Luft ’46: Focke Wulf TA-183 A – Huckebein dal kit Tamiya in scala 1/48.

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Focke Wulf TA183a - Huckebein

Il primo modello non si scorda mai.

Ok, non è proprio il primo che faccio, ma il primo che mi da la possibilità di scriverci un articolo. Sono passati tantissimi anni da quando mio padre mi insegnava a fare modellismo, ed io da bravo attaccavo tutti i pezzi seguendo le istruzioni e completavo il mio primo aereo, un A-7 Corsair in meno di 1 ora. Da allora tante cose sono cambiate, ma l’unica cosa che non è mai cambiata è la voglia di sedermi a tavolino con una bella scatola ed immaginare già il lavoro finito e tutte le insidie che presenterà il percorso.

Focke Wulf TA183a - Huckebein

Il soggetto dell’articolo ricalca in pieno anche il mio gusto modellistico. Sempre al limite tra fantasia e realtà.

Il Focke Wulf TA183a – Huckebein scala 1/48 (Tamiya) fa parte di quella schiera di velivoli per i quali nessuno scommetterebbe mai sulla loro reale esistenza e che vengono chiamati perciò Luft 46. In un ipotetico scenario in cui la 2° guerra mondiale fosse continuata, li avremmo sicuramente visti volare e mettere il sale sulla coda agli americani Mustang e inglesi Spitfire. Gli ingegneri tedeschi senza dubbio avevano una marcia in più e sapevano come far volare i loro apparecchi, ma l’andamento della guerra (per fortuna) non ci ha fatto deliziare dei loro gioielli. L’Huckebein tra i Luft 46, è di sicuro uno dei più credibili e attendibili aerei, infatti sembra che qualche americano venuto in possesso dei progetti o addirittura di qualche prototipo lo abbia celato al mondo per riportarlo in patria e trarne poi i frutti dal lavoro dei tedeschi, mettendo in produzione delle versioni molto somiglianti, e  lanciando di fatto l’avvento degli aviogetti in occidente. Il modello mi ha sempre affascinato soprattutto perchè, non essendo mai appartenuto a nessuno stormo, non vincola il modellista a rigidi ed obbligatori schemi mimetici, ma può far spaziare in più direzioni. Ma questo è però anche il rovescio della medaglia. E’ incontestabile il fatto che volendo applicare una mimetica della marina, o desertica, nessuno avrà mai da obiettare sulla veridicità di tale schema, ma è anche vero che servono dei parametri per poterlo realizzare e non si può del tutto andare a caso o affidarsi alla fantasia.

Focke Wulf TA183a - Huckebein

E’ quest’ultima analisi che mi ha portato a optare per la mimetica bianco-rossa (suggeritami da: http://cadcam.e-monsite.com/album-cat-1-67577.html). Non avendo foto a cui fare riferimento mi sono lasciato convincere dalla facilità di realizzazione senza dover perdere tempo in minuziose mascherature, e anche per fare qualcosa di sicuramente originale.

La scatola non ha mai rappresentato un problema. Le stampe si presentavano pulite e precise in puro standard Tamiya, pur essendo la scatola un pò datata (l’ho acquistata per puro caso trovandola in vendita su eBay). Inoltre ho acquistato set di dettaglio aggiuntivo per il vano carrello/motore centrali (Aires), vano carrello anteriore e presa d’aria e scarico (Quickboost). Il montaggio sarebbe andato quasi tutto liscio tranne che per i set di dettaglio sopra elencati.

I problemi sono nati in due diverse zone dell’aereo. Il vano carrello/prese d’aria anteriore non risultava perfetto, ed ho dovuto limare la parte superiore interna poichè entrava in contatto con la vasca della cabina di pilotaggio, ho dovuto limare quasi fino a sfondare il cielo della presa d’aria, invece per le dimensioni del vano carrello anteriore non ho avuto problemi.

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Purtroppo per quello che riguarda l’ugello di scarico, per altro stupendo, non c’è stato nulla da fare. Si presentava pesantemente sottodimensionato, almeno 1/50. E visti i raccordi curvilinei ai quali si dovrebbe allacciare alla coda ho optato per lo scarico “di serie”, non volevo impelagarmi in un lungo lavoro di scultura vera a e propria con lo stucco. Mentre per quello che riguarda il vano carrello/motore centrale l’incastro era semplicemente perfetto. La vasca del pilota non era particolarmente ricca di particolari ma sufficiente da non dover richiedere interventi. Il quadro strumenti è ben definito, e con un buon drybrush con il colore di base (Hu-67) schiarito con bianco si fanno risaltare tutti i particolari, anche le lancette degli strumenti che successivamente sono state ruicoperte con una goccia di trasparente a simulare il vetro.

Focke Wulf TA183a - Huckebein

Invece il seggiolino è stato dotato di cinture di sicurezza ricavate da striscioline di carta e filo di rame opportunamente sagomato. Il motore e vano carrello centrale ha meritato un trattamento a parte naturalmente. E’ stato colorato con il colore di base Hu-111 e fatto un pesante drybrush con il colore di base schiarito, poi è stata data una mano di lucido e un pesante lavaggio ad olio nero. Successivamente mano di opaco e altro drybrush selettivo con argento. Ad esclusione della mano di argento, la stessa procedura l’hanno subita i carrelli e vano carrello ant., ai quali ho cercato di applicare una timida lumeggiatura (prima volta che ci provo) e sono stati arricchiti da filo di rame. Chiuso il cockpit ho assemblato il resto dell’aereo. Le istruzioni sono molto semplici e ad un solo grande disegno.

Per la mimetica scelta non volevo esagerare, ed ho applicato un pre-shading con un grigio, che però è risultato troppo leggero ed è stato cancellato dalle molte mani di bianco. Di conseguenza è stato poi ripreso con un post-shading piuttosto pesante sempre con il grigio. L’unica mascheratura era sulla coda che sarebbe dovuta essere rossa con al centro un bel cerchio bianco dove trova posto il simbolo nazista.

Focke Wulf TA183a - Huckebein

Apro una piccola parentesi: A posteriori vi dico che, se non siete più che esperti (come io non sono) evitate di maneggiare il bianco ed il rosso su superfici così estese. Il bianco ha bisogno di un ottima diluizione e molte mani, per non parlare del pre e post-shading che dev’essere fatto alla perfezione altrimenti il bianco non da scampo. Ed infine il rosso, se possibile necessita di ancora più mani del bianco prima di prendere la tonalità brillante che ci si aspetta. E l’inesperienza ha colpito. Il mio post non è perfetto ed il rosso l’ho dato sulla base grigia. Fatto l’esperienza, vi suggerisco di colorare tutto l’aereo di bianco e poi aggiungere il rosso che allora prenderà subito un bel colore vivo. Il cerchio in coda l’ho realizzato con un cerchiometro su nastro da carrozziere, cutter ben affilato e mano ferma. Di seguito in coda è stato fatto un post con il rosso scurito passando sulle principali linee di pannellatura.

Focke Wulf TA183a - Huckebein

Ed ora veniamo ai veri problemi che ho riscontrato: Il lucido e l’opaco. Il lucido che ho usato era il Tamiya acrilico molto diluito con il suo Thinner. Fino a questo modello ho sempre utilizzato smalti Humbrol, ma ho fatto il salto finale e sono passato agli acrilici.Anche qui non avendo esperienza ho diluito troppo il lucido e mi sono occorse molte mani per poter ottenere la finitura che desideravo, con il risultato che alcune linee di panelli le ho irrimediabilmente chiuse. Per fortuna che sono molto piccole e ben nascoste.

Focke Wulf TA183a - Huckebein

Le decal erano poche, dieciin tutto e non mi hanno dato problemi, ovviamente hanno subito il trattamento che ogni decal si merita. Bagnetto in acqua con qualche goccia di MicroSet e appena posata un bel pò di mani di MicroSol per ammorbidire a fare aderire per bene. Il lavaggio non è stato molto intenso, visto il pesante pre-shading che avevo fatto, ed è stato realizzato con del grigio. Invece sulla coda, ovviamente dietro consiglio degli inesauribili ragazzi del Forum, ho applicato un lavaggio con il nero.

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Ed ora il secondo problema: L’opaco. Anche qui senza esperienza, ho dato la prima mano di opaco ed ecco il dramma che si consuma. A causa della diluizione sbagliata (ancora non so se troppo o troppo poco) sulla vernice bianca hanno cominciato a formarsi delle increspature orribili. Ho subito rimediato con un cotton fioc imbevuto di diluente a togliere la mano appena data. Alla fine preso dal terrore che tutto il lavoro finisse in malora ho ripiegato sul molto più familiare opaco Humbrol, che oltre a non darmi problemi ha quasi del tutto mascherato il danno che si stava presentando. In conclusione ho riassemblato il tutto: carrelli, portelli dei carrelli e come qualcuno li ha ribattezzati gli “strufoli”, ovvero i ruhrstahl X-4, i primi missili aria-aria. Per il Kettenkraftrad invece nessun problema sia nell’assemblaggio che nella verniciatura, ed inoltre si è meritato un bel lavaggio pesante.

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Il Focke Wulf lo consiglio praticamente a tutti, poichè si tratta di un prodotto molto ben realizzato in pieno standard Tamiya, molto semplice adatto anche ai più inesperti che si possono cimentare in un aereo 1/48 realizzandolo praticamente da scatola senza ulteriori interventi, inoltre garantisce un soggetto con in quale ci si può veramente sbizzarrire e realizzarlo come più ci piace tanto per uscire dal seminato al quale il nostro hobby ci costringe. La fine di una lavoro è sempre una gran soddisfazione.Per me è una soddisfazione doppia o forse tripla.

Innanzitutto ho potuto sperimentare nuove tecniche, come cercare di riprodurre con il Maskol delle scrostature, oppure come desaturare le decal  con dei pigmenti Tamiya ed infine ho potuto apprezzare le potenzialità degli Alclad con i quali ho simulato le bruciature sull’ugello di scarico e sulle mitragliatrici, veramente un prodotto eccezionale.Soddisfazione tripla poichè sono entrato in contatto con un Forum di veri professionisti che mi hanno suggerito, consigliato ed incoraggiato lungo tutto il percorso.

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Uno special thanks a Valerio, sempre disponibile ed una vera enciclopedia modellistica, un esempio. Buon Modellismo a tutti, Flavio – Takaya74 – Paolini.

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