Per un amico, questo ed altro! A-1 H Skyraider dal kit Italeri in scala 1/48 – (Seconda Parte).

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La prima parte dell’articolo la potete trovare qui.

Il dettaglio finale del pozzetto carrello è parzialmente visibile, con la prima mano di primer grigio, in Fig. n° 30. Il “motore” è stato, fra le diverse parti del kit, quello che mi ha dato forse i maggiori grattacapi (in Fig. 31, benché parzialmente colorato, sporcato e cablato, si capisce perché…); i cablaggi (quelli che si vedono in questa foto), sono realizzati con pezzi di sprue sagomato e tondini di rame di vario diametro Per chi avesse la (s)ventura di cimentarsi con questo kit una raccomandazione: attenzione ad assemblare il motore, la cofanatura e l’elica!!! Se si vuole aggiungere il “blocco” alla fine, bene! – basta dipingere pezzo per pezzo, assemblare e cablare una cosa alla volta, e terminare l’intero motore a parte, per poi incollarlo all’aereo già terminato lasciando alle sporcatore canoniche il compito di “omogeneizzare” le giunzioni; se invece si reputa necessario montare l’elica alla fine, per lavorare meglio con l’aerografo… beh, attenzione al pernetto dell’elica! Posto che quello che ho trovato io era leggermente ovalizzato (e, nel far girare le “pale” – in tutti i sensi – , si vede bene…), munitevi di regolamentare “zeppa” di plasticard da incollare sul fondo del pernetto per impedire l’annegamento del tutto all’interno del motore, con conseguente esplosione di improperi, santi, navigatori e compagnia cantante…

Foto 26
Foto 26.

Foto 27
Foto 27.

Foto 28
Foto 28.

Foto 29
Foto 29.

Ogni singolo elemento del radiale, inoltre, andrà ripulito dagli snervanti residui di colata, che – ovviamente – si posizionano sempre nei posti più difficili da raggiungere… pittura: base gun metal, mano di trasparente acrilico, lavaggio con terra di cassel e terra siena, dry brush con grigio chiaro e alluminio, ulteriore mano di trasparente opaco per sigillare il tutto prima di maneggiare.

Foto 30
Foto 30.

Foto 31
Foto 31.

Gli scarichi forniti dal kit sono improponibili; meglio, molto meglio affidarsi a pezzi di guaina per filo elettrico tagliati a misura, assottigliati all’interno con una lima coda di topo e con una “botta” di fresetta (la più piccola), indi pitturati alla bisogna (Foto 32); le dolenti note vengono nel momento in cui si guardano le foto, si guarda il ventre dell’aereo, si provano i carichi e… si scopre un vuoto incolmabile in corrispondenza dell’attaccatura del cofano motore!!! Benedicendo mr. Plasticard e mr. Stucco (le maledizioni le tralascio, ci sono gli appositi calendari), con calma e a strati successivi è stato praticamente ricostruita l’intera zona anteriore del ventre per permettere la corretta collocazione del serbatoio (Foto 33 e 34); il tutto carteggiato e rifinito con cura per evitare disastri in fase di colorazione…

Foto 32
Foto 32.

Foto 33
Foto 33.

Foto 34
Foto 34.

Foto 35
Foto 35.

Ultimato il tutto, assemblata ogni cosa, stuccato lo stuccabile, carteggiato l’impossibile, rifinito l’impensabile, è venuta L’ORA DEL METALIZER!! Attenzione, è un programma riservato ai soli modellisti adulti che hanno già avuto esperienze intense con il soggetto di che trattasi… In foto 35 e 36 è illustrato l’effetto finale delle tre (3) passate di alluminio su tutto il modello, dopo aver preventivamente: lavato con un po’ di acqua saponata le superfici; lasciato asciugare ben bene all’aria; passato lo strato di primer grigio per far debitamente aggrappare la vernice. Asciugatosi bene il metalizer (ma bene bene!), è cominciata la grande opera di preshading… diciamo che è la parte per me più noiosa, nonché faticosa (ci sono voluti 2 giorni), preludio alla verniciatura con il colore base dell’intero modello, cominciando dal ventre, con uno dei colori più temuti dai modellisti: IL BIANCO!

Foto 36
Foto 36.

Foto 37
Foto 37.

Ebbene, a questo punto confesso che, essendo in soggezione davanti alla “enorme” superficie da tinteggiare in bianco, non volendo fare troppe stupidaggini ho deciso di (non prendetemi per matto, per carità!!!!!) utilizzare un altro modellino, in scala 1/72, come CAVIA DI LABORATORIO!! “Casualmente” avevo sul tavolo un A-4F Skyhawk da realizzare in livrea US Navy… quale migliore occasione per sperimentare il bianco!????!!!!! Il risultato post sperimentazione è illustrato in Fig. 38; ho iniziato con 2 mani di bianco opaco, al quale è stato aggiunto un 20% di grigio medio (mai passare il bianco puro!!!!), e ho gradualmente schiarito il centro dei pannelli aumentando leggermente la quantità di bianco, senza mai però arrivare al colore puro; le piccole sporcatore sulla pennellatura sono state realizzate aggiungendo nel serbatoio dell’aerografo, nel colore base, piccole quantità di ocra modulato con marrone dorato. Il tutto è stato sigillato con 2 mani di trasparente lucido. E arriviamo, finalmente, alla parte più divertente: la mimetica “stile Vietnam”!!! I colori usati sono stati l’HU116, l’HU118 e l’HU120 a smalto, corrispondenti ai codici FS consigliati. In Fig. 39 si vedono i primi due colori già realizzati (e in parte già schiariti al centro dei pannelli)e una parte della mano di fondo passata sul metalizer; quasi tutto è stato fatto con aerografo a mano libera, nei punti più difficili è stato d’ausilio un “salsicciotto” di UHU Tac.

Foto 38
Foto 38.

Foto 39
Foto 39.

Foto 40
Foto 40.

Foto 41
Foto 41.

Foto 42
Foto 42.

Foto 43
Foto 43.

Le foto n° 40 e 41 si riferiscono all’ultimazione della mimetica e alla successiva schiaritura, seguita dalla lucidatura (3 mani di trasparente acrilico lucido) e dall’apposizione delle decals; per fare un modello un po’ diverso ho ipotizzato una fase del conflitto in cui la fretta di procedere al passaggio degli A-1H ha comportato la coesistenza di codici americani con insegne vietnamite (Foto 42) … evidentemente gli scontri a fuoco non hanno permesso la celere sostituzione dei codici di coda…

Infine, dopo l’ennesima mano di lucido per proteggere le decals, VIA con oliature, sporcatore, scrostature e chi più ne ha più ne metta!!!! Tanto, lo Skyraider più sporco è e meglio ripresenta all’occhio modellistico!!!

Foto 44
Foto 44.

Foto 45
Foto 45.

Foto 46
Foto 46.

Foto 47
Foto 47.

L’aspetto del modello durante questa fase è evidente nelle foto n° 43, 44, 45, 46 e 47; oltre alla Terra di Cassel e alla Terra di Siena, passati ad olio, ho usato anche le tempere (Nero avorio e verde vescica) per realizzare alcune velature e i colori a china (terra siena e seppia) per marcare alcune zone, specialmente intorno ai portelli e portellini presenti in fusoliera; la “perdita d’olio” del serbatoio ventrale (Foto 48) è stata realizzata mettendo sul “tappo” una goccia di colore ad olio moooolto diluita e “soffiando” dalla punta del serbatoio stesso in direzione della coda… con un paio di prove si ottiene un buon risultato.

Foto 48
Foto 48.

Foto 49
Foto 49.
Foto 50
Foto 50.

Foto 51
Foto 51.

I “fumi” di scarico (Foto 50) sono stati realizzati interamente con colore ad olio puro “tirato” con un cotton fioc secondo l’effetto aerodinamico visibile nella abbondante documentazione fotografica; precedentemente era stata data “una traccia” ad aerografo, molto leggera, con il nero opaco. La foto n° 51 evidenzia un’altra piccola (…) “pecca” del kit; i carichi alari disponibili sono un po’ troppo “scarsi”, vista la diversità e la quantità di armamento di caduta che gli Sky potevano “vantare”…

Foto 52
Foto 52.

Foto 53
Foto 53.

Il lavoro è terminato ripassando il tettuccio con la Future, “miracolosa” nel ridare lucentezza e trasparenza, realizzando le luci di posizione e di navigazione con i trasparenti Tamiya, montando i cavi delle antenne realizzati con sprue tirato a caldo; tutto quanto è stato infine sigillato con una passata di trasparente opaco. Che dire? La parte più triste e malinconica, alla fine, è stata proprio quella del “distacco”; nel separarmi dal “bambino”, dopo mesi di lavoro e divertimento, ho provato la sensazione che, suppongo, ogni modellista prova allontanandosi dal frutto delle “sue” fatiche, pur nell’orgoglio e nella soddisfazione di aver quantomeno tentato di fare tutto il meglio possibile, utilizzando l’esperienza per il prossimo lavoro!

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Per qualsiasi chiarimento, nel mio piccolo, sono ovviamente sempre e comunque a disposizione!

Emilio “Pennanera”

Mail: pennanera_dv@yahoo.it

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1 COMMENTO

  1. Bellissimo lavoro, Pennanera, complimenti. Bel soggetto, bella realizzazione ed upgrade del kit di partenza. C’è solo un particolare che stona……………! E’ un “falso storico”. Non me ne volere, non è una critica ma solo un suggerimento alla ineccepibile realizzazione di un modello. Quando ero sul campo, oggi mi prudono le mani ma devo ancora riprendere questo meraviglioso hobby, individuavo il soggetto che volevo riprodurre (intendo dire: la versione, il reparto e lo specifico velivolo con le sue insegne….) raccoglievo più documentazione possibile e….partivo. Il tuo Skyraider, non è un A-1H bensì un A-1J (serial 52-142059) assegnato al 6°SOS e mai trasferito alla VNAF. Venne abbattuto nei cieli del South Vietnam il 07/Maggio/1968 ed il pilota, Cap.Jhon G. Hayes, “Spad 02” si eiettò con successo e venne recuperato poco dopo.
    Ripeto, non è una critica ma solo un suggerimento. Ho sempre pensato che realizzare un modello volesse dire, oltre passione, divertimento, bravura nel montaggio, verniciatura………….e chi più ne ha più ne metta, riprodurre in una scala più piccola un velivolo VERO, con una sua vita ed una sua storia. Ecco perchè la documentazione storica è molto importante e non deve essere trascurata.
    A parte questo, ripeto, hai fatto un ottimo lavoro!

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