizzato:

  • Trasparente azzurro – Gunze H 96
  • Trasparente giallo scuro – Gunze H 91 / Tamiya X 27                        Proporzione(70% Gunze – 30% Tamiya)
  • Trasparente fumo – Gunze  X 19

Ho creato delle macchie sulla superficie degli ugelli con l’azzurro seguendo l’andamento parallelo dei petali che compongono gli ugelli; subito dopo ho passato il giallo sulle stesse macchie dell’azzuro e infine ho stemperato l’effetto spruzzando su tutta la superficie dei petali lo smoke tamiya. Per un buon effetto I trasparenti devono essere molto diluiti e spruzzati (per le macchie) a distanza minima anche meno di 1 centimetro.

L’effetto è stato molto stemperato dall’opaco finale, converrebbe lasciare le macchie più evidenti.

All’interno invece ho utilizzato nero opaco e qualche tocco di bianco opaco per simulare la combustione provocata dal post bruciatore.

Come ultimo accorgimento bisogna porre attenzione alla posizione di incollaggio, che fortunatamente è spiegata nelle istruzioni Aires: gli ugelli devono avere un piccolo angolo di inclinazione verso il basso.


Ultimi dettagli:

A questo punto mancano soltanto il carrello di atterraggio, l’aerofreno, i tubi di pitot sparsi sulla superficie, i sensori AOA, e il canopy.

Nella scatola Aires dedicata ai vani del carrello, sono incluse anche foto incisioni e parti in resina da applicare sui carrelli originali.

I pezzi sono davvero tanti tra martinetti, forcelle, compassi di torsione, fari, portelloni vari e nonostante tutta questa  roba ho voluto auto-costruire alcuni particolari mancanti, e sopratutto aggiungere tutti i tubi e cavi sparsi sulle gambe dei carrelli.

Inizialmente ho assemblato il carrello anteriore (il più ricco di dettagli) modificandolo e applicando secondo le istruzioni le fotoincisioni e i pezzi in resina, e aggiungendo solo alla fine cavi e tubetti vari realizzati con vari spessori di filato di rame  (per intenderci prelevati da cavi elettrici).

Ho sigillato il tutto con una buona mano di grigio tamiya Sky grey, il tutto maggiormente fissato dal successivo trasparente lucido. Infine un bel lavaggio  mirato con un grigio molto scuro per mettere in risalto i bellissimi dettagli.

Ripetuto lo stesso procedimento con le due gambe del carrello principale, mi sono poi dedicato ai vari portelli che chiudono i vani carrelli. In realtà il MiG-29 ha un non semplice  sistema di chiusura dei vani. Il vano anteriore è chiuso da due portelli a cerniera più una terza parte che è fissa al martinetto che spinge la gamba di forza del carrello alla chiusura.

I vani posteriori invece risultano ciascuno chiusi da un grande portello a cerniera (sul quale è fissato un faro taxi) che copre il vano che ospita la ruota (evidenziato in rosso), da un secondo portello più piccolo sempre a cerniera che copre la gamba del carrello(evidenziato in blu), e infine una piccola parte solidale al martinetto che spinge la gamba del carrello alla chiusura (evidenziato in arancio).

Assemblare e fissare correttamente tutti i pezzi porta via un po di tempo, in alcuni momenti il nervoso fa da padrone, ma infine il risultato è assolutamente realistico.

Un po di attenzione si deve porre alla posizione delle gambe del carrello principale, infatti anche se già i pezzi sono progettati per mantenere una certa posizione, si deve correggere di qualche millimetro la posizione per fare risultare i carrelli non perpendicolari al piano orizzontale e non appoggiati sui condotti che convogliano l’aria ai motori.

Un piccolo accorgimento anche sui pneumatici delle ruote, forniti dal kit con una orribile scritta lungo tutta la circonferenza in cirillico, troppo in rilievo per essere in scala (la ho eliminata del tutto); inoltre si deve intervenire di lima se si vuole riprodurre l’effetto peso sulle gomme.

Alla fine, dopo l’opaco finale, i fari relativi ai carrelli sono stati ritoccati con cera future per assumere un aspetto più realistico.

Passando all’aereo-freno, devo ammettere che è davvero ben fatto!

Ha un dettaglio perfetto, le forme sono state prese in toto ed è molto semplice da montare sul modello.

Come di norma ho proceduto a verniciarlo con il grigio base della mimetica, poi lucidato a dovere, invecchiato con oli e poi montato sul modello usando la colla vinilica per un semplice motivo: non è immediato posizionare le due piastre con il giusto angolo di apertura, quindi usando la vinilica si ha un lasso di tempo utile per aggiustarli ,aiutandosi sopratutto con la lunghezza dei 4 martinetti adibiti al movimento, che hanno delle sedi precisi in cui incollarli.

Per quanto riguarda il canopy, la scatola di miglioria cockpit fornisce anche delle  fotoincisioni per  l’interno del canopy, per riprodurre il telaio interno a cui vanno aggiunti i tre piccolissimi specchietti retrovisori.

Verniciato internamente con la stessa tonalità del cockpit, ed esternamente di bianco secondo lo schema; come ulteriore   dettaglio ho riprodotto il mastice isolante che ricopre la giuntura vetro-telaio all’esterno, e la sagoma di tutto il canopy all’interno, utilizzando un rosa spento.

Per sigillare il tutto, e porre fine a questa avventura ho spruzzato un trasparente opaco sempre acrilico, ottenuto miscelando il Tamiya trasparente lucido e il “flat base” in proporzione (4 gocce flat base – 11 goccie di lucido – 30 diluente)

In alcuni punti si è creato un fastidioso effetto polveroso, eliminato semplicemente (a vernice asciutta) strofinando con un panno in microfibra (pannetto degli occhiali) in senso rotatorio sulle parti interessate.

Tolte le mascherature dai trasparenti, lucidati i faretti e le luci di navigazione, aggiunte le ultime antenne e fissato il canopy, il velivolo è pronto per essere collocato in vetrina.

Conclusione:

E’ stato un lavoro impegnativo sia per la base di partenza del kit, sia per la riproduzione di ogni particolare possibile, sia per l’uso massiccio di resine e fotoincisioni.

Per me è stato il primo modello impegnativo e veramente ben fatto, con pignoleria e tanta passione in ogni particolare.

Ringrazio tutti gli utenti del forum che mi hanno seguito, commentato e sostenuto durante la lunga costruzione.

E quindi dedico questo modello al forum di ModelingTime.com

Buon modellismo a tutti,

Luca “Madd22” Miceli

 

 

 

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