Defender of the East: Mig-29G Fulcrum – Polish Air Force dal kit Academy in scala 1/48.

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La mente di un modellista è sempre attiva… non si ferma mai, nemmeno in vacanza!

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E fu così che, un bel giorno di primavera, stavo visitando la cittadina medievale di Malbork nella regione della Pomerania – Polonia. Mentre passeggiavo nei pressi del castello sito all’interno del centro abitato (tra l’altro è la fortificazione meglio conservata in tutta l’Europa), vedo sfrecciare sopra la mia testa una formazione stretta di tre Mig-29! La macchina fotografica, in modo quasi automatico, ha smesso di inquadrare merli e mura di cinta e ha spostato l’obiettivo verso il cielo!

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Rientrato in albergo la curiosità era troppa, per cui mi sono messo immediatamente a “googolare” scoprendo che Malbork ospita anche un aeroporto denominato 22. Baza Lotnicza (Base Aerea 22) su cui ha sede il 41 Eskadra Lotnictwa Taktycznego (41° Tactical Squadron) equipaggiato, dal 2004, con i Mig-29G ricevuti dalla Luftwaffe.

Nel giro di pochi attimi si è accesa la lampadina: “OK, il prossimo modello a finire sul banco… sarà un Fulcrum polacco”!

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Il Kit:

Nonostante nella mia pila di scatole di montaggio sia presente anche il recentissimo Great Wall Hobby, alla fine ho scelto di concentrarmi sul ben più anziano Academy. Da anni faceva parte della mia collezione e, nel tempo, lo avevo corredato di molti aftermarket. In questi periodi di spending review lasciarlo ancora sullo scaffale sarebbe stato un vero spreco.

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Lo stampo risente in modo palese della sua vetustà e diversi dettagli sono molto al di sotto degli standard attuali. Inoltre alcune forme, la più evidente è quella del muso, sono errate e vanno corrette.

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Per tutti i motivi sopra indicati, la lista degli accessori a corredo del mio kit è stata molto lunga. Ve la riporto:

  • Neomega Resin Cockpit: assolutamente necessario per sostituire l’abitacolo da scatola.
  • Aires Wheel Bay #4188: i pozzetti carrelli in plastica, oltre ad essere quasi del tutto privi di dettaglio, hanno un fitting terribile rispetto la fusoliera. Tanto vale sostituirli con i pezzi in resina dell’Aires che sono davvero ben fatti.
  • Aires Exhaust #4189: indispensabili per sostituire gli scarichi in plastica che hanno spessori ampiamente fuori scala.
  • Aires Airbrake #4365: più un vezzo che un’effettiva necessità. Benché, molto spesso, a terra l’aerofreno sia chiuso, ho deciso comunque di rappresentarlo aperto anche per evitare un tedioso lavoro di correzione della superficie mobile inferiore originale (che ha un profilo della bugna non proprio fedele). Errato nelle forme anche il bulbo che copre l’alloggiamento del parafreno; Aires fornisce anche questo dettaglio in resina.
  • Eduard Brassin Wheels #648037: assieme agli pneumatici e cerchioni in resina, bellissimi e molto particolareggiati, la Brassin include anche il caratteristico parafango per il ruotino anteriore (estremamente preciso nelle dimensioni rispetto al modello Academy).
  • Quickboost Corrected Nose #48122: come anticipato, il radome del kit ha una forma troppo rastremata e appuntita. Con la spesa di pochi Euro si acquista questo set che risolve definitivamente il problema con poco sforzo.
  • Quickboost Sensing Units #48118: questo prodotto fornisce, in resina, tutti i sensori di temperatura, di angolo d’attacco e alcune antenne utili per completare esternamente il “piccolo” Fulcrum.
  • Dream Model Brassed Pitot #0710: il pitot in metallo di questa ditta cinese è molto bello e resistentissimo agli urti (inevitabili, purtroppo, date le dimensioni del Mig-29 in scala).
  • Eduard Xpress Masks #EX007: set di mascherine pre tagliate per le parti trasparenti. Anche queste da inserire nella categoria “must have”.
  • Eduard Interior #49277: fotoincisioni pre colorate per gli interni. Molto utili per alcuni particolari quali leve di espulsione del seggiolino e struttura interna del canopy.
  • Eduard Exterior #48429: da questo set PE ho prelevato poche parti (soprattutto antenne e altri piccoli dettagli) ma, tra queste, le più importanti sono state le paratie anti-fod delle prese d’aria. Già solo per loro vale la pena di acquistare l’accessorio.
  • Master Mig Static Discharger #48087: impressionanti per quanto siano piccoli e, allo stesso tempo, così belli. Danno una marcia in più a tutto il modello!
  • Techmod Decals Set #48119: buona la qualità delle decal ma molto fragili e difficili da applicare. Nel corso dell’articolo spiegherò più approfonditamente quali problemi ho riscontrato nel loro utilizzo.

Con il carrello pieno… ho iniziato il montaggio!

Troncone anteriore di fusoliera e cockpit:

Lo stampo Academy, in generale, ha un dettaglio di superficie in negativo preciso e pulito. Alcune pannellature sono assenti, altre totalmente inventate e devono essere rimosse. La qualità dei dettagli è oramai superata e non più all’altezza degli standard odierni ma, con pazienza e attenzione, basta attuare alcuni interventi di miglioria per ottenere una riproduzione in scala ancora di tutto rispetto. Il primo fra questi è stato il totale rifacimento della volata del cannone:

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La griglia di sfiato dei gas caldi è ovviamente aperta, mentre nel kit la plastica è piena; ho quindi proceduto all’apertura degli sfiati utilizzando una fresa montata su un trapanino elettrico. Passando alle lamelle, ho usato una strisciolina di alpacca proveniente dalla cornice di una vecchia fotoincisione per la spina centrale, mentre i deflettori sono in Plasticard.

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All’interno ho ricreato, con una lastra sottile di rame, una copertura curva che protegge la canna dell’arma.

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Superato questo primo “scoglio”, le mie attenzioni si sono rivolte all’abitacolo in resina della Neomega. Sono rimasto alquanto deluso da quest’accessorio poiché la qualità è molto inferiore alle mie attese; i particolari non sono ben definiti (mancanza che è messa ancor più in risalto dopo la verniciatura) e la stampa è molto artigianale. A parte questi aspetti negativi, i pezzi si adattano con estrema facilità essendo basati su quelli originali da scatola. Per inserire la palpebra e la grande scatola avionica alle spalle del sedile mi è bastato eliminare le zone evidenziate in foto:

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Con il trapanino elettrico ho praticato dei fori, che ho poi unito con una fresa, asportando la plastica in eccesso con relativa facilità.

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In foto notate anche la fotoincisione proveniente dal set 49277 dell’Eduard che completa i frame della fusoliera, quelli su cui va in battuta il canopy.

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Ho apportato delle piccole modifiche al cruscotto e alla relativa palpebra, aggiungendo il display del GPS sopra il pannello di selezione delle armi. La relativa antenna con le staffe di fissaggio, invece, è montata sopra il seggiolino nei velivoli polacchi; andando avanti con l’articolo vi mostrerò dove collocarla di preciso.

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Lo Zvezda K-36D della Neomega non è per niente male. Il cinghiaggio superiore mi ha lasciato, inizialmente, perplesso perché dà l’impressione di essere troppo “rigido” e poco realistico; ad ogni modo, con una sapiente verniciatura, rende bene l’idea.

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I colori del sedile eiettabile non sono molti… anzi! È praticamente tutto nero, cuscini inclusi. Le cinture sono in grigio F.S.36375 ad eccezione di quelle più larghe sullo schienale; in alcuni esemplari sono anch’esse in grigio, nel walkaround pubblicato dalla Kagero, invece, sono in marroncino molto chiaro. Dato che il libro ritrae esemplari polacchi, mi sono rifatto alle foto scegliendo il Dark Yellow XF-60 Tamiya.

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Ho aggiunto un paio di targhette in decal sul poggiatesta (provengono dal set della Mike Grant’s Decal) e le maniglie di espulsione fotoincise (di forma neanche troppo corretta) dal set Eduard. Sempre in fotoincisione sono anche le due “cinghie” di ritenuta delle gambe in basso. Vedendo le foto reali ho notato che queste “fasce semi rigide” vengono distese e lasciate dritte dal pilota prima di abbandonare il velivolo… per il volo successivo, poi, vengono “arrotolate” nuovamente intorno agli arti inferiori.

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Il resto dell’abitacolo è stato verniciato con questo mix di colori:

  • 160 gocce di Gunze H-308.
  • 15 gocce di XF-23 Tamiya.
  • 5 gocce di Gunze H-25.
  • 60 gocce di Flat White.

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Non è facile trovare la giusta tonalità perché, nella maggior parte dei casi, le immagini pubblicate sui libri o sul web hanno strane dominanti dovute all’uso del flash. Con un po’ di sorpresa ho scoperto di aver riprodotto quasi esattamente il colore delle fotoincisioni pre colorate contenute nel set 49277 e che, personalmente, non ho utilizzato. L’informazione tornerà senza dubbio utile a chi, invece, preferirà il loro uso!

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La cloche ha dei particolari un po’ troppo abbozzati, mentre il cruscotto è abbastanza fedele a quello reale. Il problema di quest’ultimo riguarda la strumentazione che la ditta russa ha riprodotto sommariamente, sicuramente non all’altezza per un modello nella scala del quarto di pollice.

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Per ovviare al problema ho completato il quadro strumenti con le apposite decal dell’Airscale dedicate ai velivoli russi. In realtà sarebbero più indicate per gli “early soviet jet” ma rendono comunque bene l’idea.

Per terminare l’opera nel “pilot’s office”, su tutte le parti ho applicato un Dry Brush e i soliti lavaggi, entrambi eseguiti a olio con un grigio medio.

Una volta inserita la vasca all’interno della fusoliera, ho potuto procedere all’unione dei vari pezzi che compongono il troncone anteriore dell’aereo. Prima di affrontare quest’operazione mi sono documentato un po’ sul web e ora posso confermare tutto ciò che ho avuto modo di leggere: questo kit si monta veramente male!

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La scomposizione è infelice (anche perché l’80% dello stampo è in comune con la versione biposto) costringendo a numerose prove a secco e a un uso intensivo di stucco (nel mio caso ho usato, come sempre, la colla ciano acrilica); necessari anche degli inserti di Plasticard per riempire le tante fessure che inevitabilmente si formano.

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Oltre a questo, osservando meglio il dettaglio di superficie mi sono accorto degli errori grossolani, cui ho fatto accenno qualche riga sopra, commessi dalla ditta coreana.

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Le linee in verde sono le incisioni aggiunte e/o modificate (in rosso, al contrario, le eliminate) per rappresentare solo quelle effettivamente presenti sul velivolo reale. Il pannello sagomato immediatamente sopra la volata del cannone sarebbe, nella realtà, una piastra di rinforzo in acciaio; anche dal vero è sottilissima, per cui ho preferito non riprodurla con il nastro d’alluminio (come uso fare solitamente) per non portare lo spessore fuori scala.

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Nell’immagine sopra, le zone in rosso sono state modificate e corrette. Quelle in giallo, al contrario, sono delle pannellature eliminate perché non presenti sul lato sinistro del velivolo.

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Come detto il muso del kit è sbagliato, e di molto, nelle forme (troppo affusolato e sottile) ed è stato prontamente sostituito con quello in resina della Quickboost. Purtroppo il diametro del radome è più largo di circa mezzo millimetro rispetto al resto della fusoliera e deve essere carteggiato con cura per riportarlo in sagoma.

Troncone posteriore di fusoliera e pozzetti carrello:

Mancanze e omissioni simili a quelle riscontrate sul troncone anteriore della fusoliera le ho, purtroppo, ritrovate anche su quello posteriore.

Sotto le gondole dei motori sono presenti vari sfiati e fori di drenaggio che la ditta coreana ha completamente tralasciato o che ha riprodotto solo parzialmente. Personalmente ho cercato di migliorarli aprendoli tutti:

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Quelli contrassegnati con le frecce rosse li ho forati seguendo le incisioni del kit come guida. Quello con la freccia in verde, al contrario, è stato spostato più internamente.

Altri due portelli rettangolari sono stati aggiunti assieme a due fori posti in posizione leggermente disassata rispetto alla linea di mezzeria.

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Ovviamente è stato necessario assottigliare la plastica internamente per ridurre lo spessore dei bordi e rispettare l’effetto scala.

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I vani carrello in resina dell’Aires sono come sempre una gioia per gli occhi! Di contro ci vuole anche tanta pazienza per inserirli nei rispettivi alloggiamenti.

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Le aree in rosso sono quelle che devono essere carteggiate per recuperare millimetri preziosi al fine di evitare che i due semi gusci, superiore e inferiore, facciano fatica a chiudersi. Inoltre è necessario eliminare quanta più resina possibile dal fondo dei pozzetti fino a raggiungere, quasi, la trasparenza.

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Sul dorso della fusoliera sono presenti delle griglie che coprono i condotti di espulsione dello strato limite delle prese d’aria. Ovviamente sul kit sono stampate in modo approssimativo e perdono parecchio del loro realismo. Nel set fotoinciso della Eduard sono disponibili i pezzi che sostituiscono direttamente tutti i pannelli interessati, ma li ho scartati e utilizzati solo come guida di taglio (il motivo lo spiegherò più avanti).

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Alla fine, dopo numerose prove e l’utilizzo di un bisturi affilato, ho asportato le relative porzioni di plastica dal modello e ho aggiunto delle guide (ricavate da sezioni di Plastirod quadrato) su cui, in seguito, poggiare le menzionate griglie.

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Allineare il troncone anteriore a quello posteriore è, senza dubbio, la fase più complicata del modello. Accostandoli durante le necessarie prove a secco, si formano subito dislivelli abbondanti tra i due blocchi. Dopo svariati tentativi di saldarli senza complicarmi troppo la vita sono giunto a una conclusione drastica: ho inserito degli spessori di Plasticard all’interno della fusoliera anteriore per aumentarne in altezza le forme e l’ho incollata, provvisoriamente, al tronco posteriore applicando dei “punti” di colla ciano acrilica. Successivamente ho forzato, nel vero senso della parola, i pezzi per tentare di limitare l’insorgere di scalini. Una volta trovata la “quadra”… ho colato quantità mostruose di Attack dall’esterno verso l’interno sfruttando le aperture delle prese d’aria ancora da installare. Sono riuscito nell’impresa ma non del tutto… il resto l’ha fatto una buona dose di olio di gomito e carta abrasiva!

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I più attenti tra quelli che leggono quest’articolo, si staranno ancora chiedendo il perché abbia deciso di non utilizzare le parti fotoincise per completare il lavoro concernente le griglie dello strato limite. Il motivo è semplice: le PE Eduard mi hanno creato, letteralmente, svariati mal di testa! Dopo aver tentato invano di incollarle al resto del kit (si staccavano di continuo a causa delle sollecitazioni conseguenti la carteggiatura e la stuccatura dei tanti scalini che esse formavano rispetto l’estradosso della fusoliera) ho deciso di utilizzarle come dima e di ricrearle direttamente in Plasticard.

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Per questo passaggio è corso in mio aiuto l’amico Fabio che ha tagliato i nuovi pezzi utilizzando un plotter elettronico da taglio. Il loro montaggio è stato semplice e veloce: mi è bastato sistemare le misure con qualche colpo di lima, appoggiarle nelle loro sedi e spennellarle con abbondante Tappo Verde.

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La rete che protegge i condotti dall’ingestione di corpi estranei proviene da un’altra fotoincisione della Eduard. Purtroppo la trama è risultata leggermente troppo grande per la scala ma, vi assicuro, a modello ultimato l’incongruenza non è così evidente.

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Prese d’aria, ali, derive e altri dettagli:

Con le fasi più critiche del montaggio alle spalle, mi sono concentrato sul complesso delle prese d’aria.

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La prima modifica ha riguardato le zone attinenti i pozzetti carrello principale, dove le istruzioni del set Aires, giustamente, suggeriscono di allargare l’apertura per raffigurarne le corrette dimensioni rispetto al velivolo reale (è necessario asportare circa 7 mm di materiale originale del kit).

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Osservando le foto dei Fulcrum in scala 1:1 si notano bene alcuni particolari che devono essere aggiunti:

  • Le piastre di rinforzo su cui ruotano i cardini dei portelloni a chiusura dei vani, indicate con le frecce in rosso, sono riprodotte con del Plasticard spessore 0,2 mm e incollato con una leggera spennellata di Tamiya Extra Thin Cement.
  • Con la freccia in giallo, invece, ho indicato la “sagomatura” della lamiera posta in corrispondenza della zona di retrazione dello pneumatico. Questa permette allo stesso di rientrare nel proprio alloggiamento e deve essere realizzata anche sul modello scavando la plastica con una fresa montata sul fidato trapanino elettrico.

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Molto spesso a motori fermi (in fase di rullaggio, invece, sempre), gli intake sono chiusi da delle paratie anti-fod che si estendono automaticamente dopo l’avvio dei turbofan. Oltre ad essere una caratteristica peculiare del Mig-29, modellisticamente parlando sono utilissime per nascondere il “vuoto cosmico” che regna all’interno dei condotti del kit. La Eduard le fornisce già pronte in fotoincisione e sono abbastanza complicate da montare, oltre a richiedere molte prove a secco prima di procedere al loro incollaggio. Il risultato finale, in ogni caso, appaga pienamente l’occhio critico di ogni appassionato!

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L’unione dei condotti alla pancia della fusoliera fa sudare le proverbiali sette camicie. I pezzi, oltre ad essere leggermente svergolati, non hanno pin di riscontro e devono essere incollati con attenzione per allinearli correttamente. Il grossolano sistema d’incastri, sviluppa come naturale conseguenza una miriade di fessure più o meno importanti che ho riempito utilizzando listelli di Plasticard e stucco bicomponente Magic Sculpt.

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I pod del sistema Radar Warning montati alle tip alari ho preferito costruirli completamente da capo poichè quelli stampati dalla Academy hanno una forma non rispondente al vero. Quindi, dopo averli asportati, sono stati sostituiti da un pezzo di Plastirod Evergreen di sezione quadrata e medesime misure, sagomato in modo opportuno. Ho anche aggiunto le luci di posizione, rossa a sinistra e verde a destra, ricavate da schegge di resina trasparente colorata.

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Nelle immagini seguenti potete notare una piccola accortezza che, a modello praticamente ultimato, mi ha fatto risparmiare tempo e possibili arrabbiature! Sui bordi d’uscita delle ali, piani di coda e deriva sono montati degli scaricatori elettrostatici ben visibili anche in scala; la Master, ditta polacca specializzata in accessori in ottone tornito, ha da qualche tempo commercializzato un bellissimo set che li riproduce in scala 1/48… sono davvero bellissimi, ma anche fragili e complessi da montare. Per questo motivo ho “annegato”, letteralmente, nella plastica degli spezzoni di ago da insulina che hanno l’esatto diametro per accogliere i piccoli pezzi in ottone sopra citati (basterà infilarli a pressione rendendo l’operazione immediata e, soprattutto, pulita); successivamente li ho stuccati per raccordarli alla superficie del modello.

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Per terminare le modifiche sulle ali, la freccia gialla indica il punto dove era stampato l’attuatore idraulico degli alettoni; di spessore nettamente fuori scala, è stato eliminato e sostituito con lo stesso meccanismo riprodotto in fotoincisione.

Anche la zona degli scarichi è povera di dettagli ed anche poco rispondente al vero. Dalle poche foto che ritraggono l’aerofreno aperto, sono riuscito a capire che in corrispondenza dei punti indicati dalle frecce c’è una piastra (ricostruita in Plasticard) che scherma termicamente il vano dell’airbrake. Ha una forma pressoché romboidale con delle rivettature aggiunte con l’apposito strumento della “Rosie The Riveter”.

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Le ali si uniscono alla fusoliera senza particolari patemi; lasciano comunque delle fessure importanti ma per oltre tre quarti, sopra, queste sono coperte dalle derive e dalla carenatura aerodinamica che contiene i lanciatori chaff/flare. Sotto, invece, le ho chiuse ricorrendo nuovamente alla pasta bi-componente Magic Sculpt.

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Fulcrum 64

Stessa cosa non si può affermare per le derive stesse sui cui ho attuato interventi più invasivi. Nel mio caso, forse per un disallineamento in senso orizzontale dei gusci, la sinistra sporgeva di mezzo millimetro rispetto al fianco della carlinga. Ho risolto il problema inserendo uno spessore, sempre in Plasticard, esterno e pareggiando il tutto con una buona dose di colla ciano acrilica utilizzata come stucco.

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Gli impennaggi hanno ricevuto altre migliorie tra cui l’aggiunta di tutte le file di rivetti e viti (marcati sulla superficie grazie a delle micro punte da 0,2 mm per circuiti stampati elettronici) più visibili e gli inviti per gli scaricatori elettrostatici (realizzati, come per le ali, con un pezzo di ago da insulina).

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L’aggiunta delle viti ha interessato anche la gobba e parte dei pannelli delle gondole motore (su cui sono state reincise anche le pannellature mancanti indicate dalla freccia), sia superiormente, sia inferiormente.

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Sempre nella zona motori, inoltre, ho aggiunto due piccoli air scoop rifatti con un half round Evergreen da 0,7 mm scavato al suo interno, poi incollato su una basetta sagomata in Plasticard con spessore 0,1 mm.

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Sulla gobba, dietro all’abitacolo, ho realizzato un piccolo indicatore idraulico. Ho semplicemente aperto uno scasso, senza bucare la fusoliera, sfruttandone il fondo per verniciarlo in nero. In seguito ho riempito il tutto di Attack lisciandolo e lucidandolo con carte abrasive via via sempre più fini per simulare il vetro.

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Per concludere ho aggiunto il tubo del parafreno e la relativa paratia proveniente dal set in resina della Aires.

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Il sensore IR del Fulcrum è un particolare molto visibile. Sul kit è appena abbozzato e stampato in plastica piena… certamente non all’altezza di un modello al passo con i tempi.

Per questo motivo ho deciso di rinnovarlo completamente con un po’ di auto costruzione. Ho, quindi, eliminato la plastica del kit ricreando, poi, un “abbozzo” del meccanismo che fa muovere la lente del sensore. Quest’ultima l’ho fustellata da un pezzo di acetato trasparente da 0,3 mm.

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Da una bacchetta di plexiglass da 4 mm ho ottenuto la sagoma della bolla trasparente e l’ho termoformata in vacuuform.

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Pulito il pezzo ottenuto, l’ho incollato parzialmente con un velo di Vinavil, poi ho sigillato il tutto con ciano acrilica. Un’accurata lucidatura con paste abrasive Tamiya e una spennellata di Future ha concluso il lavoro.

Fulcrum 88

La presa d’aria dell’APU è un’altra parte del kit che va immediatamente cestinata perché del tutto errata nelle forme (soprattutto) e nelle dimensioni. Quella che vedete proviene dal set in resina della Neomega dedicato al Mig-29 C, ma è identica anche per l’A. Io mi sono limitato ad assottigliare i bordi per renderli più in scala, e ad aprire il foro che entra direttamente in fusoliera alla sua base.

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Passo ora ai trasparenti.

Dopo aver bagnato il parabrezza nella Future, ho verniciato le resistenze interne anti appannamento spruzzando il Magnesium dell’Alclad.

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La palpebra del cruscotto dipinta, sottoposta a dry brush con colori a olio, e corredata dell’Head Up Display.

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Il canopy l’ho completato con le fotoincisioni Eduard e la resina Neomega: tutti i pezzi sono stati incollati provvisoriamente con delle piccole gocce di cianacrilico. Il successivo bagno nella Future ha funzionato sia da incollaggio vero e proprio, sia da lucidante per gli inevitabili graffi che si erano formati sulla superficie.

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Il pitot della Dream Model è un piccolo gioiellino. Resistente anche a colpi di una certa entità, come da me felicemente sperimentato (si piega ma non si spezza… è proprio il caso di dirlo!), è anche molto realistico.

Il passaggio più complicato è, senza dubbio, il montaggio delle alette generatrici di vortici ai lati perché davvero piccole. Ad ogni modo con un pò di Attack Gel e mano ferma si riesce a finire con successo l’opera.

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Attenzione a non montarlo dritto! Il Fulcrum, anche in volo livellato, è un “Tail Seater”, ovvero ha un assetto leggermente cabrato; per questo motivo la sonda non è perfettamente in linea con l’asse longitudinale della fusoliera, bensì puntata di qualche grado verso il basso.

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In accordo con la documentazione in mio possesso (è tornato di nuovo utile il volume Kagero della serie “Top Shots”) ho aggiunto i bulbi delle antenne RWR integrate nel Lerx: ho dapprima forato la fusoliera per poi inserirvi all’interno un pezzo di profilato tondo da 0,2 mm.

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Sotto al muso ho aggiunto delle fotoincisioni Eduard per ricreare la configurazione d’antenne dei Fulcrum G.

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Altra differenza sostanziale è la rimozione dell’antenna IFF una volta montata davanti al parabrezza. Attualmente, sui velivoli, è rimasta solo la piastra romboidale fissata alla lamiera che chiude il vecchio alloggiamento (già inclusa nel set Eduard).

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Le gambe carrello hanno ricevuto parecchie attenzioni. A quelle posteriori ho aggiunto tutte le tubazioni idrauliche (disordinate e caotiche in pieno stile dei velivoli russi!) simulate con fili di stagno di varia misura della Plus Model.

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Quella anteriore è stata pesantemente modificata per renderla più realistica e fedele; parecchi dettagli e parte delle strutture di rinforzo, infatti, sono stati completamente omessi dalla Academy:

Fulcrum 116Sul frontale ho aggiunto una piccola taxi light ricavata da un tondino di Evergreen da 0,7 mm scavato per ricreare la parabola interna del faro. Poi ho praticato un piccolo foro passante sul fondo dentro cui ho inserito un pezzo di sprue nero che simula la lampada. Per finire, ho fustellato il vetrino della giusta misura, ho verniciato l’interno in Cromo e incollato il trasparente con la Future.

Del tutto inesistente il complesso idraulico dello steering composto da due cilindri idraulici che comandano vari rinvii e leveraggi. Anche qui il Plastirod l’ha fatta da padrone.

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Ho eliminato l’abbozzo che, secondo la ditta coreana, rappresentava la struttura a “Y” che collega la gamba di forza anteriore alla struttura del velivolo e l’ho rifatta con del profilato “H Column” ancora una volta della Evergreen; il tutto è stato rivestito con il solito nastro d’alluminio. Ho aggiunto, anche in questo caso, le tubazioni idrauliche, quelle elettriche (anche della taxi light) e alcuni connettori ricavati da sezioni di ago da insulina.

Fulcrum 115bis

Nei pressi del radome ho praticato due scassi (uno per lato) dove, in seguito, ho fatto scivolare le piastre in fotoincisione dei sensori dell’angolo d’attacco. Un terzo è presente sotto, nella carenatura che contiene antenne e avionica.

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Fulcrum 126I piloni sub-alari sono stati provvidenzialmente sostituiti con altri provenienti dalla scatola della Great Wall Hobby (ringraziando ancora una volta Jacopo per la sua gentilezza); gli originali, oltre a non assomigliare molto a quelli veri, sono anche errati nelle forme.

Fulcrum 101

La fase del montaggio si è chiusa con l’upgrade del serbatoio ventrale (spesso installato). L’Academy l’ha, ovviamente, semplificato al massimo “dimenticandosi” di rappresentare l’enorme scarico dell’APU che gli passa proprio attraverso.

Fulcrum 52

Con il solito trapanino elettrico ho praticato un foro di 7mm di diametro leggermente disassato a sinistra rispetto alla linea di mezzeria. Il condotto dello scarico l’ho rappresentato con una cannuccia da cocktail che, fortunatamente, ha proprio le dimensioni che servono allo scopo.

Fulcrum 48

Ho, poi, aggiunto il “collare” di rinforzo riprodotto utilizzando il nastro d’alluminio adesivo (tagliato con la taglierina circolare OLFA). È doveroso, da parte mia, ricordare che il fuel tank è più corto di quasi un centimetro e andrebbe allungato con una sezione di medesima misura dal centro. Dal canto mio ho preferito tralasciare questa modifica sapendo che, a modello ultimato, il difetto non si nota poi tanto.

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Fulcrum 98

Verniciatura:

Dopo tante fatiche, finalmente, la fase di verniciatura è arrivata! Essa si è aperta con il pre shading, in nero, eseguito su tutte le pannellature. Sulle superfici inferiori, inoltre, ho aggiunto degli spot di Olive Drab XF-62 Tamiya che sotto al grigio simulano molto bene tracce di olio e fluidi idraulici.

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Fulcrum 128Poi la pancia ha ricevuto il tono di base in F.S. 36495 (Gunze H-338), diluito all’80% con alcool isopropilico e l’aggiunta di qualche goccia di Paint Retarder.

Fulcrum 130

Sulle superfici superiori ho, dapprima, steso il tono più chiaro della mimetica – F.S. 36270 (Gunze H-306) e ho mascherato il modello utilizzando, come al solito, il Patafix per ottenere delle sfumature definite e in scala. A seguire, ho applicato il colore più scuro: F.S. 36118 (Gunze H-305).

Fulcrum 134

Se prendete come riferimento le istruzioni Techmod per riprodurre l’andamento dello schema, prestate attenzione! Questo, purtroppo, non è corretto soprattutto per ciò che riguarda l’ala sinistra e la zona tra le due derive.

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Studiando meglio le immagini e controllando questo utile LINK, mi sono reso conto che l’interno delle prese d’aria e le paratie anti FOD sui Fulcrum della Siły Powietrzne sono in bianco (ho utilizzato il Mr.Base Primer White della Gunze).

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Il pannello anti riflesso è in Nato Black Tamiya.

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A questo punto ho iniziato a eseguire un abbozzo di post shading su tutto il modello schiarendo i colori di base con varie percentuali di bianco e di grigio chiaro.

Lavaggi e decal:

Dopo tre mani generose di trasparente lucido Tamiya X-22, il mio Fulcrum ha ricevuto i lavaggi con tinte a olio (ho scelto diverse tonalità di grigio, non troppo scuro, miscelando in varie percentuali in Bianco di Marte e il Nero Avorio della Maimeri diluite con il thinner Humbrol).

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Un altro strato di Clear è stato propedeutico per il posizionamento delle decal Techmod. Sottili e con un potere adesivo fin troppo forte, hanno la brutta tendenza ad arricciarsi senza possibilità di recuperarle. Prestate molta attenzione quando le fate scivolare via dal supporto… come da me tristemente sperimentato, in un attimo si rischia di creare un grosso danno!

Fulcrum 150

A parte questo, le insegne si conformano benissimo, reagiscono immediatamente ai liquidi ammorbidenti e copiano le pannellature senza particolari problemi.

Ancora due mani di trasparente hanno livellato gli spessori delle decalcomanie sigillandole definitivamente.

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Scarichi, ruote, carichi esterni e montaggio finale:

Gli scarichi Aires sono stati, senza dubbio, il passaggio più divertente di tutta la costruzione! Partendo dal presupposto che sono davvero ben fatti e per questo devono essere valorizzati al massimo, ho affrontato uno studio approfondito della documentazione per capire come verniciarli al meglio.

Fulcrum 140

Il comune denominatore, in tutte le foto, è l’estrema opacità dei materiali che costituiscono l’esterno dei due exhaust; non solo, oltre a questo ho notato che i metalli tendono a brunirsi diventando blu, ma in maniera poco uniforme.

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Nell’attesa che mi venisse un’idea su come riprodurre quest’effetto, ho verniciato i petali alternativamente in Steel e Dark Alluminium Alclad (i petali che ritraendosi rimangono all’interno sono, di fatto, più scuri). L’interno del tubo di scarico, invece, è nel classico rivestimento resistente alle alte temperature in verde (tipico di quasi tutti i motori di fabbricazione russa) e che ho riprodotto con il Gunze H-302.

Poi, dopo qualche esperimento non proprio riuscito, la lampadina si è accesa… ed è nata questa “tecnica” (se così posso permettermi di chiamarla):

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Mano abbondante di trasparente lucido Tamiya su tutti i pezzi.

Mediante un pezzo di spugna che si trova nei set aftermarket (soprattutto in quelli Aires) ho picchiettato, solo sui petali più scuri, il Blu Cobalto a olio della Maimeri prelevato puro dal tubetto.

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Le macchie le ho, poi, attenuate e sfumate con un cotton fioc pulito passato sulle superfici con delicatezza per non portare via troppo pigmento.

A seguire, altra mano di lucido per sigillare il tutto, e lavaggio in Bruno Van Dyck scurito con del nero.

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Passata leggera di Transparent Smoke Alclad e di opaco H-20 Gunze per la finitura finale.

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Applicazione del dry brush con un colore alluminio a smalto per evidenziare i dettagli dei meccanismi di apertura e chiusura dei petali.

Per finire, un po’ di polveri Tamiya dal Weathering Set D (in particolare con la trousse Oil Stain e Burnt Blue) che hanno armonizzato e reso più omogenei tutti gli effetti fin qui applicati.

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Sugli anelli che si raccordano alla fusoliera ho utilizzato, in parte, gli stessi accorgimenti ma aggiungendo, nel contempo, una “fascia” blu al centro realizzata con il Trasparent Blue della Alcad aerografato direttamente sopra il Dark Alluminium.

Polish Fulcrum 16

La configurazione dei carichi esterni che ho adottato è poco vista ma, comunque, utilizzata dai Mig-29 polacchi; essa comprende quattro missili R-73 Archer e come già detto, il serbatoio ausiliario ventrale che è in sostanza sempre montato.

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Gli ordigni aria/aria sono stati prelevati dal kit della Great Wall Hobby, essendo di qualità e fattura notevolmente superiore a quelli in dotazione nella scatola Academy, e verniciati completamente in bianco con il Mr.Base White della Gunze.

Il Fuel tank è stato invecchiato e sporcato soprattutto nella zona dello scarico dell’APU (Auxiliary Power Unit) usando colori a olio e, di nuovo, il Wathering Set D.

Ho completato le gambe di forza dei carrelli verniciando in nero i cavi idraulici; ai portelloni dei vani principali ho aggiunto i fari di atterraggio con relativi fili elettrici. Gli pneumatici sono stati dipinti in German Grey, mentre i cerchioni sono in un mix di 30 gocce Tamiya X-5 + 60 gocce Tamiya XF-26 + 60 gocce Tamiya X-8 per rassomigliare al caratteristico verde sovietico che indica le zone del velivolo soggette a potenziali rischi (anche i dielettrici dei Mig-21 o dei SU-27, ad esempio, erano nello stesso colore per il pericolo di scariche elettriche). Anche in questo caso, con il pennello a secco e un grigio a olio ho messo in risalto i tanti bellissimi dettagli stampati dalla Brassin sulle spallette dei battistrada.

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La guarnizione che sigilla il cupolino trasparente è in Pink XF-17 Tamiya. Sotto di esso, fissata alle spalle del seggiolino su una struttura metallica, è alloggiato il “dome” del GPS; l’ho rifatto da zero con Plasticard e l’ho completato con un filo di rame, non verniciato come nella realtà, per simulare il collegamento elettrico.

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A questo punto non mi resta che applicare la finitura definitiva con il Flat Clear H-20 Gunze (diluito all’80% con il Lacquer Thinner Tamiya) e assemblare gli ultimi particolari: antenne, sensori dell’angolo d’attacco (in fotoincisione), electric discharger della Master (che rendono ancor più realistico il modello) e due piccole strobe light, una sul dorso e una sotto la gondola motore sinistra, auto costruite da zero partendo da una scheggia di sprue trasparente e verniciate con il Clear Red della Tamiya.

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Conclusioni:

E’ stato un Work In Progress molto lungo e che ha richiesto molte attenzioni, soprattutto a causa della vetustà dello stampo Academy. Ma la soddisfazione di aver aggiornato e portato a termine un modello così datato, alla fine, ripaga in pieno ogni fatica!

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Buon modellismo a tutti! Valerio “Starfighter84” D’Amadio.

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