Blue Saint Aggressor – F-5E Tiger II dal kit AFV Club in scala 1/48.

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Ecco finito il primo dei due modelli scelti per il Mini Group Build che, per l’inverno del 2010, ha tenuto occupati tanti utenti del forum di Modeling Time con il tema degli “Aggressor”. Ho scelto di riprodurre un F-5E Tiger II  per provare la nuova scatola dell’AFV CLUB nella scala in 1/48 art.48102 viste le positive recensioni sul kit, e poi perché sono rimasto affascinato dalla mimetica “Blue Saints” dell’Aggressor 01 Bu.No 730865.

A prima vista  il kit si rivela ottimo: plastica buona e non troppo morbida, pannellature e rivettature  precise e finissime, lastrina in fotoincisione per dettaglio canopy e prese d’aria… insomma, ci sono tutti i presupposti per gettarsi a capofitto in questo nuovo progetto! Preso sempre dall’inguaribile “malattia” dell’aftermarket, ho arricchito lo stampo con il cockpit della Aires codice 4483, le wheel bay codice 4490,  gli speed brakes  codice 4491 e il tubo di pitot Quikboost codice 48356.

Qui vorrei aprire una piccola parentesi: la foga iniziale dei set in resina mi ha fatto ricredere sul loro acquisto (tranne che per il cockpit), perchè il montaggio degli speed brakes prevede una modifica dove il rischio di rovinare in maniera permanente la parte da tagliare del kit è alto; ho, quindi, preferito lasciare quelli originali che sono già abbastanza dettagliati. Discorso analogo per i pozzetti carrello poichè,  nel mio esemplare, i vani posti dietro gli aerofreni sono previsti con portelli chiusi. Per il pozzetto anteriore ho deciso di utilizzare quello in resina ma, alla fine, il bel dettaglio interno è stato completamente oscurato dal portellone che a terra è sempre chiuso.

 

Si parte col montaggio del cockpit AIRES, molto bello e semplice da inserire all’interno delle fusoliere. In particolare, tutto il sistema di martinetti e bracci che permettono al canopy di sollevarsi (già molto complesso anche sul velivolo reale), ha messo a dura prova la mia pazienza… comunque, alla fine, ne ho avuto la meglio! Sostituisco il pannello anteriore in resina con quello del kit …. non mi piace il sistema delle fotoincisioni adottate da AIRES per gli strumentini.  Al seggiolino è stato aggiunto il tubo dell’ossigeno e il filo del microfono, riprodotti utilizzando del filo di rame elettrico. Al contenitore per le mappe presente sulla consolle di destra ho cannibalizzato delle microdecals per creare la dicitura “Map Case” che da un tocco di realismo in più al tutto.

Vasca e sedile sono verniciati in Dark Sea Grey XF-54 Tamiya, mentre le consolle, il pannello strumenti e il poggistesta in nero opaco. Un lavaggio ad olio in nero ed un dry brush in bianco hanno dato maggiore profondità ai tanti particolari.

Come detto, il cockpit si monta con relativa semplicità, ma la stessa cosa non si può dire per i portelli del vano armi che la AFV Club ha previsto aperti. Anche le prese prese d’aria e le auxiliary intake soffrono di qualche problema di fitting e, di conseguenza, occorre molto stucco e un’attenta carteggiatura. Queste operazione invasive, purtroppo, hanno rovinato parte del bel dettaglio di superficie e delle rivettature… morale della favola, occorre un successivo lavoro di reincisione.

 I piani di coda sono uniti tra loro e fissati con un piccolo perno in plastica interno che dovrà essere sostituito con uno in metallo (ho usato una graffetta per l’occasione e la punta fine del trapanino), perché troppo debole. La AFV Club ha previsto che le superfici mobili di governo siano fornite separate dal resto del modello e posizionabili a piacimento; almeno in questo caso l’unione delle parti è preciso e non si formano fessure troppo vistose e fuori scala. Il montaggio procede con l’unione del troncone posteriore della fusoliera che è abbastanza problematico. Purtroppo i due pezzi formano uno scalino di almeno 2 millimetri nella parte inferiore della fusoliera, e almeno 1 nella parte superiore. Ovviamente questi dislivelli constringono il modellista ad un tedioso lavoro di stuccatura e carteggiatura… con perdita delle tante rivettature presenti in quelle zone.

 

Perla reincisione della  porzione superiore della fusoliera ho adottato un piccolo stratagemma: con un foglio lucido ho tracciato la linea di pannellatura semicircolare, poi l’ho riprodotta su una scheda di plastica a formare una dima. Successivamente l’ho appoggiata sul modello e sono intevenuto con lo scriber. Per la parte inferiore ho utilizzato il classico metodo del nastro Dymo… e tanta pazienza!

Buoni i carrelli che necessitano solamente di una rifinitura con carta abrasiva per eliminare le linee fastidiose dello stampo. Si migliora il tutto con l’aggiunta di filo di rame per simulare i condotti idraulici. Le gambe di forza e i cerchioni degli pneumatici sono in bianco (ho optato per il Flat White Tamiya) e, successivamente sottoposti ad un lavaggio ad olio in nero diluitissimo. L’opera di miglioramento continua con l’aggiunta di striscioline di Plasticard sui rail alari per simulare le slitte e gli attacchi dei missili,  e con l’antenna VOR/ILS posta alla sommità deriva. Qui l’originale risulta troppo spessa e imprecisa nella forma, quindi meglio usare ancora il  Plasticard sottile e ricostruirla da zero.

Si passa ad un pezzo forte del kit, il canopy. Oltre ai meccanismi complicati di apertura e chiusura, il set Aires fornisce molti dettagli per i frames interni. Consultando a documentazione mi sono accorto di alcuni vistosi dettagli da ricreare: con dei pezzettini di avanzo in fotoincisione ho ottenuto delle “staffe” su cui andrà adagiato un tubo laterale rifatto in filo di rame rigido (posto sul lato destro). Sull’altro lato (a sinistra) l’aftermarket della ditta ceca precede già un pezzo in resina ben particolareggiato. Di seguito ho montato anche la fotoincisione che copre il frame anteriore, quella dove andranno aggiunti anche i due specchietti retrovisori. Come per l’abitacolo, anche il tettuccio è verniciato in XF-54 Tamiya.

A conclusione di questa fase, ho aggiunto il Magnetic Compass (in gran parte autocostruito) al vetrino anteriore.

 

Passiamo ora alla verniciatura. Come detto sopra, il soggetto scelto è l’Aggressor O1 “Blue Saint” e per tale mimetica mi sono affidato,  questa volta, agli smalti Testors/Model Master poichè nella loro gamma sono già presenti le tinte (abbastanza fedeli) pronte per l’uso.

Le corrispondenze Federal Standard per i colori sono le seguenti:

  • 35190 – Model Master 2131.
  • 35109 – Model Master 2031.

Per chi si sentisse più a proprio agio con gli acrilici, in rete ho trovato queste “ricette” per ottenere le esatte tonalità:

  • Light Blue: 85% X-2 + 15% XF-8 (colori Tamiya).
  • Dark Blue: 40% XF-8 + 40% X-2 + 20% XF-60 (colori Tamiya).

 Per dare maggiore brillantezza alle tinte, ho steso su tutto il modello una mano di White Alluminium Alclad come primer. Dopo aver atteso i necessari tempi di essiccazione, ho steso il primo colore della mimetica partendo da quello più chiaro dei due. La tinta è stata schiarita del 15% circa con del bianco per rispettare l’effetto scala. A vernice ancora non del tutto aciutta, ho eseguito un post shading abbastanza esteso su quasi tutti i pannelli.  Ho aggiunto anche altri “spot” con tonalità di azzurro e grigio (ottenute miscelando varie tinte più chiare o più scure alla tinta di base) soprattutto sulle fiancate e sulla deriva per simulare vari ritocchi di vernice che facilmente si potevano vedere anche sul velivolo reale.

Passata la prima fase si procede con la seconda, quella più complicata: la verniciatura con il colore più scuro. La documentazione, durante questo delicato passaggio, è fondamentale per capire al meglio l’andamento della mimetica “tigrata” di questo bellissimo esemplare. Quindi, foto alla mano, ho cercato di riprodurre al meglio le “macchie” mediante l’uso del classico Patafix.

Steso il colore Model Master 2031 (sempre leggermente schiarito), prima che s’asciugasse del tutto e senza aver tolto le mascherature, ho applicato la seconda sessione di post shading schiarendo il colore di fondo sempre in maniera un pò “esagerata”, con gocce di azzurro chiaro e bianco; ho preferito mantenere le mascherature al loro posto per non debordare con gli effetti di invecchìamento sulle strette e articolate macchie in azzurro chiaro già precedentemente “trattate”.

Dopo i soliti e inevitabili ritocchi alla verniciatura, mi sono concentrato sulla zona motori: il terminale della fusoliera  è stata verniciato con l’Alluminium Alclad a cui è stato aggiunta qualche goccia di Dark Alluminium, per i coni di scarico, invece, ho optato per il Dark Alluminium puro. L’interno di quest’ultimi è stato spruzzato con il Jet Exaust e qualche sbuffata di clear blue Tamiya.

Prima di iniziare con i lavaggi e la posa delle decal ho applicato diverse mani di trasparente lucido Gunze H-30. Per i “washing” ho preferito un mix di grigio ad olio non troppo scuro in modo da non appesantire il modello, e di nero diluitissimo per le zone metalliche.

Sigillati i lavaggi con una nuova mano di lucido, ho applicato le decal provenienti dal foglio 48-015 della Twobobs. Le decalcomanie sono sottili ma resistenti, e reagiscono molto bene anche agli ammorbidenti più aggressivi come il Mr, Mark Softer della Gunze. Qualche insegna, a mio avviso, è sovradimensionata ma niente di cui preoccuparsi comunque. L’ultima mano di trasparente ha protetto le decal e ha aperto la strada al montaggio degli ultimi dettagli. I carrelli s’inseriscono a forza nei loro scassi, quindi è meglio assottigliare leggermente i perni per permettere un incastro meno problematico; quello anteriore necessita, inoltre, si un’attenzione maggiore per poterl posizionare in modo realistico: ricordatevi, infatti, che esso è leggermente ruotato in avanti rispetto all’asse verticale del velivolo. Il gancio d’arresto si monta senza difficoltà ed è stato, preventivamente, verniciato in bianco e strisce nere.

Una mano generale d’opaco Gunze H-20 ha dato la giusta finitura al modello ed ha decretato, ufficialmemte, la fine dei lavori!

Ennesimo banco di prova per me nell’uso degli smalti e soprattutto nell’avventurami in questa magnifica mimetica un po’ esagerata nel post come segnalatomi da qualche amico di MT, ma certamente scrupolosa al modello preso come riferimento. La questione post è sempre molto combattuta; diciamo che ho voluto sfidare me stesso in una tecnica molto complicata da gestire e soprattutto senza cadere nell’errore della banalità. Quello che più mi ha interessato, quindi, è stato il dare la “terza dimensione” al modello e di toglierlo dalla piattezza con cui si può cadere quando si affrontano certi lavori, quindi credo che quell’usura accentuata abbia contribuito a mettere ancor più in risalto il bellissimo schema mimetico che il nostro “Blue Saint Aggressor” mostra!

Un ringraziamento và a tutti voi, cari amici di Modeling Time, che mi avete supportato durante tutto il Work In Progress, e soprattutto a MAURO (CoB), uno dei nostri moderatori, che mi ha gentilmente regalato le introvabili decals della TwoBobs per quest’esemplare.

Con questo è’ tutto!

 

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Ciao e B(u)onomodellismoVox a tutti!

Francesco “Bonovox” Miglietta.

5 COMMENTI

  1. Ciao Francesco,leggo e rileggo il tuo articolo frutto certamente di un lungo eccellente lavoro da perfetto modellista.Eccellente è la resa del cockpit. Infine la mia idea è che questo bellismo lavoro avrebbe reso molto,molto di più con una colorazione mimetica meno sfarzosa quale potrebbe essere stato con un marrone chiaro terra, abbinato ad un giallo ocra sbiadito o ad un verde nato. Ciao e grandi complimenti,da Enrico.

  2. grande francesco è sempre un piacere vedere i tuoi modelli, le “nostre” decals sono finite su due bei pezzi….ma il tuo è un capolavoro. purtroppo mi dispiace parlare da ex-modellista ormai…però so ancora riconoscere dopo un anno di inattività quando la mano c’è. e il tuo modello è uno spettacolo, grandissimo, hai fatto la livrea che io non ho avuto le p… ehm ehm la forza di volontà per fare….un saluto, Mauro.

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