The Italian JUG – P-47 D-30 Thunderbolt dal kit Tamiya in scala 1/48.

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Da appassionato di velivoli che hanno prestato servizio con le insegne italiane (Regia, ANR o A.M.I. senza distinzioni), nella mia collezione non poteva mancare uno dei soggetti più conosciuti a livello mondiale: il P-47 Thunderbolt. Dopo essere stato uno dei protagonisti indiscussi nei cieli del secondo conflitto mondiale, continuò nel dopoguerra ad essere impiegato da diverse forze aeree tra cui la nostra giovane Aeronautica Militare. Ho già realizzato un paio di anni fa, ai tempi del mio “rientro” in questo fantastico hobby, un esemplare italiano dal Kit Revell in 1/72; è stato il mio secondo modello ad aerografo, ma volevo rendere giustizia al soggetto cercando di migliorare quanto precedentemente fatto!

Il servizio in Italia della creatura di Seversky, nello specifico nella versione D-30/40, non è stato ne lungo ne particolarmente glorioso. Le macchine ricevute a titolo gratuito dell’USAF erano stoccate in Germania, inutilizzate e accantonate da almeno tre anni. All’epoca le cellule migliori erano state già assegnate alle aeronautiche militari francesi e portoghesi che, avendo avuto possibilità di scelta, selezionarono i velivoli con meno ore di volo facendo, oltretutto, incetta di ricambi e carichi (i nostri “Jug”, ad esempio, non montavano serbatoi ausiliari perché non ce n’erano più di disponibili al momento della presa in carico).

Inoltre il caccia che più degli altri aveva impressionato da nemico i nostri piloti si rivelò, una volta in mano loro, il classico “gigante coi piedi di argilla”; la capacità di incassare colpi, la velocità e la potenza di fuoco che lo avevano esaltato in guerra erano pressoché inutili in tempo di pace, mentre l’usura e l’ assenza di manutenzione per diverso tempo avevano ancor di più accentuato i difetti strutturali (fragilità del carrello principale, malfunzionamento del meccanismo di variazione del passo dell’ elica e dei circuiti idraulici delle superfici mobili) che furono causa di frequenti incidenti, spesso mortali, nel corso dei due anni di servizio nell’Aeronautica Militare Italiana.

Il P-47 fece comunque la sua parte, andando a riequipaggiare il 101° e 102° Gruppo, e creando la specialità “caccia bombardiere” che era a quel tempo assente nella nostra forza aerea.

A fine servizio, quando 5° e 51° Stormo iniziarono a ricevere i primi F-84G, i P-47 (la denominazione ufficiale “post-war” sarebbe F-47, ma io preferisco quella originale) superstiti furono riconsegnati all’USAFE (US Air Force in Europe) e riportati in Germania. Uno solo restò sul suolo italiano, l’M.M. 4653 “51-19”, che dopo varie peripezie arrivo al MUSAM di Vigna di Valle dove è rimasto fino ad almeno il 2004, dopodiché è stato stoccato in altro luogo (Guidonia? Torricola? Galatina?) in attesa di restauro. E’ appunto questo l’esemplare che ho voluto riprodurre!

Per costruire un P-47 D-30 in scala 1/48 attualmente ci sono due scelte “da scatola”: la rara e quasi introvabile Hasegawa o il kit del P-47M Tamiya, che permette di realizzare tutte le versioni del Bubbletop dal D30 alla N. Io ho optato per quest’ultima (molto più reperibile) dotandomi, come aftermarket, della lastrina di fotoincisioni Eduard (foglio FE-354) dedicata alla variante M (non ho usato tutto), mascherine per i trasparenti Eduard (codice EX-186) e decal Tauromodel (fogli 48-549 e 48-528) per codici ed insegne.

Le parti del kit da utilizzare per un corretto D-30 sono:

  • Pavimento del cockpit liscio e non corrugato.
  •  Pinna dorsale “appuntita” e fiancata destra del cockpit senza tubo dell’ossigeno maggiorato.

Inoltre bisogna far riferimento alle foto dell’esemplare scelto per capire che tipo di collimatore fosse montato e quale elica montasse delle tre quadripala utilizzate dal Thunderbolt.

Sono partito, ovviamente, dall’abitacolo utilizzando le fotoincisioni Eduard per arricchire ulteriormente il dettaglio del kit di per se già superbo. Ho verniciato tutto in Dark Dull Green (mescolando vernici Tamiya: 2 parti XF-5 ed 1 parte XF-8) che era il colore utilizzato nelle macchine di costruzione Republic (vedendo le foto dell’esemplare prescelto, si notano alcune zone in Chromate Yellow – questo tipo di primer era utilizzato solo dalla Republic. Al contrario le macchine di produzione Curtiss avevano sia la cabina che tutte le strutture interne trattate in Interior Green). A seguire ho applicato un lavaggio con il Panel Liner Tamiya Dark Brown ed un successivo Dry – Brush con colore ad olio grigio su tutto l’interno; sul pavimento ho usato l’alluminio (Gunze Mr. Metal) per simulare un po’ di usura da sfregamento.

Terminato il “pilot’s office” mi sono dedicato al Pratt &Whitney R-2800, anche questo da scatola e molto ben dettagliato, cui ho aggiunto solo i cavi delle candele.

Il passo successivo è stato verniciare le parti in Zinc Chromate (vani carrello, interno naca, parte di fusoliera visibile dalle “scoop” del compressore) e, dato che mi piace giocare con i colori, ho provato a fare un mix per riprodurlo:

  • 30% Tamiya XF-5 e 70% Gunze H-34.

Per fare un raffronto l’ho spruzzato su tutte le superfici interne di un’ala, dopodiché ho steso nell’altra il prodotto Tamiya “dedicato”, vale a dire l’XF-4, constatando con soddisfazione che non c’era differenza tra i due! quindi se voleste riprodurre lo Zinch Chromate e siete a corto della boccetta pronta, potete usare tranquillamente le percentuali sopra descritte!

Fatto questo (ed inseriti gli sfiati della valvola Waste Gate e lo scarico posteriore del Supercharger) ho chiuso la fusoliera unendola, poco dopo, alle ali. Il montaggio scorre via che è un piacere, senza sforzi e senza alcun utilizzo di stucco (se non un filo di Milliput bianco nella zona della pinna dorsale).

A questo punto sono passato speditamente (anche troppo, forse!) alla preparazione del fondo per la successiva finitura metallica; ho spruzzato il Nero Lucido Mr.Color diluito con Nitro, per avere un’asciugatura veloce ed una superficie lucida, con rapporto di diluizione 70% diluente/30% colore.

Con la mano di vernice mi sono accorto della presenza di una serie di ritiri sulle ali in corrispondenza dei carelli, dei vani dei flaps e delle tip alari, difetti che di solito non ci si aspetta su di un kit Tamiya!

Questo inconveniente mi ha costretto a sverniciare interamente il modello, controllare tutte le superfici in cerca di altre imperfezioni ed, infine, preparare di nuovo il primer.

Grazie anche ai consigli ed ai feedback trovati nel FORUM di Modeling Time.com ho sperimentato un altro tipo di finitura nera lucida, sempre con il Gloss Black Mr. Color, ma questa volta diluito al 70% con il Mr. Levelling Thinner (sempre Gunze) e l’aggiunta di un paio di gocce di future direttamente nella coppetta dell’aerografo. Le proprietà autolivellanti della Future e del Leveling Thinner, in aggiunta alla diluizione particolarmente “spinta”, hanno prevenuto la formazione del fastidioso effetto “buccia d’arancia” sulla superficie riuscendo ad ottenere una finitura compatta e liscia, pronta per ricevere i metallizzati.

Senza ulteriori “esperimenti” ho optato per l’utilizzo delle vernici Alclad II nella tonalità White Aluminium sulla quasi totalità del mio P-47, ad eccezione delle coperture dei vani armi che spesso “cuocevano” col calore delle culatte; per queste ho scelto il Dark Aluminium.

Non ho voluto differenziare ulteriormente i pannelli sia per evitare l’effetto “patchwork”, sia perché nelle (poche) foto reperibili del mio esemplare si nota una uniformità di toni su tutte le superfici come se fosse comunque stato riverniciato in una sorta di alluminata.

Qualcuno storcerà il naso vedendo l’interno della zona rotazione dei flap dipinta in Zinc Chromate, ma guardando molte foto sulle pubblicazioni da me consultate prima e durante la realizzazione del modello ne ho trovata qualcuna nella quale si nota chiaramente questa zona ”primerizzata”. Non sono sicuro che il velivolo scelto come riferimento le avesse realmente… mi è piaciuto realizzarle così, è stata un’interpretazione personale, magari ad una mostra sarebbe causa di esclusione ma dato che non vi parteciperà mai il problema non si pone!

Finita la fase dei metallizzati sono passato al pannello antiriflesso (verniciato in NATO BLACK e desaturato con una velatura di H-301 Gunze molto diluito) e ai riferimenti per il bombardamento in picchiata sulle ali in nero. Le zone “no step” sono, ovviamente, rosso.

La lucidatura è stata applicata con il Clear Tamiya, anche in questo caso diluito (70% diluente-30% colore) con il Levelling Thinner Gunze e le solite due gocce di Future. Le decal Tauromodel non mi hanno dato problemi di silvering ed hanno “copiato” bene i dettagli ove necessario. Dopo una seconda passata di trasparente ho eseguito un lavaggio in grigio ad olio per dare un po’ di profondità e movimento alle pannellature.

Gli ultimi passaggi prima del posizionamento del modello nella mia personale “linea volo” sono stati il Post-Shading sul pannello antiriflesso (effettuato con passate veloci di German Grey Tamiya e Gunze H-417 diluiti al 90%) e l’applicazione del Flat Clear H-20 Gunze diluito con nitro per “spegnere” un po’ la lucentezza della finitura natural metal.

In conclusione, mi ha divertito riprodurre un aereo che è tra i miei preferiti e al quale ho cercato di rendere onore.

Un DOVEROSO grazie a tutti gli amici del FORUM , per il supporto, per i consigli e SOPRATUTTO le necessarie ed opportune critiche, sempre costruttive, che servono e fanno crescere molto più dei complimenti!

Buon modellismo a tutti! Alessandro – Argo2003 – Gerini.

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