Macchi 205 “Veltro” – dal kit Italeri in scala 1/72.

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Il modello:

Ancora oggi i velivoli che prestarono servizio nell’Aviazione Nazionale Repubblicana sono circondati da lacune storiche gravi, in parte derivate da una legge che vietava il restauro o l’utilizzo di velivoli o mezzi con insegne della Repubblica di Salò e vigente in Italia fino a pochi anni fa. Col venire meno di tale restrizione, molti archivi sono stati resi pubblici ed il materiale in essi contenuto ha permesso di acquisire ulteriori e preziose informazioni su questo periodo poco noto della nostra storia. Per nostra fortuna, anche le ditte modellistiche hanno approfittato di questa situazione per rinnovare i loro magri cataloghi, e tra queste anche la nostrana Italeri che da qualche tempo ha ampliato la sua offerta commerciale immettendo sul mercato un nuovissimo kit del famoso “Veltro” della Macchi. Oltre a far felici tanti modellisti “italianofili”, la ditta bolognese ha colmato anche un notevole gap. Infatti, nella classica scala 1/72 il Macchi 205 è stato per troppo tempo trascurato, e gli unici kit a disposizione erano gli anziani e oramai introvabili Supermodel; Il modello Italeri offre una buona base di partenza e, al contrario del Supermodel, risulta essere corretto nelle forme e nelle dimensioni. Precisando immediatamente che anche un lavoro “da scatola” può essere sufficiente, gli amanti del super dettaglio potranno comunque sbizzarrirsi grazie alla buona quantità di aftermarket oggi disponibili… ma con un avvertimento: il modello finito sarà molto piccolo nelle sue dimensioni, quindi attenzione a lavorare con materiali appropriati e in scala e a non farsi prendere troppo la mano… alla fine si vedrà molto poco!

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Con questi presupposti ho subito dato il via alle mie fatiche con la separazione delle parti dal master principale, accorgendomi però che lo stampo è buono solo per realizzare un esemplare della prima serie costruttiva (anche se sono forniti i due cannoni). L’aviazione repubblichina, nella sua frettolosa riorganizzazione, acquisì per lo più macchine della III serie che presentavano quindi l’ala più robusta con l’introduzione dei già citati cannoni Mauser da 20 mm, un’antenna composta di un solo filo con asta più tozza e rettilinea con l’eliminazione del dipolo sulla gobba caratteristico anche degli ultimi Macchi 202, e due bugne inferiormente dietro i barilotti dei radiatori dell’olio. Tuttavia non mancarono le solite variazioni sul tema e, infatti, dagli ultimi studi risulta che un gruppo di ‘205 della serie I furono immagazzinati e in seguito trasformati con l’aggiornamento della sola ala dotata dell’armamento più pesante.  La mia attenzione si è concentrata proprio su questi velivoli poiché non era più necessario modificare l’asta a stilo di tipo appuntito dell’antenna risparmiandomi un tedioso processo di autocostruzione; inoltre i lavori da eseguire si limitavano alla sola reincisione di quattro pannellini ovali per l’accesso ai vani di carica delle armi sul dorso delle due semiali, e alla realizzazione di due rettangolini di 2 mm di lunghezza per 1 mm di larghezza sotto le ali che servivano all’espulsione dei bossoli. Per questi ultimi ho proceduto nel seguente modo: con l’ausilio di disegni quotati ho misurato con la massima precisione il punto ove realizzare le aperture, e successivamente con una punta fine e un trapanino elettrico ho praticato dei fori poi rifiniti a colpi di lima e striscette di plasticard inserite all’interno per dare la forma corretta. Ho dovuto riprodurre anche le due piccole bugne presenti ai lati degli scassi mediante l’utilizzo di plastirod Evergreen (sezione da quarto di tondo) da 1 mm opportunamente sagomati.  Un’abbondante uso di stucco ed un’accurata carteggiatura mi hanno permesso di rendere la correzione più realistica possibile.

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Ad ogni modo, per avere una visione più chiara, consiglio vivamente di procurarsi il volume Macchi 205 “Veltro” scritto da Maurizio Di Terlizzi ed edito dalla IBN Editore, che tratta nei minimi particolari il velivolo con notevoli cenni storici e ottimi consigli a livello modellistico. Preso dal solito raptus (perdonatemi ma non ho saputo resistere!) ho acquistato i due buoni set in resina della True Detail, rispettivamente per il cockpit (codice 72462) e per gli pneumatici (codice 72035), che hanno il vantaggio di poter essere riutilizzati anche per il Macchi 202. Da questo intuirete sicuramente che il “Folgore” è un altro dei progetti che mi stanno ronzando per la testa… ma adesso basta, altrimenti corro ad acquistare anche quello! Dopo numerose prove a secco ho concluso che le paratie laterali fornite dalla True Detail non ne volevano proprio sapere di entrare nell’abitacolo, costringendomi quindi a rinunciare al loro ausilio e a ricostruire la struttura interna delle centine e delle ordinate manualmente, con le solite striscette di rod. Discorso contrario per ciò e che riguarda il pavimento dell’abitacolo che è davvero molto buono e s’incastra perfettamente nella fusoliera senza interventi particolarmente gravosi di adattamento. Il pannello strumenti presente nel set è stato prontamente scartato giacché certamente non all’altezza, mentre al seggiolino è stata sottratta la piastra blindata che lo sovrasta (i due elementi sono stampati in unico pezzo) poiché, dopo la consultazione dei documenti a mia disposizione, il complesso era troppo alto ed il sedile non assumeva la caratteristica posizione “affondata” nella sua vasca. A questo punto ho riprodotto anche la piccola “mensolina” che ospitava il gruppo manette con laminato sottile di ottone, una delle due bombole dell’ossigeno (l’altra non era visibile perché alloggiata in fusoliera) da collocare sul pavimento, il bussolotto dell’inalatore Drager Auer II e tutta quella selva nutrita di cavi e tubazioni sia dell’ossigeno sia del carburante, realizzati in filo elettrico molto sottile. Tutta la zona è stata verniciata con il Verde Anticorrosione Gunze H-312 (FS 34227) schiarito però con il 40% di Grey (FS 36307) per ottenere l’esatta tonalità: questo colore che in pratica era un protettivo antiruggine, assumeva diverse sfumature in base alla ditta produttrice e alla marca del pigmento stesso, e in pratica i toni andavano da un verde pallido a un verde prato leggermente schiarito. Ricordate poi che le tubazioni assumevano un colore specifico secondo ciò che vi scorreva all’interno (e più precisamente Giallo Cromo 7 per il carburante, Azzurro 11 per l’aria e Bianco neve 6 per l’ossigeno), fate quindi attenzione a come le pitturate.

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Il pannello strumenti utilizzato è quello fornito dalla scatola cui ho aggiunto la strumentazione in decalcomania e ulteriori tubicini. Tutto l’abitacolo è stato sottoposto al solito processo d’invecchiamento con lavaggi ad olio in Bruno Van Dyck, e successive passate di dry-brush in alluminio e grigio scuro per aumentare le ombre e dare profondità a questa zona. Il cockpit non è stato fissato subito, bensì ho atteso di unire le due semifusoliere per poi inserirlo da sotto così da avere maggiore libertà e precisione per posizionarlo. Conclusa questa fase ho rivolto le mie attenzioni all’assemblaggio vero e proprio: la carenatura delle armi in caccia e la parte inferiore della cofanatura motore sono fornite separate, un elemento in più per capire che lo stampo ha il 90% delle parti in comune con il Macchi 202 sempre commercializzato dall’Italeri. Ad ogni modo questi due pezzi non combaciano granché bene con il resto della fusoliera, e mi hanno costretto ad inserirli nei loro alloggiamenti a colpi energici di lima. Venendo alle ali, si è reso necessario assottigliare notevolmente il bordo di uscita per non ritrovarmi un antiestetico ed errato spessore, e compiere innumerevoli prove a secco per l’incastro ali-fusoliera. Ed è proprio questo uno dei momenti critici del montaggio: lasciando il complesso così com’è, le ali non assumono il corretto diedro positivo rimanendo dritte come una tavola. Sono stato costretto ad intervenire eliminando delle porzioni di plastica dal raccordo in fusoliera, ottenendo il corretto alloggiamento di entrambe i pezzi ma accentuando non poco i vuoti che si sono formati nelle giunzioni.

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Senza perdermi d’animo ho finalmente incollato le due semi-ali costringendole ad acquisire il giusto diedro con un pezzo di scotch fissato dalle loro estremità alla fusoliera, ed ho riempito i gap con colate oceaniche di stucco e striscioline di plasticard (in particolare bisognerà intervenire nella zona sotto la presa d’aria ventrale come potete vedere nelle foto scattate durante la fase di composizione). I pesanti interventi di carteggiatura derivati hanno cancellato il già sottile dettaglio di superficie quindi, armato della solita pazienza, ho reinciso le pannellature rovinate. Colto da un attacco improvviso di pigrizia (so che otterrò la vostra comprensione), ho preferito tralasciare il dettaglio dei pozzetti carrello anche perché essi sono troppo poco profondi… ed essendo anche loro ricchi di tubazioni e cavi, avrei rischiato solamente di appesantire il tutto ottenendo un effetto davvero poco realistico. I modellisti più accurati e pazienti potranno all’uopo “sfondare” le Wheel bay, aumentarne la profondità e particolareggiarle a piacimento. Auguri! Con il modello in sostanza ultimato, ho aggiunto e pareggiato con stucco il parabrezza (in precedenza immerso assieme al tettuccio nella mitica cera Future), lucidato la plastica con la solita pasta abrasiva SBM e lavato il mio piccolo Veltro con abbondante acqua e un po’ di sapone sgrassante per piatti. In extremis ho anche deciso di asportare il tubo di pitot originale (troppo spesso e tozzo), per rimpiazzarlo con un tubicino in ottone di giusta misura.

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Verniciatura e Decalcomanie:

Apro una sezione a sé dedicata alla verniciatura per porre l’accento ancor di più su questa fase che è caratterizzante per tutto il lavoro svolto sino ad ora. Prima di iniziare mi sono munito del discreto foglio decal edito dalla Skymodel (codice72039), e della pubblicazione della Classic Pubblications – Camouflage & Markings Of Aeronautica Nazionale Repubblica 1943/1945 di F.D’Amico e G.Valentini, un libro fondamentale che non può mancare nella biblioteca di qualsiasi modellista che si rispetti.  Parto con la spiegazione dando dei doverosi cenni storici sull’aviazione repubblichina: all’atto dell’armistizio dell’8 settembre 1943, una parte dei velivoli della Regia Aeronautica furono catturati dai tedeschi che li inquadrarono a un Gruppe del Jg/77 basato in Piemonte (molte immagini immortalano i Veltri con le croci e le svastiche tedesche), mentre altri ancora furono recuperati dai piloti della neonata ANR con cui iniziarono l’attività bellica.  Questo primo equipaggiamento si basava su MC.205 della serie I, che quindi indossavano la mimetica tropicale standard Nocciola – Anelli di Fumo Verde con ogive che spesso portavano disegnate le spirali nere in pieno stile germanico. La consegna di nuovi esemplari della terza serie costruttiva coincise con un rinnovamento generale della mimetica (anche dovuta all’usura dell’originale schema tropicale Macchi), e data la grande disponibilità di vernici tedesche negli hangar e negli impianti manutentivi lo Stato Maggiore Aeronautica Repubblicana autorizzò ufficialmente l’adozione dello schema a tre toni di grigio RLM 74/75/76.

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Non mancarono le solite manchevolezze e interpretazioni, ma in linea di massima gli aeroplani presentarono le superfici latero-inferiori completamente in Lichtgrau 76 e il Dunkelgrau 74 e Grau 75 a splinter sulle ali (sul dorso della fusoliera si estendeva solo il Grau 75 in modo uniforme – ndr) e con macchie di entrambe i colori che sfumavano progressivamente sui fianchi. Talvolta era presente una fascia bianca di larghezza standard in fusoliera (11,5mm in 1/48 – 7,6mm in 1/72), altre volte la fascia poteva avere dimensioni ridotte (7mm in 1/48 – 4,6mm in 1/72). Le coccarde divennero quadrate, e rigorosamente a due soli fasci con la lama rivolta SEMPRE all’esterno ed in avanti, inizialmente bianche a fondo neutro per divenire nere a fondo bianco e poi definitivamente nere a fondo neutro. Fatta questa dovuta premessa, ho armato il mio aerografo e cominciato a stendere i vari toni a mano libera, o al massimo con l’ausilio di piccole mascherine. Altra particolarità dei Veltri di Salò erano le matricole militari e i fasci sotto le ali che, di solito, non erano riverniciati ma solamente mascherati. Quindi ho steso una mano di Nocciola Chiaro 4 Gunze H-310 (FS 30219) con gli anelli di fumo in Verde Oliva Scuro 2 Gunze H-65 (FS34052) nei pressi dei piani di coda, dove effettivamente trovavano posto questi codici numerici. Sotto le ali invece, ho dato una passata di Grigio Azzurro Chiaro 1 Gunze H-324 (FS 36307) mascherato con un quadrato ritagliato a misura in un cartoncino… un’accortezza tutto sommato inutile dato che alla fine il colore risulterà molto simile al Lichtgrau 76 che quasi non sarà visibile. Poco male, in ogni caso c’è! La fascia bianca in fusoliera è in Bianco Opaco, come del resto l’ogiva. Apro di nuovo una piccola parentesi per precisare che proprio quest’ultima non presentava il fondo in RLM 76 come si potrebbe pensare, bensì in bianco che poi veniva stemperato a suon di macchiette con il RLM 75. La spirale nera preesistente era obliterata alla meglio, e veniva comunque mantenuto uno spicchietto di ¾ di colore bianco. Finalmente, dopo lunghe ore di consultazione di libri e documenti, la fase di verniciatura è terminata dopo i soliti ritocchi dovuti a sbuffate troppo accentuate e mottles troppo marcati.

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Per uniformare ed armonizzare le varie tonalità h Dopo una prima mano di trasparente lucido Gunze, ho preferito dare una mano veloce di Grau 75 diluita al 90% su tutte le superfici superiori; In effetti dalle foto si può notare come i colori sui velivoli originali non fossero così contrastati e netti nella separazione (in questo particolare caso le immagini in bianco e nero ci aiutano molto). Una passata di trasparente lucido Gunze ha preparato il modello per la successiva opera di weathering, eseguita con il solito Bruno Van Dyck allungato in una buona dose di acqua ragia. Il pigmento a olio è stato steso più volte a causa della scarsa profondità delle pannellature, ma con un po’ di pazienza sono riuscito ad ottenere comunque un buon delineamento delle incisioni. Le fumate degli scarichi le ho ottenute con un acrilico della Golden Airbrush Color – Carbon Black, studiato appositamente per i disegnatori ma buono anche per noi grazie all’effetto “fuliggine” che esso riesce a rendere. Una nuova mano di trasparente ha preparato il fondo per la disposizione delle decal prelevate dal già citato foglio Skymodel. Mi sento in dovere di redigere una piccola recensione alla fine dell’articolo per esprimere apprezzamenti e perplessità a quest’articolo della ditta romana… se avrete la pazienza e il tempo di leggere ancora acquisirete ulteriori suggerimenti. L’esemplare da me prescelto è uno dei vecchi Macchi 205 trasformati in serie III, e più precisamente l’esemplare MM.9350 del Sotto Tenente Sergio Mazzarelli del I° Gruppo – IIIa Squadriglia Caccia Terrestri ANR, di base a Campoformido nella primavera del 1944. Il velivolo di Mazzarelli ha la particolarità di avere sulla gobba il nome del pilota scritto abbreviato “ser-maz”, personalizzazione assai rara sui mezzi della RSI proprio a causa della scarsità di macchine disponibli e la quasi impossibilità di assegnare un aereo personale ai piloti. Ricordo inoltre che le bandierine tricolori (anche dette francobolli) venivano poste con la striscia verde SEMPRE rivolta verso il muso. I pozzetti carrello sono ovviamente nel Verde Anticorrosione detto in precedenza, come anche l’interno dei portelloni più piccoli. Le gambe di forza, i cerchioni e l’interno dei portelloni principali sono invece interamente in alluminio. Le gomme le ho riprodotte con il Tire Black Gunze H-77 che rende meglio l’effetto scala e risalta ancor di più il particolare “sgonfio” delle ruote True Detail. Ora è la volta degli ultimi particolari: il tubo di venturi posto sul lato destro è stato sostituito con uno tornito a mano da un pezzo di plastirod da 1mm sezione tonda, poiché quello fornito dal kit era davvero enorme. Stessa sorte è toccata alla cloche, viceversa la blindatura alle spalle del pilota è rimasta la stessa giudicandola più che idonea a svolgere il suo compito.

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Last but not least le luci di navigazione (rossa a sinistra e verde a destra) e i due fili delle antenne realizzate con sprue filato a caldo… e non vi dico quante camicie ho sudato per collocarli in modo decente! In conclusione posso dire di essermi divertito. Di certo il 205 in veste ANR non è un soggetto di facile realizzazione, ma senza dubbio è poco inflazionato rispetto ai suoi colleghi Spitfire e Me.109. Con un pizzico di attenzione e pazienza nella lettura della documentazione si può tirare fuori un lavoro accurato e soddisfacente. Devo poi ringraziare il mio amico e mentore Maurizio Di Terlizzi per aver messo a mia disposizione le sue infinite conoscenze sul Macchi 205, e la mia ragazza… Martina, che mi ha fatto cosa molto gradita regalandomi questo kit… in fondo se non fosse per lei, il mio Veltro non sarebbe su queste pagine!

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Recensione foglio decal Skymodel 72034:

Il foglio della Skymodel è sicuramente un ottimo prodotto. Stampato direttamente dalla Cartograf, le insegne in esso contenute hanno un dettaglio eccezionale, un’adesione notevole ed il film in eccesso praticamente inesistente. I difetti, risiedono nella loro eccessiva lucentezza e nel fatto che i 46 esemplari proposti non sono tutti riproducibili poiché parecchie decal (come ad esempio i fasci) sono in comune con più soggetti. Poco male direte voi, ma per un foglio dal costo indicativo di circa 14 € ci si aspetta forse un po’ più di “abbondanza”. Altra nota dolente è la ricerca storica che sta alla base della produzione di questo foglio; gli esemplari ex Regia Aeronautica sono tutti riprodotti abbastanza fedelmente, grazie anche alla quantità maggiore di documentazione circolante. Per ciò che concerne i Veltri con schema a toni di grigio, qui gli errori sono parecchi: i profili e le indicazione degli schemi mimetici presenti nelle istruzioni sono poco chiari, e molto spesso errati nella dislocazione dei colori. Quindi mettete molta attenzione tenendo sempre a mente che in pratica ogni aereo aveva una sua storia personale. Sconsiglio vivamente di realizzare l’esemplare 2-3 ed in generale tutti quei velivoli che non riportano la matricola militare completa a causa della scarsissima quantità di informazioni ed immagini a disposizione.

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Il Veltro nominato Paolino IV fu pilotato dal Tenente Luigi Marchi (ucciso in azione il 2 aprile 1944) che lo intitolò al fratello scomparso Paolo. Il numero romano IV stava a significare che questo era il quarto aereo ad esso assegnato e sopranominato sempre nel medesimo modo. Le decalcomanie riportano erroneamente il codice di squadriglia “3” in rosso, mentre nella realtà detto codice era in azzurro, ed inoltre la parte inferiore della cappottatura motore di questo velivolo era verniciata in Giallo Cromo 7. Da notare anche che il Paolino IV aveva il guidone tricolore con il numero 3 Nero sul portellone dei carrelli ed i montanti del tettuccio con la vecchia mimetica tropicale. Continuando, un piccolo portellino di accesso al alto destro della fusoliera (all’altezza del trattino tra i codici 3 – 3) venne curiosamente verniciato in giallo, particolare mai riscontrato in nessun altro esemplare di Macchi 205. La matricola militare precisa di questo velivolo è ancora oggi incompleta, e gli unici numeri conosciuti sono i primi tre: 922. Per questione di spazio, e forse anche di voglia, non ho elencato tutti gli errori rintracciati nel foglio Skymodel, optando per la disquisizione di quelli più evidenti ed importanti. Spero comunque di essere stato di aiuto. Buon modellismo a tutti gli amici di Modeling Time!

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Tabella riferimento colori:

Colore

F.S. 595

b

Gunze

Testors

Aeromaster

Lifecolor

Nocciola Chiaro 4

30219

H-310

1742

—-

UA015

Verde Oliva Scuro 2

34052

H-65

—-

1023

UA051

Grigio Azzurro Chiaro 1

36307

H-324

1726

—-

UA113

Graugrun RLM 74

36081

H-68

—-

10251

UA072

Mittelgrau RLM 75

36122

H-69

—-

1026

UA073

Lichtgrau RLM76

36473

H-334

—-

1027

UA141

Verde Anticcorrosione

34227

H-312

1716

—-

UA060

Bibliografia:

Macchi 205 “Veltro”, Maurizio Di Terlizzi – IBN Editore.

Camoulflage and Markings of the Aeronautica Nazionale Repubblicana 1943-1945,

Ferdinando D’Amico & Gabriele Valentini – Classic Publications.

I Grandi Aerei Storici – Macchi 202 Folgore e 205 Veltro – Delta Editrice.

Le macchine e la storia – Macchi 205 Veltro – Mucchi Editore.

I caccia della serie 5 parte terza – Macchi 205 Veltro, Nino Arena – Stem Mucchi.

Ali in Miniatura n°7 Aprile 2002 e n°23 Agosto 2003.

Aerei Modellismo n°3 Marzo 1998, n°6 Agiugno 1998 e n°1 Gennaio 1994.

Monografie Aeronautiche Italiane n°70.

Aerodetail n°15 – Macchi 200/202/205.

Foto dettagliate del montaggio (clicca sulle anteprime per ingrandire) :

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