The Guardian – HH-60 J Jayhawk dal kit Italeri e conversione Cobra Company in scala 1/48.

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Introduzione:

Tutto ebbe inizio in una calda sera d’estate guardando un film in TV! Il titolo della pellicola era “The Guardian”, dove il protagonista (Kevin Kostner) interpretava il ruolo di un aero-soccorritore della Guardia Costiera Americana.
Mentre mi gustavo la proiezione rimanevo sempre più affascinato dalle scene che ritraevano gli elicotteri in forza all’U.S.C.G, gli HH60-J, e la mia mente modellisticamente deviata iniziò immediatamente a pensare di riprodurre in scala uno di quei soggetti….! Il giorno successivo attivai subito la ricerca di tutto l’occorrente per il mio progetto: recuperare il modello di partenza non era difficile, mi sarebbe stato utile l’SH60-B commercializzato dalla nostrana Italeri; girovagando per il web, trovai una ditta statunitense, la Cobra Company, che in catalogo aveva una mega conversione in resina e metallo bianco perfetta per il mio scopo (codice 48033). Al carrello della spesa aggiunsi una lastrina di fotoincisioni dell’Eduard creata per la versione B, ma che sarebbe comunque stata utile.

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A questo punto la vera difficoltà era trovare le decalcomanie, ma le vie del web sono infinite (parafrasando un famoso versetto) e con un pizzico di fortuna m’imbattei in una piccola azienda artigianale dell’Alabama, la Fireball Modelworks che commercializzava un bellissimo foglio (codice FMD-08-48) dedicato agli HH-60 J dell’U.S.C.G.!

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Mini Recensioni:

Vale la pena spendere due parole sugli aftermarket utilizzati per il mio modello in modo tale da offrire delle piccole recensioni.

Cobra Company 48033 – HH-60 J Conversion Set:
Nel 2003 la Cobra ha immesso sul mercato quest’attesissima conversione. Essa si compone di circa cinquantadue parti in resina che comprendono tutte le modifiche esternamente visibili, più ventisei pezzi in metallo bianco che andranno a sostituire e meglio dettagliare il rotore principale e quello anticoppia. Nella confezione è presente anche una lastrina di styrene trasparente con il vacuform delle finestrature bombate per i finestrini laterali dei piloti, e qualche dettaglio per l’interno dell’abitacolo compreso il cruscotto e la consolle centrale con la corretta disposizione dei quadranti e delle pulsantiere. La qualità di stampa è molto buona e i ritiri o sbavature sono pressoché assenti.

Fireball Modelworks FMD-08-48 – HH-60 J Jayhawk U.S.C.G. :
In realtà la Fireball Modelworks è formata solamente… da una persona! È il Sig. re Joseph Osborn che crea in casa suoi fogli decal. Proprio per la sua natura “casalinga”, il prodotto è stampato mediante il metodo ALPS su di un unico supporto trasparente… al modellista è quindi delegato un certosino lavoro di scontornamento delle insegne e un’accurata preparazione del fondo lucido.
Nonostante la fattura di certo non professionale, le decalcomanie sono estremamente corrette nelle forme e nei colori e, soprattutto, sono ben riprodotte con contorni nitidi e precisi. La scelta è poi vastissima, si può riprodurre addirittura l’intera flotta della Guardia Costiera americana (parlo di quarantadue macchine in totale)!

Il montaggio:
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Per prima cosa ho iniziato a studiare le istruzioni della conversione e a raccogliere quanta più documentazione possibile per avere un’idea ancora più precisa sulle parti soggette a modifiche.
Il Jayhawk deriva direttamente dall’HH-60 H Sea Hawk, ma ne differisce per l’installazione di numerose dotazioni avioniche specifiche per il teatro d’operazione marittimo: è presente un radar da ricerca e meteo che dà al muso una nuova e caratteristica forma. Sotto la prua è alloggiata una torretta FLIR (ad infrarosso) per le missioni Search & Rescue notturne e sono stati aggiunti due travetti esterni per il trasporto di tre serbatoi ausiliari e del pod sonar opzionale (con l’aggiunta delle taniche esterne il Jayhawk ha aumentato la sua autonomia a ben sei ore e cinquanta minuti con un raggio d’azione di circa 300 miglia nautiche). Conseguenza di tale implementazione è stata la totale riprogettazione di entrambe i portelloni d’accesso alla cabina, ed è proprio da quello sinistro che hanno avuto inizio le mie fatiche.

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Per montare correttamente la finestratura scorrevole fornita dalla Cobra Company ho effettuato un taglio all’esterno della fusoliera seguendo come riferimento le pannellature già presenti. Consultando le immagini a mia disposizione mi sono reso conto che lasciando il portellone destro aperto avrei dovuto arricchire l’interno con diverse apparecchiature e battellini gonfiabili; così, utilizzando dello stucco bi-componente e delle cartine per le sigarette, ho ricostruito alcuni canotti e delle borse contenenti materiale sanitario. Ho ricreato anche una scaffalatura posta nel lato sinistro dietro al copilota che conteneva varie apparecchiature elettroniche (fornite in resina dalla Cobra) mediante l’uso di Plasticard sottile da 0,2 mm. Un’altra zona molto visibile è il lato sinistro della cabina dove ci sono due sedute ripiegabili fatte di tessuto rosso, da me riprodotte utilizzando dei disegni reperiti in Internet e le solite cartine da sigaretta: ho incollato con del Vinavil tre strati, poi ho atteso che tutto fosse asciutto per procedere alla verniciatura (in rosso) e all’invecchiamento ottenuto con un po’ di Dry Brush in grigio chiaro. La “tecnica delle cartine” è molto utile per l’autocostruzione di questi particolari poiché, una volta che il collante si essicca, la velina tende ad aggrinzirsi e ad assumere quell’aspetto ruvido tipico della tela.

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Per la struttura tubolare delle panche ho sagomato il solito Plastirod di sezione tonda e spessore opportuno e, già che ero all’opera, ho anche realizzato nella zona alta il cablaggio del verricello esterno con l’aggiunta di qualche cavetto e tubazione di olio idraulico.
Dopo aver terminato le varie ricostruzioni, sono passato alla colorazione degli interni ottenuta con l’XF-18 Tamiya per il vano di carico, e il Nero opaco per la cabina di pilotaggio e i seggiolini. Conseguentemente ho eseguito vari lavaggi ad olio con nero e bitume, e alcune passate di dry brush per dare un effetto vissuto a tutta la zona.

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Finalmente si giunge alla fase di montaggio vera e propria chiudendo le due semi fusoliere ma, prima di quest’operazione, ho forato mediante un Dremel il dettaglio stampato in plastica che riguarda lo scambiatore di calore dell’albero del rotore di coda. Dopo aver assottigliato il labbro interno e rifinito i bordi, ho ricreato la “retina” traforata usando un lembo di Organza “cannibalizzato” da una bomboniera. Il tutto è stato poi incollato con dell’Attack e ulteriormente lavorato per dare la giusta forma al Tulle.
Causa la scarsa precisione degli incastri delle semifusoliere ho preferito lasciare riposare gli incollaggi per qualche giorno, dedicandomi nel frattempo al “pacchetto” pale e rotore di coda. Sempre con l’ausilio delle buone foto che avevo a disposizione, ho voluto dettagliare per rendere più realistico il rotore principale e quello di coda aggiungendo vari cavetti e tubazioni idrauliche che in questi punti abbondano parecchio. Sono poi passato alla colorazione: prima una mano di fondo che ha funzionato da “aggrappante”, poi del Nero opaco Gunze per le superfici inferiori del rotore principale e, per finire, superfici superiori in grigio chiaro FS 36375 Gunze H308. Le estremità delle pale sono, invece, in tre colori: grigio, rosso, nero e giallo.

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Prima di iniziare a stuccare tutte le varie giunzioni, ho aggiunto tutti quei particolari forniti dalla conversione: il caratteristico “naso” (il radome) sul muso più alcuni sensori e antenne situate sotto la prua e la coda. L’uso dello stucco su questo elicottero è stato abbastanza esteso, sia a causa dei già citati difetti di assemblaggio, sia per la grande quantità di pezzi in resina da dover aggiungere; per tutte le operazioni ho utilizzato il mio solito e fidato “Green Putty” della Squadron che è rapido nell’essiccazione e non ritira molto. Prima di passare alla colorazione definitiva ho controllato che tutto il montaggio fosse stato eseguito correttamente e le varie fessure riempite per bene; purtroppo le grandi superfici vetrate inevitabilmente mi hanno costretto a nuovi interventi poiché già al loro primo inserimento lasciavano dei gap abbastanza accentuati. Per colmarli sono ricorso a una buona quantità di “schegge” di plasticard inserite all’interno degli interstizi e a un uso abbastanza esteso di stucco bi-componente Tamiya. Qualche carteggiatura è stata inevitabile con la spiacevole perdita del dettaglio di superficie in alcuni punti e dell’opacizzazione dei trasparenti. Per dare nuovamente l’appropriata trasparenza, essi sono stati lucidati con varie passare di carta vetrata man mano sempre più sottile (dalla grana 1500 alla 2000) e pasta abrasiva poi, con l’uso dell’aerografo, vi è stato spruzzato sopra uno strato di cera per pavimenti Future che ha completato l’opera!

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La colorazione:

La colorazione degli HH-60 J della Guardia Costiera americana è la fase più caratteristica di questo modello. Lo schema ad alta visibilità è molto lineare ma realizzato con colori primari che a livello modellistico possono riservare qualche sorpresa. Ma niente paura… adesso vi spiego cosa fare!

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La prima fase della colorazione ha riguardato il bianco, quello da me scelto è l’H316 Gunze steso in varie velate leggere sull’intera superficie del kit in modo da creare un fondo idoneo per far “aggrappare” anche l’arancione e il giallo. Ad asciugatura avvenuta (attendiamo almeno una giornata) ho realizzato le mascherature di tutte quelle zone che andranno colorate in arancio alta brillantezza, colore che mi ha dato qualche problema poiché il suo Federal Standard non è prodotto da nessuna ditta. Il riferimento ufficiale è l’FS 12197 (CG Orange) e dalle istruzioni del foglio decal è suggerito un pigmento della Model Master abbastanza difficile da trovare. Così, in mancanza di altre soluzioni, mi sono dovuto arrangiare basandomi su un paio di foto stampate ad alta qualità dal mio fotografo di fiducia. Le prove fatte sono state molteplici, ma alla fine sono riuscito a trovare la giusta mescola miscelando due diverse tonalità di rosso Gunze H3 e H23 (non chiedetemi le percentuali esatte poiché mi regolo molto ad occhio!). Per avere un riscontro ancora più preciso ho aggiunto anche qualche goccia di arancio H14 riuscendo quindi ad azzeccare il colore in modo alquanto fedele. La fascia gialla sulla deriva che riporta le indicazioni di pericolo è in Yellow FS 33538 Gunze H329.

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L’andamento simmetrico delle zone in arancio e giallo mi hanno costretto ad un lavoro snervante di mascheratura: la precisione e la cura sono fondamentali per non ritrovarsi delle linee storte o sbavate alla fine della verniciatura. Personalmente ho usato l’insostituibile nastro Tamiya per delimitarle e ho aerografato le vernici cercando di mantenere il getto più perpendicolare possibile alla superficie del modello. A questo punto ho steso almeno quattro mani di trasparente lucido Gunze su tutto il mio Jayhawk allo scopo di creare un fondo liscio e idoneo alla posa delle decal. Questo passaggio sarà fondamentale per evitare il fastidioso effetto Silvering, rischio molto probabile data la fattura casalinga del prodotto della Fireball Modelworks.

Le decal ed il weathering:

I fogli decal contenuti nella busta trasparente della Fireball sono due in formato A5: uno per i vari stemmi e matricole, l’altro con tutti gli stencil e le scritte di servizio. Come già detto, la qualità è buona ma essendo stampate con sistemi alquanto artigianali è meglio proteggere le insegne prima di immergerle in acqua. A tale scopo la ditta di Tanner (Alabama) suggerisce di “isolare” le decalcomanie con uno strato di Decal Film della Microscale o una mano di cera Future, e di lasciarle “riposare” un paio di minuti prima di rimuoverle dal supporto cartaceo. Devo dire che, nonostante il film sia esageratamente esteso, esso è molto sottile. E’ poi importante utilizzare correttamente i liquidi emollienti Micro Sol e Set (che reagiscono molto bene) per far aderire correttamente le decal e “fissarle” al modello definitivamente.

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Il set è fornito anche delle estese walkways, ma personalmente ho preferito creare una mascherina per poi dipingerle ad aerografo.
Anche questa fase è filata via tranquillamente e senza particolari intoppi, tranne qualche accortezza e attenzione in più del normale. Dopo aver fatto riposare il modello per circa dodici ore, ho passato una mano di lucido per sigillare tutte le decal e per preparare la superficie al passaggio finale: il lavaggio a olio.

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Osservando le foto che avevo a disposizione ho notato che la colorazione è sempre pulita e brillante tranne in alcuni punti (come la zona degli scarichi dei motori che sono un po’ anneriti) che inevitabilmente si riempiono di sporcizia. In accordo con la documentazione ho deciso di non esagerare con i vari invecchiamenti limitandomi ad evidenziare le pannellature con un washing selettivo (realizzato in parti uguali di Nero e Bruno Van Dyck), e qualche “sbuffata” di nero nella zona degli exhaust.

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Un’ultima e ulteriore mano di trasparente lucido e il montaggio di alcuni particolari (l’antenna a filo sulla parte destra della trave di coda, alcune antennine a lama e le luci di posizione e navigazione) hanno messo fine alle mie fatiche… E si aggiunge così un altro modello alla collezione!

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Conclusioni:

Che dire… realizzando il mio primo Jayhawk mi sono reso conto che montare un elicottero richiede una buona dose di cura in più rispetto agli aerei. Se si vuole ottenere qualcosa di buono, bisogna avere molta documentazione fotografica e lavorare di autocostruzione, giacché almeno per certi soggetti il vano di carico è molto visibile dall’esterno e i set di dettaglio, per quanto curati, non sono mai il massimo. Una cosa buona però c’è: gli elicotteri m’intrigano parecchio e questo non sarà di certo l’ultimo!
Ciao a tutti gli amici modellisti, spero di farvi vedere presto qualche altro bel “frullino” (come li chiamiamo noi in gergo modellistico)!

Fabrizio “BernaAM” Bernarducci.

 

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