Mirage IIICJ “Shahak” dal kit Eduard in scala 1/48.

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Mirage_End 15Il Work in Progress completo lo trovate QUI!
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E’ impossibile negarlo, tutto ciò che vola e che “veste” le Stelle di David esercita su di me un fascino particolare!

Mirage_End 3Non conosco il motivo… ma per me la Heyl Ha’Avir ha lo strano potere di trasformare un aeroplano “brutto” (nessuna macchina volante lo è in realtà, perdonatemi il termine poco adatto!) in bello; a maggior ragione, un aeroplano bello in qualcosa di estremamente elegante.

Mirage_End 4In questa casistica, a mio avviso, rientra a pieno il Mirage III. Un velivolo dalle linee raffinate e dalle prestazioni, per l’epoca, estremamente all’avanguardia che la Forza Aerea Israeliana ha saputo portare a completa maturazione trasformandolo in uno dei caccia più letali della storia.

Mirage_End 21Un po’ di plastica…

Pur essendo un notevole successo commerciale e diffusissimo in molte aeronautiche mondiali, il Mirage IIIC è stato un soggetto poco considerato dalle ditte modellistiche fino, in pratica, pochi anni fa.

Mirage_End 2Per riprodurlo nella scala del quarto di pollice esistevano solamente due kit di qualità non certo eccelsa: l’Heller del 1979 (con pannellature in positivo) e l’ancor più vetusto, oltreché poco corretto, Fujimi del 1975 (poi re boxato anche dall’Academy). Abbiamo dovuto attendere ben 25 anni per avere un prodotto più aggiornato e all’altezza dei tempi: era, infatti, il 2004 quando una giovane Eduard si affacciava nel mondo dei kit in plastica ad iniezione con una scatola tutta nuova dedicata alla creatura di Marcel Dassault.

Mirage_End 22Proprio questa sarà oggetto dell’articolo… se avrete piacere e tempo di leggere le mie considerazioni ve ne elencherò pregi e difetti!

Il modello:

Quello da me scelto è il numero 8102, ma le valutazioni restano valide per le altre scatole commercializzate dalla ditta ceca poiché lo stampo è comune a tutte. A prima vista il prodotto è davvero accattivante: le pannellature e i rivetti sono in fine negativo e, già all’epoca, rappresentavano uno standard qualitativo molto elevato secondo solo a Tamiya e Hasegawa. Oltretutto i dettagli presenti nei vari sprue sono tanti e ben curati; ma è tutto oro quello che luccica?

Mirage III - 01Leggendo le varie recensioni già presenti on line da tempo, e osservando i vari Work In Progress degli amici che lo avevano già affrontato nel forum di Modeling Time, mi ero fatto l’idea che questo Mirage fosse un “tipo” un bel po’ scorbutico… insomma, non un modello da prendere sotto gamba. Ve lo posso confermare sin da ora… è proprio così!

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La lista della spesa:

Devo dire che il kit è onesto già di suo e potrebbe essere tranquillamente montato così com’è. Inoltre la Eduard nelle sue uscite “Profipack” fornisce le mascherine (nel mio caso specifico ancora in vinile) e una piccola lastrina in fotoincisione che permette di dettagliare il seggiolino, che non guasta mai.

Mirage III - 02Chi mi conosce sa bene quanto io sia appassionato di “resine”… e allora perché non dotarsene? Et voilà, ho fatto mio il bell’accessorio della SBS Model (codice 48014) che permette di elevare il livello di realismo sia del cockpit, sia dei pozzetti carrello.
Nella lista della spesa è finito anche il pitot in ottone tornito della Master (codice 48030), un ulteriore foglio fotoinciso della Eduard (codice 49261) da cui ho prelevato piccoli particolari, e le decalcomanie della Isradecal (IAF-71).

Tutto è pronto, passo al montaggio!

Cockpit e fusoliera:

E’ abitudine consolidata far partire i lavori dall’abitacolo, e anche questa volta non ho sovvertito la sequenza. La nuova vasca in resina della SBS calza come un guanto all’interno della fusoliera ed è talmente precisa da non necessitare neanche di un colpo di lima per adattarsi al modello.

Mirage III - 05Purtroppo la stessa affermazione non è valida per le paratie laterali, ben dettagliate ma sottodimensionate in altezza tanto da costringermi a riempire i vuoti con lo stucco bicomponente Magic Sculpt.

Mirage III - 03I cockpit dei Mirage IIICJ israeliani (e non solo) erano verniciati completamente in nero opaco, e allo scopo ho utilizzato l’XF-1 Tamiya. Il colore così scuro è una vera e propria istigazione alla tecnica del dry brush! Personalmente sono solito applicarla con i colori ad olio che sono più facili da gestire e più modulabili rispetto agli acrilici, ad esempio.

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Mirage III - 11Mischiando il bianco di Marte e il nero avorio Maimeri ho ottenuto un grigio non troppo chiaro che ho poi prelevato, senza diluirlo, con un pennello a setole piatte. Dopo averlo scaricato parecchio su un pezzo di carta assorbente, l’ho passato delicatamente sulle superfici mettendo in risalto i vari particolari.

Mirage III - 09I singoli strumenti del cruscotto provengono dall’articolo AS48SJET dell’Airscale che fornisce tantissime veglie per gli “early allied jet”, e direi che il mio Mirage è fiero membro di questa categoria. I quadranti sono stati fustellati uno ad uno e poi inseriti all’interno degli scassi con l’aiuto del Mr.Mark Softer Gunze che li ha conformati alla perfezione. Sopra alla palpebra esiste il proiettore del collimatore che ho riempito di Clear Orange Tamiya per simulare l’effetto lente.

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Mirage III - 10Il seggiolino in resina è ben fatto e completo di tutto il cinghiaggio. Le vernici utilizzate per rifinirlo le trovate nell’immagine sottostante:

Mirage III - 12Al sedile, oltre al dry brush, ho deciso di aggiungere anche un lavaggio mirato in Bruno Van Dyck scurito con del nero (parlo sempre di colori ad olio) per dare maggiore profondità ai cuscini della seduta e dello schienale.

Mirage III - 13Lo scarico del motore Snecma Atar9 così come lo fornisce la Eduard è alquanto spoglio. Fortunatamente il set in fotoincisione della stessa ditta ha già tutto il necessario per renderlo più gradevole! Prestate molta attenzione ai pezzi che simulano le strutture di rinforzo dei petali (quelli bucati e di forma semi circolare) perché sono estremamente delicati e si piegano anche maneggiandoli con cura.

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Mirage III - 16Già dalle prime prove a secco ho notato un vistoso svergolamento della parte anteriore delle due semi-fusoliere; dalla foto potete constatare voi stessi:

Mirage III - 07Purtroppo questo è un difetto conclamato dello stampo ceco (soprattutto dei primi messi in commercio) dovuto anche alla particolare scomposizione della carlinga. Ad ogni modo, dopo alcune valutazioni, sono giunto alla conclusione che era meglio non intervenire (magari scaldando la plastica in acqua calda per dargli, poi, la giusta forma), bensì incollare i pezzi facendo attenzione ad allinearli correttamente.

Mirage III - 06L’unione dell’intera fusoliera non è un gioco da ragazzi. La totale assenza di perni di riscontro e il difetto di stampa del muso mi hanno costretto ad un incollaggio progressivo partendo, appunto, dal radome. Alla fine me la sono cavata utilizzando quantità mostruose di cianoacrilica (colata dall’interno) rinforzata con un po’ di borotalco. Quest’ultimo si mischia alla colla indurendola ulteriormente e fungendo da “carica”, come si dice nel gergo degli stampi in resina.

Mirage III - 18Sulla base sinistra della deriva sono intervenuto con il bicomponente Magic Sculpt che ha riempito bene la fessura e mi ha evitato tediose carteggiature (l’eccesso di filler l’ho portato via con un cotton-fioc umido di acqua).
Da questo momento in poi iniziano i problemi veri e propri! lo stampo ha una “ingegnerizzazione” molto poco studiata e le conseguenze si notano soprattutto nella parte inferiore, nella zona del pozzetto. I due lembi delle semi fusoliere, infatti, tendono a chiudersi troppo verso l’interno portando grossi errori di fuori squadro ai pezzi che compongono le ali. Per questo ho iniziato ad incollare degli inserti di Plasticard all’interno della carlinga allo scopo di ridargli la giusta forma e mantenerla, nel contempo, sufficientemente rigida. Nella foto sotto potete vedere i primi due dietro all’abitacolo. Ma non è finita qui…

Mirage III - 21Lungo la quasi totalità della fusoliera ne ho dovuti inserire altri, ve li elenco con ordine:

  • Inserto n°1: questo è l’unico inserto “mobile”, ovvero ha avuto la sua funzione solo fin quando non ho incollato la parte inferiore delle ali; a seguire l’ho eliminato semplicemente sfilandolo dalla wheel bay. Non potendo inserire troppi spessori ai lati della baia anteriore per non deformare i pezzi in resina, ho applicato due piccole striscioline di Plasticard lungo i lati (di seguito la foto):Mirage III - 22Inserto n°2: va incollato tra le due “parabole” che simulano i condotti delle prese d’aria e ha lo scopo di allargare la fusoliera per permettere al bordo d’attacco dell’ala di allinearsi correttamente agli intake.
  • Mirage III - 19Inserti n°3: forse i più importanti, servono ad aumentare l’apertura la fusoliera e farla aderire al meglio alle semi ali superiori. Tutto questo nell’ottica di ridurre al minimo i gap e le relative stuccature per non inficiare la buona riuscita della finitura in Natural Metal.
  • Mirage III - 20Inserto n°4: posizionato sopra il condotto del motore, serve per evitare che la parte inferiore che copre il motore “sprofondi” all’interno. Anche in questo caso alla Eduard sarebbe bastato prevedere un pin di riscontro o uno scasso ad hoc.

Passo, ora, alle ali: prima di assemblarle ho provveduto ad aprire i condotti dei vari air scoop mediante un trapanino elettrico e una fresa sottile. Da scatola le prese d’aria sono tutte “chiuse” dalla stampata in plastica. Un paio sono andate perse durante la carteggiatura e le ho auto costruite con un rod semi tondo della Evergreen. Nella stessa fase ho anche incollato i pozzetti carrello in resina della SBS Model su cui ho aggiunto altri spessori per agevolare, nuovamente, l’incastro ali/fusoliera.

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Le tante ore perse per gli aggiustamenti hanno portato notevoli frutti quando è arrivato il fatidico momento di incollare il complesso delle semi-ali al corpo del modello: mi è bastato far quadrare a secco i pezzi e lasciarli in posizione utilizzando degli elastici e un pennello che ne ha “steccato” la parte inferiore (questo accorgimento mi ha, inoltre, aiutato ad ottenere il giusto diedro alare); fatto ciò ho spennellato abbondanti quantità di Tamiya Extra Thin Cement lungo le giunzioni lasciando riposare il tutto per almeno ventiquattro ore, in attesa che il collante “tirasse” a dovere.

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Mirage III - 27Nonostante tutto, alla fine si sono resi necessari dei piccoli interventi di “gap filling” che ho eseguito mediante colla ciano-acrilica. Più complicata è stata l’opera di lisciatura con carte abrasive fine (grana 1000 e 1200) a causa delle tante pannellature presenti nella zona. Al termine delle operazioni ho reinciso i pannelli andati persi e lucidato la plastica con i Compound Tamiya – di seguito vedete il risultato:

Mirage III - 28Le prese d’aria sono un altro capitolo delicato del lungo “libro” della costruzione sopratutto perchè la linea di separazione passa in mezzo a tantissimi dettagli e incisioni . Studiando la documentazione ho notato delle piastre di rinforzo all’interno della paratia che divide lo strato limite: le ho ricreate con il nastro d’alluminio adesivo per idraulica. Successivamente ho pazientemente incollato e stuccato i condotti optando, ancora una volta, per la ciano acrilica.

Mirage III - 33Mirage III - 36I flaperon vanno al loro posto senza troppi problemi ma anche in questo caso sono necessarie molte prove preventive. Consiglio di incollare per primo il pezzo centrale che fungerà da riscontro per gli altri due. Dopo aver visto alcune foto di Mirage III a terra ho deciso di non incollare le superfici di governo in posizione neutra scegliendo, invece, la configurazione che vedete in foto:

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Mirage III - 35Consultando nuovamente le foto a mia disposizione, ho deciso di aggiungere un “collare” di rinforzo intorno alle flood light delle ali. Questo particolare, inoltre, mi ha aiutato a pareggiare il gradino che si era formato incollando le parti trasparenti (non proprio precise) dall’interno. Per ottenerli ho tagliato, dal solito nastro d’alluminio, dei circoli utilizzando un plotter elettronico del tipo Silhouette Portrait.

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Mirage III - 39Uno dei tanti problemi del kit Eduard sono gli pneumatici, troppo stretti e magri rispetto al vero. Per questo ho inserito uno spessore in Plasticard da 0,8mm ricavato da una vecchia carta di credito. Per centrare le due valve con precisione (dato che erano saltati tutti i perni di riscontro) ho usato uno stuzzicadenti “passante” all’interno del mozzo della ruota.

Mirage III - 42Mirage III - 40Altro difetto lo si riscontra sui piloni sub-alari più esterni che hanno una forma del bordo d’attacco completamente errata. Per mio conto ho provveduto a rastremarla a colpi di limetta da unghie facendogli assumere un aspetto più realistico.

Mirage III - 50Osservando le foto degli Shahak israeliani mi sono accorto di una differenza sostanziale dei serbatoi supplementari supersonici. Quelli forniti dal kit non hanno le alette stabilizzatrici e sono del tipo utilizzato maggiormente da tutte le aeronautiche che hanno avuto in carico il Mirage III. Solo la Israeli Air Force usava i serbatoi con alette prodotti in loco dalla IAI (Israeli Aircraft Industries), ed in tutte le immagini che ho visionato esse sono presenti. Giocoforza ho dovuto modificare i pezzi originali del kit tagliando via la sezione di coda e sostituendola con una in resina proveniente dal set di conversione Isracast dedicato al Kfir. Si adatta abbastanza bene ma è comunque necessario un bel po’ di olio di gomito per raccordare al meglio le nuove parti.

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Mirage III - 64Rimanendo in tema di carichi esterni, per il mio Mirage III in scala ho optato per due missili aria/aria AIM-9B. La scelta non è stata casuale per vari motivi, primo tra tutti l’aver trovato questa foto che ritrae l’esemplare da me scelto con i rail Aero-3B montati:

Immagine inserita a scopo di discussione – fonte Photostock-Israel.com

Inoltre leggendo la monografia edita dalla Isradecal, di recente uscita e intitolata “The First Jet Squadron Mirage IIIC/B”, ho scoperto che il 101° Tayeset (a cui appartiene il mio velivolo) all’epoca utilizzasse solamente ordigni di derivazione americana, mentre al 117° Tayeset era affidato il compito di sperimentare ed integrare il missile di produzione israeliana IAI Shafrir 2.

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Per quanto detto, quindi, un Mirage del First Fighter Squadron (101° Squadron) è storicamente corretto rappresentarlo con i Sidewinder. Quest’ultimi li ho prelevati dal Weapons Set C e sono stati sottoposti ad un upgrade che ne ha aggiornato il dettaglio a standard più moderni (l’ogiva del seeker IR è stata ricostruita, ad esempio, con una sezione di Plexiglass circolare di opportuno diametro). I rail, invece, provengono dal magazzino spare part ed in particolare da un A-4 Skyhawk Hasegawa.

Un altro intervento assolutamente necessario è quello volto a ridurre l’estensione dell’ammortizzatore del carrello anteriore, completamente errata. Basterà separare la forcella con un seghetto fotoinciso (che è sottilissimo) e riposizionarla in modo che sia più “chiusa”. Ovviamente è necessario intervenire anche sulle gambe di forza principali, abbassandole per ripristinare il corretto assetto.

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Mirage III - 96Con il grosso del montaggio completato, le mie attenzioni si sono spostate su altri particolari. Ho completato la palpebra con relativo cruscotto (lasciati momentaneamente in stand by) aggiungendo anche il vetro del collimatore simulato con un pezzo di acetato trasparente. Dopo aver bagnato il parabrezza nella Future per renderlo ancor più brillante e cristallino, l’ho installato nella sua sede saldandolo con delle spennellate leggere di Tamiya Tappo Verde (Extra Thin Cement). Per la sua stuccatura ho utilizzato il Milliput Fine Black che ha il vantaggio di essere già nero e confondersi col colore scuro dell’abitacolo.

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Mirage III - 57Sotto al muso, in posizione frontale rispetto al pozzetto carrello, era posizionata una luce di atterraggio di grandi dimensioni. Nel kit è fornito solamente un trasparente che simula il vetrino esterno, mentre la parabola interna è completamente omessa. Oltre a non essere all’altezza di un modello nella scala del quarto di pollice, il pezzo non entra neanche nella sua sede e quest’inconveniente mi ha costretto ad apportare delle sostanziali modifiche.

Mirage III - 59Ho provato ad adottare diverse soluzioni che non si sono rivelate funzionali; poi, alla fine, sono tornato al vecchio metodo sperimentato all’epoca del mio T-6 Texan, ovvero un piccolo “diamantino” da bigiotteria smerigliato e sagomato per fargli assumere una forma realistica.

Mirage III - 60Per maggiore praticità ho incollato la pietra su un pezzo di sprue con della ciano-acrilica e, successivamente, ne ho smussato gli angoli con una limetta da unghie grana grossa (per la lucidatura, invece, ho utilizzato le lime a quattro facce). Unire la parabola al vetrino non è stato un gioco da ragazzi; ho provato ad incollarli con Attack ma la trasparenza non era il massimo. Stesso discorso anche con Vinavil o Kristal Kleer. L’unico prodotto che ha lavorato egregiamente è stata la Future! seccandosi ha funzionato da collante mantenendo, nel contempo, un’ottima trasparenza. Il metodo è un po’ lungo e laborioso, bisogna attendere che la cera asciughi e aggiustare la posizione dei pezzi di continuo, ma il risultato finale ripaga totalmente le energie spese.

Mirage III - 61Nei pozzetti carrello principale ho aggiunto delle tubazioni idrauliche e dei fili elettrici. I materiali usati sono i soliti: rod circolare Evergreen di vari diametri, filo di stagno della Plus Model e rame proveniente da un cavo. Alcune fotoincisioni prelevate dal set Eduard hanno completato il resto del vano.

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Mirage III - 68Qui varie viste del modello quasi pronto per la verniciatura e con il pitot della Master in posizione (quest’ultimo calza bene l’alloggiamento sul radome e richiede solo una piccola stuccatura).

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Mirage III - 58Passiamo alle vernici…

Verniciatura:

Un aereo raffinato come il Mirage non può che essere rappresentato con la livrea in metallo naturale, nudo e crudo in tutta la sua bellezza!

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Per questo motivo ho iniziato la fase di verniciatura passando su tutto il modello una mano leggera di Mr.Base Finishing Surfacer 1500 Black della Gunze diluito all’80% con il Mr.Color Levelling Thinner. Il prodotto è ottimo, si stende perfettamente e rimane compatto, setoso e liscio. La sua finitura non è lucida e questa caratteristica potrebbe insospettire tutti gli utilizzatori delle lacche Alclad che sono abituati ad aerografare un fondo lucido prima di applicarle. In realtà la superficie satinata non intacca minimamente la brillantezza dei colori, anzi! Provare per credere.

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Il primo metallizzato è stato il White Alluminium. Per evitare che la vernice “spolverasse” ho aggiunto poche gocce di Mr.Color Levelling Thinner direttamente nella coppetta dell’aerografo. Pressione 0,8 bar e mani molto leggere. Alla fine ho lucidato nuovamente le superfici con molta delicatezza e un po’ di pasta abrasiva grana “Fine” della Tamiya.

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Uno dei passaggi più delicati riguarda le zone rosse di pericolo attorno le prese d’aria poiché il “fregio” ha un andamento molto tondeggiante su una superficie, purtroppo, altrettanto tondeggiante. Nella mia confezione erano fornite le vecchie mascherine in vinile (non più in uso già da qualche anno) che ho prontamente scartato per il loro scarso potere adesivo e rigidità. In realtà non le ho buttate via, bensì le ho usate come master per riprogettarle e tagliarle sul nastro Kabuki (la Tamiya ha in catalogo dei fogli in formato A5 pronti all’uso) grazie all’ormai fidato plotter elettronico. Con l’occasione ho anche disegnato alcune altre “express mask” che vi mostrerò a breve!

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Prima di dipingere il Red (Tamiya XF-7 diluito con la nitro al 70%) ho aerografato uno strato leggerissimo di trasparente lucido X-22 su tutte le zone interessate; il clear funge da sigillante, isola i bordi del nastro ed aiuta a prevenire le infiltrazioni di colore. Inoltre rende gli stacchi nettissimi… risultato assicurato! Fatto questo, ho verniciato le parti rimaste scoperte con del bianco opaco Tamiya XF-2 che ha funzionato da primer (obbligatorio sotto al rosso).

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Arrivato a questo punto ho iniziato a differenziare i pannelli in Natural Metal. Documentazione alla mano (non facile da trovare, e per questo ringrazio l’amico Riccardo del forum di Modeling Time che mi è venuto in soccorso) ho delimitato le zone che avrebbero ricevuto il tono metallico più scuro (Alclad Dark Aluminium diluito con qualche goccia di Mr.Levelling Thinner Gunze). I piccoli pannellini d’ispezione sulle ali, in molte foto, rimangono del colore più chiaro (uguale a quello della fusoliera), per questo motivo ho deciso di lasciarli in White Aluminium sfruttando le mascherine tagliate ad hoc di cui vi parlavo prima.

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Per ultimi ho aggiunto tutti i dielettrici, dipinti in ADC Grey Gunze H-57 e i due anelli più scuri in fusoliera verniciati in Alclad Magnesium. Per praticità ho riportato tutte i toni utilizzati direttamente nelle foto:

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Per quanto concerne le superfici inferiori, i Mirage III avevano il pannello della gondola motore in un particolare color giallo; in pratica esso era un protettivo per evitare che gli acidi del razzo per il decollo assistito (il propulsore aggiuntivo veniva montato al posto della ventral fin) potessero intaccare i metalli circostanti. Per riprodurlo ho scelto per il Tamiya Yellow Green XF-4:

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Il fregio sul timone tipico del 101° Squadron viene fornito in decal, ma ovviamente ho preferito non utilizzarla e scegliere la via dei colori. Per la mascheratura ho usato lo stesso metodo vincente adottato per gli intake. Il fondo è in bianco XF-1 Tamiya, le bande in rosso XF-7 (entrambi diluiti con la nitro).

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I lavaggi hanno iniziato ad aumentare il livello di dettaglio, ma prima di applicarli ho lucidato il modello con due/tre mani leggere di X-22 Tamiya allungato con il Tamiya X-20A (tappo azzurro). Le pannellature Eduard sono molto precise e pulite, a tutto vantaggio della definizione delle linee.

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Ho utilizzato il soliti colori ad olio Maimeri: un mix di Bianco di Marte e Nero d’Avorio per ottenere un grigio non troppo scuro. Sulle zone in rosso, invece, Van Dyck scurito con del nero. Stesso tono anche per il lavaggio interno dei pozzetti che sono stati completati verniciando le tubazioni in rame:

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Decalcomanie ed ultimi dettagli:

Benché il foglio allegato al kit abbia un film molto ridotto e sottile, alcune decal sono stampate fuori registro e risultano pertanto inutilizzabili. Per questa ragione ho tirato fuori dal magazzino il vecchio e oramai introvabile prodotto della Isradecal con codice IAF-71, la cui qualità è nettamente migliore. Le relative istruzioni sono, però, molto approssimative e incomplete perché facevano parte di un set più vecchio (lo IAF-33) non più in produzione. La ditta di Kefar Tavor le ha sfruttate nuovamente senza aggiornarle e limitandosi a re-impaginarle (con grafica più moderna). In definitiva quasi tutti i numeri di riferimento delle insegne sono errati… e in più di qualche caso le informazioni sono sbagliate o lacunose.

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Foto alla mano, per esempio, ho capito che i Mirage III del 101° non avevano la scritta completa del propulsore riportata sulla fusoliera; gli aerei del 117° Tayeset presentavano lo stencil contenente la dicitura “SNECMA ATAR 9”, mentre il 101° utilizzava solo la parte “SNECMA”. Dato che nella documentazione questo particolare si nota, l’ho riportato pedissequamente sul modello.
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Inoltre, iniziando ad applicare i codici individuali ho individuato un altro refuso: La foggia del numero “2” non è corretta per il velivolo da me prescelto dato che questo particolare carattere è stato usato dal First Fighter Squadron in un periodo diverso. Per cui armato di pazienza e di un bisturi affilatissimo, ho eliminato la porzione in più e applicato la cifra sulla deriva…. non vi nascondo che per qualche istante ho sudato freddo per paura di rovinare tutto!

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Gli stencil di manutenzione sono un mix tra il foglio da scatola e l’aftermarket sopra citato: in entrambe i casi alcune scritte hanno poca definizione e i colori sono falsati. Comunque scegliendo bene da dove prelevare le scritte di servizio si ottiene un buon risultato.

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Al termine del posizionamento ho steso su tutto il modello altre due mani leggere di Clear Tamiya e ho completato i lavaggi anche sulle varie stelle di David e insegne di reparto. Per la finitura finale ho scelto l’ottimo trasparente semi-lucido della Mr.Paint, mentre sui dielettrici e sul radome ho applicato il Flat Clear Gunze H-20.

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A questo punto non mi è rimasto che completare il montaggio dei vari dettagli quali carrelli, portelloni, carichi esterni e le varie antenne e sensori disseminati lungo la fusoliera.

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Conclusioni:

Uno Shahak della Israeli Air Force non poteva assolutamente mancare alla mia collezione. Di certo non è un soggetto facile, rilassante e alla portata di tutti. Il modello Eduard, come detto in queste righe, necessita di un approccio molto scientifico e non perdona errori o distrazioni… e pensare che sui miei scaffali trovano posto altre otto scatole ancora in attesa di essere aperte!

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Buon modellismo a tutti!

Valerio “Starfighter84” D’Amadio.

 
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2 COMMENTI

  1. Spettacolare, non ho parole. Spero di avvicinarmi in qualche modo a questo livello di perfezione quando metterò mano al mio Shahak in 1/32.BRAVISSIMO
    Ciao Filippo

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