Una lunga dinastia di fratelli e fratellastri. Sukhoy SU-11 Fishpot C – Conversione KAZAN su base SU-7 Fitter della OEZ in scala 1/48.

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L’evoluzione della famiglia SU 7 -17 -22 e Su9-11-15:

L’ufficio tecnico (OKB) SUKHOY mentre sviluppava il caccia bombardiere SU 7 FITTER con ala a forte freccia che diede vita alle versioni successive con ali a freccia variabile su 17 e Su22,   parallelamente portava avanti gli studi per una versione con ali a delta da destinare alla difesa aerea e che venne designato SU 9 (FISHPOT nel codice Nato). Questo caccia aveva un radar ALMAZ ( diamante) ed era armato con missili R5MS ( AA1- ALKALI )i quali erano però piuttosto limitati nel loro inviluppo di volo. Per sopperire a questi limiti i progettisti svilupparono una nuova versione con un nuovo e più potente radar l’OREL ( Aquila) designato SKIP-SPIN dalla Nato e nuovi missili con una migliore portata utile, gli R8M (AA3 ANAB ) in numero di due al posto dei quattro del SU 9. la nuova designazione fu SU 11 FISHPOT C.


Per far posto al nuovo e più ingombrante radar il muso venne  riprogettato con una presa d’aria ingrandita, ma fu subito chiaro che il cono radar più grande  e la maggior sezione della presa d’aria facevano perdere in prestazione,diminuivano la tangenza pratica,l’accelerazione e la velocita massima. Durante i collaudi si decise quindi di sostituire l’originale motore LYUL’KA AL-7F1 con la più potente versione F2, in questo modo si recuperava parete della resistenza aerodinamica per la nuova presa d’aria anche se le prestazioni restarono sempre inficiate dalle notevoli dimensioni della nuova istallazione.


Il caccia entrò in servizio nel 1962 e vi rimase fino agli anni Ottanta, anche se nel frattempo aveva volato in ben più prestante SU 15 FLAGON,epigono della famiglia con formula bimotore. L’ultimo dei 108 esemplari prodotti di su 11 è stato radiato nel 1983.

Il modello:

Era da tempo che accarezzavo l’idea di trasformare il SU 7 della OEZ in un SU 9 auto costruendomi le ali a delta con il plasticard, pensando erroneamente che, in fondo, la fusoliera è la stessa del FITTER e non sarebbe stato un lavoro troppo complicato. È bastato che mi capitassero sottomano i disegni tratti da   www.airwar.ru  per capire che facile non lo sarebbe stato di sicuro,la fusoliera è diversa nel muso che è leggermente più lungo,nella deriva priva del parafreno e nei piani di coda spostati  verso la mezzeria della fusoliera. Mi ero quindi  rassegnato all’idea di accantonare il progetto quando con un colpo di fortuna sono venuto in possesso di un set di conversione della KAZAN per il Su11 completo di tutto: ali, deriva, nuovo muso, abitacolo, carrelli, piloni e missili; in pratica del SU 7 della OEZ si usano solamente una parte di fusoliera, il tettuccio e i piani di coda, il resto si può tranquillamente cestinare.

Costruzione:

Il trapianto.

Ho cominciato segando e tagliando tutto quello che non serve della fusoliera del SU 7, a cominciare dal muso appena davanti all’abitacolo, per passare alle sedi delle ali  a freccia e dei timoni di profondità. In pratica una volta finita l’operazione ci si trova alle prese con  un tubo di plastica avente due enormi buchi al posto della sede che originariamente accoglieva il vano delle semiali. Con del plasticard  ho tappato dall’interno  questi buchi che ho poi raccordato con abbondati dosi di Milliput fino ad ottenere una fusoliera perfettamente circolare,adatta ad accogliere le nuove ali a delta più sottili di quelle  a freccia del SU 7. Ho provveduto anche a eliminare le sedi dei piani di coda  che nel FITTER sono in basso mentre i SU 9 e 11 li hanno a meta fusoliera.

A questo puntoli nostro “tubo di stufa” è pronto per il trapianto delle nuove ali a delta,del nuovo muso e dei piani di coda. Usando i disegni in scala e facendo riferimento sulle pannellature del velivolo ho presentato le semiali sulla fusoliera segnando il loro perimetro con un Rapidograph; in  questo modo è possibile avere l’ingombro per praticare i fori in cui inserire dei perni d’acciaio.


Ho praticato due fori su ciascuna semiala ed altrettanto ho fatto per le loro sedi,il tondino è stato fatto passare attraverso la fusoliera ed incollato con abbondati dosi di colla epossidica,l’estremita che fuoriesce  è quella che accoglierà le ali. In tal modo è possibile avere un incollaggio robusto( vi basti sapere che ha resistito ad una caduta dal tavolo di lavoro) nel contempo questo metodo ci dà la  possibilità di forzare leggermente le punte delle ali verso il basso per ricreare il tipico diedro negativo che,ricordo,nel velivolo reale è di circa 2°. Possiamo ora riporle nel scatola in attesa di montarle definitivamente in un secondo momento.


Prima di chiudere le semifusoliere và inserito l’abitacolo che è interamente in resina e fotoincisione della KAZAN. Le pareti ed il pavimento sono in grigio medio,almeno da quello che ho potuto desumere dalle poche  foto trovate,un lavaggio ad olio con terra di cassel ad olio provvederà comunque ad uniformare e rendere ,diciamo così”operativo” il tutto,il cruscotto è in nero semilucido così come alcune consolle laterali.Il visore del radar è stato reso con una goccia di colla epossidica mischiata ad una punta di verde, ciò rende in modo abbastanza fedele la lente del vetrino. Il seggiolino KS3 ha il corpo grigio con il cuscino nero semilucido,il poggiatesta color cuoio e le maniglie di espulsione rosse,al tutto è stato effettuato un lavaggio con terra di Cassel.


Assieme all’abitacolo vanno montati il vano carrelli anteriore e lo scarico del motore,recuperato da un set per Su 22 e verniciato con il Titanium della Alclad,solo ora le semifusoliere si possono chiudere e passare alla fase successiva.

Assemblaggio Finale.

A questo punto abbiamo in mano un semplice  tubo di plastica “farcito” con un po’ di resina e null’altro,è ora che il modello prenda finalmente forma. Si comincia dal musone in resina che và raccordato alla fusoliera facendo attenzione a far combaciare le pannellature e soprattutto cercando di ricreare l’effetto”coca cola”della stessa  dove era innestata la nuova presa d’aria. Infatti  se guardiamo il velivolo dall’alto è facile notare che appena dopo il cockpit la sezione della fusoliera si stringe  per poi allargarsi nuovamente verso in muso.


E la volta ora delle ali che,se avremo lavorato bene in precedenza,non dovrebbero darci problemi, a parte il peso considerevole visto che sono tutte in resina.  Per incollarle ho usato della colla bi componente che irrobustisce il tutto dando il tempo anche per i piccoli aggiustamenti finali. I piani di coda sono quelli del Su7 ma ,come già specificato,vanno posizionati a metà della fusoliera,per ultima rimane ora la deriva,anche questa in resina ed incollata anch’essa con la bi componente.

Finitura e Verniciatura:

Finalmente il FISHPOT ha preso forma,ora si tratta solo di stuccare,raccordare e lisciare i vari elementi ricordando che la finitura deve essere impeccabile,in quanto il velivolo originale era in metallo naturale e tutti sappiamo quanto sia arduo rendere il natural metal su un modello.


Per uniformare la varie componenti usate:plastica,resina,stucco,ecc,ecc  ho steso diverse mani di uno stucco spray alla nitro della Saratoga . No,non sono impazzito!lo so che la nitro scioglie la plastica,ma c’è il trucco!bisogne dare delle passate leggere  e distanti nel tempo tra loro tenendo la bomboletta a circa 20cm dal modello,l’importante è non avere fretta e soprattutto non toccare il modello mentre asciuga .Per inciso lo stucco Spray  Saratoga  si trova  in qualsiasi supermercato ed ha un costo irrisorio,molto meno dei vari spray Tamiya ,al prezzo pero di un finitura un po’ meno fine. Al termine di questo trattamento tutti i materiali usati si saranno uniformati sotto uno stesso strato di stucco e potremo procedere alla re incisione delle pannellature perse  ed alla re incisione di quelle errate.


Per una verniciatura in metallo naturale occorre che il modello sia preparato in maniera impeccabile,ogni piccolo graffio o imperfezione và eliminato accuratamente perché con i metallici risalterebbe in maniera molto marcata. Ho cominciato passando una carta seppia da 1000 per passare poi ad una 1200 bagnata,in seguito ho passato su tutto il modello il polish  Tamiya  per capottine fino a far risultare il modello perfettamente lucido. Per eliminare i residui del polish  l’ho lavato con acqua ed una goccia di sapone neutro,lasciandolo asciugare per un paio di giorni. Mi raccomando ,non asciugatelo con uno straccio se non volete che tutta la polvere di casa vi si depositi sopra! nel frattempo che il modello asciugava chiuso dentro un a scatola ho preparato i carrelli,i serbatoi ed i missili  Bisnovat R8m.


La verniciatura è stata fatta con i metallizzati ALCLAD,attualmente secondo me i migliori sul mercato.
Ho steso sul modello una base in nero lucido della ALCLAD stessa e,passati alcuni giorni ho dato un’ulteriore lucidata con il polish a cui è seguito un’ulteriore lavaggio con acqua e sapone,tanto per essere sicuri,meglio una volta in più che una in meno!

Passati alcuni giorni ho steso ad aerografo con una pressione di 0,5 bar una base  di alluminium  ALCLAD .Lasciata asciugare per bene la  base ho differenziato alcuni pannelli su ali e fusoliera con il Duralluminium e lo Steel.


Dicendomi abbastanza soddisfatto ho riposto il modello a riposo per alcuni giorni non curandomene più. Quando è giunta l’ora di riprenderlo mi sono accorto con sgomento che in alcuni punti si erano create delle crepe nella vernice. Ad oggi non ho ancora capito come possa essere successo e dove possa aver sbagliato, l’unica differenza rispetto alle altre volte che avevo usato, devo dire con successo, queste vernici è nel  fatto che le volte precedenti non avevo usato il nero lucido come base,magari ho sbagliato a diluirlo!In ogni caso dopo questo non ho intenzione di fare modelli in natural metal per molto  moltissimo  tempo.
E comunque non mi sono dato per vinto,dopo tutto il lavoro fatto non mi andava di rinunciare solo per questo. Con  pazienza e carta seppia finissima ho eliminato le crepe una per una riverniciando il modello dove era venuta via la vernice,per fortuna le crepe non passavano da un pannello all’altro con tonalità differenti,questo mi ha agevolato non poco. Il risultato lo giudicherete voi.


Al termine della verniciatura ho effettuato un lavaggio con terra di cassel ad olio su tutto il modello per evidenziare  pannellature  e rivetti,dopodiché ho montato i carrelli,i serbatoi ,i missili e la capottina. Il modello è stato incollato su una basetta  riproducente  i lastroni di cemento di un piazzale delle sconfinate basi della PVO,il comando della difesa aerea sovietica.

Conclusioni:

Questo è stato un lavoro che,partito come semplice conversione,si è rivelato molto più arduo ed impegnativo del previsto ma che,al contempo, mi ha dato anche molte soddisfazioni dandomi la possibilità di affinare alcune tecniche che  verranno sicuramente utili nei miei prossimi lavori e che spero possano servire anche a molti lettori.

PAOLO CATTANEO – Fishpot69
M.S.C.(Modellisti Statici Canavesani)

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