Airacobra in Italian Service – BELL P-39 Q dal kit Academy in scala 1/72.

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All’inizio del 1935 l’American Armament Corporation portò a termine la realizzazione di un nuovo cannoncino da 37 mm denominato T9. Durante una delle dimostrazioni, alcuni dirigenti della Bell Aircraft Corporation rimasero molto impressionati dalla potenza di fuoco e dalla precisione di tiro della nuova arma, e subito pensarono alla progettazione di un rivoluzionario caccia intuendo l’efficacia dell’unione tra il mezzo aeronautico e il nuovo strumento bellico a disposizione dell’USAF. In poco più di due anni, i progettisti R. Wood e H. Poyer presentarono al governo americano il Bell Model 12. Nacque così un aereo monoposto interamente metallico con ala bassa e a sbalzo. La decisione di collocare il cannone in corrispondenza del mozzo dell’elica, comportò la sistemazione del motore in fusoliera e l’adozione di un albero di trasmissione lungo 1,52 metri che passava sotto l’abitacolo del pilota. Questo permise l’installazione di un carrello triciclo aumentando così la visibilità durante i rullaggi su piste impreparate o dissestate. La soluzione fu tanto attraente, che l’US Army Air Corps ordinò immediatamente un primo prototipo, lo XP-39, da impiegare per la valutazione del comportamento in volo e nelle missioni d’attacco al suolo. Dopo un intenso ciclo di prove, l’USAAC determinò l’idoneità dell’aeroplano dando il via definitivo alla produzione di serie. Lo XP-39, ridisegnato più semplicemente P-39, cominciò immediatamente la vita operativa venendo impiegato dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna dal 1941, pur non riscuotendo le migliori critiche, specialmente dagli equipaggi di volo. Fu invece molto apprezzato in quei paesi, Unione Sovietica in testa, che grazie alla legge “Affitti e Prestiti” ricevettero ingenti quantità d’Airacobra, venendo proficuamente impiegati nell’attacco al suolo. Tra questi ci fu anche l’Aeronautica Cobelligerante Italiana che ottenne parecchie decine di P-39 (circa 150), nelle versioni M, N e Q, continuando a volare, con le insegne dell’Aeronautica Militare Italiana, sino agli anni cinquanta.

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IL MODELLO

Soggetto certamente interessante, del P-39 esistono in commercio svariate scatole di montaggio, alcune molto datate, altre più recenti. Tra le ultime uscite in ordine d’apparizione, si deve alla coreana Academy, che ha immesso sul mercato una tra le migliori realizzazioni in scala 1/72 dell’Airacobra relativa alle versioni Q e N. Avendo da qualche tempo in programma la costruzione di un P-39 con le insegne italiane dell’Aeronautica Cobelligerante, ho subito sfruttato l’occasione fornitaci dalla ditta di Seoul. Con un’accattivante Box Art raffigurante il velivolo del Tenente Colonnello William Shomo operante nel Pacifico, il kit si compone di 51 pezzi di colore grigio chiaro, suddivisi su tre differenti stampate, più una quarta relativa ai cinque trasparenti. Ottimo il dettaglio di superficie finemente inciso e fedele la riduzione in scala sia in dimensioni sia nelle forme. Non esaltante l’adesione tra i vari pezzi, che mi ha costretto a ripetuti interventi di stuccatura, ma nel complesso il montaggio non presenta difficoltà di sorta, risultando facile e piacevole. Prima di descrivere le varie fasi di quest’ultimo, mi sembra opportuno però riportare una stranezza presente nel modello, giustificabile, a mio parere, solo con l’uscita di un ulteriore kit con un diverso foglio decals. Come già detto la scatola offre l’opportunità di riprodurre sia un Q sia un N, ma tra i pezzi forniti ve ne sono tre, precisamente quelli indicati come A-4, A-13 e A-14, rappresentanti in particolare i due tubi di scarico a dodici uscite e l’ogiva dell’elica con cannone da 20 mm, la cui caratteristica era quella di avere una canna più lunga e fina, rispetto a quella da 37 mm normalmente montata, tipici delle versioni F e P-400 del P-39. Inutile quindi consigliare di non prendere in considerazione tali pezzi. Ho inoltre deciso, al solo scopo di appurare la validità del kit, di costruire il modello come da scatola, ma gli appassionati del superdettaglio hanno a disposizione ben due ottimi set, uno dell’Aires (codice 7044) e l’altro della Verlinden (codice 1454). Entrambi dedicati alle versioni Q/N dell’Airacobra, contengono parti in resina, parti in metallo ed altre in fotoincisioni. Il primo permette di particolareggiare il solo abitacolo, fornendo il pavimento, il seggiolino con le relative cinture, la pedaliera, le pareti laterali, l’apparato radio, lo sportello e via dicendo. Il secondo, più completo, oltre all’abitacolo, consente di dettagliare anche il motore con nuovi scarichi, l’alloggiamento del cannone, i carrelli e relativi vani, le parti mobili. Tornando alla descrizione del montaggio vero e proprio, la stessa è stata suddivisa, come di consueto, nelle varie fasi cronologicamente eseguite.

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ABITACOLO E CARRELLO ANTERIORE. Ben realizzato, l’abitacolo si compone di un pavimento cabina, di un buon seggiolino, di un ottimo cruscotto con strumentazione in rilievo, di una cloche e di una paratia divisoria posteriore. Facile da mettere insieme, lo stesso necessita dei soliti interventi di miglioria. Questi hanno interessato il seggiolino con l’aggiunta delle cinture di sicurezza, realizzate con nastro adesivo per carrozzieri, l’autocostruzione delle manette motore, con il solito sprue filato a caldo e della pedaliera ottenuta ritagliando due piccoli quadrati di plasticard da 0,2 mm. La strumentazione si è invece ricavata dipingendo in nero i vari strumenti ed in bianco le lancette, simulando con una goccia di Kristal Kleer l’effetto vetro. Il tutto è stato verniciato in Green Zinc Chromate Primer (FS 33481), tranne l’impugnatura della cloche in Nero Opaco (FS 37038) e i pomelli delle manette in Rosso (FS 31136). Dello stesso colore anche i vani carrello. Per quanto riguarda quello anteriore, si è provveduto a ricostruire le inesistenti paratie del pozzetto, ritagliando dei quadrati di plasticard da 0.3 mm di spessore ed adattandoli allo spazio disponibile, sfruttando il pavimento cabina come base d’appoggio. Di questi, uno sarà utilizzato per chiudere la parte anteriore del vano, mentre gli altri tre serviranno per la zona posteriore, montandoli due lateralmente e l’altro centralmente. Il primo ha una larghezza di 7 mm per 5 d’altezza, mentre le dimensioni degli altri tre, sono per tutti di 4 mm per 4.

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FUSOLIERA E ALI. Prima di unire le due semifusoliere, si è appesantito il muso con 20 gr. di piombini da pesca, ed inserito l’intero abitacolo negli appositi incassi, non prima di aver applicato il lunotto trasparente (pezzo D2) sulla paratia posteriore alle spalle del seggiolino pilota. L’assemblaggio delle due parti non presenta grosse difficoltà, con un uso dello stucco ridotto al minimo. Prima di unire le ali tra loro, abbiamo montato il faro d’atterraggio (pezzoD1), verniciando in alluminio, allo scopo di riprodurre il lobo del faro stesso, la zona sovrastante lo stesso all’interno dell’ala. Ben più impegnativa l’unione ala-fusoliera, dove risulta piuttosto problematico riprodurre l’esatto diedro delle ali. Siamo dovuti intervenire sull’incasso di fusoliera, riducendone lo spessore laterale, per consentire alle semiali di assumere l’esatta posizione. La larga fessura formatasi lungo la linea di giunzione, è stata ridotta inserendo al suo interno dei pezzi di plasticard, ripristinando poi l’esatto profilo con una notevole quantità di stucco. Ricreate anche le pannellature in negativo presenti in quest’area, inevitabilmente rovinate durante il lavoro di stuccatura. Una volta sistemati i piani di coda, sono ritornato nell’abitacolo, per montare la scatola dell’apparato radio (pezzo A-17) alle spalle del seggiolino. Operazione non facile poiché al momento di applicare il trasparente D4, essa è risultata troppo alta tanto da impedirne il suo perfetto posizionamento. Ho dovuto pertanto rimuovere nuovamente l’apparato, sbassarlo con energici colpi di lima, portarlo alla giusta altezza e quindi rimontare e riverniciare il tutto in nero. Inoltre, come se questo non bastasse, anche il vetrino risultava più lungo di qualche millimetro rispetto al suo incasso, costringendomi anche in questo caso a ridurne le dimensioni limandone la parte anteriore. Operazione non difficile ma certamente pericolosa, cui ha fatto seguito una sua completa lucidatura per eliminare gli antiestetici graffi provocati, utilizzando la speciale pasta abrasiva Plastic Polish dell’inglese Bare Metal. Questa seconda fase si è conclusa fissando le gondole delle mitragliatrici da 12,7 sotto le ali ed assemblando il serbatoio supplementare, tralasciando il montaggio di quest’ultimo come del resto dei pezzi mancanti a verniciatura ultimata.

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VERNICIATURA. La mimetica dei velivoli in dotazione all’Aeronautica Cobelligerante Italiana non seguiva uno schema fisso, ma si limitava a mantenere la colorazione del paese d’origine dell’aereo. Le insegne di nazionalità erano cancellate od obliterate con il tricolore, e nel caso d’alcuni Airacobra le coccarde italiane furono sovrapposte alle stelle americane formando una insegna del tutto originale. La mimetizzazione del nostro modello è quella classica con superfici latero superiori in Olive Drab (FS 34088) ed in Neutral Grey (FS 36173) per quelle inferiori. Altri particolari come le pale dell’elica, sono state verniciate in Nero Opaco, in Insigna White (FS 37886) l’ogiva, in Alluminio e Acciaio le gambe di forza del carrello, in Gun Metal Metalizer le canne delle mitragliatrici alari. Le coccarde, i codici e gli stemmi di reparto provengono dai fogli supplementari codice 72-550 / 72-552 della Tauro Model che permettono di realizzare un esemplare in carico al 10° gruppo caccia del 4° stormo “Francesco Baracca” (codice individuale 84), operante sul campo di volo di Termoli (Campobasso) durante i primi mesi del 1945. Prima dell’applicazione delle decalcomanie, ho preferito stendere una mano di trasparente lucido e successivamente una d’opaco, per migliorarne l’adesione ed eliminarne il film. Per quanto concerne l’invecchiamento del modello, questo è stato attuato mediante dei colori ad olio molto diluiti stesi con un pennello a setole piatte e morbide. Con questo sistema ho evidenziato le varie pannellature e riprodotto le fumate dello scarico motore. Ultimata la colorazione ho assemblato tutto ciò che rimaneva da montare, come l’elica, il tubo di pitot, gli scarichi del motore, il serbatoio ventrale, la portiera d’accesso all’abitacolo, montata in posizione aperta, i portelloni carrello, l’antenna a lama dorsale e quella a filo realizzata con sprue stirato a caldo.Senza dubbio un buon kit con un prezzo d’acquisto invidiabile, che rende finalmente giustizia ad un velivolo che pur non dimostrandosi un granché nel ruolo di caccia, riscosse un successo ben maggiore in quello d’attacco al suolo, rivelandosi l’aereo con il minor tasso di perdite per missione di tutto il teatro bellico europeo.

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TABELLA CORRISPONDENZE COLORI.

Colore

F.S. 595a

Humbrol Gunze Testors

Green Z. C.

33481

1584

Flat Black

37038

33

H12

1749

Insigna Red

31136

153

H327

1705

I. White

37875

34

H11

1768

Olive Drab

34088

155

H52

1711

Neutral G.

36173

156

H53

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2 COMMENTI

  1. Ciao Valerio!

    io ho sempre avuto un debole per l’ Aircobra; e quelli della Regia non fanno eccezione, anzi…..! bello il tuo modello e molto utile lo specchietto per i colori:

    GRAZIE! un saluto affettuoso.

    Paolo

  2. Bello! ma mi spiace solo che sia sbagliato… la scritta sul muso non è F.Baracca ma quell’Airacobra Cobelligerante aveva la firma “Lucchini” in onore del pilota scomparso.

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