The IAF Trainer: Israeli Aircraft Industries “Tzukit” dal kit Kinetic in scala 1/48.

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Forse non tutti sanno che la Israeli Air Force fu uno dei maggiori operatori del Fouga CM.170 Magister. Il primo esemplare giunse in Israele nel giugno del 1957 e, a seguire, altri 43 circa furono consegnati nei mesi successivi. La Bedek Aviation (che di lì a poco fu rinominata Israeli Aircraft Industries) diede il via alla produzione su licenza di altre 36 macchine.

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Il velivolo fu utilizzato principalmente come addestratore avanzato ma, a dispetto della sua strumentazione rudimentale e del suo armamento leggero, venne impiegato proficuamente anche nella Guerra dei Sei Giorni contro postazioni fortificate e colonne di mezzi egiziani.

Alla fine degli anni ’70 le cellule iniziarono a mostrare segni di cedimento e cricche strutturali concentrate, soprattutto, sul raccordo tra ala e fusoliera. Per prolungare la vita operativa della flotta la IAF, di concerto con la Israeli Aircraft Industries, mise appunto un programma di aggiornamento che comprendeva 250 modifiche: tra queste, le più importanti miravano alla sostituzione dei due motori Turbomeca Marborè II-a con i più potenti VI-p, ad un upgrade avionico con strumentazione più moderna e razionale, e all’introduzione del sistema di climatizzazione delle cabine di pilotaggio.

I primi due esemplari furono inviati in ditta e nel settembre del 1980 ci fu il roll out della nuova versione che fu ufficialmente denominata “Tzukit” (una particolare specie di uccello che vive e nidifica in Israele).

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Il modello:

Da tempo speravo nell’uscita di un kit dedicato a questo trainer francese dalle forme così poco convenzionali. Ovviamente quando la Kinetic ne annunciò la prossima commercializzazione nel 2014, ero già pronto per acquistarne uno!

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Lo stampo ha una qualità in linea con le ultime realizzazione della ditta cinese che, in effetti, ne ha fatta di strada da quando fece uscire il suo primo prodotto – l’F-16. Le pannellature, in negativo, sono ora più definite e precise; l’attenzione per il dettaglio di superficie è cresciuta e ne è riprova la presenza di fini rivettature collocate solo dove effettivamente esistono. Oltre a questo sono state introdotte delle soluzioni tecniche all’avanguardia, come le prese d’aria di cui viene fornito l’intero condotto fino allo scarico.

Il kit è composto da circa 146 parti, pochi rispetto allo standard attuale. Per questo motivo nella stessa confezione vengono forniti modelli completi. Studiando meglio gli sprue si riconoscono particolari interessanti; sono, infatti, fornite le tre tipologie di cupolino fisso utilizzate dai Magister: quello con ampie vetrature installato nel primo periodo e quello con due sole finestrature laterali che permettono, di fatto, la realizzazione di qualsiasi Fouga Magister che la Israeli ha avuto in carico a partire dagli anni ’60 senza particolari problemi.

La fornitura della terza variante, quella con struttura interamente metallica, dà la possibilità di convertire il kit per riprodurre uno IAI Tzukit ed in questo articolo tenterò di spiegare quali sono le modifiche e gli interventi da attuare!

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Il cockpit:  

Come scritto qualche riga sopra, uno dei maggiori upgrade a cui furono sottoposti i vetusti Magister ha riguardato l’avionica e la strumentazione di bordo. A seguito dell’aggiornamento gli abitacoli sono stati riprogettati e risultano molto diversi dagli spartani cockpit delle versioni francesi. Quindi, per prima cosa, è necessario eliminare i pezzi forniti nella scatola e sostituirli con il set in resina della Wingman Model WMF48025 che fornisce l’intera vasca e, soprattutto, i cruscotti con la nuova distribuzione degli strumenti e dei circuit breaker. Oltre a questi, sono incluse anche le paretine laterali con il rivestimento trapuntato ignifugo e i seggiolini con diverse imbottiture e già completi delle cinture di sicurezza.

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Nello stesso aftermarket sono presenti anche altri pezzi che permettono di completare la conversione di alcune zone esterne, ma di questo parlerò più avanti.

Le parti in resina sono create sulla base di quelle originali, per cui si inseriscono nella fusoliera con relativa facilità. Le paretine, al contrario, sono troppo corte in lunghezza e sono stato costretto ad allungarle utilizzando lo stucco bicomponente Milliput lavorato, ancora fresco, per riprendere le pieghe del tessuto e la particolare texture romboidale.

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Il colore scelto per gli interni è il Tamiya XF-19 Sky Grey, ad eccezione dei rivestimenti laterali verniciati in Dark Sea Grey Tamiya XF-54.

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I sedili hanno la struttura in XF-19, le cinture in Gunze H-310, i cuscini di Olive Drab XF-62 Tamiya (quello della seduta) e in Gunze H-330 (quello dello schienale).

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Su tutta la zona ho applicato un lavaggio ad olio in grigio scuro applicato direttamente sulle superfici non lucidate per ottenere un minimo di effetto “filtro”; l’eccesso del washing è stato eliminato con un pennellino imbevuto di thinner Humbrol e, ai lati, con un cotton fioc inumidito dello stesso prodotto.

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Sui sedili sono intervenuto con la tecnica del dry brush, anche in questo caso eseguita con gli olii, per mettere in risalto tutti i dettagli e dare maggior volume alle forme. Il tono che ho ricreato, a tale scopo, è stato un grigio abbastanza chiaro.

Le veglie del pannello strumenti provengono dal foglio decal fornito nel kit WMK 48007, ancora una volta, della Wingman. Sono ben stampate ma, purtroppo, non ben dimensionate sui cruscotti in resina: su quello anteriore si adattano senza troppi problemi, sul posteriore sono molto fuori squadro. Per esperienza personale consiglio di fustellare ogni singolo quadrante e posizionarlo, manualmente, nei rispetti alloggiamenti – magari usando abbondanti quantità di liquido ammorbidente per rendere il tutto più uniforme.

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Per ultima, ho aggiunto la paratia di chiusura alle spalle dell’abitacolo dell’istruttore scegliendo quella contraddistinta dal numero A8 (Senza aperture trasparenti), che è corretta per uno Tzukit.

Fusoliera e relative modifiche:

La fusoliera è l’insieme che ha ricevuto più modifiche nel corso del montaggio. Prima di chiudere le due valve che compongono il guscio ho inserito i lunghi condotti delle prese d’aria (preventivamente incollati e stuccati all’interno); in questo modo è stato più facile sistemarli dentro la carlinga anche se, devo ammettere, il sistema di scassi e inviti è stato ben studiato dai progettisti della Kinetic.

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Ai rivestimenti esterni degli intake ho sostituito le piccole alette anti scorrimento poste sugli sfiati dello strato limite, appena accennate, ricreandole con dei pezzi in avanzo dalle cornici di una fotoincisione lavorate e tagliate a misura.

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Le principali differenze esterne tra i Magister e gli Tzukit risiedono nella diversa distribuzione dei pannelli d’ispezione (alcuni aggiunti ex novo) e nella presenza di due aperture per l’aerazione del sistema di condizionamento della cabina di pilotaggio e di alcuni componenti dei nuovi propulsori installati.

Gli “air vent” sono concentrati sul dorso della fusoliera. Il primo, di forma ovale, è posizionato più indietro sul lato destro:

Immagine proveniente da: http://data3.primeportal.net

Ho preferito realizzarlo partendo da un quadratino di Plasticard per avere uno spessore più fedele in scala e, sul retro, ho incollato del tulle proveniente da una bomboniera che simula abbastanza bene la griglia di protezione.

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Successivamente ho praticato lo scasso direttamente sulla fusoliera non badando troppo alla precisione:

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Dopo aver stuccato le fessure e riportato tutti gli scalini al filo, ho aggiunto il rinforzo (effettivamente presente anche sul velivolo reale) che è stato ricavato utilizzando il nastro d’alluminio adesivo tagliato con un plotter elettronico. Quest’ultimo ha rifinito anche i bordi del Plasticard e completato il lavoro.

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Immediatamente a ridosso della griglia d’aerazione ho inciso due pannelli, indicati dalle frecce in giallo, presenti sugli Tzukit e, ovviamente, non riportati sul kit.

Proseguendo nella conversione, il pezzo A7 rappresenta un portello d’accesso alla fusoliera che sui Magister era corredato di un paio di prese d’aria mentre sugli esemplari aggiornati in Israele esse sono state rimosse; di conseguenza anche io ho lisciato completamente il pannello aggiungendo, però, un’ulteriore griglia di forma rettangolare (ottenuta “bucando” la plastica, assottigliandola e aggiungendo delle striscioline di profilato piatto della Evergreen per rendere i bordi quanto più netti possibile).

Immagine proveniente da http://data3.primeportal.net

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Alla fusoliera completa al 90% ho aggiunto il castello del carrello anteriore. Il complesso è costituito da tre pezzi separati che non è semplice mettere insieme a causa delle istruzioni Kinetic davvero poco chiare! Dopo alcune prove a secco ho incollato la struttura che, a sorpresa, si è rivelata molto solida a dispetto dell’apparente fragilità. A seguire, è stata verniciata in White Allumiunium Alclad e sottoposta ad un lavaggio ad olio con il Bruno Van Dyck (anche se, a modello ultimato, l’interno si intravede a malapena).

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Il musetto è tutto fuorché preciso negli incastri e, anzi, il pannello superiore, quello che copre il vano carrello è anche leggermente sottodimensionato. Nonostante svariati tentativi di allineamento per evitare complesse stuccature, alla fine non mi è rimasto che riempiere i gap con la ciano acrilica, carteggiare e reincidere tutto.

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Vale la pena ricordare che gli Tzukit persero del tutto le loro capacità offensive e non fu più previsto l’uso di armamenti; per cui i pezzi da utilizzare, per comporre il muso, sono l’A5 e l’A6 .

In accordo con la documentazione ho realizzato, in leggero rilievo, le piastre di chiusura delle volate (sugli esemplari reali si nota chiaramente che i “tappi” non sono a filo con la superficie della fusoliera). Con pazienza e un bisturi affilatissimo ho tagliato il nastro d’alluminio adesivo direttamente applicato sulla plastica del kit ed il taglio è stato eseguito usando le linee incise come guida.

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Ali e derive:

Anche le ali sono state oggetto di alcuni interventi di miglioria, concentrati soprattutto nei pozzetti carrello principale. Seguendo le foto in mio possesso, li ho completati aggiungendo le tubazioni idrauliche ed i cavi elettrici realizzati con filo di stagno e sprue stirato a caldo. Prestate attenzione poiché i tubi dei Magister avevano un diverso andamento e posizione rispetto a quelli degli Tzukit.

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Questo, invece, è un grave difetto di progettazione degli spessori da parte della Kinetic. Una cosa simile mi è già capitata sul loro Kfir, segno che la ditta cinese è ancora un po’ indietro per ciò che riguarda il controllo qualità dei loro stampi. Ad ogni modo lo scalino è stato riempito con l’aggiunta di uno spessore in Plasticard.

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Controllando le foto mi sono accorto di un dettaglio posto sul bordo d’attacco di entrambe le ali.  Tecnicamente si chiamano “STALL STRIPES” e sono delle striscioline a sezione triangolare in plastica dura; si applicano in ditta dopo i voli di collaudo e servono a modificare il profilo alare e le caratteristiche dello stallo in base al bilanciamento di ogni velivolo.

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Non necessariamente sono sempre presenti e possono avere lunghezze differenti, oppure possono essere montate direttamente in fase di progetto in base a calcoli specifici. Dalle immagini che ho visionato tutti i Magister e gli Tzukit della IAF erano provvisti di questi accorgimenti aerodinamici. Personalmente li ho riprodotti sagomando una strisciolina di profilato Evergreen da 1 mm per ottenere la forma triangolare cui accennavo prima. I pezzi sono molto piccoli (gli originali hanno spessori di 3 cm al massimo) e incollarli non è semplice. Alla fine, con molta pazienza… e il provvidenziale utilizzo della Tamiya Tappo Verde… sono riuscito nell’intento!

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Passando ai serbatoi, gli Tzukit avevano un sistema di rifornimento diverso rispetto agli esemplari francesi o derivati per cui, giocoforza, ho dovuto modificarli. Anche in questo caso ho usato il solito nastro d’alluminio sagomato tondo con una fustellatrice. Al centro ho aggiunto il tappo vero e proprio in Plasticard.

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A questo punto le ali si possono definire complete e sono pronte per essere unite alla fusoliera; il montaggio fila via senza grossi problemi e le fessure che si creano sono minime. Per riempirle ho preferito utilizzare il Magic Sculpt (uno stucco bi-componente) lisciato con un pennello al silicone leggermente bagnato.

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I caratteristici impennaggi a “V” hanno una scomposizione alquanto cervellotica. I timoni di profondità sono separati dalle derive ma, purtroppo, anche in questo caso i pezzi sono sotto dimensionati in lunghezza (manca almeno un millimetro nella parte bassa, quella che va a contatto con la fusoliera). Ho risolto allungando le superfici di governo con delle striscioline di Plasticard sagomate a dovere, un intervento noioso che porta via tempo prezioso.

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Data la strana conformazione degli incastri e degli inviti, non è possibile montare i gli elementi mobili a verniciatura ultimata e questo comporta un bel po’ di mascherature in più.

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Prima di chiudere la fase di montaggio ho aggiunto le parti trasparenti (già trattate con la cera Future) che, durante le prove a secco, sono risultate più strette di quasi 1mm rispetto alla fusoliera. Per tentare di riportarle a filo ho inserito degli spessori al loro all’interno per allargarle; una volta riportate in sagoma, le ho incollate spennellando una generosa quantità di colla Extra Thin Cement della Tamiya. Ad asciugatura avvenuta ho asportato gli spessori sopra citati e stuccato tutti i gap con Attack.  Un’ulteriore mano di Future ad aerografo ha eliminato qualche graffio dovuto alla carteggiatura e ripristinato la trasparenza del parabrezza e del cupolino centrale fisso.

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Gli ultimi interventi hanno riguardato, ancora una volta, la fusoliera (lasciati alla fine per evitare di rompere o perdere le piccole parti coinvolte nelle operazioni che vado ad elencare):

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  • Frecce ROSSE: negli esemplari francesi, in quel punto, è situata la maniglia di rilascio d’emergenza dei canopy. Questo sistema sugli esemplari israeliani non è installato, per cui è necessario eliminare tutto e stuccare.
  • Frecce GIALLE: le maniglie di apertura dei canopy sono sdoppiate (una per ogni calottina) sugli Tzukit; nel kit ne è presente solo una, quindi bisogna reinciderne un’altra per l’abitacolo posteriore (lavoro da eseguire su entrambe i lati).
  • Frecce AZZURRE: ho reinciso anche le pannellature dei predellini di accesso agli abitacoli (solo lato sinistro); anche questa particolarità è peculiare dei velivoli IAF.

Sul troncone di coda sono presenti numerose prese d’aria e sfoghi –  modifiche delle superfici superiori:

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  • Frecce ROSSE: gli Tzukit rispetto ai Magister hanno una presa d’aria in più per lato. Nel kit sono presenti ma non riportate nelle istruzioni (pezzo 55/56) e devono essere accorciate leggermente in lunghezza e riportarle, grosso modo, alle dimensioni degli altri intake (pezzo 45/46).
  • Frecce AZZURRE: due ulteriori pannellature da reincidere relative al vano batteria/alimentazione esterna del velivolo.
  • Freccia VERDE: anche questa è una carenatura non presente sugli esemplari francesi; proviene dal set di conversione della Wingman ed è in fotoincisione.

Passo ora alle superfici inferiori:

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  • Frecce ROSSE: i due sfoghi che vedete sono forniti nel kit. Ho solo aggiunto due sfiati (aperti con una punta da 0,3 mm) che, nella realtà, fungono da drenaggio per i trafilamenti di liquidi dai motori.
  • Frecce GIALLE: questi due piccoli sfiati li ho aggiunti ricostruendoli con metà tondo della Evergreen sagomato a dovere.

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In coda esiste una piccola cannuccia di spurgo. Il kit è predisposto e fornisce anche il particolare stesso in plastica piena… personalmente l’ho sostituita con una sezione di ago da insulina.

Sul pannello A7 è necessario aggiungere un piccolo air scoop in resina prelevato dal set Wingman:

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Infine, l’ultimo intervento ha riguardato il rifacimento totale di quattro piccoli contrappesi che aiutano il pilota a sbloccare il meccanismo cinematico di apertura dei canopy. Li ho riprodotti usando le dime della Eduard per le luci di posizione a goccia… la forma è più o meno quella, e l’ho sfruttata!

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Verniciatura:

Gli Tzukit hanno vestito, negli anni, la sola livrea bianco e arancione tipica degli addestratori. Per il bianco ho voluto fare un esperimento utilizzando, al posto dei classici Tamiya o Gunze, il Mr. Base White 1500 della Mr.Hobby. Di fatto è un primer come il Mr. Surfacer, ma è già del colore che serviva al mio scopo.

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Il responso della prova è stato più che soddisfacente: ottima resa e facile stesura. L’ho diluito all’80% circa con il Lacquer Thinner Tamiya e si è asciugato in pochi minuti. Dopo la completa essiccazione del pigmento, ho carteggiato tutto il modello con la carta abrasiva 2000 bagnata e le superfici hanno assunto una finitura liscia e setosa. Ve lo consiglio!

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Sul muso l’andamento della zona arancione è abbastanza particolare poiché fa una curva leggera all’inizio, poi il raggio si accentua fino a passare sotto il pozzetto carrello. Per realizzare lo stacco tra i due colori ho optato per il nastro Tamiya Masking Curve da 2 mm che permette, appunto, mascherature curve precise e sinuose – un vero portento. Per il resto ho usato il classico nastro Kabuki e molta pazienza “coconizzando” completamente il modello per evitare fastidiosi over spray (allo scopo ho utilizzato anche la pellicola trasparente da cucina).

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La scelta del colore, denominato “International Orange”, non è stata semplice. Il Federal Standard ufficiale è il 12197 e nessuna ditta lo produce in acrilico. Esiste il Lifecolor (da me subito scartato) e due smalti: l’Xtracolor e il Model Master. Li ho acquistati entrambi e non mi hanno convinto fino in fondo, anzi. C’è anche da dire che il colore dei velivoli reali è quanto meno particolare perché se esposto alla luce diretta sembra molto chiaro, in ombra diventa quasi rosso.

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Alla fine ho preferito ricreare la tinta tramite il seguente mix di smalti Xtracolor:

  • 177 gocce di X-104 + 20 gocce di X-103 (Insigna Red).

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L’X-103 è stato usato puro sui bordi d’attacco delle prese d’aria. Le vernici, essendo sintetiche, sono state diluite utilizzando della semplice ragia minerale (pochi Euro nei negozi di Fai da Te) attestandomi su percentuali prossime al 70%. Ho preferito non aumentare le dosi del thinner per evitare che i colori potessero infiltrarsi sotto ai nastri usati per le mascherature.

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Le zone anti riflesso sul muso e nella porzione interna dei serbatoi alle tip alari sono in Flat Black XF-1 Tamiya.

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A questo punto ho steso su tutto il modello almeno tre o quattro mani di trasparente lucido Tamiya (X-22) preparando le superfici a ricevere i lavaggi.

Lavaggi e decalcomanie:

Come mia consuetudine per il washing ho utilizzato i colori ad olio. Sulle parti lasciate in bianco ho miscelato una nocciolina di Bianco di Zinco con meno della metà della stessa di Nero d’Avorio (entrambi della Maimeri) per ottenere un grigio non troppo scuro.

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Sulle pannellature presenti nelle porzioni in International Orange, invece, ho steso il Bruno Van Dyck puro.

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Altri tre strati di Clear, sempre Tamiya, hanno ultimato la fase di lucidatura e aperto quella delle decal.

Insegne, stencil di manutenzione e codici individuali provengono sia dal foglio fornito nel kit, sia da quello che la Wingman Models propone all’interno della sua scatola contraddistinta dal codice 48007.

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Sebbene entrambi siano stampati da Cartograf, le decalcomanie Kinetic sono abbastanza rigide e reagiscono lentamente ai liquidi ammorbidenti (personalmente ho utilizzato quelli della Microscale); al contrario, le Wingman si conformano con estrema facilità e copiano perfettamente le incisioni.

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Le istruzioni Kinetic sono estremamente lacunose, soprattutto per ciò che riguarda il posizionamento delle scritte di servizio. Quelle Wingman sono più complete ma, nonostante tutto, fanno un po’ di confusione nel suggerire gli stencil corretti per Magister aggiornato.

L’esemplare che ho scelto di riprodurre è il 501, ovvero il primo Tzukit che lasciò le linee di montaggio della Israeli Aircraft Industries. Per celebrare il roll out sul muso fu aggiunta la scritta “Tzukit” in alfabeto ebraico.

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Finitura finale ed ultimi particolari:

Su tutto il modello ho steso una mano di Flat Clear XF-86 Tamiya. Benché sia un opaco, esso non crea una finitura “gessosa” sulle superfici e, anzi, tende a lasciarle quasi satinate.

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Ora è il momento di aggiungere gli ultimi particolari: carrelli e relativi portelloni, due antenne UHF (una sul dorso della fusoliera e un’altra sotto la semi-ala destra) e le due luci stroboscopiche (una in coda tra le due derive e l’altra sotto al ventre). Questi ultimi pezzi sono direttamente forniti dal set di conversione in resina della Wingman. Sempre in resina, e sempre del produttore tedesco, sono le ruote dei carrelli principali; quelle che troviamo negli sprue non sono corretti e si è resa necessaria la loro sostituzione con il set Wingman 48026.

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Osservando nuovamente le foto in mio possesso ho notato che i propulsori tendevano a sporcare i fianchi della fusoliera con i fumi di scarico. Sul mio modello sono stati riprodotti sfumando, ad aerografo, varie tonalità di grigio scuro e rifinendo l’effetto con le polveri Tamiya provenienti dal Weathering Set D.

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Anche le superfici inferiori, in particolare quelle in prossimità delle gondole motori, sono state completate aggiungendo colature di liquidi lubrificanti e sporcizia (ho usato sia i colori ad olio, sia i sopracitati gessetti Tamiya).

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Una volta incollati i canopy, con i caratteristici bracci ripiegabili di sostegno, il mio Tzukit è pronto per “atterrare” in vetrina!

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Conclusioni:

Il Group Build 2015 “Israeli Defense Force” del forum di Modeling Time mi ha dato Il giusto spunto per mettere sul banco questo soggetto poco visto e poco noto.

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Il kit Kinetic, a parte quei pochi difetti cui ho fatto cenno nell’articolo, è divertente è scorre via senza particolari problemi. Nella scatola è rimasto ancora l’altro stampo gemello… e penso che a breve finirà anche lui sotto le mie “grinfie”!

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Buon modellismo a tutti. Valerio “Starfighter84” D’Amadio.

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