Group Build Modeling Time.com – Il diavolo rosso di Ghedi – Tornado IDS dal kit Italeri 1/48. Parte prima: Storia e Tecnica.

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Il primo di ottobre del 2008 partiva il primo group build di Modeling Time.com. Come tema abbiamo scelto, dopo varie proposte, di costruire in gruppo il Panavia Tornado. Questo splendido velivolo, anche a guardarlo a terra, esprime potenza, aggressività, dinamismo. Ma soprattutto, per chiunque lo abbia mai visto volare a bassa quota sfiorando i tetti delle case e le cime di colline e montagne, di sicuro ha regalato emozioni. Il progetto comunemente chiamato Tornado il cui nome completo è ” Panavia PA 200 Multi Role Combat Aircraft”, è un aereo multiruolo da combattimento, come dice il nome appunto, ma la sua vera vocazione è il bombardamento a bassa quota ad alta velocità. Il consorzio Panavia vede “complici” nello sviluppo di questo velivolo Regno Unito, Germania ed Italia. Il primo volo avvenne il 14 agosto del 1974. 35 anni e non dimostrarli.

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Lo scopo della creazione di un bombardiere tutto europeo era quello di fronteggiare i paesi del Patto di Varsavia con un velivolo che consentisse alle nazioni del vecchio continente di non dipendere dagli Stati Uniti. Il progetto nacque come un aereo in due versioni: la prima, un monoposto dalle caratteristiche simili al russo Mig 23, monoposto bireattore con vocazione sia da difesa che da attacco al suolo, che nella nostra Aeronautica Militare avrebbe dovuto prendere il posto del mitico F-104; La seconda,  un bombardiere biposto bireattore.

La direzione definitiva che assunse lo sviluppo del velivolo fu infatti quella del bombardiere, anche se la versione monoposto si crede non sia mai stata concepita o non sia mai andata oltre lo stadio teorico. In quegli anni, in paesi come il nostro non era molto politicaly-correct discutere in parlamento di un aereo totalmente offensivo ad alta tecnologia, ne tantomeno lo era stanziare i fondi in un clima politico movimentato come era il nostro all’epoca.

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Il Tornado, o come veniva chiamato in fase di concepimento il “Panther”, si contese il titolo di primo aereo con comandi Fly by Wire con l’americano F-16. Il primo volo avvenne, come già detto, il 14 agosto ’74 ed il primo esemplare italiano volò solamente il 5 dicembre del ’75, ma rimase danneggiato e ci vollero due anni per ripararlo. Quindi l’Italia ha potuto contribuire in maniera solo marginale allo sviluppo degli esemplari di preserie che furono in tutto quindici. Il primo esemplare di serie, un “Tonka” inglese volò il 10 luglio del ’79 ed il primo tedesco una settimana dopo. Da noi si è dovuto aspettare il 25 settembre 1981. Anche per i motori venne creato un consorzio, chiamato Turbo Union, che vedeva al suo interno Rolls Royce, MTU e Fiat Avio. Per quanto riguarda il radar venne importato dagli “states” ed era lo stesso dell’F.111…

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Tecnicamente parlando, il tornado è stato sviluppato in tre versioni: la più comune è la IDS/Gr.1 (poi evoluta in Gr.4 con aggiornamenti di avionica e motori più potenti), questa è la versione da bombardamento a bassa quota sia in regime transonico che entrando di soppiatto in territorio nemico in regime supersonico. La versione ECR, sviluppata soprattutto dalla Germania ma utilizzata anche dall’Italia è studiata per le missioni “wild weasel” e per la guerra elettronica. La versione ADV o F3, è la variante da difesa aerea ampiamente usata dall’Inghilterra e per alcuni anni anche dall’Italia (trovatasi a secco di intercettori al momento dell’inizio della radiazione dell’F-104 a Gioia del Colle ) ed anche dall’Arabia Saudita. La variante “air defence” però è la meno valida in quanto questo straordinario bombardiere mal si adatta allo “scramble” iessendo nato essenzialmente come bombardiere che entrava nel territorio nemico già lanciato ad alta velocità…
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Tralascio l’impiego bellico di questo velivolo anche se si è ben distinto sui Balcani, in Iraq ed in Afghaninstan. Passo invece ad esporre la tecnica del velivolo poichè è quello che mi interessa di più. Questo stupendo bireattore ha come caratteristica l’ala a geometria variabile incernierata che gli permette una buona maneggevolezza alle basse e medie velocità, ed ottime caratteristiche aerodinamiche alle altissime velocità. I motori sono due  turboventole coassiali Turbo-Union RB-19934R Mk 103, con post bruciatori ed un avanzato sistema di inversori di spinta che lo portano alla velocità massima di mach 2,2 senza carichi esterni. Questo velivolo pesa al massimo 28 tonnellate al decollo, mentre senza load out esterno pesa circa 17 tonnellate. Puo montare diversi armamenti e diversi illuminatori di bersagli, ma la configurazione caratteristica italiana è composta da due serbatoi subalari, due pod Boz 107, due Sidewinder, quattro, cinque o otto bombe mk 82/83, o due GBU 16;  In passato i “nostri” stanziati a Gioia del Colle montavano anche i missili antinave Kormoran. Ci sono anche due cannoni Mauser da 27mm, installati sul musone.

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La caratteristica che potete notare al primo sguardo è l’imponente deriva, croce e delizia del velivolo. Aumenta infatti esponenzialmente la stabilità del Tornado in volo alle alte velocità ma, parallelamente, ne accresce anche la traccia radar. L’ala a geometria variabile, varia appunto la freccia da 25 a 60 gradi. Dopo aggiornamenti ed update vari ora questo meccanismo si muove intorno ai suoi cuscinetti rivestiti in teflon in maniera autonoma ed elettronica, mentre rimane manuale il movimento a terra per motivi di ingombro. Il computer di bordo riesce a far volare l’aereo con danni fino al 75% e controlla anche il sistema TFR (Terrain Following),  ossia il sistema che prevede il volo a bassa quota gestito elettronicamente con l’aereo che segue il profilo del terreno lasciando al pilota la concentrazione necessaria per lo sgancio degli ordigni.  Questo sistema funziona normalmente a 170 metri di altezza e 780 km/h, ma i tornado volano spesso e volentieri anche a quote di 60 metri. Il sistema era lo stesso dell’F.111 ed era costruito dalla TI. Il tutto gestito con soli 128 kbyte di RAM nel computer principale. A voi ogni commento. Io dico che è un grande aereo, non solo per le 28 tonnellate di peso…

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Il tornado che ho rappresentato nel mio modello è un IDS in livrea Strike Nato del 6° stormo di Ghedi, il principale stormo utilizzatore in Italia del nostro velivolo. Essendo il nostro primo bombardiere di elevate prestazioni ed il primo aereo moderno di un certo livello tecnico, ha anche costi nettamente superiori agli altri obsoleti velivoli che avevamo in carico quando il Tornado è entrato in linea. Il costo nominale  di acquisto era di 30 miliardi di lire negli anni ’80 per ogni esemplare, ed anche l’elevato costo di formazione dell’equipaggio e la manutenzione era livellato alla prestanza e al servizio che offre ed ha offerto il nostro bombardiere. Ad esempio istruire un pilota costava 5,5 miliardi e 3,6 la formazione di un navigatore, mentre l’istruzione di un pilota di 104 costava 4,4 miliardi di lire (il tutto aggiornato al 1992). Il costo orario di volo del Tonka era allora di 34 milioni e 300.000 lire a confronto con quello del 104 che era di 5 milioni e 900.000 lire. La spesa totale per mantenere i nostri Tornado in linea, all’epoca si aggirava intorno ai 240 miliardi annui senza contare armamenti ed eventuali danni.

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La situazione Tornado in Italia aggiornata al 2006 era di 84 velivoli in linea di volo. Io lo ritengo un aereo eccezionale e di indubbio fascino, frutto di un progetto tanto coraggioso quanto costoso (come del resto ogni aeroplano da combattimento). Oggi il velivolo è parzialmente superato dai missili da crociera, dagli aerei stealth e dai sensori radar disseminati ovunque, che rilevano anche velivoli a bassa quota. Per me, però,  vedere un Tornado sfrecciarmi sulla testa a bassa quota è sempre uno spettacolo sensazionale ed un’emozione che nessun altro aereo mi ha mai dato. Del resto ormai dopo 10 mesi di lavoro mi ci sono affezionato e questo velivolo lo sento anche un po’ mio. A presto con altri due articoli riguardanti la parte modellistica del nostro bombardiere. Si parlerà presto di plastiche e di vernici non vi preoccupate, intanto godetevivi le foto che ci vorranno due articoli per farvi vedere come è venuto fuori questo modello!

NON PERDETE I PROSSIMI DUE ARTICOLI!

Mauro “CoB” Balboni…

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