Un Pellerossa palestrato – AH-64D(I) Saraf dal kit Hasegawa in scala 1/48.

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Quando si parla di elicotteri d’attacco, uno dei primi a venirci in mente è l’AH-64 Apache. Sviluppato a partire dagli anni ’70 per l’US Army, è stato concepito per operare in qualsiasi condizione meteo e di luce. Armamento principale è il cannone M230 da 30mm e può essere equipaggiato con missili anticarro AMG-114 Hellfire e razzi non guidati. Esiste addirittura una variante dell’AMG-114, la L, studiata specificatamente per l’AH-64D Apache Longbow, versione più evoluta di questo elicottero.

Ciò che ci permette di distinguere a prima vista un AH-64A da un AH-64D è sicuramente il Fire Control Radar (FCR) posizionato sul rotore principale. Si tratta di un radar ad onda millimetrica che permette di acquisire e classificare oltre 128 bersagli contemporaneamente e dare priorità a 16 più a rischio, il tutto in meno di 30 secondi. Tutto questo, combinato al sistema TADS (Target Acquisition and Designation Sights), comandato dal cannoniere, può esser fatto anche restando nascosto dietro ostacoli e quindi operare in tutta sicurezza. Oggi, oltre agli USA, i paesi utilizzatori son più di dieci e ne sono state realizzate diverse versioni modificate in base alle esigenze dei clienti
Esempio lampante è la versione Israeliana AH-64D(I) Saraf, che si nota subito per la sua mimetica a toni terrosi e i due fuel tank ausialiari. Ed proprio il Saraf ad essere oggetto della mia relizzazione. Affascinato da questa varianti, per tutti i vari “ammennicoli” e per l’aria più cattiva, mi sono messo alla ricerca del materiale necessario. La base di partenza è, forse, il miglior kit in scala 1:48 per l’Apache, realizzato dalla nipponica Hasegawa: esso è contraddistinto dal codice PT23 ed è dedicato al Longbow. Aprendo la scatola notiamo tante piccole “chicche”, tra tutte gli pneumatici già stampati con l’effetto peso!

Ma cosa occore per realizzare un Saraf? Qui ci viene in aiuto la nota ditta israeliana, la Isradecal Studio, la quale ha tre divisioni: la Isracast, per le resine, la Isradecal, per le decals appunto, e la Israbook, per i libri e monografie. Ed ecco la lista degli aftermaket:

  • Conversione Isracast (IC-48012) : costosissima, più del kit stesso, ma obbliogatoria. Contiene ben 37 nuove parti in resina, una lastrina di fotoincisioni ed un manuale di istruzioni (con tanto di “mini”walkaround) di 16 pagine.

  • Decals Isradecal “IAF Attack Helicopters” (IAF-81): con questo foglio è possibile relizzare quattro elicotteri (Saraf, Peten, Tsefa e La’Hatut) ed è pricipalmente incentrato sul Saraf. Troviamo infatti oltre 200 stencils da applicare e un manuale di istruzioni molto dettagliato.
  • Libro Israbook “AH-64A/D Peten and Saraf in IAF Service”: monografia di 100 pagine, con storia, immagini e walkaround dettagliati per le due versioni dell’elicottero.Acquisto quasi  obbligatorio e caldamente consigliato.

A questi ho aggiunto le mascherine pretagliate Eduard, fotoincisioni Eduard e fotoincisoni Hasegawa.

Prima di mettermi all’opera ho dovuto studiare per benino le istruzioni del kit, della conversione e delle fotoincisioni. Tutto ciò per il fatto che molti dei passi citati nelle istruzioni del kit, vanno saltati/modificati, pena disastri di montaggio. Le prime fasi del montaggio hanno visto un po di operazioni di “taglia  & cuci” . Nella parte dorsale, tra fusoliera e troncone di coda, va operato il primo taglio che ospiterà il nuovo “chaff & flare” launcher; quello presente in coda, al contrario, è stato eliminato. Ciò ha comportato una piccola perdita di rivetti, ma di poco conto a modello ultimato.

 

 

                

E passiamo subito al cockpit. Dai sedili ho rimosso le cinture stampate e per simulare la trama di seduta dello schienale ho usato del semplice tulle da bomboniera fissato con colla cianoacrilica. L’abitacolo è un mix tra plastica, resina e fotoincisioni. Per la verniciatura ho usato il Tamiya XF-69 Nato Black, il tutto completato con l’aggiunta di piccole fotoincisioni colorate. Per gli schermi multifunzione, invece, ho fatto ricorso al classico negativo fotografico, che ne simula riflesso e profondità,  tagliandolo a misura ed inserendolo nelle due cornici già previste sul cruscotto del pilota e nelle quattro del cannoniere.

 

Unite le due semifusoliere, si passa al montaggio dei due cassoni laterali. Il destro va tagliato in due parti per consentire l’inserimento della nuova stub wing in resina (il trave per l’alloggiamento dei carichi esterni) . Oltre a questo vanno praticate delle aperture nella zona posteriore per lasciar spazio alle griglie fotoincise.

 

      

 

Finalmente si passa all’assemblaggio generale. Operazione abbastanza lunga, dovuta all’aggiunta delle nuove parti resina

      

 

L’utilizzo dello stucco è fondamentale per adattare tutta la resina e per chiudere alcuni scassi dei kit originale. In particolare va chiuso lo scarico ECU (Environmental Control Unit) vicino al motore sinistro e alcune ventole nel pannello avionica sottostante. In questo pannello, nel velivolo reale, la ventilazione avviene tramite sfoghi con filtri in carta.

 

 

Il set di fotoincisioni Hasegawa provvede a fornirci i finecorsa dei pannelli dorsali e una nuova antenna in ottone che va sullo stabilizzatore verticale, il tutto in sostituzione della parti originali in plastica. Sul dorso è necessario reincidere, con uno scriber,  le pannellature scomparse con l’unione e la carteggiatura delle due fusoliere. Dopo aver reinciso, ho applicato due pezzettini di plasticard per riprodurre le cerniere di chiusra dei pannelli, anch’esse “vittime” della carta abrasiva.

Prima di incollare il canopy, ho aggiunto le ultime parti al cockpit, quali il montante destro ed il vetro che separa il pilota dal cannoniere. Dopo aver immerso il canopy nella cera Livax, l’ho mascherato ed incollato al suo interno un cablaggio composto piccoli rod di plastica tenuti insieme con del filo di rame.

 

         

 

Gli scarichi sono stati dettagliati con le fotoincisoni Eduard, per la parte frontale, e con quelle Hasegawa per la zona superiore ed inferiore.

            

 

Il set in resina inoltre, contiene questa dima, con cui modellare del sottile rod in pasticard ed ottenere la giusta forma per le tubazioni sottostanti ai motori.

 

 

Finalmente si passa più diverntente per ogni modellista, la verniciatura! Ho inizato con il colore più chiaro, quello ventrale. Il riferimento Federal Standard è il 36492, ottenuto usando il Gunze H325, schiarito con del bianco. I vani carrello sono stati invece verniciati col classico Tamiya XF-4 Yellow-Green.

I colori della mimentica sono i classici toni terrosi,  che corrispondono ai Federal Standard 33448 per la parte chiara ed il 30219 per quella più scura.Rispettivamente ho usato il Tamiya XF-60 Dark Yellow ed il Gunze H-310, entrambi con l’aggiunta di alcune goccie di bianco, per rispettare l’effetto scala. Partendo dal colore più chiaro, ho mascherato con Patafix e nastro, passando così al colore più scuro.

 

       

Sullo stabilizzatore orizzontale ho preferito verniciare le bande nere, abbandonando così quelle proposte in decals.

        

Stesso discorso per cla classica “V” gialla. Dopo aver visionato le foto delle macchine reali ho notato che le due decals proposte nel foglio Isradecal erano errate. Infatti esse non coprono parte del sensore laser, quindi ho deciso, dopo aver trovato l’esatto match di colore, di verniciale. Il colore da me usato è il Model Master 4683 Chrome Yellow, riferimento FS 13538. Per questa operazione ho mascherato con piccoli pezzi di nastro Tamiya e qualche goccia di Maskol ove necessario. La quantità di rivetti e la forma stessa della V, non consentono una verniciatura priva di sbavature,  le quali sono state corrette in un secondo momento.

     

      

Parti come i sistemi radar, antenne ed il cannone sono stati verniciati in FS 34031, corrispondente al Model Master 4723 Helo Drab. Fatti piccoli ritocchi a mano libera, ho diluito al 90% il Gunze H310, in modo da fare un leggero post shading e schiarire i pannelli. Con lo stesso colore ho ripassato i rivetti nelle zone chiare, in modo da creare contrasto.

   

Dopo aver dato il trasparente  lucido Tamiya X-22, diluito al 70%, con l’aggiunta di 5 gocce di Paint Retarder, ho proseguito con i lavaggi eseguiti con un Bruno Van Dyck ad olio. Per le superfici inferiori ho utilizzato il Model Master Helo Drab a smalto molto diluito. La posa delle decals è  stata piuttoso lunga e noiosa poichè vanno posizionati più di 200 stencils. Putroppo essi sono tutti visibili sul modello reale, quindi non ci si può esimere da questa tediosa operazione…. alla fine, però, lo sforzo è stato ripagato!

         

         

 

Queste decalcomanie, per quanto dettagliate, non sono però di altissima qualità. Tendono infatti a sbriciolarsi, specie quelle colorate, e richiedono una buona dose di liquido ammorbidente dopo la posa, pena l’odiato e temuto “effetto silvering”. Archiviate la posa delle decalcomanie, sono passato alla desaturazione di alcune di queste, perchè troppo scure, con del colore diluito al 90%. Una successiva mano di trasparente opaco, Tamiya XF-86, ha attenuato anche il lavoro di desaturazione della mimetica, arrivando così ad un effetto abbastanza equilibrato. Piccolo appunto va fatto per questo trasparente: l’XF-86 se diluito troppo tende sempre a lasciare un effetto “semi gloss” sulle superfici, anche con numerose mani. Quindi, per evitare una finitura troppo lucida, ho mantenutole diluizioni al 60%, in alcuni casi anche al 50%.  Così facendo son bastate cinque mani di colore per rendere il tutto opaco.

L’unica zona lasciata in semigloss è laV gialla, che nella realtà è lucida.

 

          

 

          

 

Una volta rimosse le mascherature dal canopy, ho montato i due piccoli tergicristalli fotoincisi.

E siamo all’armamento principale dell’Apache, il cannone M320 da 30mm. Come prima cosa ho eliminato i vari cavi in rilievo ,sostituendoli con fili di rame di vario diametro, ed il nastro delle munizioni che ho rimpiazzato con fotoincisoni Eduard. Il cannone, come il radar FCR e la torretta TADS è in FS34031 Helo Drab.

             

 

Passiamo al TADS: Anch’esso in FS34031, mi ha dato più di qualche grattacapo! volevo, infatti, riprodure le due lenti iridescenti, una verde ed una tendente al viola che coprono i sistemi di puntamento .La soluzione,  forse malsana,  è stata trovata utilizzando…un paio di vecchi CD!

 

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Dopo molteplici tentativi, son riuscito a ritagliare con un cutter, la superficie iridescente del disco ed applicarla nella torretta. Operazione non proprio semplice ma che mi ha permesso ri riprodurre due dettagli che hanno elevato il livello di fedeltà del modello.

L’ALQ-114 (in gergo “Disco Jammer” o “Disco Ball”) è un dispositivo di contromisura all’infrarosso e prende il suo soprannome per i particolari riflessi che crea guardandolo da diverse angolazioni. La versione Israeliana non produce particolari riflessi, mantendosi quasi sempre sul dorato e ciò mi ha aiutato a non scervellarmi troppo per la sua realizzazione. Si presenta sottoforma di fotoincisione, di color ottone lucido. Mi sono semplicemente limitato a dare qualche velatura di Tamiya X-27 Clear Red, in modo tale da dargli un po di riflesso a senconda della variazione di luce.

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Purtoppo solo dopo aver terminato il modello, mi sono accorto che l’unità da me riprodotta è una delle poche ad essere perennemente equipaggiata con i sensori ottici MWS , di solito montati solo quando necessari su altri velivoli, quindi ho deciso di autocostruili, partendo da alcuni profilati in Plasticard, un tubicino cavo da 3,2mm e da uno pieno di 2mm.

Per i supporti/guarnizioni, sono partito dal tubetto cavo allargandolo internamente con una  punta da trapano (in modo tale da poter infilare l’altro profilato all’interno) e poi tagliandolo in pezzi inferiori al millimetro, mentre per i sensori, ho usato il profilato da 2mm,  forato in superficie per simulare l’alloggiamento delle lenti.

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Successivamente ho applicato sul modello i quattro supporti/guarnizione, verniciati a pennello con l’XF-69 Nato Black, ed inserito i nuovi sensori, verniciati anch’essi a pennello, con l’H310 Brown.

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Armamento:

Per non “appesantire” il modello ho deciso di dotarlo di soli quattro AGM-114 Hellfire, due per lato. Come già fatto in passato, ho preferito non usare le parti trasparenti del kit per la testata IR, ma realizzarla con l’Humbrol Clearfix. Le decals provengono dal foglio Fireball Modelworks “Modern US Helicopters Missile Markings”. La versione dell’AGM-114 é la K2A

L’ultimo passo ha  visto l’installazione delle due antennine “Inter-Comm” sulle estremità delle stub wings, creati con del semplice filo di rame.

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L’unità da me riprodotta è la 758 assegnata al 113th “Hornet” Squadron. Questo velivolo, inizialmente avente seriale US Army 84-24235, è stato un AH-64A, consegnato all’IAF come Peten con numero 907. Ha fatto poi ritorno negli USA per l’aggiornamento allo standard Saraf (versione D) e riconsegnato all’IAF con il numero 758. Da circa un paio di anni, quest’unità non è più operativa ma è usata per air show e per addrestramento del personale di servizio.

Con questo è tutto e vi lascio alle foto, che spero siano di vostro gradimento

Buon modellismo a tutti!!!

Carmine “ilGamma” Gammarota.

 

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6 COMMENTI

  1. Cosa dire…studio dettagliatissimo e realizzazione davvero ineccepibile. Dovrei vivere 10 vite per realizzare quanto da te fatto. Complimenti.
    Vic

  2. Carmine ci hai abituati a lavori precisi, puliti e pieni di particolari spesso ricavati da soluzioni geniali. Un altro lavoro egregio reso ancora più accattivante dalla splendida livrea da te riprodotta.
    Bellissimo!
    Guido

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