P-47 D-26 “Jugs over Germany” dal kit Eduard in scala 1/48.

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Il P-47 Thunderbolt è stato uno degli aerei americani più famosi della Seconda Guerra Mondiale ed ha battuto anche parecchi record costruttivi e progettuali. Fu il più potente – fino a 2800 HP nelle ultime versioni – il più veloce – superava i 760 km/h nella versione M – il più pesante – circa 9600 kg – uno dei più armati – con ben otto mitragliatrici da 12,7 mm – e il più prodotto – poco più di 15600 esemplari, la maggior parte nella versione D.

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Il modello: 

Proprio la variante D è protagonista di questo articolo. Il kit è una Limited Edition della Eduard in scala 1/48 (art.1179) che, di fatto, contiene le stampate Academy.

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La qualità della plastica non è affatto male e, cosa molto importante, le pannellature sono ben incise; non ho notato problemi di ritiri o sbavature sui pezzi. L’Eduard ha voluto ulteriormente migliorare il modello fornendo, all’interno della scatola, una serie di graditissimi set di dettaglio:

  • Cockpit completo in resina.
  • Ruote e cerchi in resina.
  • Ben due tipi differenti di eliche in resina.
  • Due lastrine di fotoincisioni.
  • Maschere per canopy e ruote.

L’abitacolo, nello specifico, è composto da ben sedici pezzi che si vanno ad accoppiare con vari particolari fotoincisi dando un effetto veramente realistico.

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Oltre agli accessori presenti nella scatola ho voluto dettagliare anche altre parti dell’aereo e, soprattutto, dargli più “movimento”. Le stampate della coreana Academy, infatti, presentano le superfici di governo, purtroppo, fisse in posizione neutra. Per rimediare a queste carenze, ho acquistato ulteriori aftermarket:

  • Eduard 48785: vani armi e munizioni fotoincisi completi di proiettili per entrambe le ali.
  • Eduard Brassin 648075: mitragliatrici in resina Browning M-2.
  • Eduard 48784 upgrade set: questo set in fotoincisione dettaglia principalmente i vani carrelli, i relativi portelli e migliora tante altre zone del modello.
  • Master 48002: canne in ottone.
  • Aires 4044: superfici di controllo in resina (alettoni, stabilizzatori e timone).
  • Brengun 48025 flap in resina: sarebbero destinati al kit Tamiya ma vanno bene anche sull’Academy previa qualche importante modifica cui parlerò più avanti..

Ora che la lista è completa posso, finalmente, dare il via ai lavori!

Una premessa: ho avuto la fortuna di iniziare questo kit quando Valerio (Starfighter84) aveva da poco finito il suo Jug (cliccate QUI per il suo l’articolo “Jug over Far East”); avendo affrontato anche lui il modello Academy ho potuto approfittare della sua esperienza ricavandone tantissime idee e soluzioni per il mio lavoro. Perciò lo ringrazio, il suo Work In Progress che è capitato davvero al momento giusto!

Ali:

Solitamente la costruzione ha inizio dal cockpit; questa volta, però, ho voluto dare il via dalle ali perché devono subire moltissimi interventi. Per prima cosa ho assemblato i vani armi fotoincisi facendo bene attenzione al montaggio perché questi lamierini sono sottilissimi e basta poco per rovinarli irrimediabilmente.

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Ho, poi, dovuto tagliare e preparare la valva superiore dell’ala destra per ospitare il vano stesso, mentre nelle valve inferiori ho aperto le fessure per l’espulsione dei bossoli poiché nel kit sono chiusi da piccole paratie in plastica. Una volta terminato il montaggio della gun bay, l’ho posizionata e incollata definitivamente nel suo alloggiamento.

A seguire ho tagliato entrambi i flap per poterli riprodurre in posizione abbassata. Questa operazione è abbastanza complicata anche perché il Thunderbolt aveva un sistema di estensione degli ipersostentatori abbastanza ostico da riprodurre partendo da zero.

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In ogni caso ho proceduto con l’autocostruzione dell’alloggiamento incollando, subito, una listella di Plasticard che ha funzionato sia da centina di rinforzo del bordo d’uscita, sia da contenitivo per lo stucco che ho successivamente applicato.

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Studiando le foto e i disegni tecnici si nota che l’alloggiamento nell’ala del flap ha una forma tondeggiante che si accoppia con il bordo d’entrata di quest’ultimo. Dopo parecchie prove a secco per verificarne l’esatto posizionamento, ho avvolto il bordo del flap in resina della Brengun col nastro di Teflon per favorirne il distacco dallo stucco. A questo punto ho applicato una generosa quantità di Tamiya Basic Putty all’interno dell’area delimitata dal Plasticard, ed ho spinto la superficie di governo contro l’ala con forza. Così facendo ho permesso allo stucco in eccesso di fuori uscire ai lati e di dare la corretta forma solo alla parte realmente necessaria.

Suggerisco di lasciar asciugare il tutto per almeno un giorno e non staccare il pezzo in resina per evitare che il materiale riempitivo perda il profilo corretto.

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Una volta rimosso il flap ho carteggiato e lisciato a dovere l’intera zona eliminando le eventuali imperfezioni e aggiungendo, all’occorrenza, del Mr.Surfacer 500 Gunze. Per completare gli interventi, mi sono “armato” di trapanino elettrico con micro fresa e ho aperto i vani dove, nella realtà, sono alloggiati i leveraggi che permettono l’estrazione e la ritrazione dell’iper sostentatore.

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Sotto la semi ala sinistra ho auto costruito il faro d’atterraggio sostituendo quello originale del kit che è decisamente inadatto. A differenza di quanto fatto da Valerio, personalmente ho scaldato un pezzo di sprue trasparente che, subito dopo, ho compresso all’interno dello scasso già aperto dall’Academy in modo da aumentarne il diametro. Seguendo i suoi consigli ho anche eliminato i numerosissimi pannelli in rilievo stampati sulle ali e sulla fusoliera; nella realtà essi sono a filo con la superficie metallica.

Fusoliera:

Terminato, per il momento, il lavoro sulle ali, ho proseguito con la fusoliera (anch’essa soggetta ad alcune migliorie). Non avendo trovato i due set della Quickboost 48921 dell’oil cooler exhaust e il 48299 dell’Intercooler exhaust, li ho rifatti con Plasticard. A tal proposito, con il sopracitato trapanino, ho anche aperto e assottigliato la plastica intorno ai relativi scarichi. I flabelli di chiusura sono in fotoincisione e provengono dall’upgrade set della Eduard.

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Anche la fusoliera risente della modifica dei flap poiché questi vanno ad inserirsi nella stessa. Per prima cosa bisogna eliminare la plastica in eccesso e ricreare da zero lo scasso riempiendo, dall’interno, il vuoto che si forma con il solito stucco Tamiya. Una volta asciutto ho nuovamente carteggiato e livellato il tutto per dare la sagoma definitiva all’alloggiamento.

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Ho voluto modificare, anche se è stata più che altro una pignoleria, anche i due scarichi delle Waste Gate appena dietro al cofano motore.

Queste valvole avevano il compito di smaltire i gas combusti che provenivano dal motore ma solo se la pressione era eccessiva per l’immissione diretta nel turbocompressore; In caso contrario essi venivano convogliati nella turbina ed eliminati direttamente dal turbocharger exhaust posizionato davanti al ruotino di coda. Il kit, in questa zona, è approssimativo e con dettagli poco definiti. Per questo ho praticato un foro di diametro pari a quello della waste gate e, successivamente, ho incollato al suo interno un pezzetto di guaina di filo elettrico per rappresentarne il condotto. Infine, utilizzando uno scarto tondo di fotoincisione ho incollato in posizione aperta la valvola.

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Cockpit:

I cockpit dei P-47 costruiti dalla Republic erano verniciati in Dark Dull Green, un verde molto scuro. La corrispondenza Federal Standard più vicina è il 34092 e il colore più simile è il Gunze H-302.

Grazie a Valerio e di conseguenza ad Enrico (Enrywar67) ho “scoperto” che il tono giusto è dato da un alchimia di colori:

  • 70% verde scuro XF-26 Tamiya + 30% bianco XF-2 Tamiya + 30% blu scuro H-326 Gunze.

Dopo aver steso ad aerografo questa miscela, ho incollato le fotoincisioni relative al panello strumenti (in nero) ed ho eseguito un lavaggio con nero ad olio su tutti pezzi. Per finire ho applicato un dry brush con il grigio medio Gunze H-308 (FS 36375) per mettere bene in risalto i tanti piccoli dettagli.

L’accoppiata washing/dry brush ha dato una tridimensionalità stupenda a tutte le parti dell’abitacolo. Una vera goduria!

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Finito di preparare tutti i componenti, tra cui il microscopico collimatore fotoinciso, ho potuto incollare l’abitacolo all’interno della semi fusoliera destra e procedere alla chiusura definitiva della carlinga. Prima ho preparato lo scarico del turbocompressore che l’Eduard, fortunatamente, fornisce sotto forma di PE (Photo Etched). Il pezzo l’ho verniciato in Alclad Dull Aluminium ALC-117 e. in seguito, l’ho “sporcato” con lo Smoke Tamiya.

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Con la fusoliera, oramai, unita in un sol pezzo, ho rimosso il timone di profondità per far posto a quello in resina (lasciato, a fine modello, in posizione leggermente sbandata). Ho, poi, incollato le paratie mobili e i pannelli dell’intercooler Exhaust ed, infine, ho assemblato il bellissimo binario di scorrimento del tettuccio costituito da numerose fotoincisioni.

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Assemblaggio finale:

E’ giunto il momento di dare forma a mio Jug. Gli attacchi ventrali per i carichi esterni sotto la fusoliera li ho ricostruiti con un ago da siringa tagliati a misura sostituendoli a quelli in plastica del kit.

Ho incollato le parti fisse dei piani di coda in resina e, finalmente, ho aggiunto le ali. In questi casi è sempre meglio stuccare le fessure e le imperfezioni con la ciano acrilica e non con lo stucco classico in quanto la colla, diventando durissima e compatta, si presta perfettamente ad essere reincisa.

Con le ali al loro posto mi sono dedicato ai vani carrello: quelli originali sono davvero brutti e, inoltre, al loro interno passa la linea di giunzione con la fusoliera che è molto difficile da eliminare. Fortunatamente il set Eduard fornisce tutto il necessario per sistemare a dovere entrambe le wheel bay!

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I vani sono verniciati con l’XF-4 Tamiya che è la tinta più simile al primer anti corrosivo Zinc Chromate Yellow utilizzato all’epoca. Il resto lo ha fatto il classico lavaggio ad olio nero e l’aggiunta di alcune tubazioni idrauliche (ricavate da fili elettrici di rame) dipinte in alluminio.

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Prima di andare oltre sono tornato sulle ali per completare il vani armi e relativo munizionamento. Ho aggiunto le canne della Master prestando massima attenzione all’allineamento; un disegno tecnico o foto del velivolo originale sono di ottimo aiuto in questo caso. Anche la gun bay è in XF-4 Tamiya e, come nei casi precedenti, ho steso un leggero lavaggio in nero. Le mitragliatrici di resina sono state verniciare in Gun Metal e completate con un dry brush in argento per simulare un po’ d’usura. Infine con l’Alclad Aluminium ALC-101 ho dipinto i nastri dei proiettili.

Per dare maggiore realismo ho voluto aggiungere anche i collegamenti elettrici delle Browning, ricavati dai suddetti fili di rame. Ultimo passo è stato il posizionamento delle fasce di proiettili nel vano munizioni. Per dargli un effetto realistico le ho “ondulate” simulando il peso dei bossoli che si appoggiano sulle centinature del vano stesso.

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L’ultima fase ha riguardato il parabrezza. Prima di incollarlo l’ho immerso nella cera Future per renderlo brillante e lucido, ma anche per proteggerlo dai vapori della ciano acrilica. Mentre il trasparente era in immersione, ho steso del nero opaco sulla palpebra del cruscotto che funge da pannello antiriflesso. Una volta fissato il windshield, l’ho stuccato con il Mr.Surfacer 500.

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Cofano motore:

Il cofano motore fornito nel kit ha i flabelli chiusi ma, guardando le foto dei velivoli reali in parcheggio, ho notato che essi sono spesso aperti. Quindi ho iniziato ad incidere la plastica con un bisturi affilato e a piegarli in posizione semi-aperta creando, poi, un minimo di dettaglio interno con avanzi di fotoincisioni e Plasticard. Terminata la lavorazione ho verniciato con l’Alclad Dull Aluminium ALC-117 l’interno della naca sporcandola con il nero ad olio molto diluito.

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Verniciatura:

La Eduard propone cinque colorazioni differenti, tutte relative ad esemplari operanti in Europa. Tra di queste quattro sono in metallo naturale mentre l’ultima, quella da me scelta, è molto insolita e accattivante. L’aereo in questione era stanziato in una base in Inghilterra con una mimetica simile agli Spitfire inglesi (grigio/verde). Nei primi mesi del 1945 gran parte delle superfici superiori furono verniciate di bianco, molto probabilmente per migliorare la mimetizzazione sui campi di battaglia innevati nel periodo invernale.

L’elenco dei colori da utilizzare è il seguente:

  • Dark Green XF-81 Tamiya.
  • Ocean Gray XF-82 Tamiya.
  • Medium Sea Gray XF-83 Tamiya.
  • Light Gray H-324 Gunze.
  • Flat Red XF-7 Tamiya.
  • Flat White XF-2 Tamiya.

Finita la lunga sequenza di montaggio e carteggiatura, ho mascherato tutte le zone preventivamente verniciate e ho iniziato a stendere tutti i toni della mimetica; prima, però, ho preferito verificare la bontà delle stuccature con il Mr.Surfacer 1000 diluito al 60% come primer. Fatto riposare il modello per almeno 24 ore ho applicato il Pre Shading in nero lungo tutte le pannellature; successivamente è stata la volta del Medium Sea Gray diluito al 70% col diluente Tamiya e con l’aggiunta di qualche goccia di Paint Retarder Tamiya, in tutte le superfici inferiori. Prima di passare ai colori sulle superfici superiori, ho verniciato le invasion stripes usando il Flat White e il Flat Black con la stessa diluizione sopra indicata.

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Per separare i toni della mimetica vera e propria ho preferito l’utilizzo del Patafix che, mi ha permesso di ottenere una sfumatura perfettamente in scala. La parte anteriore del cofano motore e il timone sono stati verniciati in XF-7 Flat Red Tamiya.

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Verniciando in Olive Drab il binario di scorrimento del tettuccio e passando almeno due mani di lucido X-22 Tamiya ho terminato la fase di verniciatura del mio P-47.

Weathering e Decal:

Ho scelto di non invecchiare eccessivamente il modello anche perché la mimetica era stata applicata solo per il periodo invernale.  Ho, solamente, eseguito un leggero Post Shading sui colori semplicemente aggiungendo qualche goccia di bianco all’Ocean Gray e al Dark Green, e aerografando le miscele schiarite al centro dei pannelli.

Poiché sono stato ingannato dal bianco che ha coperto quasi tutto l’effetto iniziale del Pre Shading per far risaltare lo sporco e l’usura delle pannellature ho diluito al 90% un grigio chiaro e l’ho steso a bassissima pressione lungo tutte le incisioni; in pratica ho profilato il dettaglio superficiale (un doveroso ringraziamento ad Aurelio/FreestyleAurelio per il consiglio). In seguito ho eseguito un lavaggio ad olio su tutto il modello utilizzando soprattutto i Panel Line Accent Color della Tamiya.

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Con un’ulteriore mano di X-22 Tamiya ho preparato il modello per le decalcomanie, ben fatte e stampate dalla Cartograf. Con l’aiuto del Gunze Mark Softer le ho posizionate senza grossi problemi. Le insegne sono state, poi, de saturate e uniformate al weathering con colori ad olio e velature sottili dei colori di base dati ad aerografo

Piccolo consiglio: purtroppo le decalcomanie hanno i colori poco saturi. In particolare, la parte bianca delle coccarde è poco coprente e lascia, purtroppo, intravedere il colore più scuro della mimetica sottostante. Per risolvere il problema ho dovuto ripassare, con attenzione, un velo di bianco all’interno del distintivo di nazionalità. Inutile ricordare che un’inconveniente del genere, soprattutto alla fine di un modello, è davvero fastidioso.

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Ultimi particolari:

Siamo arrivati al punto di assemblare definitivamente il P-47. Le gambe di forza dei carrelli, comprese le ruote, le ho completate con numerose fotoincisioni e resine; una volta verniciate le ho invecchiate e assemblate in modo da posare il Jug sulle proprie gambe!

A seguire, ho incollato tutte le superfici mobili, compresi i flap, ricreando i vari leveraggi con sottili listelli di Plasticard.

Per incollare le pale dell’elica in resina al mozzo la Eduard fornisce una pratica dima; l’ho sfruttata e nel giro di pochi minuti tutti le parti erano al loro posto.

Purtroppo non sono riuscito a reperire il motore aftermarket della Quickboost ma, fortunatamente, i set di dettaglio della Eduard mi hanno permesso di migliorare a dovere quello del kit. L’antenna è stata riprodotta con un singolo filo di rame dei cavetti elettrici e verniciata di nero, mentre il canopy ha subito gli stessi trattamenti del parabrezza con la cera Future; successivamente i suoi frame sono stati mascherati e verniciati con l’Alclad Aluminium ALC-101.

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Infine ho passato con i Weathering Set Tamiya (per la precisione il B col pigmento “sporco” nelle zone di maggiore calpestio degli specialisti e dei piloti, ovvero sulle radici alari), e ho creato i gas di scarico delle Waste gate con lo Smoke Tamiya dato ad aerografo. Con un pennello sottilissimo e dell’argento a smalto ho ricreato qualche scrostatura, ma senza esagerare.

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Ultimo tocco per chiudere il lavoro sono state due mani generose di trasparente opaco H-20 Gunze diluito al 50% che ha dato al Jug una bella finitura finale.

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Conclusioni:

Il kit Academy non è affatto male come base di partenza. Al resto ha pensato l’Eduard aggiungendo molti set per migliorare i punti deboli del kit.

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Naturalmente non mi sono bastati ed ho voluto esagerare ulteriormente arrivando a modificare intere zone del modello, ma alla fine tutto questo mi è servito per migliorare la mia esperienza! ci sono stati dei momenti bui durante la lavorazione ma vedere il risultato finale mi ha dato molta soddisfazione.

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Approfitto per ringraziare Valerio e tutti i componenti del forum che mi hanno seguito ed aiutato.

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Spero che questo articolo sia di vostro gradimento, buon divertimento e buon modellismo a tutti!!!!

Alessandro – Brando – Brandini

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