Lo chiamavano Dakota… – Douglas C-47 dal kit Italeri in scala 1/72.

0
886

Dakota 001

Un pò di storia:

Derivato militare del leggendario DC-3 della Douglas, il C-47 si è guadagnato a buon diritto un posto nella storia dell’aviazione militare e non solo. Costruito in oltre 10.000 esemplari, esso è stato protagonista di tutte le operazioni più importanti del secondo conflitto mondiale, dallo sbarco in Normandia alle sanguinose battaglie sulle isolette del pacifico, che gli USA dovettero riconquistare una per una a prezzo di gravi perdite umane e di materiali. Durante il conflitto essi servirono principalmente con le insegne americane e britanniche, e furono usati in svariati ruoli: lancio di paracadutisti come mansione principale, ma anche traino alianti (alcuni Dakota furono essi stessi usati come alianti date le ottime caratteristiche di planata) e per il lancio di viveri e materiali durante il drammatico accerchiamento di Bastogne, nelle Ardenne, avvenuto nel 1944 durante l’ultimo colpo di coda tedesco. Alcuni C-47 furono protagonisti di episodi sfortunati ,su tutti quello avvenuto in Normandia durante le prime fasi concitate dello sbarco, dove numerosi aerei furono abbattuti dai troppo nervosi serventi della contraerea americana.
Terminata la guerra non è ancora tempo di riposo per il nostro Skytrain: infatti esso è impegnato nel ponte aereo di Berlino, per aiutare la popolazione della città posta sotto blocco dai sovietici. In quei convulsi giorni, il nostro buffo bimotore tornò in azione trasportando e sganciando sulla città tonnellate di viveri, carbone, medicinali e pacchetti di caramelle per i bambini. Nelle intenzioni dei comandi alleati c’era anche quello di paracadutare sula città un cucciolo di cammello, chiamato Clarence, da dare al locale zoo, ma purtroppo l’animale morì pochi giorni prima. Designato per il trasporto dell’inconsueto carico era nemmeno a dirlo, il nostro C-47, che infatti portava una sagoma di un cammello disegnata in fusoliera.
Entrò in azione anche coi colori israeliani nella guerra di indipendenza, e di nuovo sotto l’USAF come gunship in Vietnam, suscitando un terrore sacro nei Vietcong che se lo vedevano ronzare sulla testa…
E’ stato inoltre la star di alcuni film: chi non ricorda «Più forte ragazzi» con Bud Spencer e Terence Hill, dove si vedeva il nostro eroe a due eliche vestire un’improbabile e logora livrea rosa??
Da ultimo, se ci volesse anche questa di prova per confermare l’importanza del Dakota in seno all’aviazione, si possono trovare tracce nei fumetti Disney, dove spesse volte Paperon De’ Paperoni parte per le sue avventure a bordo di uno scalcinato bimotore le cui forme sono ispirate al C-47!

Dakota 002

Note modellistiche:

Ovviamente un soggetto così famoso non poteva sfuggire alle case modellistiche, e in molti si sono cimentate nella produzione del kit: in 1/48 ci sono i vecchi Monogram (bellissimi e per me dovermene liberare per poco spazio è stato un colpo al cuore!) e il più recente Trumpeter, magnificamente dettagliato e inciso in negativo, ma troppo freddo!! Il Monogram è sempre il Monogram!! Certo, va reinciso e non è affare da poco, ma trasmette tutt’altra emozione rispetto al kit cinese!  In 72 ci sono i kit Italeri, Esci e Airfix. Per il mio modello la scelta è caduta sul kit Italeri, che fra la comunità dei modellisti è un mito quasi se non più dell’aereo vero! Aprendo la scatola che riporta un C-47 americano con tanto di Invasion Stripes, troviamo due stampate in verde oliva più una trasparente per un totale di un’ottantina di pezzi. Le incisioni sono in fine negativo e i trasparenti molto limpidi. A completare la confezione un foglio decals minimale per due esemplari in Olive Drab su Neutral Grey. Uno americano e uno inglese, entrambi veterani del D-Day. Io ho deciso un back date e farlo senza strisce, ma ne riparleremo a tempo debito!

Dakota 004

Montaggio:

Anche qui come del resto per tutti gli aerei del mondo, il montaggio inizia dal cockpit. Chissà mai un giorno proverò a montare un aereo al contrario per vedere di nascosto l’effetto che fa…
Ok scusatemi, i troppi bicchieri per dimenticare le mie pene d’amore si fanno sentire!
Dicevo il montaggio comincia dal cockpit, per il quale la casa italiana fornisce: un pianale con già stampate le panche dei paracadutisti, i seggiolini, le paratie di divisione, i volantini e il pannello strumenti. Il colore di base è l’Interior Green H-58 Gunze, mentre le cloche e il pannello sono in nero opaco. Essendo sprovvisto del mio fedele H-77 Gunze, ho ripiegato sull’XF-1  Tamiya. Non sono stato molto a impazzire sull’interno e il dettaglio, dato che poi nulla resterà visibile. Ricordiamoci di mettere i finestrini prima di chiudere le fusoliere, e soprattutto il portello di ingresso: io non ho fatto quest’ultima operazione e mi sono trovato fregato. Per fortuna che alcune foto mostrano il portellino in questione rimosso e così mi sono salvato in corner con una parata alla Buffon!!!
Resta visibile però la carenza di dettaglio, ma fa nulla: alla fine è comunque un anfratto buio e poco percepibile.
Una volta chiuse le fusoliere, il montaggio procede spedito e senza intoppi, con l’uso dello stucco necessario come al solito nei punti topici, ma nulla di tragico. Non dimentichiamo che è un kit che quasi trent’anni se non di più sul groppone.
Meravigliosi a mia opinione i motori, con la doppia stella: per valorizzarli al meglio, dapprima ho dato una mano di nero  opaco, e poi ho fatto una serie di drybrush usando il polished alluminium Humbrol della serie Metal Cote e il metallo bruciato della Model Master. L’interno delle cappottature motore va in Zinc Chromate Yellow per cui ho usato l’apposito colore della Lifecolor. La giunzione delle due parti che compongono le cappottature necessitano di un filo di stucco, ma nulla di drammatico. Una volta fissate le ali alla fusoliera (anche qui una stuccatina risolverà tutto) e le cappottature alle ali, il nostro modello è pronto per essere inviato al reparto verniciatura.
Prima ho montato e mascherato il parabrezza, punto questo che mi ha creato non pochi problemi: l’incastro è abbastanza sommario e inoltre il pezzettino trasparente mi si è rotto mentre rimuovevo il Maskol costringendomi a un delicato intervento di ricostruzione.

Dakota 005

Colorazione:

Come mio solito mi sono affidato agli acrilici Gunze: i Dakota inglesi verniciati nella classica livrea verde su grigio mantenevano i colori originali americani, motivo per cui ho usato il Neutral Grey H-53 e il verde oliva H-52. Come mio solito ho diluito i colori all’inverosimile, usando del comune alcool rosa e riempiendo i barattolini con 3 piombini da pesca. Ero scettico su questo metodo, ma da quando l’ho provato mi trovo benissimo! Come detto in fase di presentazione, tanto il soggetto americano quanto quello britannico offerti dalle decals Italeri sono ambientati ai tempi del D-Day, ma si sa che la pigrizia mia è atavica e quindi…niente strisce di invasione, non avevo voglia di stare lì a lavorare di mascheratura e con un colore “bastardo” come il bianco!
Ovviamente, vista la mia passione per tutto ciò che vola con le coccarde della RAF britannica, la mia scelta non poteva che ricadere su un Dakota in servizio per sua Maestà la regina!
Questa volta ho messo le decals prima di passare al lavaggio con olio, posa delle decals preceduta da post-shading (verde oliva schiarito con giallo e poi bianco, ulteriormente diluito con alcol) e dalla solita mano di future che lascia l’aereo bello lucido e con il gradevole profumo della pesca!! Occhio soltanto a non farvi venire la tentazione di mangiarlo…potrebbe essere indigesto!!!
Ok, detta la mia scemata quotidiana, torniamo al modello: terminata la posa delle decals e i lavaggi, un’altra mano di Future ha sigillato il tutto, prima della passata definitiva di trasparente opaco, l’ottimo Lifecolor.
Ora il nostro Dakota è pronto a entrare nella vetrina!!

Dakota 006

Conclusioni:

Un onesto e simpatico kit per un mitico protagonista della storia dell’aviazione mondiale, un soggetto che non deve mancare nella bacheca di qualsiasi appassionato e che da la possibilità di creare un’infinità di soggetti dai classici americani a quelli più originali. Per me è stato un montaggio divertente e un impatto morbido con la 1/72, scala a cui, mio malgrado, sono stato costretto  a scendere. In più ho potuto aggiungere un altro tassello alla mia collezione di aerei britannici!

Buon modellismo
Alessandro “Ale85”  Gennari