The Guardian of Our Skies – F-104 G dal kit Hasegawa in scala 1/72.

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Questa volta lo prometto, non sarò smielato e nostalgico. Non mi farò sopraffare dal mio infinito amore per lo Starfighter e non ne tesserò le lodi dicendo che è stato, e rimarrà per sempre, la più bella macchina volante che l’uomo abbia mai costruito. Limiterò la mia eterna passione per il mitico “Spillone”, com’era affettuosamente chiamato qui in Italia da tutti! Addetti ai lavori, piloti o semplici appassionati…

Ops… scusate, mi sono fatto prendere di nuovo la mano! Passiamo alle cronache modellistiche che è meglio, altrimenti mi scenderà la classica “lacrimuccia” malinconica!

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Il modello:

La scelta del kit non poteva che ricadere sul classico Hasegawa, la migliore riproduzione in scala 1/72 (e aggiungerei anche nell’1/48) ora sul mercato. Uno stampo di ottima fattura con pannellature in fine e preciso negativo, che soffre però di una particolare scomposizione causata dall’intercambiabilità della maggior parte dei pezzi con la versione biposto – TF-104.

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Il cockpit:

Prima di elencare tutte le operazioni eseguite sul cockpit, faccio una piccola premessa: quello fornito dal kit ha una qualità più che onesta per la ridotta scala dell’1/72. La palpebra del pannello strumenti è errata nelle forme e molto spartana, e la zona alle spalle del seggiolino un po’ scarna, ma con qualche intervento di autocostruzione semplice ed economico si riesce ad ottenere indubbiamente un buon risultato. Al contrario, il sedile è da cestinare senza indugi e da sostituire con una copia in resina (qualsiasi versione si voglia realizzare).

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Per chi, come me, è un malato della resina e del super dettaglio, esistono vari prodotti in commercio creati dalle ditte ceche Aires e CMK; in particolare, quest’ultima offre un vero e proprio Update Set (numero 7057) con all’interno molte parti per il dettaglio di varie zone del nostro piccolo Starfighter.  Nel mio caso mi sono limitato a prelevare unicamente l’abitacolo e i pozzetti dei carrelli, ma la CMK offre la possibilità di particolareggiare anche diversi vani avionica, il radome, il compartimento del motore e gli aerofreni.

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Il cockpit non crea particolari problemi, e s’inserisce nel suo alloggiamento con relativa facilità. L’unico vero accorgimento, sarà quello di smussare gli angoli inferiori della vasca per evitare che questi premano troppo sulla fusoliera, impedendone il corretto allineamento. Dopo aver asportato la palpebra originale mediante un trapanino elettrico, ho eseguito delle prove a secco della copia in resina tralasciandone però il montaggio (che avverrà quando le due semifusoliere saranno unite). Ad ogni modo, essa necessita di una rifilata lungo i bordi e di essere leggermente abbassata in altezza a evitare “interferenze” con la successiva installazione del windshield.

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Apprezzabile la scelta di dotare il nostro set con una lastrina fotoincisa, piena di particolari di notevole fattura. Tra di essi vi è anche il cruscotto, diviso però in ben quattro pezzi più un foglietto in acetato per la strumentazione; proprio per la cervellotica scomposizione, e per la poca precisione d’incastro all’interno del cockpit, ho preferito tralasciarlo e preferire l’originale già presente nel kit.

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Veniamo ora ai colori: per la vasca e il cruscotto ho scelto il 36375, leggermente schiarito con due gocce di bianco per rispettare l’effetto scala. Le consolle laterali sono in nero opaco, con qualche pulsantino in giallo, rosso e grigio chiaro; la palpebra, essendo fatta per la maggior parte di stoffa, è stata verniciata in Green H-330 ad eccezione dell’aletta parasole regolabile in Green H-64 Gunze  .  Tutta la zona è stata sottoposta a un lavaggio in Bruno Van Dyck a olio, e in seguito ad un accurato Dry Brush ancora in 36375 per donare maggior profondità al tutto.

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A questo punto è doveroso aprire una parentesi sul seggiolino eiettabile: quello da me scelto, è uno dei primi F-104G facenti parte del lotto iniziale di novantanove esemplari costruiti dalla Fiat Avio di Torino – Caselle. Il velivolo fu poi assegnato al 6° Stormo Caccia-Bombardieri di Brescia – Ghedi nel 1964. Fino a tutto il 1967, sui nostri Spilloni era ancora installato il seggiolino Lockheed C-2, ma dall’anno successivo la Luftwaffe e l’AMI intrapresero un programma di aggiornamento che prevedeva la sostituzione del vecchio sedile con un Martin Baker I/GQ7-A (i suffissi I e G stavano rispettivamente per Italy e Germany). L’IQ7 aveva prestazioni nettamente superiori con capacità di lancio anche a quota zero; Per la velocità invece, fu inattuabile ridurre i parametri imposti dal C-2, per cui l’eiezione rimase possibile solo nel range tra i 120 e i 500 KIAS (Knots Indicated Air Speed). Quello che ne derivò fu senza dubbio un notevole incremento della sicurezza dei piloti, ma un sicuro peggioramento del loro… comfort! Parlando con uno di essi, infatti, mi raccontò che il C-2 permetteva ampia libertà di movimento ed anche i voli più lunghi erano alla fine meno pesanti. Con l’avvento dell’IQ-7A lo spazio vitale era talmente ridotto da avere la cloche praticamente attaccata all’addome. Ad ogni modo i piloti accettarono di buon grado la posizione un po’ scomoda del nuovo seggiolino, avendo in cambio la quasi certezza di riportare la “pellaccia” a casa in una situazione di pericolo. Si affezionarono a tal punto al Martin Baker che arrivarono a chiamarlo… “San Martino”!

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Per avere conferma dell’effettiva presenza del C-2 sul mio ‘104, mi sono rifatto alla documentazione in mio possesso: fortunatamente il “6-12” è un esemplare abbastanza fotografato, e si trovano immagini pubblicate sia sul volume Starfighters Colours di Nicola Malizia, sia sul piccolo libricino Lockheed F/TF-104G Starfighter di Stefano Cosci, entrambi editi dall’IBN Editore.

Per recuperare il duplicato in scala del C-2 non ho dovuto fare molta strada; esso, infatti, è contenuto nel già citato set CMK in nostro possesso, ed è anche stampato con un’ottima qualità. E’ stato verniciato in 36375, ad eccezione delle cinture di sicurezza in Green Gunze H-330. I cuscini erano due: uno per la zona lombare (in Olive Drab FS 34088) e uno per la vera e propria seduta in Green Gunze H-330). Il poggiatesta è in Red FS 11136, particolare che da un tocco di colore in più a tutto l’abitacolo. Se volete avere una referenza chiara ed esplicativa, il Lock-On della Verlinden è davvero consigliato.

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Montaggio:

Il montaggio abbisogna solo di piccole accortezze, necessarie e propedeutiche per chi, come me, deciderà di riprodurre uno Starfighter in livrea Natural Metal. Le lavorazioni critiche riguardano soprattutto l’unione dei due tronconi che compongono la fusoliera, e il montaggio delle caratteristiche prese d’aria. Analizziamole separatamente:

  • Fusoliera: la totale assenza di perni di riscontro, certamente non facilita l’unione dei due pezzi. La cosa migliore è ripetere più volte le prove a secco, e prendere come punto di riferimento le pannellature presenti sul dorso. Per la stuccatura della giunzione, ho preferito non fare ricorso al classico stucco bensì, utilizzare come riempimento la colla ciano – acrilica. Essa, infatti, una volta indurita e lisciata, non è porosa e assume la medesima consistenza della plastica. Se poi viene rifinita e lucidata con una passata di pasta abrasiva, la fusoliera risulterà davvero “saldata”.
  • Air Intake: Il sovradimensionamento dei condotti fa risultare le prese d’aria fuori sagoma. A tale scopo basterà limare il necessario la parte che andrà a contatto con la fusoliera per limitarne l’ingombro. Anche per questa stuccatura ho preferito il ciano-acrilico, limitando però le fessure che inevitabilmente si vengono a creare, con listellini di plasticard sagomato. Durante la carteggiatura, ho periodicamente “ripassato” le pannellature con un incisore allo scopo di ridare la giusta profondità alle stesse ed evitare di perdere il dettaglio di superficie.

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Sul mio esemplare la volata del cannone era chiusa, per questo ho utilizzato il pezzo già fornito dall’Hasegawa. Altra operazione da eseguire, è la completa asportazione delle due bugne delle antenne RWR stampate su entrambe i lati del terminale di coda; queste apparecchiature furono introdotte solo con successivi aggiornamenti della cellula. Stesso discorso vale per le due piccole antenne a lama presenti davanti al pozzetto carrello anteriore, anch’esse non installare sul nostro “cacciatore di stelle”.

Per il resto, il montaggio scorre veloce e senza particolari criticità; le ali s’innestano precisamente all’interno degli scassi e limitano molto l’uso del mastice. Attenzione però a montarle con il corretto diedro!

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Prima di dichiarare conclusa la fase del montaggio, ho dettagliato un minimo la zona sottostante la calotta trasparente posteriore. Sempre in accordo con la documentazione, in quest’area sono presenti due longheroni che sostengono il coperchio del vano avionica e da me riprodotti con due striscioline sottili di rod. Questa porzione di abitacolo è stata dipinta in nero opaco e lumeggiata con un dry brush in Grigio scuro XF-54 Tamiya. Prima di essere incollati, i vetrini hanno fatto il solito “tuffo” nella cera acrilica Future che ne ha esaltato la brillantezza e la trasparenza. Questi sono stati poi raccordati alla fusoliera mediante il normalissimo stucco Tamiya.

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Verniciatura e weathering:

Sicuramente, la verniciatura è la parte più impegnativa di tutto il modello. La particolare finitura metallica è da sempre lo “spauracchio” di ogni modellista… soprattutto per me! Per fortuna, oggi si trovano in commercio nuovi prodotti in grado di far ottenere buoni risultati e perdonare gli errori anche di chi ha poca pratica con i Metallizer. Primi fra tutti senza alcun dubbio, gli ALCAD II Lacquer, dei particolari smalti “metallici” la cui applicazione è demandata esclusivamente all’aerografo.

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Gli ALCLAD richiedono  un breve discorso introduttivo per la loro corretta applicazione:

  • Come tutte le vernici a effetto metallico, anche loro mettono in risalto il più piccolo difetto di montaggio, stuccatura o qualsiasi tipo di sbavatura; è quindi molto importante eseguire un lavoro quanto più pulito possibile. Ricordate inoltre che non sarà poi così semplice sistemare le imperfezioni dopo la stesa del primer… questo per la successiva motivazione che andrò a spiegarvi.
  • Gli ALCLAD devono essere aerografati su una superficie quanto più liscia possibile. Anche un granello di polvere è terribilmente messo in risalto! Quindi, e mi ricongiungo al discorso delle righe sopra, creare delle irregolarità sulla vernice di fondo può significare rovinare tutto il lavoro svolto finora.
  • Come base per gli ALCLAD va bene qualsiasi vernice a smalto, purché lucida. Essendo dei pigmenti “foto-sensibili”, secondo il colore utilizzato come fondo varia anche la tonalità del metallizer. Volendo ottenere delle gradazioni più scure si potrà usare un nero, viceversa un grigio chiaro. Questa peculiarità è spesso sfruttata dai modellisti per creare successivi effetti di luce e per dare una prima differenziazione dei vari pannelli. Alcuni utilizzano come primer la Cera Future (sfruttandone le capacità autolivellanti), altri non usano affatto il fondo lucidando semplicemente la plastica del modello e stendendo la vernice direttamente sopra. Per gli ultimi due metodi suggeriti non posso giudicare, non avendo provato di persona il procedimento.

Detto questo, non spaventatevi! È molto più facile a farsi che a dirsi…

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Personalmente, ho agito come segue.

  • Ho prima verniciato tutte le zone non metalliche, quindi le ali in Bianco Opaco Tamiya (ho scelto l’opaco perché la finitura non viene intaccata dalla colla dello scotch utilizzato per la mascheratura) e tutti i vari pannelli dielettrici delle antenne UHF (dietro al cockpit, sotto – davanti al pozzetto carrello anteriore e su parte della pinna ventrale) in Sky/Duck Egg Green Gunze H-74. Per il radome ho dovuto compiere molte ricerche, tentando di azzeccare la tinta esatta. In realtà essa non era una vera e propria vernice, bensì un particolare protettivo dielettrico per il cono radar. Alla fine ho scelto il 36375 per riprodurla, il colore che più gli somigliasse. Curiosamente, anche un piccolo pannello sulla deriva è ricoperto dallo stesso materiale, esso però non copre nessuna apparecchiatura elettronica essendo solamente il coperchio dell’attuatore idraulico del timone di profondità. Misteri del modellismo che mai nessuno risolverà!
  • Come primer per gli ALCLAD ho utilizzato il nero lucido Humbrol numero 21, diluito al 40% con lo specifico thinner. È incredibile l’effetto “specchio” che riesce a dare il pigmento, creando una perfetta superficie liscia. Le eventuali “pecche” formatesi, le ho risolte mediante carteggiatura con carta abrasiva grana 2000 e successiva nuova lucidatura con la pasta abrasiva Tamiya Rubbing Compound gradazione “Finish”. Prima di procedere oltre, ho atteso almeno quarantotto ore la completa asciugatura dello strato di base; mi raccomando, la pazienza è fondamentale!
  • A questo punto è stata la volta del primo ALCLAD, quello che formerà il tono di fondo del velivolo: il White Alluminium. L’ho steso con una pressione nel compressore mai superiore all’1,2 bar, cercando di essere il più lineare possibile senza mai soffermarmi troppo sullo stesso punto. Se concentrata, infatti, la vernice può dare atto a fenomeni di “spaccature” e crepe impossibili da recuperare. Dopo circa quindici minuti il modello è già maneggiabile, ma è sempre meglio attendere un’altra giornata prima di lavorarci sopra.
  • Per la differenziazione dei vari pannelli prodotti con leghe e materiali differenti ho utilizzato altre tinte (sia ALCLAD sia TESTORS), ma per rendermi bene conto dell’effetto cromatico ho ricreato delle Chips fatte in casa su un vecchio modello cavia. In seguito, ho scelto i seguenti pigmenti: Darkened Aluminium e Magnesium ALCLAD, e il Magnesium Testors giudicando quest’ultimo più adatto a ricoprire le zone scure che vedete sul terminale di coda. Gli ALCLAD resistono benissimo alle varie mascherature ed anche alle manipolazioni più pesanti, mentre per i Testors vale l’esatto opposto. Per risolvere il problema, basta mescolare un po’ dell’apposito Sealer all’interno della boccetta prima di aerografare il colore sul modello.
  • Per ultimo ho lasciato la realizzazione dell’ampio pannello anti riflesso in nero opaco, che sui primi esemplari con livrea Strike Nucleare debordava fino a sotto il canopy.

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Con la verniciatura ultimata, il modello è pronto per ricevere il weathering se così può essere definito. In realtà, sia per la finitura lucida, sia per le ampie zone lasciate senza vernice, i nostri ‘104 erano pressoché puliti; mi sono quindi limitato a enfatizzare le pannellature con un mix di 80% nero e 20% Bruno Van Dyck per le zone metalliche, e con un grigio scuro per le ali in bianco. Prima di fare tutto ciò, è fondamentale ricoprire il modello con un trasparente che sigilli il NMF (Natural Metal Finish)!

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Essendo a tutti gli effetti degli smalti, sia i Testors  sia gli ALCLAD reagiscono al contatto del diluente con cui si allungano i colori a olio (sia esso ragia, Humbrol, trementina…). A tale scopo, io ho utilizzato ancora una volta la cera Future passata in tre mani su tutto il piccolo Spillone a evitare che il washing potesse penetrare sotto lo strato protettivo. La Future, inoltre, non spegne la naturale brillantezza dei metallizer ma ne accentua l’effetto.

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Decalcomanie:

Per le decalcomanie la scelta è quasi obbligata, ovvero il foglio numero 72-572 della torinese Tauromodel. Il set è quasi completamente dedicato alle più recenti versioni ASA e ASA-M del ‘104 (con livrea grigia Lo-Vis), ma sono presenti anche le insegne per realizzare proprio l’esemplare 6-12 (M.M. 6520) proposto in questa pagina. Il prodotto della ditta di Carmagnola è uno degli ultimi aggiunti in catalogo, quindi gode di un nuovo metodo di stampa e di una qualità nettamente superiore rispetto ai precedenti. Sono correttamente forniti anche gli stencil riguardanti le informazioni di salvataggio e uscita d’emergenza dal cockpit, nel primo stile con fondo giallo e non con il fondo arancione caratteristico del periodo successivo.

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Le insegne di manutenzione, al contrario, sono state prelevate dal foglio numero 72-533 della medesima ditta. L’articolo in questione però è di vecchia data, e lo si capisce anche dal fatto che il film è molto opaco e una volta posato sul fondo in alluminio risalta con un bruttissimo Silvering. A nulla servono i vari liquidi ammorbidenti, l’unica alternativa è di scontornare il più possibile o optare per le decal originali Hasegawa. Per fortuna, questi stencil sono davvero pochi… quindi ci si può anche “tappare il naso” e posizionare le spesse decalcomanie Hasegawa (anche loro ritagliate per ridurre all’osso il film trasparente), o al limite, prelevare un giusto mix da entrambe i fogli. Una nuova mano di Future ha regalato l’aspetto finale al modello, proteggendo nel frattempo anche le decal stesse. Prima di montare gli ultimi particolari, ho mascherato molto velocemente le zone attorno al radome, alle antenne UHF e alle prese d’aria poiché su di esse ho spruzzato una passata di trasparente opaco Gunze.

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Montaggio finale e conclusioni:

Il montaggio finale è molto sbrigativo, grazie anche ai pochi pezzi da aggiungere. Dopo aver installato la gamba di forza del carrello anteriore, gli pneumatici, il gancio d’arresto, i serbatoi (unico carico esterno selezionato per non appesantire troppo la bellissima linea filante dell’F-104) e i portelloni, ho incollato in posizione lo scarico del motore tratto dal set in resina Aires numero 7114. Esso è stato verniciato interamente in Burned Metal Testors, e lumeggiato con un Dry Brush in alluminio per mettere in risalto tutti i meccanismi di apertura dei flabelli. Non ho perso molto tempo sull’exhaust poiché, anche dal vero, esso rimaneva sempre molto scuro a causa dei caratteristici (e pesanti) fumi che si lasciava alle spalle il J-79 GE-3.  Posteriormente al pozzetto anteriore è presente l’innesco della cartuccia per il rilascio rapido del paracadute del seggiolino, anche questa prelevata dal foglietto di fotoincisioni CMK. Ora non rimane che liberare i trasparenti dalle maschere protettive, e aggiungere all’interno del canopy i due specchietti retrovisori e la barra anti torsione montata alle spalle del pilota (scartata quella Hasegawa perché davvero fuori scala, l’ho auto costruita con un filo di rame elettrico).

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Che dire di più? Il mitico Starfighter è stato un velivolo eccezionale, colmo di contraddizioni e poco incline a perdonare gli errori di chi voleva domare con troppa spavalderia la sua incredibile potenza. Eppure, con stati d’animo contrastanti, nessuno è riuscito a rimanergli indifferente! Non ci sono state vie di mezzo, o amore o odio… ma, dico io, con una livrea così bella che mette in risalto le sue fantastiche forme, come si può disprezzare una macchina simile? Buon modellismo a tutti. Valerio Starfighter84 D’Amadio.

Aircraft Walkaround (clicca sull’anteprima per ingrandire):

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