Storia di un recupero divertente (o di un divertimento recuperato…) – Macchi 200 “Saetta” in scala 1/72.

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Non lo so, ma a me stuzzicava parecchio prendere “i poveri resti” di un residuo di sprue che già doveva essere stato attaccato a qualche materozza di una …ntina di anni fa, magari come omaggio (forse neanche troppo gradito) allegato a qualche rivista più o meno in voga e più o meno esistente al giorno d’oggi… Ma si sa, lustri fa probabilmente il modellismo era ancora qualcosa da scoprire e, magari, induceva a trascorrere un paio d’ore di spensierato scombiccheramento cerebrale senza aiutini tecnologici o televisivi…

FOTO 1

Foto 1.

E così, attratto e vagamente innamorato da quella tavolozza tendente al marrone, contornata dai pochi pezzi superstiti (Foto 1) relativi ad una forma che, vagamente, ricordava un macchino, ho deciso di lasciar perdere tutti i modellini in fase di costruzione (lasciamo perdere quanti…) e – yuhhuuu! – via, a capofitto su questa nuova avventura!

FOTO 2

Foto 2.

FOTO 3

Foto 3.

Confesso di non aver mai fatto un recupero integrale partendo praticamente da zero; probabilmente sono andato avanti unicamente per sana incoscienza, ma tant’è… mi sono detto che, comunque, non sono all’altezza di fare miracoli e quindi mi posso permettere di pasticciare per vedere cosa apparirà… Come al solito sono partito facendo qualche prova a secco (Foto 2 e 3) per verificare sia il montaggio dei pezzi sia la necessità o meno di procedere alla realizzazione, in autocostruzione, di alcuni dei pezzi mancanti o necessari al minimo sindacale… Quindi – ahimè! – ho deciso di cominciare a ricostruire, almeno in parte, la struttura interna del cockpit (Foto 4), utilizzando plastirod a sezione quadrata per le centine e a sezione tonda (date le dimensioni…) per i correnti; per il “rinforzo” del seggiolino, posizionato sulla centina posteriore del cockpit ho usato una piccola lamina di plasticard (forata con il trapanino a mano) inserita in un’apposita apertura.

FOTO 4

Foto 4.

FOTO 5

Foto 5.

Per il cockpit… beh, il sedile “originale” (Foto 5) era probabilmente derivato da una poltrona Luigi XVI, realizzata in plastica di recupero simil senape, munita di apposito segno di estrattore, per cui è stato necessario (aaaaaaaaaghhh!!!!) praticamente rifare tutto… Dopo aver tagliato “la poltrona” dalla sua base, alla quale è stata aggiunta una “prolunga” in plasticard sagomata per rispettare gli incastri in fusoliera, si è dato il via all’apoteosi demenzial-ricostruttiva (prima parte): il seggiolino è stato ricavato da una vaschetta di alluminio per alimenti, mediante sagomatura e incollaggio con la ciano di due striscette debitamente ritagliate; il resto è stato ricostruito con filo di rame e pezzi di sprue avanzati… il centesimo di euro, ovviamente, ha un diametro di 5 metri…

FOTO 6

Foto 6.

FOTO 7

Foto 7.

Ovviamente il quadro strumenti è stato ricavato da un pezzetto di plasticard sagomato su un contorno ricavato dalla “forma” di plastilina ottenuta, all’altezza del cockpit, chiudendo le semifusoliere e praticando poi i vani degli strumenti mediante la punta di una fresetta ruotata a mano; la bombola è un pezzetto di sprue lavorato con una limetta, un po’ di carta vetrata finissima e tanto olio di gomito e pazienza, al quale è stato poi incollato un tondino di plastirod forato e un pezzo di filo di rame (Foto 6). Il lavoro più “noioso” è, ovviamente, quello di fare numerosissime prove a secco (Foto n° 7, n° 8 e n° 9) per verificare, dopo ogni passata di lima o di carta vetrata, il necessario e corretto posizionamento delle parti che compongono il modello… parecchio lavoro è stato necessario per il collocamento della bombola che proprio non ne voleva sapere di ricavarsi il proprio spazietto senza dare fastidio al resto… ma dopo un colloquio duro, paventando le conseguenze dei continui rifiuti apposti e minacciando altre e più gravi sanzioni, alla fine anche quel pezzo di plastica oblungo è stato ridotto alla ragione!!! A proposito, per i “puristi”: il colore già presente all’interno delle semifusoliere non è stato eliminato del tutto per fare “aggrappare meglio la successiva verniciatura, pur se è stato “grattato” all’altezza delle linee di giunzione dei vari pezzi… precisazione che magari non serve, ma aiuta…

FOTO 8

Foto 8.

FOTO 9

Foto 9.

E il gruppo motore dove lo mettiamo?? Oddio, mi era sfuggito di mente… e ora come faccio, cosa mi invento? E già, mi manca una delle “stelle” di pistoneria e meccanica varia, o cannibalizzo un altro kit “cavia” oppure…OPPURE!!! Bene, procediamo con l’OPPURE (Foto n° 10): si prende un vecchio cerchione (forse residuo di qualche autocarro, mah…) dalla banca dei pezzi, si trova un pezzo di sprue della misura giusta, si lima, si carteggia, si fora, si ricarteggia, si rilima, si smussa, si ritaglia, si fresa, si riricarteggia e, finalmente, si fissa il pezzo di sprue (diventato ormai un piccolo cilindro bucato…) all’interno del cerchione; ora viene il bello: nella banca dei pezzi ci sarà sicuramente qualche vecchio motore radiale sopravvissuto alla distruzione di Hellcat, Wildcat, Lancaster, Super Fortress e chi più ne ha più ne metta, per cui… preso il vecchio motore, tagliata “la stella” dei cilindri, ottenuto un numero sufficiente (…) di “cilindretti”, incollati sul cerchione di cui sopra e poi il tutto colorato con nero opaco, tanto per vedere “l’effetto che fa”!!!! Nel frattempo, si continua il lavoro sul cockpit, aggiungendo, fra le altre “cose”, le cinture e le fibbie ricavate dalla solita vaschetta di alluminio per alimenti, tagliata in piccole striscioline (Foto 11, 12 e 13).

FOTO 10

Foto 10.

FOTO 11

Foto 11.

Dopo aver tentato di dettagliare (beh, dettagliare forse è una parola grossa…) il dettagliabile (Foto 12, 13), con mano da fabbro maldestro, è venuto finalmente il momento di passare una mano di colore per nascondere le vergogne.. Ho scelto di utilizzare gli smalti Humbrol per l’interno, in quanto coprono bene e sono adattissimi ad essere passati a pennello con opportuna diluizione. A pennello?? Già, perché … mi andava di fare così!!! Preciso ora, e preciserò altre migliaia di volte, che il “recupero” del kit in questione è stato unicamente un momento di divertimento, senza andare a pensare al millimetro in più, alla levetta mancante, al filo di diametro 0,000000001 mm da aggiungere, ecc… Volevo solo vedere cosa riuscivo a fare in pochi giorni, mantenendo – ovviamente – un minimo di logica.

FOTO 12

Foto 12.

FOTO 13

Foto 13.

Utilizzato l’HU78 per pasticciare gli interni, come ho detto, ho poi dato una sporcatine ai vari tubi e tubetti con HU154, dipingendo la “bombola” con HU14 aggiungendo, per ammorbidire un po’, una goccia di HU65 (Foto 14, 15, 16, 17) … proporzioni? Ho usato l’occhiometro, mi dispiace! Pannelli in nero opaco, strumentazione in bianco (per far risaltare gli strumenti dipinti sul cruscotto è stata aggiunta una goccia di CLEARFIX), cinture in HU62, fibbie dipinte in nero e contorno in HU11. Il tutto ha poi ricevuto, previa passata di trasparente acrilico a vernice asciuttissima, un lavaggio in nero di seppia e bruno van dick a olio e, successivamente, un po’ di drybrush con HU11 e HU64. Le scrostature sono, naturalmente, in HU11 e il lavaggio finale è stato realizzato con terra di siena ad olio mooooolto diluita.

FOTO 14

Foto 14.

FOTO 15

Foto 15.

FOTO 16

Foto 16.

FOTO 17

Foto 17.

Asciugato il tutto (Foto n° 18, 19, 20), è venuto il momento di chiudere le semifusoliere; è ora di darsi da fare per cercare di riempire l’orrida voragine del pozzetto dei carrelli… servirà tanta, tanta pazienza e l’aiuto delle fotografie del Macchi C.200 esposto al Museo di Vigna di Valle. Ingredienti: un pezzo di plasticard da 0,75 (per limitare quanto possibile le deformazioni), filo di rame “recuperato” da fili elettrici di diverso spessore, fresina (o trapanino) a mano con punta 0.1 – 0.2), matita, forbici, taglierino, cianoacrilica e… un pezzo di filo di acciaio, di quello che si usa nei cantieri… poco, per carità, ne serve solo qualche cm!!!!!

FOTO 18

Foto 18.

FOTO 19

Foto 19.

FOTO 20

Foto 20.

FOTO 21

Foto 21.

Istruzioni per l’uso (Foto 21 e 22): per ricavare la forma delle due paratie ho usato, a fusoliera chiusa, il filo di acciaio “recuperato”, sagomandolo sulle pareti interne, prima per la forma anteriore poi per quella posteriore; ho poi disegnato le forme così ottenute sul pezzo di plasticard, che poi ho ritagliato seguendo i contorni.

FOTO 22

Foto 22.

FOTO 23

Foto 23.

Per costruire il castello motore, ovvero l’intelaiatura interna simulando le varie tubazioni, ho dapprima disegnato un trapezio su entrambe le paratie interne realizzate in plasticard, poi ho forato gli estremi della figura geometrica (Foto 21) e ho incollato con la ciano i primi 4 tondini di rame (a sezione maggiore), la cui lunghezza è stata determinata sulla base delle disposizioni definitive assunte dalle due sezioni di plasticard (Foto 23). Irrigiditosi il tutto (chiaramente dopo numerosi prova-e-riprova), dopo aver forato gli inviti per i cavi da posizionare in un secondo tempo, ho realizzato l’intelaiatura interna utilizzando piccoli pezzi di plastirod per i setti trasversali e il filo di rame a sezione minore per gli irrigidimenti a X.

FOTO 24

Foto 24.

FOTO 25

Foto 25.

Traendo spunto dalle fotografie disponibili, giusto per dare un minimo di veridicità al tutto, all’interno dell’intelaiatura del castello sono state posizionate le tubazioni, i cablaggi e i vari componenti, utilizzando poi le diverse colorazioni in HU14 (+ una goccia di HU64 con l’occhiometro per smorzare un po’) e HU99 (Foto 24, 25, 26, 27); poi la solita mano di acrilico trasparente, qualche lavaggio con colori a olio mooolto diluiti (Bruno Van Dick e Terra di Cassel), qualche schizzetto di HU11 e poi, finalmente, l’incollaggio definitivo, con relativa stuccatura (minima, per dire la verità, la sagomatura è riuscita abbastanza bene …)

FOTO 26

Foto 26.

FOTO 27

Foto 27.

Bene bene bene… A questo punto posso dire che l’età ci ha messo del suo, perché… non ho fatto molte fotografie riguardo l’assemblaggio del motore, la ripulitura della cappotta, la realizzazione dell’”anello” con i flabelli e i tubi di scarico… faccio ammenda e mi cospargo il capo di cenere, ma ormai il danno è fatto… Vediamo se riesco a riassumere: rispetto alla Foto n° 10, il lavoro (beh, oddio, lavoro è una parola impropria) maggiore è stato quello di costruire la seconda “stella” del radiale, incollarla all’altra previo inserimento di uno spessorino in plasticard per non fare “ballare” troppo l’anello di ancoraggio dell’elica (che ho montato in un secondo tempo per poter procedere nel modo migliore alla colorazione della cappottatura) e, infine, realizzare una terza stella costituita da un anello in plastirod sul quale ho montato i “raggi” realizzati sempre con tondini di plastirod, colorando il tutto con HU53 draibrushato con HU11 e lavato con nero acrilico.

FOTO 28

Foto 28.

FOTO 29

Foto 29.

La cappottatura motore è stata la cosa che più mi ha fatto soffrire… ho dovuto sottoscrivere una convenzione con il maggior produttore di carta abrasiva d’Europa per avere il minimo di fornitura necessaria alla pulizia del “manufatto”… due TIR carichi hanno stazionato presso casa mia giorno e notte, per consentirmi di portare a termine il lavoro; alla fine sono andato al vicino cantiere, dove stavano tirando su una palazzina di 5 piani e ho pregato il costruttore – persona veramente squisita, che ringrazio – di sospendere momentaneamente i lavori per girarmi tutto lo stucco pronto necessario per nascondere giunzioni, buchi, imperfezioni, voragini e quant’altro… certo, il modellino adesso pesa una novantina di chili ma tant’è… L’anello dietro la cappottatura (Foto 1, pezzo in basso a destra) è stato quasi completamente ricostruito con un pezzo di plasticard debitamente sagomato, sul quale sono stati ricavati i flabelli (leggermente aperti) e i tubi di scarico, realizzati con un pezzettino di alluminio (quello delle vaschette) arrotolato attorno a uno stecchino (quelli grossi, da involtino di carne…) e leggermente schiacciato.

FOTO 30

Foto 30.

FOTO 31

Foto 31.

Sorvolo tutta la descrizione dell’incollaggio della fusoliera, delle ali e della quantità industriale di stucco e ciano che è stata necessaria per dare un aspetto “decente” all’intero aeriuccio… chiaramente ho dovuto reincidere tutte le piastre sopra il vano armi in fusoliera, compresa la rivettatura…aghhhh!!! Dico solo che la fase di stuccatura, fra carteggiatura, riapposizione stucco, lisciatura, ecc… è durata quasi una settimana…In Foto 30 è visibile il lavoro fatto dopo la chiusura delle semifusoliere e delle semiali (“prima” sarebbe stato difficile rendersi conto delle dimensioni e della posizione esatta) per completare il “traliccio” del vano carrelli; la presa d’aria del carburatore è stata ricavata dall’aggiustamento di un “residuato” proveniente dalla banca dei pezzi. Tutti i tubi, i tralicci, i reggisportello, i pezzi di correntini, gli avanzi di centinatura, i comunque denominati cavi visibili sono stati realizzati con filo di rame. Che altro devo dire? Ah, già: come si vede in foto, è stato necessario chiamare la Confindustria per ottenere le tonnellate di materiale vario da costruzione, materiale necessario per dare una forma alla presa d’aria…E passiamo – finalmente! – alla mimetica; dopo aver lavato con uno straccetto pulito imbevuto di alcool le superfici del modellino, ho steso una mano di primer grigio utilizzando l’XF-25 per verificare eventuali obbrobri; dopo di che ho preso qualche immagine dalla varia documentazione disponibile per decidere quale esemplare realizzare… mi piaceva il tipo di verniciatura del C.200 esposto al Museo di Vigna di Valle, per cui mi son detto: visto che mi sto solo divertendo, perché non provarci? Ho cominciato a prendermi un po’ sul serio andando a trovare le corrispondenze dei colori da impiegare: Verde mimetico 2 (FS 34092); Giallo mimetico 4 (FS 30266); Bruno mimetico (FS 30227/30215); Grigio mimetico (FS 36231), e poi… ho buttato via tutto e ho fatto di testa mia!

FOTO 32

Foto 32.

FOTO 33

Foto 33.

Ho cominciato con il passare, ad aerografo, un paio di mani di XF62 addizionato con nero XF1 (approssimativamente 5 parti verde e 1 parte nero); non ho eseguito preshading perché… me ne sono dimenticato! Alla completa asciugatura di tutto ho cominciato a stendere, sempre ad aerografo, le prime “righine” con una miscela di XF57 e XF49; duse quasi chiusa, colore diluito al 50% con alcool bianco+acqua demineralizzata, pressione adeguata (dato soggettivo; alzavo leggermente e abbassavo leggermente a seconda del “bisogno”…) – ovviamente più bassa che alta! – E qui ci ho messo un po’ di tempo… A proposito: sempre in tema di esperimenti, il colore del ventre è stato steso dopo il completamento della mimetica superiore, per poter poi maneggiare meglio l’aeriuccio…

FOTO 34

Foto 34.

FOTO 35

Foto 36.

Passati i soliti due giorni di asciugatura (il buon Dan Peterson diceva: “melio non corere risski”), è venuto il momento di realizzare le “righine” complementari; all’uopo è nata una miscela composta da XF9 e XF10, con una punta di bianco XF2, passata ad aerografo con le stesse modalità di cui sopra… le proporzioni non le ho appuntate, sono andato con l’occhiometro… tanto era un esperimento!!! Asciugatosi il tutto, ho aerografato un paio di mani di lucido acrilico MM diluito al 50% con alcool bianco (sempre per poter maneggiare bene il “piccolo”, poi ho realizzato la fascia gialla in fusoliera e la cofanatura motore (X8); l’anello esterno della cofanatura è stato dipinto in copper MO-LAK, uno smalto che avevo da tanto tempo ma che si è rivelato essere ancora in ottime condizioni!!!!!!! Al termine di tutto, dopo aver, nel frattempo, realizzato anche la parte ventrale del bimbo con XF54 “ammorbidito” con qualche goccia di bianco XF2, sporcando poi il tutto con striscette di marrone residuo dalla miscela XF9+XF10 mooooolto diluita, altra mano di lucido acrilico sigillante e riposo per 24 ore e poi… mano alle decals e agli olii!!! Per le decals non è che avessi troppa scelta; ripetendo per l’ennesima volta il concetto di partenza, questo lavoro voleva essere solo un divertimento e una pura applicazione finalizzata a “scoprire” fino a dove arrivavo nel recupero di un povero, piccolo pezzo di plastica abbandonato…sigh sigh!! Il foglio che avevo, comunque, era proprio di un Macchi C.200 per cui non dovrei aver fatto troppe bestialità… nonostante l’età, le decals (dopo essere state ritagliate con pazienza per evitare il silvering) sono state posizionate senza troppe difficoltà, utilizzando i liquidi appositi (Mr Mark Softer e Mr Mark Setter) e sigillando il tutto, ad asciugatura avvenuta, con una ulteriore mano di lucido. Dopo un paio di giorni mi sono divertito a lavare (Foto 34 e 35) l’intero modello prima con Terra di Cassel a olio diluitissimo, e poi (pari diluizione) con Bruno Van Dick; le scrostature finali sono state realizzate con un pennellino 000 e smalto HU11. A proposito: il tettuccio è stato incollato con Vinavil, i tubi di scarico e le armi sono state dipinte con misture diverse di marrone, gun metal e nero di seppia, i pitot sono pezzettini di filo di rame, le luci di navigazione sono realizzate con gocce di Clearfix dipinte in verde e rosso trasparente acrilico. Il risultato finale è visibile in Foto 36; chiudo questa chiacchierata dicendo, ancora una volta, che questo piccolo lavoro non aveva nessuna pretesa e nessuna finalità se non quella di divertirsi, fare esperimenti diversi e cercare di andare più avanti possibile nel tentativo di restaurare i pezzi di plastica che avevo sul tavolo (vedi Foto 1), per ritrovare almeno l’idea e il profilo di un macchino. Mi sono proprio divertito!

Emilio “Pennanera”, maggio 2008

Mail: pennanera_dv@yahoo.it

FOTO 36

Foto 36.

Close-Up Picture:

le immagini si riferiscono all’esemplare conservato presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle (RM). Clicca sull’immagine per ingrandire:

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2 COMMENTI

  1. Complimenti! Bel “recupero”…Ma ora ti saranno spuntate rughe larghe come l’A4 ! 🙂
    Battute a parte, mi hai dato ottime idee e tecniche…Lunga vita a tutti i modellisti come te che non si tengono i “segretini”, ma in vece aiutano la diffusione questo stupendo hobby.

    Grazie
    Alberto

  2. sono completamente d’accordo! e poi i segreti non hanno proprio senso…insomma dopotutto il modellismo è un gioco!ma che segreti mai potrà avere un modellista? e comunque è il modellista che fa la differenza! i segreti , i trucchi e gli stratagemmi sono solo di aiuto!

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