Samolot Misliwsko-Sturmowy Lim-6 Bis – Dal Kit Vacuform Broplan in scala 1/72

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Prodotto in Polonia su licenza dalla fine anni ‘50, il Licencyjni Misliwiec Lim-6 Bis fu l’ultimo di una lunga serie di velivoli strettamente derivati dal Mig-15 “Fagot” e dal Mig-17 “Fresco” sovietici. La dinastia “Lim” ebbe inizio nel Maggio del 1951, quando l’Aeronautica Polacca cominciò ad avvertire il bisogno di sostituire i vecchi ed oramai obsoleti Yak-17 e Yak-23. A differenza di molti altri paesi appartenenti al Patto di Varsavia, la Polonia poteva vantare un certa tradizione aeronautica industriale che gli potesse permettere di conseguire una capacità produttiva autonoma, o comunque meno legata a quella dell’ex URSS. Per questo nel Marzo del ’51, il governo di Varsavia riuscì ad ottenere da Mosca la licenza di produrre un velivolo direttamente in madrepatria. Nel maggio dello stesso anno entrò in possesso dei piani costruttivi del Mig-15, che tanta bella figura aveva fatto nella guerra di Corea, assieme ad un velivolo reale. La produzione in serie dell’aereo fu affidata alla ricostituita WSK (Wytwòrnia Sprzetu Komunikacyjnego, fabbrica di mezzi di comunicazione) di Mielec. Dal 1953 cominciarono ufficialmente le consegne ai reparti dei 227 Licencyjny Misliwiec (caccia su licenza) Lim-1. In seguito furono elaborate altre macchine simili alla precedente, come il Lim-2 o l’Sb Lim-2 che operarono attivamente fino all’avvento del Lim-5 di cui era stata già avviata la produzione, nel 1959, sulle catene di montaggio della WSK. Il Lim-5 era la copia del Mig-17 F dotato del reattore Klimov VK-1F da 3.380 Kg/s con postbruciatore, costruito dalla stessa WSK sotto la sigla di Lis-5. Il 28 novembre 1956 uscì il nuovo aeromobile, e l’8 aprile 1957 iniziarono i primi collaudi e voli officina per testare la cellula. Dopo un intenso ciclo di prove, il Lim-5 fu giudicato idoneo e pronto per equipaggiare tutte le unità da caccia polacche. Alla fine degli anni ’50, la NATO bandì un concorso, da cui scaturì anche il Fiat G- 91, per la creazione di un caccia bombardiere leggero e da appoggio tattico. Per fronteggiare l’entrata in linea di volo del nuovo aereo occidentale, lo Stato Maggiore Polacco fu costretto a adeguarsi ai nuovi parametri e, allo scopo incaricò le solite officine Mielec di progettare un moderno aeroplano. Di tutta risposta la WSK elaborò il Lim-5 CM (in seguito la lettera C fu omessa), provvisto di doppio pneumatico per le operazioni da terreni semi preparati, e una superficie alare completamente differente da quella delle precedenti versioni. Proprio il nuovo disegno dell’ala comportò diversi problemi aerodinamici e di stabilità che poi furono definitivamente risolti con il Lim-6. Praticamente identico al suo predecessore, esso introduceva alcune novità di rilievo tra cui: l’installazione di un vano alla base della deriva per l’alloggiamento di un paracadute freno e l’aggiunta di due piloni subalari in grado di supportare due lanciarazzi FFAR Mars-2 per 16 ordigni non guidati S-5 da 57mm o due bombe convenzionali da 50 Kg. La produzione del caccia bombardiere si aggirò attorno alla quaranta unità, di cui la maggior parte nel 1963 furono modificate nella versione Bis. Il Lim-6 Bis terminò la sua vita operativa e fu ritirato dal servizio nel 1989 ponendo fine ad una lunga e gloriosa carriera.

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Modellisticamente parlando, il Lim-6 rimane un soggetto quasi sconosciuto da parte delle ditte del settore, che preferiscono immettere sul mercato scatole riguardanti il più famoso e blasonato Mig-17. Volendo riprodurre la sua copia polacca, la scelta non può che ricadere sul kit della Broplan che ogni volta ci stupisce con le sue riproduzioni sempre più interessanti ed insolite. Lo stampo, prodotto in Vacuform, si compone di circa 63 parti, ripartite in due lastre di plastica bianca più una trasparente per l’unico vetrino, anch’esso in vacuform. Buona la qualità della realizzazione, che non presenta eccessive sbavature, con un discreto dettaglio di superficie, anche se con qualche incertezza e imprecisione di troppo. Prima di iniziare il vero e proprio montaggio, ho delicatamente separato i pezzi dal master principale aiutandoci con un taglierino dalla lama molto affilata e, successivamente, li ho rifiniti e limati per dar loro le giuste dimensioni. Durante queste operazioni si dovrà fare molta attenzione al distacco delle due semi-fusoliere data la loro propensione alla rottura, come da me tristemente sperimentato. La prima fase della costruzione, come di consueto, è stata dedicata alla zona abitacolo, che purtroppo risulta alquanto spoglia. Infatti, sono forniti solo il cruscotto, un’inutilizzabile cloche, due consolle laterali, il pavimento, una paratia divisoria e quello che sembra essere un seggiolino. Il tutto, purtroppo, è da scartare senza alcuna esitazione. Per superare questo primo imprevisto, ho optato per la totale autocostruzione del cockpit, unica soluzione attuabile vista l’assenza di fotoincisioni o set di dettaglio in resina. A questo scopo, ho ricostruito il pavimento della cabina servendomi di un quadratino di Plasticard da 0,2 mm opportunamente sagomato e portato alle dimensioni di 17 mm di larghezza. Dopo averlo saldamente incollato con colla cianoacrilica ad una delle semi-fusoliere, si è aggiunta la paratia posteriore, fornita dal kit, e due nuove laterali di larghezza 8mm e lunghezza 17, riprodotte con il solito Plasticard da 0,2mm. Completata la vasca ho sistemato il cruscotto, le due consolles laterali, rifatte con quattro pezzi di profilato quadrato Evergreen da1,5 mm incollate assieme, e le pedaliere ottenute tagliando due rettangolini d’ottone. Stesso discorso per il seggiolino del pilota. Sfortunatamente anch’esso dovrà essere ricostruito cannibalizzandone uno di un vecchio F-16, cui sarà asportato il poggiatesta, che sarà ricostruito con del Milliput e modellato quando la pasta è ancora fresca, e aggiunte le solite cinture di sicurezza create mediante scotch da carrozzieri. Prima di essere definitivamente fissato, numerose prove e secco mi hanno permesso di controllarne l’esatto allineamento e l’altezza rispetto al vetrino, correggendo così eventuali imprecisioni. La barra di comando è stata prelevata dal nostro magazzino pezzi. Dalle foto in mio possesso ho riscontrato che il cockpit era verniciato in Medium Grey (F.S.35237) ad eccezione delle consolles, del cruscotto, delle pedaliere, del poggiatesta e della impugnatura della cloche in Flat Black, delle cinture in Tan con le relative fibbie in Natural Metal e del cuscino del seggiolino in Olive Drab. Vari particolari in rosso e in giallo hanno dato il tocco finale all’insieme. La strumentazione di bordo è stata riprodotta con delle decalcomanie prelevate da un Mig-17 e le varie leve, come la manetta, ricavate con dello Sprue tirato a caldo. Prima di chiudere le due semifusoliere, ho preferito rinforzare la debole struttura inserendo dei tondini di Plasticard dallo spessore di 0,5 mm di varie misure fissati all’interno con qualche goccia di collante epossidico, appesantito il muso con buoni 20 grammi in piombini da pesca e aggiunto lo scarico del reattore. L’unione tra questi pezzi risulta particolarmente difficoltosa data la totale assenza dei perni di riscontro. Suggerisco ai lettori di non prendere come riferimento le pannellature, il più delle volte imprecise, per non incorrere in errori d’allineamento.

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Conclusa questa fase si passa al montaggio delle ali, scomposte in quattro pezzi. L’assemblaggio delle stesse, non presenta inconvenienti di sorta, ma si dovrà operare comunque sui pozzetti carrello ricostruendo le paratie e correggendone la profondità. La modifica è stata effettuata tagliando delle striscioline di Plasticard da 0,1 mm ed applicate sulla parte interna delle semiali superiori, in sostituzione di quelle esistenti, portandole poi alle giuste dimensioni con energici colpi di lima. Per permettere invece l’esatto incastro tra ali e fusoliera, ho operato in questa maniera: dopo aver aperto due asole sulle semifusoliere, prendendo come riferimento il segno di riscontro già presente, si sono autocostruiti i supporti sulle ali, che saranno utilizzati, sia per consentire l’esatto posizionamento delle stesse sia per rendere più resistente l’intera struttura. Le dimensioni dei due supporti sono 35 mm di lunghezza per 5 di larghezza, che dovranno essere incollati partendo dal bordo d’uscita alare, in modo da lasciare lo spazio interno per consentire l’inserimento dell’abitacolo (dalle foto si intuisce molto più facilmente le operazioni eseguite). Giunti a questo punto della lavorazione ho unito tutte le parti, compresi i piani di coda precedentemente assemblati, ricorrendo allo stucco lungo le varie giunzioni,  ed impiegando, dove necessario, dei piccoli pezzi di Plasticard per riempire i vuoti. Attenzione a non esercitare un grande pressione sulla plastica durante la carteggiatura, per non provocare spiacevoli rotture e non preoccupatevi di mascherare le zone per evitare il deterioramento delle pannellature. Le stesse andranno infatti successivamente reincise, aggiungendo quelle inesistenti, usando l’ottima punta della Dragon, le dime Verlinden e una buona dose di pazienza. All’uopo la documentazione in possesso fornirà un ottimo aiuto.

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L’ultimo problema da risolvere prima della verniciatura, riguarda la caratteristica presa d’aria. Purtroppo la sua forma è completamente errata e l’unica correzione possibile è la sua totale asportazione. Per riportarla alle condizioni originali, ho unito quattro tondini da 1mm. circa fissandoli alla fusoliera e modellandoli per adattarli alle forme del velivolo. Successivamente, con un trapanino, abbiamo forato il terminale portando lo spessore della sezione ad 1mm. Anche in questo caso l’uso del mastice Molak è stato obbligato per perfezionare il lavoro. Sopra la stessa è stata aggiunta, con del Milliput, la piccola bugna e con lo stesso procedimento sono state ricreate quelle sul ventre per l’espulsione dei bossoli e con una susseguente leggera carteggiatura si è provveduto alla loro rifinitura. La pinna ventrale è stata rifatta con il buon vecchio Plasticard poiché quella originale risultava troppo sottile. Il successivo intervento ha riguardato i piloni sub alari, cui è toccata la stessa sorte della pinna stabilizzatrice, e una volta posizionati e ritoccati, sono stati completati con l’aggiunta dei tiranti interni in sprue filato a caldo. Per quanto concerne le gondole delle mitragliatrici e del cannone N-37 D da 37 mm., scartate quelle presenti, ne ho montate alcune trovate nel nostro inesauribile magazzino pezzi appartenenti ad un vecchio kit di un Mig-15. Le canne sono state realizzate con dei tubicini d’ottone di vario diametro lavorate con la mola di un trapano elettrico. Giunti a questo punto, ho incontrato l’ennesima difficoltà lungo la costruzione del nostro modello: i carrelli e le relative gambe di forza. Tanto per cambiare, le parti presenti nelle stampate sono pressoché inutilizzabili poiché scomposte in due parti. Non ho nemmeno provato ad unirle assieme sapendo già che il risultato finale non sarebbe stato dei migliori, ma soprattutto antiestetico. Ad accorrere in nostro aiuto è arrivato il predetto Mig-15 da cui ho prontamente prelevato tutto il necessario. Ai pezzi “rubati” si sono aggiunti i martinetti idraulici dell’ammortizzatore, in ottone, e alcune condutture idrauliche che contribuiscono a particolareggiare ulteriormente la realizzazione. Prima di incollare sulla sue sede il vetrino, ho aggiunto un piccolo specchietto retrovisore sul montante principale, inserito il collimatore, in acetato, sulla palpebra del cruscotto ed eliminato gli eccessi di plastica trasparente con un particolare occhio di riguardo a non deteriorarne la già scarsa trasparenza. Una volta fissato e carteggiato con cura onde evitare distacchi, è stato sottoposto ad una lucidatura con la pasta abrasiva della Bare Metal per eliminare ogni residuo di sporco. A questo punto il mio Lim-6 è finalmente pronto per la verniciatura, basterà solamente completarlo con i due tubi di pitot, le luci di posizione e le alette anti scorrimento alla radice dell’ala.

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Non posso non comunicarvi qualche notizia in più sulla esatta mimetizzazione dei Lim-6 polacchi. Nel corso degli anni ’60, i velivoli dell’Europa dell’est erano generalmente in Natural Metal. Questa era la tendenza delle nazioni satelliti alla C.C.C.P.; tuttavia dagli anni ’70, nella maggior parte dei paesi equipaggiati con il Mig-17 o macchine affini, si cominciarono ad impiegare delle mimetiche ben precise. La Polskie Wojska Lotnicze fece verniciare i propri aerei secondo due schemi: il primo con superfici latero superiori a bande orizzontali di Dark Green\ Green o Tan\ Dark Green, mentre la seconda a tre colori in Dark Green\ Dark Tan\ Dark Gull Grey. In entrambi i casi le superfici inferiori erano in Blue (F.S.35622). Io ho optato per la seconda opzione riportando la mimetizzazione con l’aeropenna a mano libera sfumando tutti i contorni. Dalla documentazione, ho potuto osservare che il grado di usura degli aerei non era particolarmente elevato e solo qualche piccola scrostatura della vernice  si riscontrava sulle superfici mobili di comando e sui vari pannelli di manutenzione. Per questo mo sono limitato ad evidenziare gli stessi con dei colori ad olio molto diluiti e stesi con un pennello dalla punta piatta e setole morbide, nonché a ricreare le parti dove la vernice è saltata con della pasta di alluminio SNJ. Una mano di trasparente lucido ha preparato il fondo per le decals, e proprio la questione delle decalcomanie è forse quella più fastidiosa. La Broplan, sfortunatamente, non commercializza alcun tipo di insegne, e l’unico modo per decorare il modello è quella di creare degli stencils in cartoncino o di fabbricarle in casa, come da me eseguito. Il procedimento è relativamente semplice, infatti è sufficiente acquistare un foglio di film, possibilmente opaco, su cui mediante un Tratto-Pen rosso delineeremo i contorni dei codici individuali. Per fissare meglio la vernice e non farla sciogliere a contatto con l’acqua, ho passato sulla superficie lo stesso trasparente precedentemente usato. Il carattere è quello classico degli aeromobili russi, con angoli squadrati ed il loro colore è completamente in Insigna Red ma alcuni esemplari presentavano i numeri bordati con una sottile strisciolina di Insigna White. Le coccarde di nazionalità, collocate in sei posizioni, sono facilmente reperibili.

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Il Lim-6 da me realizzato (Factory Number 1J 04-18) presentava il numero 418 in fusoliera sotto l’abitacolo, ed era praticamente spoglio di stencils di controllo. Un ulteriore mano di finitura opaca, ha dato l’ultimo tocco alla mia realizzazione. Dopo aver rimosso le varie mascherature, si sono verniciate le canne delle armi e lo scarico in Bare Metal Metalizer, e dopo essere stato adeguatamente lucidato lo abbiamo raffinato con un leggero Dry Brushing in Alluminium. Nella medesimo tono anche il terminale dei pitot. Le luci di posizione, verde a sinistra e rossa a destra, sono state dipinte con colori per il vetro. In conclusione ho aggiunto i carrelli con i portelloni l’antenna a lama dietro il cockpit, le antenne radio dielettriche sulla pancia e la piccola sonda sul lato destro realizzata con del plastirod 0.01 mm. Le mie fatiche si sono concluse riponendo il modello in vetrina prendendomi un più che meritato riposo. Un particolare ringraziamento va al signor Janusz Brozek per il grande aiuto fornito, per il materiale inviatomi e per la sua continua e preziosa collaborazione con la nostra redazione.

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Bibliografia: Piotr Butowski, Waclaw Holis- Samolot Misliwsko Sturmowy- edizioni Typy Broni i Uzbrojenia n.117. Aerei Modellismo n.11 Novembre 1992 e n. 1 Gennaio 1984. Rivista Aeronautica n. 3 Maggio- Giugno 1991.

Colore

F.S. 595a

Humbrol

Molak

Testors

Gunze

Medium Grey

35237

145

35237

1721

H 337

Olive Drab

34088

34087

155

1711

H52

Dark Green

34079

116

34079

1710

H 73

Dark Tan

30219

118

30219

1742

H 310

Dark Gull G.

36231

146

36231 F

1740

H 317

Blue

35622

122*

35622

1722

H 314

Insigna Red

11136

153

5

1705

H 327

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