“Little but Bad…” – Douglas A-4 F “Ayit” dal kit Hasegawa in scala 1/48.

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Non c’è dubbio che l’A-4 sia uno dei miei aerei preferiti, e lo testimonia anche il fatto che ne ho costruiti già due nel giro di pochi mesi. Ma un altro mio grande interesse sono i velivoli impiegati dall’Israeli Air Force, a mio avviso una delle aeronautiche più interessanti esistenti al mondo. E allora, perché non unire questi due ingredienti per creare una “ricetta” molto particolare? Detto fatto, eccomi qui a presentarvi la mia ultima fatica: un A-4 F “Ayit” con la stella di David!

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Il modello:

Israele è stato il più grande utilizzatore mondiale del piccolo velivolo della Douglas. Ha avuto in linea la maggior parte delle versioni prodotte, di cui la più numerosa fu senza dubbio la “F”, e durante gli anni i velivoli appartenenti a questa variante furono continuamente aggiornati ed implementati con vari sistemi d’arma ed avionici direttamente installati in loco. Proprio per questo motivo, riprodurre in scala un “Ayit” (“Falco” in aramaico) necessita di una fase preliminare di studio molto approfondita. Purtroppo, in rete è molto difficile reperire informazioni, e l’unica fonte davvero attendibile è l’indispensabile libro edito dall’Isradecal Pubblications dal titolo “Douglas A-4 Skyhawk in IAF Service”. Davvero fortunati sono i possessori di questo volume, poiché esso è fuori catalogo da almeno un paio di anni e la sua reperibilità si è praticamente annullata. Ad ogni modo non mi sono fatto scoraggiare, e girovagando per la rete sono riuscito a reperire una buona quantità di immagini riguardanti un esemplare conservato presso il museo della IAF di Hatzerim (l’indirizzo Internet è il seguente http://www.primeportal.net/hangar/isaac_gershman/a-4f/): queste sono state la base da cui è potuto nascere e svilupparsi tutto il mio progetto.

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La scatola di partenza è la numero 09486 prodotta dall’Hasegawa, ma un qualsiasi altro A-4 E/F della ditta giapponese val bene al nostro scopo. La notizia più confortante è che la maggior parte dei pezzi specifici per lo Skyhawk IAF sono già contenuti nel kit, alcuni però catalogati come “spare parts” poiché non equipaggiavano gli esemplari dei Marines americani suggeriti dalle istruzioni del kit. Gli unici aftermarket che ho acquistato sono le decalcomanie prodotte dall’Isradecal, l’ottima modifica della Quickboost per installare il caratteristico scarico lungo adottato dalla maggior parte degli A-4 d’Israele, i due cannoncini DEFA da 30 mm. sempre della Quickboost, e per finire il bellissimo cockpit set della Aires.

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Il Cockpit Aires 4109:

Proprio dal cockpit hanno avuto inizio le mie fatiche. Esso necessita soltanto di piccole modifiche ed aggiustamenti per essere correttamente inserito nel suo alloggiamento, e per facilitare il compito a tutti i lettori ho redatto un piccolo quick tutorial che troverete qui di seguito:

1. Per prima cosa ho eliminato le paratie laterali dalla vasca del cockpit (che tra l’altro è stampata in un sol pezzo con il pozzetto del carrello anteriore), ed assottigliato il pavimento per evitare che il cockpit hub in resina risultasse troppo alto rispetto alla sua sede. Successivamente, ho incollato il pozzetto in posizione in modo da vere un punto di riferimento su cui basarsi per effettuare le prove a secco di tutti gli altri componenti in resina (FOTO 1).

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2. L’operazione successiva è stata quella di asportare tutto il dettaglio originale interno dell’Hasegawa dalle due semifusoliere, ed assottigliarle fino ad ottenere uno spessore molto ridotto. Durante le operazioni di carteggiatura, ho spesso posto in controluce il pezzo interessato per evitare di “bucare” la plastica.

3. A questo punto, ho separato dal master le paratie laterali fornite dall’Aires e le ho carteggiate per diminuirne ulteriormente l’ingombro. Poi, mediante colla ciano acrilica, le ho incollate al loro posto aiutandomi nel corretto posizionamento con la documentazione in mio possesso. In generale i due componenti devono sporgere dal bordo della fusoliera per creare un piccolo “dente”, come visualizzato anche nella foto qui sotto:

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4. Dopo numerose prove a secco, ho constatato che le due paretine laterali risultano sovradimensionate in altezza: per questo motivo, ho solamente appoggiato la vasca in resina sopra una di esse (FOTO 2) tracciando poi con una matita una linea di orientamento sotto alla quale tutto il materiale in eccesso va eliminato (FOTO 3). Questa operazione è stata eseguita mediante l’ausilio di una fresetta montata su di un Dremel (FOTO 4). Nella FOTO 5 potete vedere il pezzo finito e riportato al corretto dimensionamento. Ovviamente la stessa procedura è stata adottata anche sul lato opposto.

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5. Nella FOTO 6 si può vedere il metodo d’allineamento della vasca: io ho usato come riferimento quella pannellatura evidenziata con la linea rossa. Se la paratia posteriore è collocata nella giusta corrispondenza, il posizionamento è corretto e non avrete problemi nell’inserire il pezzo di resina che rappresenta il meccanismo di apertura del canopy (quello che va incollato alle spalle del seggiolino).

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6. In questa fase ho riscontrato un piccolo inconveniente: il cruscotto è troppo alto, toccando con la sua base contro le consolle laterali e facendo rimanere la relativa palpebra troppo scostata in altezza. Quindi, dopo aver ripetuto numerosi check, si creano sulle consolle dei piccoli “intacchi” con una lima: questi hanno lo scopo di creare un po’ di spazio, ed “annegare” parzialmente il pannello strumenti in modo che questo assuma la corretta posizione. Gli inevitabili gap che si verranno a creare con la fusoliera potranno essere eliminati con un po’ di stucco. Con le foto è tutto molto più chiaro:

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Terminate tutte le lavorazioni, il risultato dovrebbe essere questo:

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Come avrete notato, ho preferito sostituire il seggiolino fornito dalla Aires con una copia della True Details (codice 48406) molto più bella e con le cinture di sicurezza già stampate. Il Pilot’s Office è stato dipinto in XF-54 Tamiya (ad eccezione delle consolle verniciate in Flat Black), un grigio un po’ più scuro ma che comunque si avvicina molto a quello originale. Una volta asciutto, Ho eseguito il washing con il classico mix di 50% Bruno Van Dyck e Nero che, penetrando nei vari dettagli, ha dato molta profondità – soprattutto al bellissimo effetto della stoffa con cui sono ricoperte le pareti della cabina. L’accorgimento successivo per dare quel tocco di tridimensionalità estrema, è stato un uso intensivo del Dry Brush (eseguito con un FS 36375) ed esteso a tutti gli elementi… vi assicuro che a operazione conclusa mi è venuta voglia di spostare qualche levetta! L’aggiunta di un paio di bottoncini in giallo e in rosso (pochi a dir il vero, non esagerate) ha regalato quel tocco di colore in più a un’area altrimenti davvero scura. Per il cruscotto ho incollato le fotoincisioni fornite nel set, ma non ho utilizzato il foglietto di acetato su cui è riprodotta la strumentazione: al suo posto ho preferito fustellare, mediante un Punch & Die, ogni singolo indicatore prelevandolo direttamente dal foglio decal originale Hasegawa, per poi posizionarlo all’interno di ogni singolo quadrante aiutandomi anche con il liquido Micro Sol della Microscale per favorirne l’adesione. Il bellissimo Escapac True Detail ha la struttura nel suddetto grigio XF-54, mentre il cuscino e le cinture sono in Dark Green Gunze H-64. Anche qui la tecnica del pennello asciutto, eseguita prima in grigio chiaro e poi con un verde più schiarito, mi ha permesso di esaltarne i dettagli.

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Il montaggio:

Il montaggio è uno dei veri pregi di questo kit: semplice e lineare (aiutato anche dalle forme essenziali dello Skyhawk), scorre molto veloce e senza particolari difficoltà. Prima di chiudere le due semifusoliere, ricordatevi di inserire all’interno del muso una cospicua quantità di piombini da pesca per evitare che il modello ultimato si sieda sulla coda (rischio accentuato anche dal caratteristico assetto dell’aereo), e di verniciare i condotti delle prese d’aria e la ventola del turbo fan in bianco opaco.

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Come anticipato qualche riga sopra, ho acquistato la conversione per l’allungamento dello scarico della Quickboost, essa però necessita di un piccolo discorso introduttivo: questa modifica è stata introdotta dopo la fine del conflitto dello Yom Kippur, dove gli Ayit soffrirono di numerose perdite dovute all’aggancio di missili a guida IR R-700 Sam egiziani e siriani. Il “long tailpipe” fu studiato per creare una piccola camera dove i gas di scarico del reattore potessero raffreddarsi, e conseguentemente ridurre la tracciatura infrarossa del velivolo. Il nuovo scarico fu montato sulla maggior parte della flotta, ed in particolare sulle versioni F ed N e i biposto TA-4J ed F. Le macchine più anziane, quali le E ed H, furono quelle meno interessate ed è, infatti, molto facile trovare delle immagini di esemplari sprovvisti di tale trasformazione.

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Tornando al discorso prettamente modellistico, l’aftermarket della Quickboost (numero 48247 ) è molto ben fatto, correttamente dimensionato e relativamente facile da montare. Basta eliminare le classiche palpebre in plastica stampate sul terminale di coda del kit, ed incollare con colla ciano acrilica il pezzo in resina. L’unico appunto riguarda la lunghezza del raccordo: è leggermente troppo lungo e sporge troppo rispetto al bordo di uscita del timone. Dalle foto del velivolo reale, infatti, si nota come esso termini in corrispondenza del bordo di uscita stesso, ma poco male… qualche colpo di lima ben assestato risolverà ogni problema.

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Per dovere di cronaca, vi dico che anche un’altra ditta semi artigianale produce lo scarico “migliorato”, ed è l’Eagle Design. Al contrario però, quest’ultimo ha forme molto approssimative ed è carente come precisione nel diametro della circonferenza. A conti fatti, il Quickboost è davvero la panacea di tutti i mali, per il suo acquisto i soldi spesi (per altro un costo ragionevole di circa 8 Euro) valgono senza dubbio il risultato ottenuto.

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La caratteristica gobba che conteneva le apparecchiature avioniche supplementari degli A-4 F, dona al velivolo una sembianza molto “cattiva” che a me piace molto! Montarla non crea particolari difficoltà, e l’uso dello stucco è davvero ridotto al minimo. Discorso simile può essere fatto anche per le prese d’aria, che si inseriscono con molta precisione rimanendo pressoché in sagoma col resto della fusoliera. Al contrario il pezzo A-6 mi ha costretto ad un tedioso lavoro di carteggiatura e riempimento poiché sottodimensionato. Gli aerofreni, che l’Hasegawa fornisce separati per poter essere lasciati aperti, in realtà a terra sono spesso chiusi; così ho deciso di raffigurarli in questa posizione chiudendo e stuccando il tutto.

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La grande superficie alare s’incastra molto bene nel suo scasso lasciando solo piccole fessure. Personalmente, per non rovinare le numerose pannellature, le ho riempite utilizzando il Milliput con il solito sistema di creare un salsicciotto da spingere bene dentro il gap e portare via l’eccesso con una spugnetta bagnata di acqua. Terminato il grosso del montaggio ho iniziato ad installare tutti i pezzi specifici per realizzare un A-4 IAF, che come già detto in precedenza, sono tutti già presenti nella scatola. In particolare ho prelevato i seguenti:
• Stampata D, pezzo n°10 – stampata E, pezzo n°4: è l’alloggiamento per il paracadute freno con relativo tappo, da montare sotto la fusoliera in prossimità dello scarico.
• Stampata D, pezzi n°6 e 7: rappresentano le carenature del brodo d’attacco delle ali nella zona dei cannoni. In realtà gli A-4 israeliani non montavano i classici cannoncini Colt Mk.12 da 20 mm, bensì i più grandi DEFA da 30 mm contenuti in due pod aerodinamici posti sotto all’estradosso alare. Quest’ultimi, come già accennato all’inizio dell’articolo, provengono dal set Quickboost numero 48178.
• Stampata D, pezzo n°19: la carenatura per l’antenna ALR-45 di prua.
• Stampata A, pezzi n°5: le griglie per il dispenser di Chaff& Flare regolarmente installato su tutti gli Ayit.
• Stampata D, pezzi n°17 e 18: le bugne del sistema ECM Alta/Media frequenza ALQ-126.
• Stampata F, pezzo n°22: sotto al timone, in prossimità della luce di navigazione di coda, è installato il ricevitore del sistema ECM ALQ-100. Da notare però, che gli Skyhawk IAF non presentavano il caratteristico terminale di forma appuntita (da asportare con un taglierino affilato).
• Stampata E, pezzo n°13: la carenatura dell’antenna TACAN ANR-84.
Oltre a quelli qui sopra elencati, ho utilizzato anche altri particolari di cui parlerò a verniciatura ultimata del modello.

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Prima di incollare e raccordare il parabrezza (immerso assieme al canopy nella solita cera per pavimenti Future per donargli maggiore brillantezza), ho dipinto la palpebra sottostante in nero opaco e lumeggiato i particolari con il Tyre Black Gunze H-77, ed aggiunto l’HUD Head Up Display.) L’interno delle luci di posizione sono state verniciate in rosso (a sinistra) e blu (a destra) e, in seguito, incollate con ciano acrilico, rifinite e lucidate con pasta abrasiva. Con lo stesso criterio ho posizionato il piccolo indicatore di approccio integrato all’interno del bordo di attacco dell’ala sinistra.

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Conoscendo la mia solita pigrizia per la cura degli ultimi dettagli in prossimità della fine dei lavori, ho preferito preparare tutti i vari portelloni, pozzetti, gambe di forza e pneumatici dei carrelli con un po’ di anticipo: da premettere che ciò che ho elencato sopra va dipinto completamente in bianco opaco (ad eccezione delle gomme in Tyre Black H-77 cui ho evidenziato il piano di rotolamento del battistrada con una sbruffata di Grey 36375), l’insieme ha subito il solito lavaggio in Bruno Van Dyck molto diluito e fatto penetrare negli interstizi per esaltare la profondità. Ricordo poi che il ruotino anteriore era dotato del sistema di steering per la sterzata del pneumatico (pezzo E-25), quindi l’aggiunta di qualche cavo idraulico ed elettrico, seguendo come riferimento la documentazione, lo completerà a dovere.

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Verniciatura:

A mio modo di vedere, gli aerei impiegati dalla IAF hanno da sempre vestito una delle mimetiche più belle al mondo. Sarà anche che spezzare la monotonia delle colorazioni overall grey è sempre più difficile… bè, la livrea di questo modello senza dubbio può regalare un tocco di originalità alla vetrina di ogni appassionato.

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Sui propri Skyhawk la Israeli Air Force ha utilizzato principalmente due schemi: l’Original Vintage Scheme in vigore dal 1968 al 1999 (più articolato e con andamento irregolare), ed il New Vintage Scheme (aggiornato in stile “wrap around”) adottato dal 1999 in poi. L’esemplare da me scelto per la riproduzione in scala, adottava il primo schema essendo un velivolo appartenente al 141° Battering Ram Squadron che operò negli anni che andavano dal 1978 al 1984.

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Per l’attuazione del camouflage ho agito come segue: per prima cosa ho steso il Blue FS 35622 che ricopre integralmente le superfici inferiori del modello. In seguito è stata la volta delle superfici superiori, passando nell’ordine il Sand FS33531, il Brown FS 30219, e per finire il Light Green FS 34227. L’andamento delle macchie e delle linee di divisione è stato creato mediante l’uso dell’insostituibile UHU Pata Fix.

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Il procedimento è molto semplice: basta prendere una porzione di prodotto (che è autoadesivo, non unge e non lascia alcun residuo), modellarlo in dei lunghi salsicciotti, farli aderire alla superficie ed aerografare il colore con la mano più perpendicolare possibile alla superficie per ottenere una sfumatura definita e perfettamente in scala. La parte interna dei Flaps e degli Slats è in Rosso FS 11136, mentre il timone di profondità (segno distintivo dei velivoli del Battering Ram Squadron) è in Giallo FS 33538; Per favorire l’adesione di questi due colori primari, ho preferito stendere sotto a tutte le zone interessate una leggera mano di Bianco Opaco. In Nero Opaco, invece, andranno verniciati il terminale del musetto e i due rettangoli parafiamma posti in corrispondenza dei due cannoncini DEFA.

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La porzione finale del long tail pipe non veniva verniciata, ma lasciata in Natural Metal da me riprodotto con l’Humbrol 11 a smalto. Prima di dichiarare conclusa questa fase, si deve affrontare un’operazione molto delicata: lo stencil rosso per la zona di pericolo intorno alle prese d’aria è fornito sotto forma di decal, ma il rosso da cui è composta è veramente troppo scuro ed inoltre non è per nulla simile al Red con cui dovrebbero essere verniciati i bordi degli intakes. Cosa fare? Realizzare una miscela ad hoc più simile possibile alla decalcomania, o creare lo stencil per mascheratura ritagliando poi la piccola scritta “Danger” (in aramaico) per collocarla a lavoro concluso? Mio malgrado, ho scelto la seconda opzione che mi ha costretto a creare numerose mascherine e ad applicare pericolosamente il colore a verniciatura praticamente ultimata del modello. Con un pizzico di fortuna, e tanta cura nell’incellophanare con la carta Domopac tutto l’aereo per proteggerlo, sono riuscito nell’impresa… anche se vi assicuro che un risultato preciso e speculare è molto difficile da ottenere.

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Durante tutte gli interventi di verniciatura, sarà molto importante lavorare con pigmenti molto diluiti, sia per evitare l’anti estetico effetto “buccia d’arancia”, sia per non “intasare” le finissime pannellature del kit Hasegawa con il conseguente rischio che queste non trattengano i lavaggi del colore ad olio.

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Weathering e Decalcomanie:

Come mia consuetudine, prima di procedere con i successivi passaggi ho steso su tutto il modello un paio di mani di trasparente lucido Gunze; questo accorgimento ha lo scopo di preparare il fondo sia alle varie insegne, sia agli indispensabili lavaggi ad olio per l’enfatizzazione delle pannellature. Dati i toni terrosi che compongono la mimetica, ho preferito eseguirli con un mix di 80% Bruno Van Dyck e 20% in nero e lasciando la consistenza del composto molto densa in modo da avere una sicura penetrazione ed una buona definizione delle sottilissime incisioni del modello. Tre ulteriori passate di trasparente hanno sigillato i vari washing, e creato una superficie lucida e liscia per scongiurare il fastidioso effetto silvering delle decal. Quest’ultime, come già ricordato, provengono dall’ottimo foglio della Isradecal con codice di riferimento IAF-60: un prodotto davvero eccellente, di ottima qualità e fedeltà di riproduzione. Tutte le decal sono perfettamente stampate, in registro, dal film sottile e ridotto davvero al minimo. Non dimentichiamoci che il titolare della ditta di Tafar-Kevor è il Sig. re Ra’anan Weiss, uno dei più grandi esperti e fotoreporter mondiali della Israeli Air Force… come pretendere di più?

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Per il corretto posizionamento delle decalcomanie ho utilizzato gli indispensabili liquidi della Microscale, applicando per primo il Micro Set (confezione Blu), ed in seguito il Micro Sol (confezione rossa); il mio consiglio è di avere pazienza e di aspettare che il Sol faccia correttamente il suo dovere: basterà aspettare circa 25-30 minuti e vedrete che la decal si ammorbidirà a dovere “infilandosi” da sola nelle varie pannellature. Con un lavaggio ad olio selettivo sulle insegne trattate, il risultato è assicurato e l’effetto “painted on” donerà al modello un aspetto veramente realistico.

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Nel foglio istruzioni Isra c’è un piccolo errore che riguarda i codici individuali da usare sul nostro Skyhawk: quelli suggeriti sono del tipo “B”, ma in realtà il carattere corretto è il tipo “G” con linee intere e non spezzettate. Allo scopo di livellare tutte le decalcomanie ed uniformarle al resto della verniciatura, ho ripassato l’ennesimo strato di lucido e lasciato asciugare il tutto per un paio di giorni.

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A questo punto è stata la volta dell’invecchiamento vero e proprio, anche se chiamarlo così potrebbe risultare anche eccessivo. Infatti, gli A-4 IAF (come tutti i velivoli con la stella di David) sono sempre molto ben curati ed è difficile trovare delle livree usurate o particolarmente rovinate; ad ogni modo, anche per donare più volume al modello, ho eseguito un leggero post shading su tutti i colori della mimetica, utilizzando a tale scopo le tinte di base schiarite con varie percentuali (a volte anche del 60%) di bianco opaco. In taluni casi, li ho anche “incrociati” desaturando il centro dei pannelli in Dark Earth direttamente con il Light Green, e quelli in Light Green con il Sand. E’ stato un esperimento inventato sul momento che, a dir il vero, ha dato anche dei buoni frutti contribuendo a creare un’usura molto bilanciata e gradevole alla vista. Per il ventre del mio Ayit ho proceduto in maniera analoga ma aggiungendo, nei punti dove lo sporco si accumula con più facilità, dei leggeri “spot” con del Grey FS36320 diluito in proporzioni del 90%. Anche le decalcomanie sono state soggette al procedimento di invecchiamento, passandovi sopra una leggera mano di sabbia con una bassissima pressione dell’aerografo.

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Armamento ed ultimi particolari:

La scelta dell’armamento non è stata molto agevole, complice anche la totale mancanza di immagini di esemplari armati ed operativi in Internet. Non volendo però lasciare il mio “Falco” troppo sguarnito, ho deciso di mutuare una configurazione di carico utilizzata dai colleghi statunitensi in Vietnam. Questa si compone dei classici serbatoi subalari, due dummy bomb Mk.82 montati sotto ai travetti esterni, ed un MER (Multiple Ejector Rack) agganciato al pilone ventrale e carico di altre sei Mk.82. L’armamento è stato prelevato interamente dall’Aircraft Weapons Set A Hasegawa, e completato con vari accorgimenti; in particolare, sugli ordigni ho ricreato la caratteristica texture rugosa del rivestimento ignifugo, che “modellisticamente” parlando fa davvero un bellissimo effetto visivo. A tale scopo ho usato del comune stucco Molak (che ha una consistenza più liquida) allungato ulteriormente con dell’acetone per smalti da unghie; Successivamente, mediante un pennellino a setole piatte e dure, ho prelevato delle piccole quantità di mastice che ho poi “picchiettato” sulla superficie liscia. Il tutto è stato verniciato in Dark Green Gunze H-330 e lumeggiato con un approfondito dry brush in Grey XF-54 Tamiya per mettere in risalto il lavoro di dettaglio svolto. Le striscioline gialle che indicano il tipo di esplosivo contenuto nella bomba, è stato direttamente verniciato creando delle mascherine in nastro Tamiya sottile: non preoccupatevi se non verranno perfettamente dritte, perché anche nella realtà queste sono dipinte in modo grossolano e a pennello dagli stessi specialisti.

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Finalmente si giunge al montaggio degli ultimi dettagli, ed in particolare delle vistose ed abbondanti antenne installate sul velivolo: le due a lama del sistema di comunicazione UHF poste sulla gobba e davanti al cockpit si trovano nella stampata E pezzo numero 11 (in realtà un’ulteriore andrebbe “cannibalizzata” da un altro Kit Hasegawa), la più piccola del TACAN davanti al pozzetto del carrello anteriore è ubicata nella stampata F pezzo 5, mentre la più grande di forma triangolare nella stampata E pezzo 1. Inoltre, proprio di fronte al parabrezza è presente un piccolo tubo di venturi (stampata E pezzo32), accoppiato con un Pitot montato più avanti verso il muso (stampata F pezzo 24). Nella parte posteriore del velivolo, proprio accanto al gancio di arresto esiste un piccolo sfiato per la pressione del sistema idraulico (stampata e pezzo 24). A questo punto non mi rimane montare i pezzi rimanenti quali carrelli, portelloni e piani di coda (lasciati in ultima istanza sfruttando il pratico sistema ad incastro studiato dall’Hasegawa), dare al modello la giusta finitura opaca, “liberare” i trasparenti dalle proprie mascherature e rappresentare il canopy (dettagliato con due specchi retrovisori prelevati dal set di fotoincisioni Eduard n°48409 ) rigorosamente in posizione aperta!

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In conclusione, posso dire che questo Skyhawk è un modello che regala molte soddisfazioni. Grazie alla bontà dello stampo il montaggio scorre facile e con molto divertimento. Se poi si aggiunge che la livrea IAF si sposa alla perfezione con questo bellissimo velivolo… bè, non si può perdere l’occasione di aggiungere un così bel pezzo alla nostra collezione. Buon modellismo a tutti! Valerio – Starfighter84 – D’amadio.


Foto del montaggio (clicca sull’anteprima per ingrandire):

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Tabella riferimento colori:

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2 COMMENTI

  1. Questo è spettacolare! e finalmente hai inserito gli step del montaggio nell’articolo!! noto anche che ormai te e gimp siete diventati amici!!!!!
    bravo ottimo lavoro!

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