Un Folgore inaspettato! Macchi C.202 dal kit Hasegawa in scala 1/48.

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Capita proprio quando si è pronti per partire con un nuovo modello (scatola, eventuali aftermarket e documentazione pronta)…che accada qualcosa, che i piani saltino e che, infine, s’inizi qualcosa di completamente diverso!

E’ ciò che mi è successo con il Macchi C.202 oggetto di quest’articolo. Un po’ per cambiare, un po’ per vedere se ne ero capace, avevo deciso di accantonare per una volta le “italiche eliche” e, pronto per espormi al pubblico ludibrio, dedicarmi a un Jet americano…fino a quando una deliziosa discussione sulle “camo” della Regia Aeronautica su di un social network con due tra i migliori modellisti che conosca, Fulvio Felicioli e Massimo Giugnoli, mi ha fatto migrare verso altri lidi!

L’oggetto della discussione era la foto di un bellissimo e particolare Fiat G.50 in Libia, ma nel corso del dibattito Fulvio pubblica una foto (che riporto qui sotto con il consenso del proprietario) raffigurante un Macchi C.202 Folgore assegnato alla Scuola Caccia di Benevento nell’ottobre del 1942; osservate bene la colorazione, definirla inconsueta è poco!

Ovviamente, con questi presupposti, è superfluo dire che la vipera americana è tornata nella scatola e dallo scaffale è arrivata sul tavolo da lavoro una scatola Hasegawa del Macchi C.202!

Prima di mettere mano alle plastiche ho dovuto svolgere una serie di ricerche e “triangolazioni” per definire casa costruttrice, serie produttiva e matricola del “mio” esemplare. Dalle tre immagini in mio possesso sono risalito alle origini del velivolo e, quindi, sono riuscito a pianificare tutta una serie di modifiche necessarie per adattare lo stampo giapponese che, di fatto, è un ibrido tra un Macchi 202 e un Macchi 205 Veltro.

Partendo dalla data nella quale è stata scattata la foto e da particolari in essa visibili, ho stabilito con buona sicurezza che il mio ‘202 fosse un esemplare appartenente alle serie dalla III alla VII; dalla colorazione delle superfici inferiori (che a differenze di quelle superiori erano rimaste come da “fabbrica”) ho potuto risalire alla casa costruttrice (Breda) e, confrontando questi dati con gli ultimi numeri di Matricola (“03”), capire con cosa avessi a che fare: Macchi C.202 VI serie, costruito dalla Breda a Sesto San Giovanni, Matricola Militare 8103.

Avendo tutto più chiaro in mente ho iniziato ad apportare le seguenti variazioni:

  • Chiusura di tre su quattro portellini d’ispezione sulle ali (vale per tutti i 202).

  • Stuccatura e reincisione dei piani di coda (fino alla VI serie non compensati come invece appaiono nel kit).

  • Eliminazione armi alari compresa la relativa predisposizione (presenti dalla VII serie in poi).

  • Aggiunta dei tappi serbatoi supplementari alla radice delle ali (dalla III serie in poi).

  • Eliminazione di due delle tre bugne presenti nella parte anteriore (sui modelli con DB601, se il motore montato era un Alfa Romeo ne va eliminata solo una, l’anteriore).

  • Altre piccole modifiche come stuccatura di fori o incisione di pannelli le trovate nel W.I.P.

A questo punto ho iniziato il montaggio vero e proprio, partendo dall’abitacolo in resina della Jaguar (ottimo come fitting e dettaglio); il seggiolino, invece, proviene dal set della SBS Model cui ho aggiunto le cinture dal set foto inciso Eduard per le cinghie italiane WW2. Allo scopo di aumentare il livello di dettaglio sono stati aggiunti cavi e tiranti vari in sprue e filo di rame.

La colorazione di fondo è un mix di Gunze H-312 e H-324 (5 gocce a 1) cui ha fatto seguito un dry brush pesante con l’Alluminio Mr. Metal per far risaltare le parti metalliche. A seguito di una mano di trasparente lucido ho eseguito un lavaggio in Bruno Van Dick; poi uno strato di opaco e un secondo dry brush più leggero in Grigio, Bianco e Argento.

Il set Jaguar permette anche di montare il pozzetto carrelli del Folgore, con l’intreccio di cavi e tubazioni tipiche del caccia Macchi. Ho solo sostituito i montanti del kit con dei profili in Plastirod perché la forma e l’adattamento degli originali non erano proprio perfetti.

Il kit, come già noto, si monta in un attimo e in men che non si dica tutti gli elementi principali vanno al loro posto. Si forma giusto un minimo gap nell’accoppiamento tra le ali e la fusoliera e per pareggiarlo ho perduto il dettaglio delle piastre che coprivano i bulloni di fissaggio; poco male, visto che erano in rilievo le ho rifatte con Plasticard finissimo (prelevato da un bicchierino da caffè).

Ho anche inserito i flabelli nella presa d’aria del radiatore acqua e forato/realizzato ex novo le prese d’aria per il posto di pilotaggio sulla cofanatura.

Terminate tutte le dovute modifiche e migliorie è giunto il momento di passare alla verniciatura… senza dubbio la fase più impegnativa.

Come sottolineato all’inizio di questa review, del soggetto in questione esistono solo tre foto conosciute (tutte del lato destro e nessuna totale) e per questo ho dovuto riprodurre l’andamento delle macchie basandomi su quel che avevo a disposizione. Ho tentato di riproporre il medesimo schema anche sul lato opposto; spesso, specialmente se si parla di soggetti WW2, è l’unico modo per portare a termine il lavoro.

Per la colorazione ho usato questi mix:

  • Grigio Azzurro Chiaro per le superfici inferiori: 4 gocce Gunze H-334 + 1 goccia H-324.
  • Nocciola Chiaro 4 per il fondo: 30 gocce Gunze H-320 + 10 gocce Gunze H-34+ 2 gocce Tamiya XF63.
  • Verde Oliva Scuro 2 per le macchie: Gunze H-65.

Stesi il grigio e il fondo, ho realizzato le parti in Verde Oliva scuro lavorando con una diluizione molto spinta (10 gocce di diluente/2 gocce di colore) regolando la pressione tra 0,5 e 0,8 bar e cercando di trovare il giusto compromesso tra l’overspray “originale” dato dalla riverniciatura campale, e quello “naturale” dato dalla mia mano non proprio fermissima!

Dopo aver ripassato il modello con una mano di Nocciola chiaro per uniformare le superfici, e aver dipinto fascia e Croce Sabauda in bianco, ho applicato un paio di mani di trasparente lucido (X-22 Tamiya diluito al 70% con Leveling Thinner Mr. Color). Il Clear ha creato una base ottimale per le pochissime decalcomanie (fasci alari e numero di matricola), prelevati da una serie di fogli aftermarket che avevo già a mia disposizione.

Le insegne alari provengono da un set Cartograf, sinonimo di qualità per tutti gli appassionati…. ma non questa volta. Nonostante il lucido fosse ben steso e omogeneo, il film ha creato un anti estetico silvering molto evidente soprattutto dopo lo strato di opaco finale.

Preso atto della situazione ho sverniciato tutto optando, alla fine, per delle vecchie decalcomanie Tauromodel che hanno svolto più che egregiamente il loro compito (N.d.R. Se potete, ogni qualvolta sia possibile, preferite le maschere al posto delle decal, il risultato è sicuramente migliore…).

Soddisfatto del risultato, ho potuto sistemare gli ultimi dettagli (cavo antenna, trasparenti, portelli carello) e riporre il mio Folgore “particolare” sui ripiani della mia libreria…anche se per poco tempo! Ho pensato che il posto giusto fosse nella vetrina della persona che mi ha dato lo spunto per realizzarlo, sperando che abbia gradito il pensiero!

E’ stata una sfida ricostruire il corso degli eventi di questo soggetto insolito e, soprattutto, cercare di rendergli omaggio con una riproduzione in scala quanto più fedele possibile.

Un grazie doveroso a chi mi ha supportato e consigliato durante la lavorazione, a Fulvio Felicioli per l’autorizzazione a pubblicare e utilizzare il materiale…e a tutti voi per aver letto queste righe…

Buon modellismo a tutti!

Alessandro ARGO2003 Gerini.

 

 

 

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