Lavochkin La-7 dal kit Eduard in scala 1/48 – Parte seconda – Cronache modellistiche.

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Dopo avervi fatto sapere vita morte e miracoli degli aerei in legno pressato del Signor Lavochkin, è proprio ora che vi mostri tutte le foto del modello ed il modo in cui ho tirato fuori un aereo da tanti pezzetti di plastica stampata, un rotolo di filo di rame ed uno di filo d’acciaio…ah dimenticavo…qualche pezzetto di recupero dalla mia banca organi.

Se per Lavochkin si trattò di evolvere un precedente modello, per me, quando a giugno ho iniziato a costruire il La-7, un aereo ad elica è stato un po’ come tornare al mio primo amore, ossia tornare a lavorare sugli aerei che mi hanno “iniziato” al modellismo. Quando ho comprato la scatola della Eduard “Weekend Edition” mi sono detto, hm… l’abitacolo è un po’ scarno ma che vuoi che sia…tanto li dentro chi ci mette l’occhio? Ce lo metterò io tutte le volte che guarderò nella vetrina… ed è per questo motivo che ho iniziato a dettagliarlo…

Le mie fonti di ricostruzione sono state foto di un La-7 conservato in non so quale museo e tutti i particolari che vedete sono tubi realizzati in sprue filato, fili di acciaio, pezzetti del kit e materiale di recupero. I manettini circolari, li ho realizzati a mano usando come dima la punta di una matita, che essendo conica mi permetteva di giocare a mio piacimento con il diametro della “rotella”. Tutto quello che vedete all’interno di questi manettini sono pezzi di sprue filato. La guaina di un cavo o di un tubo che non sono riuscito a capire di che materiale fosse l’ho realizzata in stucco epossidico, disordinata come era in realtà sul La-7…

Questo è il risultato della verniciatura delle due pareti interne della fusoliera, con vari tubi, tubicini colorati e cavi di vario spessore. Il colore scelto per l’interno è un grigio acrilico,  l’M14 Grey della Model (molak), che ho scurito con lavaggi ad olio in nero. Dopo il lavaggio ho colorato i manettini in X11 Tamiya Chrome Silver.

Questo è il pavimento con relativa cloche e comandi a pedale. La cloche è quella del kit che ho dettagliato con sprue filato per costruire la sua levetta. I comandi a pedale sono quelli del kit, la barra è da scatola mentre i pedali sono realizzati con due pezzetti di filo d’acciaio piegato sulla punta delle pinzette come dima. I fasci di cavi elettrici sono 3 fili di rame per lato posti li molto frettolosamente come era sul vero “Lavca”. Le fascette che li tengono insieme sono fili di acciaio. La colorazione è avvenuta come le pareti, grigio 14 molak per la base ed acrilici per i dettagli, X11 chrome silver per i pedali e un lavaggio con nero ad olio alla fine.

Infine dopo un bel lavaggio in Bruno Van Dyck ad olio ecco come si presenta il grosso dell’abitacolo pronto a ricevere il cruscotto, il sedile ed altri piccoli dettagli…che vedrete nelle foto sotto…

Qui sopra vedete il vano della radio posto alle spalle del sedile, dettagliato con un filo di acciaio, il sedile con le sue cinture realizzate con del nastro isolante e la parete che si trova all’anteriore davanti ai comandi a pedale. I cavi naturalmente sono fili di rame. La verniciatura è stata realizzata con lo stesso metodo dell’abitacolo cercando di fare qualche scrostatura e della ruggine, dei depositi di grasso (olio color van dyck puro e non diluito)  e sporcizia realizzata con dei lavaggi ad olio. Dato che negli angoli nascosti di un aereo da guerra credo proprio che erano ben poche le volte che qualcuno ci puliva!

Questo è il cruscotto colorato in nero opaco, gli strumenti sono colorati in grigio e bianco per cercare di riprodurre quello che all’interno degli strumenti non c’era stampato. Col senno di poi una goccia di trasparente non avrebbe guastato per realizzare l’effetto vetro sugli strumenti…Le maniglie sono quelle del kit dato che col filo di rame non sono riuscito a realizzarmi una dima fatta ad hoc.

Prima di tornare a parlare della costruzione dell’aereo posto una foto del modello finito, un particolare del muso del La-7 per l’esattezza… Tornando alla costruzione, un altro particolare che mi sono sentito in dovere di dettagliare è stato il vano dei carrelli anteriori….come vedete sotto in foto è bastato aggiungere dei dettagli come tubi e tubetti ed il tutto è filato via liscio come l’olio. Fino a questo momento….

Alcuni tubicini sopra le prese d’aria per la “respirazione” della turbina…

Impianto idraulico completato…altrimenti il mio pilota in scala 1/48 avrebbe avuto delle difficoltà a chiudere i carrelli…

Il tutto colorato in grigio con vari lavaggi in nero e bruno van dyck a olio…

Lo step successivo è stato quello di dare la forma di un La-7 a tutti quei pezzetti di plastica sparsi nelle varie scatole divisi ordinatamente per evitare di impazzire. Le plastiche del kit Eduard sono molto morbide e gli incastri sono stati tutto meno che perfetti. Per unire le ali alla fusoliera oltre a numerose prove a secco è servita anche una enorme colata di stucco, tanti passaggi di carta vetrata da 280 e molte rifiniture con la carta vetrata da 1000. Le due semifusoliere si sono unite anche abbastanza bene mentre per far combaciare i due semigusci che formavano le ali ho dovuto spremere a fondo il tubetto di attak gel…E’ stata poi la votla dei piani di coda che con un po’ della colla ciano sopracitata sono entrati nelle loro sedi e con un po’ di stucco si sono unite benino con la fusoliera…lo stesso vale per la presa d’aria ventrale del piccolo radiatore.

Una pazzia che ho deciso di fare in corso d’opera è stata la rivettatura delle parti metalliche dell’aereo, decisione presa a causa della scarsità di pannellature nel velivolo che avrebbe reso poco appetibile il modello una volta terminato. Dopo essermi ben documentato ho tracciato delle righe con un pennarello ed ho iniziato a rivettare con la punta di un compasso a mano libera sapendo di potermi concedere qualche escursione fuori pista dato che l’assemblaggio di questi velivoli non era dei più certosini…ho potuto usare la punta di un compasso e la sola pressione della mano a causa della morbidezza delle plastiche che secondo me non è un difetto in certi casi…e stavolta mi ha facilitato le cose!

Passiamo ora alla parte più bella, divertente ed appagante di modellare, almeno dal mio punto di vista, un po’ meno da quello dei miei vicini che il sabato mattina alle 9 hanno il mio compressore nelle orecchie. La verniciatura di questo che ormai ai miei occhi è un bell’aereo ha ricevuto come primer l’ormai onnipresente Grey M14 della molak sul quale è stato fatto un pesante, oppressivo ed esagerato preshading in nero lucido. L’ho voluto così perchè dato che ci sono poche pannellature, come accennavo, ho dovuto compensare in qualche modo per rendere visivamente appagante il mio modello. La parte inferiore dell’aereo che vedete qui in foto (sopra) è stata verniciata con il Light Blue XF 23 della Tamiya dato prima in modo leggero per mitigare il nero del preshading, poi dato a mano libera e a bassa pressione a mò di post shading per lasciar trasparire la tinta scura sottostante. Sicuramente è d’effetto.

La parte superiore dell’aereo è in due toni grigio-dark sea grey. Il grigio ormai che ve lo dico a fare quale uso…ci manca che me lo porto anche in tasca quando esco…è lo strausato M14 della molak dato a sfumare, ma un po’ più a coprire rispetto a come ho fatto per la pancia… il grigio scuro è l’M54 dark sea grey della molak spruzzato a bassa pressione e tipo post shading ma lasciando l’aerografo abbastanza aperto per sfumare quanto basta. Il tutto dopo mascherature in carta gommata che mi hanno portato via qualche oretta…ed un bel po di pazienza.

Per smussare i contorni netti delle mascherature in carta gommata ho ripreso il mio aerografo e riempito il serbatoio di dark sea grey schiarito con un po’ di grigio. Ho sfumato le linee e fatto il post shading per le parti scure, per quelle chiare non ne ho sentito la necessità dato che traspariva bene il pre shading e il grigio chiaro avrebbe assorbito bene l’olio del weathering.

Le ultime spruzzate d’aerografo le ho date alle cofanature del motore ed alle placche metalliche poste dietro agli scarichi per evitare che il legno si scaldasse con le elevate temperature sputate fuori dal motore…Il rosso che vedete è una vernice non specifica per il modellismo mentre le placche argentee e gli anelli che avvolgono il muso sono in tamiya XF 16 flat aluminium.

In seguito ho invecchiato l’invecchiabile con olio Bruno Van Dyck poco diluito in acqua ragia dopo aver passato una bella mano di trasparente semilucido. I residui dell’olio li ho tolti dopo 10 minuti con l’ausilio di uno straccio morbido e cotton fioc imbevuti ovviamente in acqua ragia. Ho messo poi le decal. Poche ma belle, resistenti e sottili il giusto, poco tendenti all’effetto silvering… soprattutto ringrazio la poca presenza di noiosi stencil!

Dopo aver montato i carrelli, i loro meccanismi di apertura e portelloni vari, montato l’elica con l’ogiva gialla (acrilico molak) e le pale nere, ho deciso che era ora di dare altro trasparente ma per questo motivo ho avvolto le pale dell’elica con della pellicola domopak per far si che queste non si lucidassero insieme all’aereo dato che la sua finitura è semilucida mentre l’elica col girare e raccogliere sporco perdeva il suo riflesso originale.

Lultimo particolare che ho realizzato è stata l’antenna a in sprue scaldato e filato. Mi è costata due serate di ammattimento dato che non è la solita antennina…ma due fili che dalla coda si uniscono insieme e un altro filo che si unisce alla fusoliera. Il tutto con dei tirantini realizzati con palline di colla ciano e stucco. Ho colorato il tutto con una pennellatina di nero lucido per i fili mentre in grigio per i tiranti. Come potete vedere dalla foto avevo anche montato i plexiglas della cabina di pilotaggio mascherati con carta gommata all’esterno e molak strip all’interno, poi spruzzate in tinta col Lavochkin. Unito ad una doppia dose di pazienza certosina,  il tutto è stato poi lucidato con sgrassatore Chante Clair, non ho la future purtroppo…

Ed ora siamo alla fine, ecco la presentazione del modello finito, sulla mia miglior basetta…la livrea con il 24 bianco sta a riprodurre il Lavochkin del Maggiore Amet Khan Sultan, asso dell’aviazione sovietica. Questo aereo volò nell’ultimo periodo di guerra, quasi sicuramente nel maggio del 1945.

La parte ventrale con il “terribile” lavoro di usura che ho regalato al mio modello. Da qui si può vedere come ho colorato le ruote…prima ho dato una mano di nero opaco a pennello per far si che il contorno del cerchione sia preciso al meglio poi ho sfumato a mano ad aerografo con una miscela di nero e beige chiaro per consumare un po’ il battistrada…

Spero proprio che il mio modello vi piaccia, ho impiegato mesi del mio tempo libero per costruirlo ed ora è a fianco del Mustang di Eagleston nella mia vetrina, avrei voluto metterlo di fianco al Messerschmitt BF 109 di Erich Hartmann ma ho temevo il peggio per il mio nuovo modello….scherzi a parte, sono soddisfatto del mio La-7 ma soprattutto sono contento che grazie ai consigli di tutti voi del forum, ho migliorato la mia tecnica costruttiva! Grazie a tutti! A presto (con un jet però), Mauro, CoB!

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