My War Horse – SE.5a Hisso dal kit Wingnut Wings in scala 1/32.

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My War Horse – SE.5a Hisso dal kit Wingnut Wings in scala 1/32: Avendo già constatato la qualità dei modelli della Wingnut Wings, avevo da tempo deciso di mettere sul banco di lavoro un altro meraviglioso biplano, il SE.5a “Hisso”. Entrato in servizio nel 1917, fu uno dei più importanti aerei della RFC nella Prima Guerra Mondiale. Il soprannome “Hisso” deriva dal motore da 200 cavalli che lo equipaggiava, un Hispano Suiza (HIS-SO). Poi una sera, mentre guardavo il film “War Horse”, ho avuto l’idea del diorama che lo avrebbe visto protagonista. In particolare mi ha colpito una scena in cui un cavallo corre attraverso un campo di battaglia della grande guerra travolgendo il filo spinato. Alla fine, stremato, cade a terra di fronte alle linee nemiche.

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Ho iniziato, così, a girare nella mia testa il mio personalissimo film: ho deciso di sostituire l’aereo al cavallo immaginando un atterraggio di fortuna in cui l’Hisso viene frenato dal filo spinato, finendo la sua corsa in prossimità della trincea nemica con le ali, il carrello e l’elica danneggiati.

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Naturalmente questo provoca la reazione dei soldati tedeschi che escono dalla trincea per catturare il pilota ferito.

Gli “attori”:

Aprire una scatola della Wingnut Wings è come al solito un piacere per gli occhi. Il manuale e’ corredato di immagini e foto molto utili per riprodurre fedelmente il biplano. Le decal sono Cartograph di ottima qualità, e permettono di realizzare cinque diverse varianti.

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L’ingegnerizzazione del modello è tale che gli incastri richiedono pochissima quantità di stucco. Inoltre la casa fornisce ben due fusoliere a seconda che si voglia realizzare il biplano con la tela allentata dal tempo o tesa come in un aereo nuovo.  Nella confezione sono presenti anche delle fotoincisioni per la cintura e per i particolari della mitragliatrice.

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Per i soldati tedeschi, invece, ho usato un set della Andrea Miniatures.  La scatola comprendeva oltre ai tre “Sturmtruppen” in metallo bianco anche una basetta in resina che ho tenuto per altri progetti.

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Infine il pilota inglese e’ della Tommy War in resina con un livello di dettaglio molto alto.

Il protagonista: l’Hisso

Naturalmente il primo passo e’ stato l’assemblaggio del cockpit dell’aereo. Questa volta ho deciso di non fare particolari lavori di dettaglio sia per la qualità del modello sia perché una volta chiuso si sarebbe visto ben poco. Ho dipinto gli interni con colore ad olio terra di Siena e Ocra perché, dalle foto di un esemplare restaurato, avevo visto che il legno tendeva al giallo crema.

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Sul quadro ho applicato le decal, simulando con uno strato di future i relativi vetrini.

quadro strumenti

Per l’imbottitura del seggiolino ho utilizzato un mix di marrone e rosso Vallejo accentuando le ombre con il colore ad olio Ombra Bruciata.

seggiolino

Le uniche aggiunte sono stati i cavi. Sui lati della fusoliera erano prestampati, per cui li ho eliminati sostituendoli con del filo elastico alle cui estremità ho aggiunto dei piccoli segmenti di tubicino da .5 mm di diametro. Successivamente mi sono dedicato alla tiranteria sul pianale del cockpit che servivano per azionare le superfici di manovra.  Per far questo e’ stato necessario prima fissarli sotto il seggiolino e poi, montate le ali inferiori che fanno anche da fondo, li ho tirati e fissati con due paia di pinzette a spillo.

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Un’altra aggiunta e’ stata la leva che dall’interno azionava le griglie del radiatore.

leva

Terminati gli interni ho potuto richiudere la parte restante del cofano vicino all’abitacolo.

Ho, quindi, utilizzato le fotoincisioni della scatola per dettagliare la mitragliatrice Vickers mentre per la Lewis, montata sull’ ala superiore, ho utilizzato una parte di un set HGW che avevo nella cassetta degli attrezzi.La Lewis e’ stata poi posizionata sul suo supporto aggiungendo il nastro sul caricatore e il cavo che ne comandava il funzionamento, la cui parte finale e’ stata in seguito inserita all’interno del cockpit.

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Il lavoro più complicato è stato decidere come danneggiare l’aereo, quale materiale utilizzare per la tela lacerata e in che modo posizionarlo sulla basetta.  Per prima cosa mi sono dedicato ai danni dell’aereo, comprendenti la rottura delle ali, del carrello e dell’elica. Dopo essermi studiato degli schemi e delle foto di un Hisso restaurato, ho deciso di procedere al taglio dell’ala inferiore con una lama foto incisa, eliminando una buona porzione della stessa e ricreandola con del Plasticard.

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Una volta individuati i punti di rottura ho tagliato di nuovo cercando di lavorare le estremità dei monconi in modo da riprodurre il legno scheggiato. Lo stesso procedimento e’ stato utilizzato per l’ala superiore senza però spezzarla del tutto.

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ala sup spezzata

Una volta individuati i punti di rottura ho tagliato di nuovo cercando di lavorare le estremità dei monconi in modo da riprodurre il legno scheggiato. Lo stesso procedimento e’ stato utilizzato per l’ala superiore senza però spezzarla del tutto.

Per simulare la tela strappata, dopo numerosi tentativi, ho optato per il Milliput. E’ un materiale che si può’ tirare come una sfoglia e modellare come della stoffa. Usando un barattolo di vetro cosparso di talco ho realizzato degli strati sottilissimi. Dopo averne verniciato, ancora fresco, il lato interno con il Gunze “Sail”, ho adagiato il sottile strato sulla centinatura dando la forma di un tessuto lacerato.

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Una volta essiccato ho lavorato i bordi con un trapano da modellismo in modo da assottigliarli il più possibile e riportarli in scala.

Mi sono, quindi, dedicato al motore. Qui ho riscontrato un problema del kit segnalato in rete anche da altri modellisti: se si monta lo si monta seguendo le istruzioni, il cofano poi non può più essere messo in posizione perché i cilindri rimangono troppo alti. Per ovviare a questo inconveniente, in seguito, ho dovuto montare per prima cosa la parte inferiore del propulsore; poi ho eliminato i perni di incastro dei cilindri e li ho incollati direttamente all’interno del cofano, chiudendo il tutto. L’Hispano-Suiza e’ stato dipinto con Alclad Alluminio, poi trattato con lavaggio scuro Mig, Winter Streaking Grime della AK per le colature, e lavaggio Grease della Mig in piccolissime quantità per le perdite di olio.

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E’ giunto così il momento della verniciatura, iniziando dalle superfici inferiori che erano in Clear Doped Linen. Ho ottenuto la tinta con un mix di Sail e Radome della Gunze con cui ho dato la prima mano. Poi ho ricoperto la centinatura con il nastro da 1,5 mm e 0.5 mm e spruzzato sui suoi bordi del Flat Earth Tamiya molto diluito per ricreare le ombre.

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Tolto il nastro ho utilizzato nuovamente il mix di radome e Sail per attenuare le ombre, ho spruzzato la tinta base schiarita all’interno della centinatura e infine ho utilizzato un mix di diluente sporcato con Dark Yellow e Desert Yellow Tamiya sulla centinatura e i bordi per ricreare la tela ingiallita dal tempo.colore inf2

Ho preferito lasciare un poco accentuate le ombre perché i vari trasparenti successivi avrebbero ridotto l’effetto finale.

Le superfici superiori, invece, erano verniciate con il PC10, sigla che indica un verde tendente al marrone man mano che l’ossido di ferro contenuto nella vernice si alterava con il tempo. Inizialmente avevo usato un mix di XF-62 e XF-10 Tamiya. Non soddisfatto del risultato ho sverniciato e utilizzato il Tamiya XF-81. Come per la parte inferiore ho mascherato la centinatura e utilizzato lo stesso procedimento. A questo e’ seguita una fase di post shading aggiungendo al colore base il Dark Yellow Tamiya. Dopo aver passato il lucido, ho effettuato un lavaggio ad olio con Nero e Ombra Bruciata.

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Dopo una nuova mano di lucido ho applicato le decal che si sono dimostrate ottime e sottili.

E’ seguita una fase di ritocchi. Con un mix di Flat Earth e Desert Yellow Tamiya ho aggiunto delle zone più marroni ai bordi delle ali e in vari punti sul resto dell’aereo. Con un pennello e del silver a smalto Model Master ho aggiunto un po’ di scrostature sulle parti metalliche,cercando poi di armonizzare il tutto con un filtro marrone per smorzarne la lucentezza. A seguire ho aggiunto della ruggine sui bordi del cofano e sulle piastre di rinforzo in corrispondenza degli scarichi utilizzando, come al solito, i pigmenti della Mig . Ho sistemato i supporti per l’ala superiore che ho rivestito con nastro Tamiya per simulare i rinforzi reali. Infine ho desaturato le decal con un velo di verde molto diluito e dato una mano di opaco per omogeneizzare il tutto.

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Montato il cofano ho posizionato gli scarichi che ho lavorato come al solito con una base di Alclad ( mix di Copper e Burnt  Iron) su cui ho passato i pigmenti Rust e Rocket Exahust della Mig.

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Infine ho ricreato la centinatura della deriva, che la Wingnut fornisce completamente liscia, con delle sottili strisce di nastro Tamiya. Poi, ho applicato le restanti decalcomanie con abbondante uso di Micro Sol in modo che aderissero bene ai rilievi creati, un po’ come la stoffa avrebbe fatto sulla intelaiatura del legno.

deriva

E’ venuto così il momento dei tiranti. Come al solito ho utilizzato il filo EZ Line e tubicini in ottone da 0.5 di diametro, alternati a delle fotoincisioni della RB Production per simulare i tenditori. Dopo aver piantato gli anellini di filo metallico da 0.1 mm nei punti di attacco dei tiranti, ho iniziato a fissare il filo nella parte inferiore dell’ala superiore.  Aiutandomi con un supporto ad hoc per il biplani li ho poi tirati e fissati all’ala inferiore.

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Per quanto riguarda i tiranti che, nel diorama, si sarebbero strappati nell’urto, ho utilizzato del filo metallico perché quello elastico sarebbe stato poco realistico.

Dopo circa 64 anellini, 20 fotoincisioni e 60 tubicini il lavoro in punta di pinzette ha avuto termine…

A seguire ho incollato anche il carrello spezzato nell’atterraggio e sporcato le superfici inferiori del biplano con un mix di pigmenti Mig ( Russian Earth e Graveyard Dirt) che ho fissato con l’apposito fixer in modo da lasciarli un poco densi e spessi.

I coprotagonisti: i figurini

Mentre mi documentavo sulla divisa delle truppe tedesche, ho scoperto che e’ stata modificata nel corso della WW1. Inizialmente la giacca era grigio verde mentre con il tempo divenne del colore grigio simile a quello delle uniformi della seconda guerra mondiale.

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Ho deciso di riprodurre l’uniforme più vecchia usando i colori Vallejo. Per il verde sono partito da una base di Green Grey 886 e German Fieldgrey 830 che ho schiarito con aggiunta di 886 e Green Grey 971, e scurito con 830. Per il grigio ho realizzato una base composta da Dark blue Grey 867, White Grey 993 e Luftwaffe Uniform 816 che ho schiarito con Light Green Blue 972 e scurito con 867.

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Le parti in cuoio le ho dipinte con colori ad olio mentre per il lanciafiamme non ho utilizzato vernici, bensì ho lucidato e invecchiato direttamente il metallo bianco del figurino.

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Il pilota in resina è stato leggermente modificato nella postura. Originariamente faceva parte di una scena in cui descriveva le evoluzioni di un aereo. Personalmente ho tagliato la gamba destra all’altezza del ginocchio e dell’anca in modo da fargli assumere una postura più eretta e ho modificato la posizione del braccio destro, stuccando il tutto con del Milliput. Dopo una mano di primer ho verniciato con Vallejo 830 e Olive Green 967 i pantaloni, mentre ho usato colori che vanno dall’ocra al marrone per la giacca di pelle.

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La scenografia: la basetta.

Era la prima volta che realizzavo una trincea e ho cercato vecchie foto per avere dei riferimenti a cui ispirarmi.

Su una base in legno, a cui ho incollato due sponde in compensato, ho sovrapposto dei fogli di polistirolo per raggiungere l’altezza necessaria a ricreare le pareti del camminamento. Per evitare che su di un lato si vedesse solo un muro di terra, ho deciso di realizzare una galleria come quella che i soldati scavavano per raggiungere le trincee nemiche. In questo modo l’effetto visivo viene alleggerito e si offre un altro spunto all’attenzione dello spettatore.

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Una volta consolidata la struttura con del gesso, ho iniziato a costruire le barriere di contenimento in legno. Ho usato delle stecche di tiglio che ho invecchiato cercando di raggiungere quel tipico colore del legname degradato dalle intemperie. Per far questo ho preferito i colori ad olio su una base acrilica marrone chiaro molto diluita semplicemente per limitare un poco la permeabilità del materiale. In particolare ho fatto dei lavaggi con gli oli Ombra Bruciata e il Grigio Payne per ottenere quelle sfumature scure e bluastre delle tavole marcite a causa dell’umidità.

Quindi ho ricoperto tutto con un mix di terra, gesso, pigmenti marroni per rinforzare il colore e un legante acrilico comprato in negozio di belle arti. Per il fango ho aggiunto alla mistura un pò di colla vinilica. Un bel dry brush con diverse tonalità di marrone ha permesso di spezzare la monotonia del colore.

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Ultimata la struttura ho pensato di aggiungere diversi particolari. Per prima cosa le radici di un albero spezzato e secco che si fanno strada attraverso le assi. Per l’interno del tronco ho utilizzato un vero pezzo di ramoscello spezzato, ricoprendolo con il gesso e scolpendo il resto delle radici. Poi ho aggiunto una protezione di sacchetti di terra e uno scudo da trincea attraverso il quale i soldati potevano prendere la mira in relativa sicurezza. Per i sacchi ho utilizzato il Milliput su cui ho lasciato una trama simile al tessuto spingendo su di essi un pezzo di stoffa. Lo scudo e’ auto costruito con del Plasticard.

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Visto che l’acqua ristagnava all’interno della trincea ho riprodotto delle pozze sul fondo con la resina bicomponente debitamente “intorbidita” con l’aggiunta di un po’ di Buff Tamiya. Infine, ho aggiunto delle barriere di filo spinato realizzato intrecciando tre fili metallici da 0.1 mm e tagliandoli in modo da creare le punte. Alcuni attrezzi e portavivande contribuiscono poi a dare credibilità all’ambientazione. (foto diorama)

Ciak si gira:

Alla fine ho potutoassemblare tutte le parti.  Come al solito e’ stato il momento più emozionante, quello in cui finalmente vedevo realizzato quanto fino a quel momento avevo potuto solo immaginare.

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L’aereo che perde quota, l’impatto con il terreno, la corsa attraverso il filo spinato e, dopo un interminabile momento di silenzio, le urla dei soldati che provengono dalla trincea e il pilota spaventato che urla in un tedesco stentato la resa….

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Il finale… beh il bello dei film immaginari e’ che ognuno lo sceglie come vuole… basta solo un po’ di fantasia.

Il Work In Progress completo lo potete trovare sul nostro FORUM!

Buon modellismo a tutti! Andrea “nannolo” Nanni.

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3 COMMENTI

  1. Un lavoro esemplare che lascia a bocca aperta per la qualità generale come pure per i dettagli. Da manuale la disposizione scenica dei vari elementi come pure la colorazione.
    Un professionista consumato, complimenti.

  2. Ho seguito all’epoca il wip e adesso rileggendo il tuo articolo ho riprovato le stesse emozioni concentrate in queste pagine.
    Un lavoro eccezionale Andrea.
    Complimenti

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