Una vecchia gloria…. – F-8E Crusader dal kit Monogram in scala 1/48.

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Il perchè di una scelta…

Sono fermamente convinto di una cosa. Non esiste modellista aeronautico “over forty” che non custodisca nell’armadio almeno una scatola di montaggio della Monogram.

Questo marchio statunitense, fino ai primissimi anni novanta, deliziò frotte di modellisti con nuovi standards qualitativi. Quando la maggior parte delle altre ditte offriva ancora delle decals per gli abitacoli, la Monogram realizzava pannelli strumenti e consolles in rilievo, seggiolini degni di tale nome, carrelli estremamente realistici e pozzetti profondi e ben dettagliati. Aprendo una di queste scatole si era sicuri di trovare un bel pilotino (con una tenuta di volo storicamente corretta), la giusta quantità di carichi esterni e almeno due livree tra cui scegliere. Nei modelli di maggiori dimensioni c’era anche uno o più membri del personale di terra, scalette o altri piccoli gadgets sempre apprezzati dai modellisti. Con i suoi prodotti la ditta dell’Illinois ci ha abituati ad aerofreni da montare in posizione estesa, qualche superfice di governo mobile e pannelli delle armi apribili. Molti di questi stampi hanno continuato a godere di un certo successo commerciale sotto il marchio Revell, almeno fino a quando altri produttori hanno proposto gli stessi velivoli con livelli qualitativi più moderni e – soprattutto – con tutte le pannellature riprodotte in negativo. Il trend attuale ha così condannato all’oblio tante delle scatole presenti nei nostri armadi, proprio per i dettagli di superfice riprodotti in positivo. Magari ogni tanto queste scatole sono oggetto di un’apertura estemporanea per fantasticare su versioni e colorazioni, ma poi vengono sempre mestamente riposte per via di quelle benedette pannellature in rilievo!

Dopo questo lungo preambolo avrete capito che di scatole Monogram ne ho più di qualcuna . Da quando nel 2008 ho ripreso a realizzare aeroplani ho sempre convissuto con il rimorso di tutti quei modelli, acquistati talvolta mettendo da parte la paghetta o grazie a regali di genitori e parenti, lasciati nel buio delle loro vecchie scatole. Mi sembrava (e sembra) un inutile spreco e quasi una mancanza di rispetto per oggetti che sono spesso legati a ricordi di un momento o di un  periodo della nostra vita. Magari è anche per questo che non ce ne separiamo.

La reincisione completa mi spaventava, o forse dovevano verificarsi le condizioni ideali perché mi decidessi ad affrontarla. Ecco che su Modeling Time per il GB 2012 viene scelto il conflitto vietnamita. E’ il mio primo Group Build da quando sono iscritto e voglio assolutamente partecipare. Rispolvero il mio vecchio amore per il Crusader, The Mig Master. Ho anche la scusa per acquistare una bella scatola Hasegawa, cockpit Aires, decals aftermarket e tutto quello che serve perché un modellista dei nostri giorni sia pronto ad affrontare la sfida di turno sul proprio tavolo da lavoro. Completato il G-91Y ADV Models e con bel 3 Crusader Hasegawa già in corso di costruzione da parte di altri amici di Modeling Time , non mi andava proprio di “annoiare” tutti con un ennesimo Crociato made in Japan. Quella vocina che continuava a ripetere “reincidi, reincidi, reincidi” è tornata a farsi sentire.  La chiave di volta è stato un saggio consiglio del mio amico Gigi (Moro21) che un giorno mi ha detto  : “Procedi per gradi. Prova prima a reincidere le superfici piane, magari gli alettoni, poi le ali e vedi come viene.”

Ho seguito alla lettera il consiglio di Gigi. Per semplificarmi ulteriormente la vita ho deciso di adoperare come dima le stesse pannellature in positivo presenti sul modello. Sul Crusader sono precise, ben definite e tutto sommato molto semplici nell’andamento e nella forma. Gli amanti del calibro inorridiranno. In questo modo è inevitabile un seppur minimo spostamento di tutti i pannelli.  D’altro canto in soltanto quattro serate di lavoro mi sono trovato a concludere questa fase davvero tediosa.

Dopo aver eseguito lo stesso numero di passaggi (a garanzia di pannellature ugualmente profonde su tutto il modello), con lo scriber (una punta di compasso fissata in un mandrino) ho potuto cancellare i pannelli in rilievo con la carta abrasiva. Per meglio definire i bordi delle incisioni adopero uno stuzzicadenti la cui punta è stata indurita con un velo di ciano.

Un paio di passaggi uniformano i bordi dell’incisione e la puliscono dai residui. Se questo non dovesse bastare una leggera spennellata di Tamiya Tappo Verde ed una successiva seppiatina ridoneranno alla pannellatura la sua dignità modellistica.

Il montaggio: 

Nonostante i miei tempi da bradipo in men che non si dica mi sono ritrovato con il modello cavia reinciso e pronto per l’assemblaggio . A questo punto  – vista la sviolinata iniziale sulla bontà delle scatole Monogram – sono doverose alcune precisazioni. I modelli di questo marchio non sono ovviamente esenti da difetti e imprecisioni. La qualità complessiva delle scatole varia a seconda del modello e della serie. Mentre il top per i velivoli moderni a mio giudizio si è raggiunto con la  Century Series (fatta eccezione per il 104), altri modelli presentano un livello di dettaglio inferiore. Il Crusader rientra tra queste scatole di “fascia intermedia”. Il cockpit presenta un bel pannello strumenti  che ha richiesto solo un attenta verniciatura e un po’ di drybrushing. Le consolles al contrario sono alquanto approssimative.

 Il carrello principale è un po’ troppo basso (si racconta che le misurazioni per i disegni degli stampi siano state effettuate su un velivolo non più operativo con gli ammortizzatori scarichi) ma – soprattutto – la sezione del canopy è più larga del dovuto.  Per limitare i danni ho pertanto deciso di rappresentare il velivolo con il tettuccio chiuso (il difetto si nota soprattutto con la cappottina alzata), pesantemente armato (per giustificane l’assetto seduto) e con le ali ripiegate (opzione gentilmente offerta dalla scatola). L’unica concessione agli aftermarket ha riguardato un bel  Martin Baker in resina  della Cutting Edge ( F-5) che è andato a sostituire quello presente nel kit, per nulla adatto ad un F-8E.

Osservando le foto in mio possesso ho notato che, in parcheggio, il grosso aerofreno ventrale rimaneva quasi sempre aperto. Visto che ormai questo vecchio modello si era trasformato in una sorta di laboratorio, ho deciso di autocostruire aerofreno e relativo pozzetto, adoperando il solito plasticard ed un intera carta di credito. Potete usare la vostra carta scaduta o, ancora meglio, quella di vostra moglie in corso di validità.

E’ stato necessario anche autocostruire i pozzetti  del gancio di arresto e quelli degli attuatori laterali del carrello principale.

Il fantasioso arresting hook presente nel kit è finito nella banca dei pezzi, sostituito da uno realizzato con profilati Ever Green.

Mentre mi arrabattavo per ridare forma alle povere semifusoliere sventrate e martoriate, ho deciso di separare i flaps per poterli posizionare parzialmente abbassati. Per mia fortuna il nostro Andrea (Barlo) aveva appena descritto il metodo da lui adoperato per effettuare un’operazione di taglio chirurgico sulle ali di uno Spitfire MkV. Con il mio incisore Tamiya e le precise istruzioni di Andrea sono riuscito in pochi minuti ad eseguire la separazione delle superfici di governo. Le parti mobili, perfettamente sopravvissute all’operazione, sono state successivamente rifinite e dettagliate nelle sezioni laterali, ben visibili nelle posizioni intermedie.

Continuando a lavorare con l’aerofreno e il relativo pozzetto, ho assemblato i quattro AIM-9D prelevati da un Weapons Set  Hasegawa. Un minimo di dettaglio è stato aggiunto anche nella zona di ripiegamento delle estremità alari.

La presa d’aria, profonda in modo passabile, è stata incollata ad una delle semifusoliere e poi stuccata e carteggiata dallo stesso lato prima di chiudere queste ultime.  Una volta avvenuta tale unione l’altro lato è stato levigato adoperando pezzettini di spugnetta abrasiva incollati su di uno stuzzicadenti.  Le prese d’aria carenate presenti sul cono di scarico, corrette nelle dimensioni con un’abbondante carteggiatura,  sono state forate con un trapanino a mano per conferire alle stesse maggior realismo.

Altro punto dolente del kit è costituito dal parabrezza. I disegnatori hanno deciso di rappresentarlo senza comprendere nel pezzo i frames inferiori che lo vincolano alla fusoliera.  Ho dovuto pertanto incollare il pezzo trasparente senza poter contare sulla provvidenziale “safety line” costituita dal bordino inferiore.

Dopo la necessaria stuccatura non ho potuto fare altro che alzare di circa un millimetro la mascheratura dei frames, a discapito della corretta linea dei trasparenti laterali del windshield. Nella realtà infatti questi sono più bassi del canopy.

La colorazione:

Per la verniciatura del modello sono state adoperate vernici acriliche Tamiya e Gunze. La colorazione ha avuto inizio con un accenno di preshading  effettuato con un grigio medio. Questa tecnica del pre non riesco ancora a padroneggiarla. Tuttavia, avendo per la prima volta adoperato dei rapporti di diluizione più elevati per i colori, su questo modello qualcosa del preshading originario si riesce ad intuire, almeno ad occhio nudo.

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Sono passato poi a stendere su tutte le superfici inferiori, i vani carrelli e le gambe degli stessi il bianco opaco Tamiya (XF-2) . Grazie ai consigli di Valerio (Starfighter84) ed Enrico (Enrywar67) ho diluito il colore con il suo thinner  quasi al 70%. Con una tale diluizione e numerosi passaggi leggeri (intervallati da una manciata di minuti) a bassa pressione, ho ottenuto senza alcuna difficoltà una finitura inaspettatamente setosa e piena, ben lontana dal tipico affetto gessoso di molti opachi di questa marca.

Per il classico grigio gabbiano delle superfici superiori sono passato alla Gunze che realizza il 36440 già in versione lucida (H-315 = FS 16440). Mi sono ritrovato questo colore perché inizialmente avevo programmato di adoperare il bianco lucido della stessa marca per le superfici inferiori. Sono riuscito comunque a stendere questo gray gloss senza problemi, aerografandolo a bassa pressione dopo averlo schiarito con qualche goccia di XF-2.  I soliti salsicciotti di Patafix hanno permesso di ottenere una linea di demarcazione tra i due colori leggermente sfumata e irregolare,  così come riscontrato dalle foto dei velivoli del VF-211.

Ho anche approfittato per adoperare per la prima volta e su superfici limitate i metallici Alclad . Con il White Aluminium sono stati verniciati il cono posteriore della fusoliera e i bordi d’attacco di ali, ailerons e coda. Il solo cono di coda ha poi ricevuto delle velature in Dark Aluminium per “cuocerlo” un po’. Pur con un’esperienza così limitata, non posso non confermare le fantastiche qualità di queste lacche metalliche sia in termini di impiego che di risultato finale.

Con la vernice diluita sempre al 70% ho poi cominciato a lucidare il modello con il trasparente lucido Tamiya (X-22) . I successivi lavaggi sono stati effettuati con colori ad olio diluiti con il Thinner Humbrol. Ho miscelato il bianco e il nero per ottenere due tonalità di grigio. La più chiara è stata adoperata su tutto il modello, la più scura è stata riservata alle superfici mobili.

Il lavaggio è stato rimosso dopo circa due ore con una pezzolina. Per creare un minimo di differenza cromatica con le superfici inferiori ho poi provveduto ad effettuare un drybrushing con bianco Vallejo su pozzetti e carrelli. Il giorno successivo, sfruttando i lunghi tempi di asciugatura degli olii, ho provveduto a “tirare” ulteriormente, con un pennellino 00,  i lavaggi presenti  nelle pannellature.  In questo modo ho attenuato ulteriormente i lavaggi stessi e ho cercato qualche effetto filtro.

Nel passare una successiva mano di X-22 per sigillare i lavaggi mi si è presentato un problema mai riscontrato prima. In alcune zone della superficie sono comparsi – visibili soltanto in controluce – dei piccolissimi aloni translucidi. L’unica spiegazione di questo effetto, coperto dalla successiva mano di trasparente – è di aver esagerato con la diluizione dell’X-22. Troppo diluente Tamiya non è stato evidentemente gradito dagli strati di vernice sottostanti. Per fortuna tutto è filato liscio. La prossima volta però per i trasparenti tornerò a rapporti di diluizione meno estremi e che riesco a gestire meglio.

Le decals:

Il mio esemplare ha indossato i colori del VF-211 per rappresentare la matr. 15092 NP103. Questo velivolo,  ai comandi del Commander Air Group Harold L. Marr, è stato il primo ad inaugurare il mito del Crusader Mig Killer.  Il 12/06/1966 il C.F. Marr riuscì infatti ad abbattere un Mig-17 e a danneggiarne seriamente un secondo.  Il 15092 ebbe però vita breve e nell’ottobre dello  stesso anno , passato in carico al VF-162,  fu abbattuto dalla contraerea nordvietnamita. Il T.V. Leach ai comandi venne fortunatamente recuperato.

Le decals della AVI Print si sono rivelate davvero valide, con un buon potere coprente ed una velocità di adesione quasi eccessiva. Vanno perfettamente d’accordo con Micro Set e Micro Sol. L’unico consiglio che mi sento di dare e di non forzarne la separazione dal supporto di carta. Lasciatele inumidire per bene altrimenti rischiano di rompersi quando le maneggerete.  Questo foglio (48006), pur disegnato per il kit Hasegawa, è stato impiegato senza grandi problemi anche sul Monogram. Il solo intervento di adattamento necessario ha interessato le decalcomanie riproducenti il motivo a scacchi bianchi e rossi simbolo dei  “Fighting Ceckmates”. Ho effettuato alcuni piccoli tagli alle estremità perché le decals si adattassero  al timone di profondità del mio F-8E. Con il solito Rojo Mate (957) Vallejo ho eseguito alcuni piccoli ritocchi al timone e al bordo della presa d’aria. Per la maggior parte degli stencils ho attinto a piene mani dal generoso foglio presente nella scatola del Crusader Hasegawa.

Una miscela di  X-22 e X-21 (Flat Base) ha conferito al modello la sua finitura  finale, volutamente  satinata per simulare il buono stato generale dei velivoli imbarcati, soprattutto nei primi mesi di crociera.

L’ambientazione:

Con una configurazione così particolare questo vecchio Monogram non poteva starsene solo soletto nella vetrinetta. Vinta la mia atavica ritrosia nel dedicarmi alle ambientazioni, sono riuscito a realizzare una basetta lavorando nelle pause tecniche imposte dal modello. Su una cornice di legno ho incollato un ritaglio ricavato da uno dei due fogli Verlinden in cartoncino riproducenti una sezione del ponte di una portaerei moderna. Una generosa mano di Gunze Flat Clear H-20, dato ad aerografo, ha eliminato l’antiestetico l’effetto translucido del cartone. Il modello è stato quindi posizionato su questo minidiorama, accompagnato dagli immancabili fermi alle ruote (ricavati dal solito plasticard) e da un Cat/Ag Officer di provenienza Fujimi.

Conclusioni:

Quello che doveva essere un progetto veloce, volto a sperimentare i risultati di una reincisione  totale, si è poi trasformato in qualcosa di più impegnativo durato circa cinque mesi .

Ci sono stati inevitabili momenti di stanchezza e di sconforto, ma una volta posizionato il modello sulla sua basetta ho provato un senso di soddisfazione del tutto particolare.

Finalmente, dopo oltre 24 anni dal suo acquisto, il mio F-8E Monogram riposa contento nella vetrinetta.

Sono sicuro che ogni tanto lancia al kit Hasegawa la tipica occhiata di sfida che i modelli “montati”  riservano a quelli che giacciono ancora nelle loro scatole.

Attende senza paura un prossimo confronto con il rivale giapponese. Non ne uscirà vittorioso, ma nessuno potrà negargli l’onore delle armi.

Un Ultimo consiglio…

Provate a dare almeno una possibilità ad uno dei vostri vecchi acquisti. Ormai l’avete comprato chissà quanto tempo prima e giace abbandonato tra tante altre scatole. Potrebbe fornirvi l’occasione di sperimentare  nuove tecniche , di lavorare in relax senza il timore di rovinare l’ultimo arrivato, pagato ad prezzo che non rivelereste nemmeno sotto tortura.  Sono convinto che riuscirete ad incidere, tagliare e ricostruire, garantendovi la soddisfazione tutta personale di vedere rinascere ciò che ormai davate per superato.

Qualunque sarà il risultato finale, avrete ridato vecchia linfa ad un qualcosa nato con un solo scopo: essere assemblato per farvi divertire.

Guido Maria SPILLONEFOREVER Brandolini.

4 COMMENTI

  1. Questo modello merita quattro “110 e lode”: il primo per la reincisione delle pannellature (meglio di quelli stampati di fabbrica), il secondo per l’opera di scratchatura e cura di tutti i dettagli, il terzo per l’ottima nonchè fedele colorazione e pulizia generale del modello che gli dà un bell’aspetto oltre che realistico ma soprattutto fine ed elegante, ed infine per la stesura dell’articolo…da vera pubblicazione!
    Sei un grande Guido e mi fa piacere che condividi i tuoi magnifici lavori con tutti noi di MT! :))

  2. Ciao Guido,

    inutile incensare ulteriormente il modello perché l’ho già fatto durante il WIP. Mi resta da complimentarmi con l’autore per un articolo sinteticamente ironico e piacevolmente nostalgico che credo porterà più di un lettore sulla via dell’apertura di una vecchia scatola.

  3. Ah ah ..ciao Guido!!! Oltre alla passione per la old Monogram condividiamo lo stesso 2° nome vedo!!!
    Poi una confessione…. io ho sempre creduto che il tuo F8 fosse l’Hasegawa?!?!?!
    saluti
    Massimo

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