Group Build Modeling Time.com – Il diavolo rosso di Ghedi – Tornado IDS dal kit Italeri 1/48. Parte seconda: montaggio e preparazione alla verniciatura.

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Non perdetevi la prima parte dell’articolo! cliccate QUI !

Lo scorso settembre, si vociferava di dare il via al primo Group Build di Modeling Time.com ed io ricordo bene che proposi il Phantom dato che ricorreva il cinquantenario dal primo volo…La mia proposta non ha avuto successo e ci siamo tutti ritrovati ad armeggiare di li a poco con i nostri kit di Tornado, chi in 1/72 chi in 1/48…io scelsi l’Italeri in 1/48.

Leggendo le recensioni trovai che il kit era buono seppur datato, con linee di pannellatura incise ed un bel foglio di decal stampato dalla  Cartograph all’interno. Quando un bel giorno arrivò il postino col mio kit, aprii avidamente la scatola e vidi un kittone un po’ scomposto e con le plastiche appena ruvide in vago stile “short-run”. Non mi persi d’animo. Finii il mio F16 in 72 e mi misi al lavoro. Leggendo la cronaca di questa costruzione spero che vi farete un idea di questo kit, che all’interno del forum è stato rinominato “un kit da veri uomini”….

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Naturalmente, come ogni modello di aeroplano di questo mondo, ho iniziato a costruire questo Tornado ( il mio primo jet in scala 1/48) partendo dall’abitacolo. Essendo un amante delle costruzioni in scratch, o fatte in casa che dir si voglia, mi sono armato di monografie, plasticard, fili di rame di vario spessore, la mia fidata banca  pezzi avanzati e tanta buona volontà…ma non avrei mai immaginato cdi impegare altri dieci mesi di buona volontà per portare a termine il mio bombardiere preferito!

Grazie ai ragazzi del forum e al loro  supporto morale, sono riuscito a portare termine questo modello, che oltre a segnare il passaggio anche per i jet in scala 1/48 è stato il mio lavoro più duro e complesso in assoluto.  Questo kit per me è stato veramente un’impresa e ve la racconterò punto per punto, naturalmente esagererò coi toni raccontando la mia avventura. Nonostante la faticaccia mi sono divertito moltissimo, anche se la soddisfazione più grande è stata quando l’ho chiuso in vetrina una volta finito.

L’abitacolo non è disastroso come dettaglio ma è un po’ povero…potete ben vedere che i quadranti e i pulsanti sono in rilievo ma i pannelli strumenti  sono stampati in un unico pezzo…quello del pilota ha una parte in rilievo che ho tagliato e ricostruito separata con plasticard, stesso discorso per la parte degli strumenti del navigatore che aveva le due parti (superiore ed inferiore) del suo cruscottone unite, quindi ho dovuto tagliarle e montarle distanziate. Ho costruito questa separazione con dei pezzi di plasticard.

Questo è il “pilot’s office” con le modifiche che ho attuato per separare le varie parti del pannello strumenti

Questa è la separazione che ho dovuto effettuare per il pannello strumenti del copilota. Ho separato di 2,5mm, in pratica due lastrine di plasticard da 1mm ed una da 0,5mm.

Nella parte anteriore della strumentazione mancavano molti quadrantini, scatoline e pulsantini. Tutto quello che vedete è plasticard e sprue filato. Anche quei due strumenti circolari sulla destra. Un pezzetto di sprue tagliato a mò di “fetta di salame” per simulare strumentini e quadranti…

Ho ricostruito anche il sostegno della cloche del navigatore…non mi ero accorto che era incluso nel kit in quanto avevo notato solo il manettino da montare in quel buco che vedete sulla destra, dove va montata la barra negli IDS-Trainer….Il sostegno è stato ricostruito con una porzione di serbatoio di F 104 Hasegawa in 72, stuccato incollato e lavorato…

Dopo aver dato una mano di grigio chiaro come fondo al cockpit ho iniziato a provarlo a secco all’interno delle due parti che compongono il muso del Tornado. Naturalmente, come in tutte le mie autocostruzioni, non combaciava più niente ed ho carteggiato via ogni linea e punto di riscontro. Quello che mi ha stupito, o meglio la prima cosa che mi ha stupito in questo lavoro, è stata la voragine (segnata in rosso) che avrei dovuto colmare con plasticard e stucco per dare un po di continuità al cockpit del mio “Tonka”….

Dopo attente misuazioni e calibrazioni…(non è vero sono andato ad occhio più che mai) mi sono costruito questo spessore per colmare il gap che c’era tra le semifusoliere e il cockpit, altro plasticard tagliato ed incollato…a dirlo così sembra facile ma a farlo è stata tutta un’altra cosa perchè, oltre alla larghezza, dovevo rispettare anche l’altezza altrimenti il muso sarebbe rimasto aperto o avrebbe creato delle fastidiose fessure da tappare. In alternativa la vasca dell’abitacolo sarebbe rimasta più bassa del dovuto scontrandosi con il vano del carrello anteriore.

E qui siamo già passati alla verniciatura con annesso lavaggio in nero misto a bruno van dyck miscelati al 50%…il colore di fondo grigio chiaro è stato coperto con del Gunship Grey 36118, il dark grey XF 54 della Tamiya, una tinta molto scura per questo aereo che è molto pulito al suo interno nella realtà anche se molto usato. Dato che avevo iniziato a rendermi conto che il kit era veramente ostico, ho deciso di lasciare un po in disparte la realtà per concentrarmi sul colpo d’occhio. Sia per quello che riguarda la rifinitura, sia per quello che riguarda gli interni e la verniciatura in generale…volevo insomma un modello che una volta messo in vetrina non mi avesse fatto dire: “ma certo se in quel punto avessi scurito di più….”

Uno scatto della parte del cockpit riservata al pilota, tutta sporca e ancora da sottoporre a drybrush…tutti i quadrantini sono stati dipinti con un pennellino triplo zero ed uno stecchino e per verniciare l’interno degli strumenti. Ho usato anche un ago per avere un tratto più sottile…con  il drybrush ho spento un po’ i toni del rosso e del giallo per rispettare al meglio l’effetto scala…

Una volta chiuso il muso (senza dimenticare di metterci il cockpit dentro!) si passa a ricostruire tutte quelle scatoline messe sopra la postazione del navigatore…come sempre plasticard, sprue filato, filo di rame, pazienza e buona volontà. Nella foto potete vedere che avevo lavorato già un po’ di drybrush sui pulsanti…le parti scrostate le ho lasciate così dato che avrebbero ospitato i sedili…(due ottimi Pavla in resina…l’unica cosa che non ho auto-costruito  in questo kit).

Ora passiamo al sodo…si inizia a lavorare sul corpo del modello: la prima cosa che mi è saltata all’occhio è che i vani dei carrelli principali sono sottodimensionati e quindi c’è da lavorare all’interno della fusoliera per colmare questi piccoli difetti. Chi può venire in soccorso al modellista spaventato da un kit ostico come questo? Il buon vecchio e sano plasticard…prese accuratamente le misure si tagliano due lastrine di questo materiale…precisamente dello spessore di 0,5mm e si incollano all’interno della fusoliera con colla cianoacrilica. Ripetere per due volte ed il gioco è fatto. Non preoccupatevi se lavorando su questo kit qualche gocciolina di sudore sta già cadendo sul vostro Tornado…non avete ancora iniziato il lavoro duro!

Quando il gioco si fa duro, la soluzione migliore sarebbe scappare via in full afterburner, ma noi modellisti si sa siamo molto più duri della plastica e delle resine che ci troviamo a maneggiare tutti i giorni! Qui potete vedere le parti che compongono il kit. Il muso ve l’ho narrato punto per punto, la deriva avrà il suo tempo. Ora tocca al troncone posteriore di fusoliera  del nostro “diavoletto di ghedi”. Le ali si compongono di due parti ognuna ed hanno un punto di riscontro dove passerà il perno del braccetto che, volendo, farà rotare la nostra ala variabile. Il suddetto sistema di rotazione è molto fragile e ruotando le ali a modello ultimato si intaccherà la verniciatura oltre a rompere sicuramente il marchingegno. Suggerisco senza alcuna perplessità di incollarle bene in una posizione e di non pensarci più… I bordi delle ali andranno ben carteggiati e stuccati come al solito su ogni modello per evitare buchi, ma in questo caso una raffilatina al profilo non fa male perchè rimangono un po’ tozze da vedersi.

I piani di coda invece vanno incollati così senza riferimenti, essendo scomposti orizzontalmente anch’essi. Ricordo di aver faticato non poco per assemblarli, naturalmente una stuccatina al profilo e conseguente carteggiata non fa male nemmeno qui. Al momento di chiudere le due valve che compongono il corpo del modello, ci troviamo a dover mettere degli spessori per rispettare l’altezza di questo insieme e farlo combaciare con il muso. Il kit è scomposto così perchè la nostrana Italeri aveva in catalogo anche la versione ADV/F3 del tornado per la quale basta sostanzialmente cambiare il muso rispetto alla IDS. Questa è una delle parti più difficili da assemblare perchè combacia male in ogni suo componente lasciando scalini qua e là, e dimostrandosi molto debole come stuttura per un kit che finito sfiorerà i 40 cm ed avrà un notevole peso.

Ed il musone è su. Dopo aver finito di levigare e carteggiare all’interno dell’abitacolo le pareti dietro ai sedili, ho montato le due parti. Prima di questa fase ho montato i vani dei carrelli, anch’essi hanno subìto un forte incollaggio con colla cianoacrilica e sono stati dotati di rinforzi, specialmente quello anteriore. Questo vano è stato rinforzato con listelli di plasticard ed unito solidalmente con la parete inferiore del cockpit vero e proprio per rendere robusta  ed a prova di schianto la struttura. Il vano è  stato poi stuccato e carteggiato all’interno. Anche l’occhio vuole la sua parte no? E quindi ore di carteggiatura e stuccatura per tutti e tre i vani dei carrelli.

E’ ora di montare le due valve che compongono l’imponente deriva del Tornado, elemento di riconoscimento di questo fenomenale bombardiere. Una volta scaricato il tubetto di attak gel nella coda, al tatto rimaneva un po’ “morbida” e mi sono immaginato a maneggiare il modello completato con la deriva che si stacca e mi rimane in mano… un incubo! ho così dovuto effettuare la regola numero uno di questo modello: spessorare e rinforzare. Prese le misure esatte ed al centesimo (non è vero anche questa volta sono andato ad occhio), con dei pezzetti di sprue ho reso più solido il pezzo songiurando così il pericolo di crollo.

Dopo essermi consultato con i miei colleghi di Tornado  ho deciso di mettere 30 grammi di piombo nel muso per essere sicuro di non avere decolli inaspettati in vetrina…superata questa fase mi sono messo a carteggiare di gran lena per spianare gli scalini a discapito delle linee di pannellatura che se ne sono andate  a scomparire un po dappertutto.

Stuccatura critica superiore, risolta con stucco Molak e varie passate di colla ciano opportunamente carteggiata…

Stuccatura critica inferiore con relativi pannelli mangiati. Anzi divorati! In questa inquadratura si vedono gli spessori nei vani carrelli principali…

In questa foto potete vedere il cono del radome incollato e parzialmente carteggiato. Era molto più largo della fusoliera ed anche qui olio di gomito, stucco, attak e varie grane di carta abrasiva…

Motori montati, non sono stato a dettagliarequesta parte, anche se era prevista questa opera nel progetto iniziale…sto iniziando a dire paroloni, meglio avviarsi alla conclusione di questa seconda parte di articolo…resistete ancora un po’ mi serve qualcuno che mi appoggia e mi sostiene mentre ricostruisco con la memoria questo modello!

Assemblaggio della deriva e del vano della sonda per il rifornimento in volo: naturalmente non combaciavano bene  nemmeno queste parti, ed anche qui c’è stato da lavorare con il tubetto dello stucco in una mano e la carta da 1000 nell’altra…

L’ antennina sulla deriva è composta da due parti unite verticalmente. Come potete vedere è stuccata e carteggiata. Stesso trattamento per i piani di coda che con il loro fragile sistema di movimento (un traversino di plastica) rischiano la rottura. Quindi sono stati incollati, stuccati e lisciati. Con uno stecchino ho posato una pallina di stucco al margine della fessura e poi l’ho stesa con un cotton fioc. Ho asportato gli eccessi con un altro cottonfioc imbevuto di acetone. Stesso procedimento per stuccare la deriva. Dimenticavo. Ogni parte carteggiata è stata reincisa…

Le prese d’aria: verniciate in bianco all’interno come fondo. Le parti mascherate andranno verniciate in un grigio scurissimo. (36118)

Prese d’aria montate ed incollate. C’era da scegliere quale parte deturpare maggiormente con la carteggiatura ,ed ho optato per quella superiore. Avevo già una mezza idea per come sopperire a questa piccola catastrofe. Soprattutto c’era da rimediare al fatto che mancava lo sfogo superiore dello strato limite dietro alla presa. Un millimetro di spessore in meno ed eccoci qua di nuovo ad autocostruire. L’unico posto del tornado dove non dovrebbero esserci punti di riscontro…ce li troviamo belli e puntuali…quindi li ho asportati per montare le prese sul modello…e carteggia carteggia ci troviamo a sistemare questa zona.

Colpito come un fulmine a ciel sereno da un’idea malsana, ho sistemato due rettangolini di plasticard da 1mm sopra alle prese d’aria, preventivamente misurati, ritagliati, sagomati e quant’altro. Stavolta ho preso le misure sul serio!!!

Nella vista dall’alto potete notare la parte anteriore alle ali nella zona di rotazione. Quelle fessurone sono state riempite di stucco e carteggiate. Questa parte è stata la più delicata del kit in quanto le plastiche sono sottilissime e carteggiando si rischia facilmente di bucarle.

Ed ecco come si presenta la vista laterale delle mie prese d’aria rivedute e corrette. Naturalmente la superficie in plasticard l’ho stuccata, carteggiata lisciata e reincisa.

Come tutti ben sappiamo, il Tornado ha delle guaine in gomma nella zona dove l’ala variabile rientra nel “cassone”; Io le ho interpretate così: due “fette” di nastro dymo sagomate a misura (non è stato facile). Per realizzarle ho dovuto fare diverse prove, diverse misure, ma alla fine ce l’ho fatta. La zona circostante mostra le 1000 battaglie contro la carta vetrata che ha combattuto il kit. Ed anche le altre 1000 contro l’incisore. Alla fine hanno vinto l’incisore e la carta da 1000.  Anche quella da 500 si è ben distinta nella lotta!!

Visione d’insieme dopo due mesi di lavori, potete notare anche il disordine che regna sovrano sul mio tavolo. Ma non distraetevi dal mio aereo su!! Come vedete il radome necessitava ancora di cure ed il dorso non era ancora ben reinciso.

Leggendo le mie amate monografie ho deciso di cablarmi tutto l’abitacolo. Sedici filetti di rame sagomato solo per la parte anteriore. Per infilarli ho scaldato un ago e ho bucato la plastica per far si che, quando  veniva estratto,  tirava fuori un po di plastica per non dare l’impressione di semplici filetti infilati nel cruscotto… ma di dare l’idea di un po’ di guaina o di canaline di fili elettrici…

Visione d’insieme verniciata ed invecchiata…non fate caso alla zozzeria della palpebra era ancora in piena lavorazione…

E l’abitacolo finalmente è terminato e cablato. Sbaglio o mancano i sedili? Tranquilli alla fine ce li ho messi!! I miei pilotini  in scala hanno avuto il loro bel sedilino anche stavolta!

E questo è quanto. Siamo arrivati al primer. Tamiya XF53 (fs 36320)… per ora vi lascio qui. La terza ed ultima parte dell’articolo verterà sulla verniciatura, la rifinitura e la conclusione del modello. Per ora siamo a 2 mesi e 10 giorni di lavoro. Tanto impegno, tanta fatica ma anche tanta soddisfazione su un aereo che mi piace moltissimo. Il Tornado…che bell’aereo! Non immaginavo nemmeno a questo punto che ci sarebbero stati altri 8 mesi di lavoro sopra questo kit…però la soddisfazione di un Tornado IDS in 1/48 è impareggiabile!

A presto per l’ultima parte..

Mauro “CoB” Balboni…

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