The Cold War Fighter – Mikoyan Gurevich MiG 21 Bis-N – dal kit Academy in scala 1/48.

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Ogni tanto torno a riaffacciarmi qui nella homepage di ModelingTime.com ed a causa della mia latitanza gli admin avevano già chiamato da tempo “Chi l’ha visto?” per sapere dove ero finito, invece eccomi qua di nuovo, dopo otto mesi sono riemerso dal mio banco di lavoro con in mano una bella “canaglia supersonica”.

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Vi presento l’ultimo nato nella mia vetrina, un MiG 21 bis-N della Forza Aerea Bulgara. Il titolo del mio articolo, doveva essere “balalaika supersonica” che deriva dal nickname di questo velivolo, dovuto alla somiglianza del MiG 21 con la balalaika appunto, uno strumento musicale in legno a corde tipico della Russia, con un lungo e sottile manico ed una cassa di risonanza triangolare, simile ad un liuto, ma con tre sole corde.. Ho preferito però rendere omaggio alla sua lunga carriera passata a difendere il suolo dei 58 paesi che ha servito, e che serve ancora, sempre pronto col coltello tra i denti….

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Sono da sempre appassionato di velivoli di fabbricazione russa, (e chi frequenta il FORUM di Modeling Time se n’è accorto) ma la spinta per iniziare a costruirne una piccola flotta l’ho ricevuta grazie gli articoli del bravissimo Gianni Cassi su quella che per me è stata una delle più belle realtà del modellismo aeronautico in Italia, Ali in Miniatura.

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Così con un piccolo tocco di afterburner ho preso lo slancio giusto per aprire quella scatola che mi aspettava polverosa nella mia riserva personale. Questo kit è stato in assoluto la prima scatola che ho comprato in 1/48, ormai quattro o cinque anni fa, ma l’ho tenuto sempre in stand by perchè, essendo appunto la scatola numero 1 nella scala del quarto di pollice ed il MiG 21 per me un aereo di ineguagliabile fascino, ho aspettato di assorbire il passaggio dalla 1/72 alla 1/48 prima di metterci sopra le mie “manacce”…

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Il kit Academy è senza dubbio il miglior punto di partenza per realizzare un bel “21” come si deve, ma come tutti sappiamo, la scatola ci dice che all’interno troveremo un bell’ “MF”, mentre all’interno c’è tutto l’occorrente per costruire un “Bis-L”, come rappresentato anche dalla box art. Non avendo molta voglia di modificare e tagliare il kit,  ho optato per la soluzione più semplice: costruire un bel MiG 21 bis, senza fare nessun taglia e cuci.

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Togliendo il coperchio alla scatola ci troviamo per le mani delle ottime stampate in plastica iniettata finemente incisa e di color grigio chiaro, un bel foglio di istruzioni, ma delle brutte decal. Come tutte le vecchie scatole Academy le decalcomanie non sono un granchè, sono spesse, poco reagenti ai liquidi e ,soprattutto, buone solo per realizzare dei MiG 21 MF; così le ho sostituite con il foglio numero 48004 della Linden Hill. Ora in alcune scatole di produzione  più recente della suddetta marca possiamo trovare delle ottime Cartograf.

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Le decal del foglio Linden Hill, chiamato “Millennium Migs”, riguardano dei Fishbed di fine terza generazione, come alcuni MF, ed altri di quarta, ossia le due versioni della serie “bis”, la “L” o Lazur, o la più recente “N-sau”, oltre a degli stupendi trainer “UM” che hanno volato a cavallo dello scorso millennio.

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Il montaggio scorre via molto bene, l’unica difficoltà sta nell’allineare i due tronconi che formano la fusoliera, ma chi ha un po’ di pratica non se ne preoccuperà più  di tanto. Personalmente ci ho dovuto lavorare un po’ per ottenere un discreto allineamento. Per chi volesse ottenere il massimo da questo kit può aggiungere un cockpit in resina ed uno scarico, io ho preso solo il cockpit della Pavla, economico ma efficace. “Economico” se non ne devi comperare due, ma poi scorrendo le righe scoprirete il perchè!

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L’esemplare che ho riprodotto io è un MiG 21 Bis-N sau, che si differenzia dalla versione L,esteriormente per delle antennine che ho ricostruito in scratch e che qui sotto vi mostro in foto: le vedete sotto al muso e alla sommità della deriva.

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Sicuramente tutti conoscerete la storia di questo aeroplano sia dal punto di vista storico-tecnico, sia da quello commerciale; insomma, per farla breve, è stato uno dei più grandi successi non solo della Mikoyan-Gurevich ma di tutta l’aviazione militare del dopoguerra.

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Il MiG 21 è un caccia bisonico con ala a delta sviluppato dalla OKB 155 di Artem Ivanovic Mikoyan e Michail Iosifovic Gurevich, per essere precisi, il caccia a reazione prodotto nel maggior numero di esemplari al mondo, oltre 10.000 fabbricati nella sola Russia ed all’incirca altri 3000 su licenza. Ha servito quasi 60 aviazioni ed è ancora in servizio in molti paesi.  In Bulgaria il “mio” MiG 21 affianca ora dei più recenti Mig 29. Ha sparato proiettili in mezzo mondo, ottendendo grandi successi come in Vietnam, dove ha fatto crollare al suolo una trentina di B-52 e 103 F-4 Phantom II per una perdita di 54 Mig 21. Per non parlare di tutti gli altri aeroplani americani che hanno avuto la peggio sui cieli vietnamiti come gli F-105. Per contro le ha prese sonoramente durantie i conflitti arabo-irsaeliani dai Mirage III CJ.

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Motorizzato da una turbina Tumanskij R-25 questo aereo arriva alla velocità di 2230 km/h pari a mach 2,1 e da semplice ed affidabile caccia leggero, con 3 secondi di autonomia di fuoco per il cannone ,si è trasformato negli anni in un vero multiruolo ognitempo capace di far bella figura in ogni situazione. Le sue dimensioni sono piuttosto contenute in 15,7m di lunghezza per 7.15 di apertura alare, i tecnici russi hanno messo tanto di buono, ma anche un piccolo serbatoio per il carburante; infatti, uno dei punti deboli di questa macchina è stata sempre l’autonomia, sofferta soprattutto dalla versione “R” da ricognizione.  Se ci fate caso quando sfogliate le vostre monografie lo vedete sempre almeno con un serbatoio ausiliario attaccato.

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Rispetto ai MiG 21 MF e agli altri delle generazioni precedenti è un’aereo totalemente riprogettato, migliorato nella struttura, migliorato nella resistenza e soprattutto razionalizzato in base alle nuove esigenze operative, insomma il MiG 21 bis non è stato solo un restyling ma un vero e proprio nuovo aeroplano.

La costruzione:

Tornando a parlare di plastiche e di resine, come da prassi si inizia con l’aprire la scatola con tanta buona volontà, cercando già con la mente di comporre il puzzle che troveremo al suo interno.

Il cockpit:

Il primo step è stato quello di adattare il cockpit in resina della Pavla, operazione non troppo complicata , ma nemmeno da novizi del modellismo. Vi ricordo che per maneggiare la resina servono un paio di guanti ed una mascherina, dato che è un materiale altamente nocivo alla salute. Una volta adattato alla perfezione il “pilot’s office” e tagliati tutti i micropezzetti che lo compongono, non c’è da far altro che perdersi le due paretine laterali e spendere altri soldi per comprare un cockpit nuovo. Io ho fatto proprio così! Voto 10 e lode!


Sono partito usando come colore di base l’ XF 23 Tamiya che poi con i vari lavaggi, trasparenti e dry brush è diventato un grigio verde, immaginando che con l’effetto scala e l’invecchiamento generale del modello, un verde sgargiante non sarebbe stato il massimo della realtà. Dopo il fondo ho dato una mano di trasparente lucido ed ho effettuato dei lavaggi in grigio di payne e nero ad olio che una volta asciutti sono stati le fondamenta per dei tocchi di pennello asciutto in alluminio e grigio chiaro. Tutto è stato sigillato con del buon flat clear della Gunze.


Per quanto riguarda il pannello strumenti, per i quadranti in particolare, ho verniciato strumento per strumento con un pennello sottilissimo a simulare le lancette e poi ho sigillato ogni indicatore con una goccia di cera future per dargli un po’ l’effetto lente e far finta che li ci sia un vetrino. I passaggi precedenti sono gli stessi che ho utilizzato per la vasca del cockpit.

Le paretine hanno ricevuto gli stessi procedimenti degli altri pezzi e qualche tocco di rosso, nero e giallo a simulare pulsantini e levette colorate.

Stessa lavorazione anche per la palpebra…

Il discorso cambia per il sedile che ha ricevuto come base il grigio f.s. 36270 della Gunze, poi lucidato e “lavato” con colori ad olio 50% nero e 50% bruno van dyck. Dry brush in argento e grigio.

(vista generale del cockpit…)

Il montaggio:

Prima di chiudere le semifusoliere che compongono il muso ho aggiunto 20 grammi di piombo, una volta incollate le valve ho stuccato la paretina posteriore del cockpit con del milliput, dall’interno perchè rimanevano delle fessurine tra questa e la parte superiore della fusoliera. Magicamente lo stucco era dello stesso colore della guarnizione consumata e sbiadita che sta nel MiG 21 e l’ho lasciata senza nessun tocco cromatico.

Si vernicia poi la parte interna dello scarico, come già detto molto spartana, ma chi s’accontenta gode e fa prima a finire il modello. Si chiudono poi le altre due metà che compongono la parte posteriore di fusoliera. Unendo i due tronconi che compongono il velivolo c’è da fare attenzione ad uno dei due punti critici del modello, se non si sta attenti nell’incollare le due metà verrà a crearsi un piccolo e quasi inevitabile dislivello.  A me è capitato, ma sulle plastiche si notava una leggera flessione, comunque niente di preoccupante o di irrisolvibile. Ho steso delle leggere colate di attak liquido che una volta asciutte sono state levigate con varie grane di carta abrasiva. Quei segni neri che vedete sono pennarello a spirito, il metodo che uso per verificare le stuccature…

Naturalmente c’è stato da reincidere qualche pannello un po’ dappertutto.

Il montaggio della gobba, o dorsal spine che fa molto più trendy, non crea grossi problemi ed è stata stuccata con della cianoacrilica sulle giunture con la deriva e con il muso, mentre tra gobba e fusoliera sono andato con del milliput. Non l’avevo mai usato essendo un affezionato dello stucco bianco Tamiya, però per le fessure messe in posti scomodi fa bene il suo lavoro e puzza la metà.


Il secondo punto critico è stato stuccare la radice alare, in quanto ogni volta si formavano delle fessurine per dei ritiri del milliput che mi hanno costretto a fare molti e molti passaggi. Oltre a questi due problemini con questo kit mi sono trovato abbastanza bene.

Stesso procedimento di stuccatura per il pod-cannone e per la pinna ventrale.


Ho iniziato poi ad effettuare la conversione in bis-n costruendo con del plasticard il supporto per l’antennina sotto al muso, quel pezzetto di plasticard che vedete  in foto…


Poi ho avuto un sussulto quando mi sono accorto che dovevo stuccare e carteggiare quella rientranza sul muso a forma di mezzaluna che vedete in quest’altra foto. Ho risolto carteggiando meglio che potevo, dato che la posizione non era per niente agevole e poi ho ritagliato del nastro adesivo d’alluminio. usando come dima la fessura stessa, costruendomi così una piastrina ed applicandola nel buco. Risultato? Poco sforzo ed una camicia in meno da lavare e poi stirare…

La verniciatura:

A questo punto ci troviamo di fronte a qualcosa che inizia ad assomigliare alla geniale invenzione di Mikoyan e Gurevich e possiamo finalmente spruzzare un po’ di primer, non prima di aver igienizzato la superficie con acqua e sapone per piatti ed una bella passata di polish Tamiya, per eliminare gli ultimi graffietti. In questo caso come fondo ho usato un grigio f.s. 36270 della Gunze, semi-gloss in modo da far risultare eventuali magagne guardandolo in controluce cosa che con l’opaco può sfuggire, magagne che puntuali sono saltate fuori come ogni volta. Veloci carteggiature alla base della deriva e sulla gobba in unione al muso.

Prima della verniciatura vera e propria ho spruzzato un bel pre-shading in nero lucido, (con pressione di 0,5/1 atmosfere a seconda dell’esigenza del momento), in corrispondenza delle linee di pannellatura ed ho spruzzato qualche macchietta all’interno dei pannelli. Il tutto sarà la base di un’intensa opera di preombreggiatura che si protrarrà fino alla fine della verniciatura.


Il primo colore che ho spruzzato è stato il colore della pancia e della metà inferiore del serbatoio, il light blue. Ho usato il Tamiya XF23,  molto preciso per questa colorazione. Ho dato qualche velata leggera di vernice per smorzare un po’ la preombreggiatura, poi ho iniziato a giocare intorno alle linee nere e alle macchiette ottenendo il risultato che vedete in foto…

Il verde chiaro invece è l’XF71 Tamiya, il cockpit green per i velivoli giapponesi della seconda guerra mondiale, spruzzato come il celeste, stesso metodo,  stesso risultato. Prima di dare questo colore ho mascherato con nastro tamiya e scotch da carrozziere.


Il verde scuro invece è il Gunze H330 dark green, il verde Nato dei jet inglesi come il Tornado, l’Harrier e il Jaguar. La mascheratura è stata effettuata con il Patafix, ma prima di verniciare ho effettuato un’altra preombreggiatura “sparando” su tutte le zone da verniciare delle macchiette prima nere e poi bianche per provare nuovi effetti e nuove sfumature ed ha funzionato bene!!

Il marrone è l’H84 Gunze, color mogano. Ho usato un marrone che tendeva poco al rossiccio perchè anche per questa tinta ho sperimentato delle ombreggiature…stavolta macchiette rosse e poi bianche. Mascheratura con il Patafix…

A vernicie asciutta è il tempo di lucidare, una bella lucidata con il clear della Gunze sarà la base al lavaggio per delineare le pannellature, colori ad olio miscelati al 50 e 50, Bruno van Dyck e nero, diluiti in acqua ragia come se avessi dovuto spruzzare la tinta ad aerografo. Il colore dato con un pennellino sottilissimo scivola nelle incisioni e si posiziona da se’ dove deve, lasciando poco sporco in giro per il modello. In seguito sii tirano via gli eccessi di tempera con un panno morbido lasciando un velo di lieve sporcizia che farà da base al post shading. Il post shading l’ho eseguito miscelando ad occhio le tinte di base col bianco che toglieranno un po’ di verve ai colori, ma ci restituirà un po’ del fascino dell’ aereo vissuto, anche se in scala. Dopo di questa fase si stende un’ulteriore mano di lucido e si passa alle decal.

Le decal:

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Le decal della Hi Decal Line sono sottilissime e reagiscono bene ai liquidi della microscale tanto da risultare un filino delicate. Unico neo le coccarde… sono formate da due dischetti da sorapporre, il primo per il bianco ed il secondo per il rosso ed il verde.  Poco male rispetto alle fatiche che avremmo fatto con le decal da Academy della scatola. Per far entrare le decal nelle pannellature, una volta ammorbidite dal micro set e dal micro sol le ho ripassate con il bordo di un plettro da chitarra che a casa mia non mancano, alcuni sul lato sono sottili e finiscono a mo’ di lama. Ho usato uno di questi.

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Dopo le decal si rilucida per evitare il silvering e poi si da qualche colpetto d’aerografo caricato a grigio per stemperare la loro cromaticità ed amalgamarle al resto dell’invecchiamento. Ho usato del grigio Gunze f.s. 36270 diluito in maniera considerevole….molto più della ormai famosa consistenza del latte…Per rendere la finitura opaca che un mig bulgaro merita ci ho spruzzato su un intero serbatorio di flat clear Gunze.

Assemblaggio finale:


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Ultimo giorno di lavoro: montaggio dei carrelli, già dettagliati in precedenza con filo di rame a simulare i tubi, piloni e missili aria aria,  sonde, antennine eccetera. Si incollano il sedile e la cloche, gli aerofreni e i piani di coda, si costruiscono in sprue filato una manciata di antennine sparse per l’aeroplano e poi  si incolla il tettuccio in posizione aperta con due gocce di vinavil. Ultima azione riporlo in vetrina, cosa non facile dato che è talmente pieno di antennine ed alette che non si sa da quale parte prenderlo senza far danni.


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Ed anche questo modello è finito in vetrina, appena terminato l’ho guardato con il triste sorriso con cui si saluta un amico che parte…dato che ci ho lavorato con così tanto piacere che mi è dispiaciuto terminarlo…questo è uno dei miei aeroplani preferiti, un “must” nel campo del modellismo aeronautico,  che si trova nella maggior parte delle collezioni di noi modellisti, ed in questo caso vestito di una mimetica alquanto insolita e poco vista in giro, cosa che mi ha fatto affezionare ancora di più a questi pochi grammi di plastica e resina che però per me hanno un significato particolare…


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Arrivederci al prossimo modello…tra qualche mese!

Mauro Balboni

2 COMMENTI

  1. Più lo guardo e più mi piace…La mimetica è un capolavoro!
    Ragazzo, i miei complimenti.

    Ciao e B(u)onomodellismoVox a te

  2. complimenti ,x il lavoro. Questa si ke e’ passione, anke x me il fishbed e tra i modelli della mia collezione, uno dei preferiti….non vedo l’ora di iniziare a costruirlo, la scala e’ 1:48 ed e di una casa della prc, cmq il tuo modello e’ belliximo…non posso che augurarti;buon lavoro e modellismo…..in gamba ciao Paul 65…..

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