Grumman’s Family Truckster – EA-6B Prowler- dal kit Hasegawa in scala 1/72.

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E’ veramente da tanto tempo che non mi mettevo a scrivere un bell’articolo per Modeling Time.com e questo non è un buon segno perchè significa che sono stato poco produttivo negli ultimi mesi… ne sono quasi sei di mesi che non pubblico nulla. Ritorno qui con questo Prowler del Vmaq-2 dei Marines, i famosi Playboys, con tanto di coniglietto in coda. Ora i Playboys si chiamano Panthers, è più politicaly correct, ma a me piacevano di più prima, però il coniglietto in coda è rimasto. Doveva essere un modello da costruire senza pretese per puro divertimento, per agiungere alla collezione un soggetto insolito e che non avevo mai fatto prima,  senza esagerare coi dettagli. Il tutto doveva essere completato in un paio di mesi secondo i miei programmi.

Naturalmente c’è voluto il doppio del tempo anche se ho rispettato le mie intenzioni di non complicarmi la vita con troppe autocostruzioni. Qualche cenno storico mi sento in obbligo di darlo su questo soggetto, dato che non è il solito BF 109 o il solito F-16…che sono velivoli che mi piacciono molto anche se un po’ inflazionati sui vari siti di modellismo.

Prima di tutto vorrei spiegarvi che cosa significa “Family Truckster”, il titolo che ho dato all’articolo. Non è che uno dei due nick con cui i piloti americani chiamano non proprio affettuosamente il Prowler: infatti la “Family Truckster” era una station wagon costruita appositamente per un telefilm americano senza usare criteri estetici, ma solo per risultare brutta e goffa agli occhi dei telespettatori, essendo l’auto di una strampalata coppia di amici.

L’altro soprannome è “Double Ugly”, ossia il “gemello brutto” o “brutta copia”…beh non è che l’Intruder da cui deriva il Prowler sia molto più aggraziato, anzi secondo me è più elegante con il suo doppio abitacolo che lo rende più particolare. Però vi devo dire che anche se ai militari americani non piace, a me, personalmente aggrada molto  E’ originale e soprattutto è una gran macchina affidabile e longeva!!!! In realtà ce n’è anche un terzo di nickname…nato tra le pagine del forum di Modeling Time…il mio EA-6B Prowler è stato chiamato “il Prowolone”….ma questo speriamo che non rientri mai nei soprannomi ufficiali degli Yankees!

Il Grumman EA-6B Prowler è un aereo in dotazione sia all’U.S. Navy che ai Marines, imbarcabile e con un equipaggio di quattro persone, un pilota e tre EWO (non vi preoccupate non sono un sapientone della tecnica aeronautica basta aprire Wikipedia per usare questi termini da secchione!), dicevamo…un pilota e tre EWO ossia tre operatori per la cosiddetta guerra elettronica. Deriva dall’A-6 intruder e più precisamente dalla variante EA-6A, facilmente riconoscibile dalle versioni “attacker” dato che sulla sua deriva trova alloggio il sistema di disturbo radar AN-ALQ-99, dettaglio che ritroveremo anche nel Prowler, appunto.

I primi prototipi del Prowler nacquero proprio dalla conversione di due EA-6A. Per chi ne sa di meno, per riconoscere le versioni Electronic Attacker, da quelle Attacker (come me fino a pochi giorni fa), basta buttare un occhio a quel rigonfiamento alla sommità della coda che oltre nel Prowler e nell’Intruder da guerra elettronica troviamo anche nell’EF-111 Raven, si tratta dell’apparecchiatura sopracitata.

E’ spinto da due arcaiche turboventole senza postbruciatore Pratt & Whitney J-52 P-408 da 5080 kg di spinta che gli fanno toccare la ragguardevole velocità di 1050 km/h, non male per questa creatura di mamma Grumman, dato che questi motori sono stati progettati più di 50 anni fa per l’A-6!

Sotto alle ali oltre a missili AGM 88 Harm può ospitare apparecchiature elettroniche di eccitazione e trasmissione per il sistema AN-ALQ 99 contenute in pod autoalimentati con una piccola elica posta alla sommità di essi collegata ad un generatore di corrente. Ne può portare al massimo 5 di queste apparecchiature, tanti quanto sono i piloni (quattro alari ed uno ventrale) ma in genere lo vediamo con degli abbinamenti di serbatoi da 1134 litri e i suddetti pod per la guerra elettronica.

Nella sua carriera ha subito diversi aggiornamenti dell’avionica chiamati I-CAP (improved capability), extended capability ed advanced capability.  I compiti ripartiti tra gli ECMO, ossia gli operatori per le contromisure elettroniche , sono: l’ECMO a destra del pilota e quello alle sue spalle si occupano del disturbo radar mentre il quarto del disturbo delle comunicazioni. Ad ora è la miglior piattaforma per la guerra elettronica esistente al mondo anche se è un aereo il cui pensionamento è purtroppo alle porte.

Verrà sostituito con il fiore all’occhiello dell’aviazione americana, l’ormai onnipresente F/A 18. Da esso è stata ideata una variante da “electronic warfare” derivata più precisamente dal Super Hornet chiamata EF-18 G, nome in codice “Growler”, che il suo nick voglia essere un omaggio al suo glorioso predecessore, che dal Vietnam in poi si è sempre fatto valere in ogni conflitto a cui ha partecipato?

Bando alle ciance, è’ ora di aprire la scatola Hasegawa! Il kit si presenta nella classica plastica grigia  finemente incisa che a prima vista non lascia trasparire la sua veneranda età. E’ un kit Minicraft di trent’anni fa a quanto mi hanno detto i miei colleghi forumisti. Il montaggio inizia come da manuale dall’abitacolo e qui la prima sorpresa…i pannelli strumenti sono rappresentati da due decal e qui ho slacciato i polsini ed ho rimboccato le maniche della prima delle sette camicie che ho sudato con questo EA-6B. Ho usato come base per l’autocostruzione dei due “cruscotti” i due componenti sui quali sarebbero dovute andare le decal, ma qui ho applicato quadranti e schermi costruiti in scratch con sprue e plasticard, dipinti a mano per simulare i vari strumentini. Come riferimento ho usato più che il vero “pit” dell’EA-6B delle foto del cockpit in resina della Black Box per il Prowler in 1/48. Qui sotto a seguire le due foto dei pannelli.

Scusate per la qualità dell’immagine….

Il montaggio non è stato proprio una passeggiata e come potrete vedere dalle immagini da qui in avanti, il kit mostra tutta l’anzianità dello stampo con incastri, che lasciavano un po’ a desiderare, anche se costruendo piano piano il Prowler vedevo che le plastiche giapponesi rappresentavano alla grande il soggetto vero. Le parti critiche sono state le superfici esterne delle prese d’aria che ho assemblato con le scalette chiuse per evitare di romperle in vetrina dato che i miei aeroplani stanno abbastanza stretti.

A vederlo così sembra un onesto kit un po’ da rifinire ma piano piano vi introdurrò alcune piccole problematiche. Quei segni di pennarello che vedete sono una tecnica che ho appreso da alcuni nostri forumisti, ossia verificare le linee di giunzione e le loro relative stuccature con una linea di colore a spirito indelebile per evitare di stare a passare il primer e sverniciare mille volte per riprendere le stuccature.

Vi presento la stuccatura critica numero uno…alle spalle del cockpit dei due ECMO si trovava questa bella fessura che ho provveduto a chiudere con molte passate di stucco ripulendo poi gli eccessi con dei cotton fioc imbevuti di acetone…carteggiando avrei mangiato mezzo modello e ci sono stato attento, non sapevo che per rifinire questo modello ci avrei impiegato dei mesi…

Nella parte inferiore si trova questo bel buchetto, figlio di una scomposizione non proprio sensata del modello. Infatti le linee tra il componente che andrà a chiuderlo e la fusoliera si formeranno degli scalini duri da carteggiare e che saranno poi “saldati” con un cordone di colla ciano carteggiato e lisciato a dovere.

Questa è la fase successiva dove potete vedere le parti che hanno formato scalini e che sono state oggetto di lavoro.

Ed ecco qua il particolare montato e già in avanzato stato di carteggiatura, ho evidenziato tutte le parti più difficili da sanare. Montando gli scarichi mi sono reso conto che erano sovraddimensionati e sono stati così carteggiati per portarli al paro della fusoliera e stuccati con colla ciano. Stesso destino è toccato alle estremità alari ma le carteggiature e le stuccature sono state parecchio dolenti dato che ho dovuto lavorare in mezzo agli attuatori dei flap.

Qui potete ammirare in tutta la loro precisione (naturalmente in senso ironico) gli accoppiamenti tra presa d’aria/scaletta e fusoliera ed il cono del radome con il muso. Ho stuccato con stucco bianco Tamiya e colla ciano, ma non ricordo in quale ordine, i loro vapori durante il montaggio di questo modello si sono fatti sentire parecchio ed il risultato ne è questo sconnesso articolo!! Ho quindi lisciato tutto alla perfezione portando via le linee di pannellatura che sono state poi reincise. La linea di demarcazione tra radome e fusoliera è stata molto dura da reincidere in quanto le linee curve sono sempre un po’ ostiche da trattare.

Ed ora il primo inconveniente dovuto alla mia imperizia. Ho rotto un piano di coda…quello evidenziato in rosso…era già stato stuccato e lisciato…la stessa cosa mi è successa dopo quando il modello era già verniciato, lucidato e con le decal su…purtroppo non tutte le ciambelle riescono col buco e stavolta men che meno! Ho comunque recuperato tutto e per fortuna non si nota niente…

Ed eccoci qua pronti per la verniciatura con il modello completamente reinciso, praticamente come se avessi iniziato un modello in positivo, dato che carteggiando ho mangiato tutte le pannellature…ne sono rimaste ben poche delle originali…prima di verniciare ho lavato il Prowler con acqua e sapone per piatti strofinando con uno spazzolino da denti (naturalmente uno vecchio, ci tengo all’igiene!!) per portare via eventuali residui di lavorazione dalle pannellature. Quel luccichio che vedete è l’ultimo trattamento, la lucidatura con il polish Tamiya per eliminare ulteriori graffietti…anche se di graffietti ne sono rimasti…

Un altro scatto…sembra che il mio EA-6B abbia combattuto qualche guerra ancora prima di essere verniciato. Ne poteva combattere quante ne voleva di guerre ma contro quella contro la carta vetrata da 1000 l’ha persa di battaglia!!

Come di consueto, almeno per me, inizio a verniciare dai tettucci. Li lavoro, li imbevo nella Future, poi da asciutti li maschero dentro e fuori e li spruzzo ad aerografo. Stavolta ho usato le mascherine adesive della Eduard che però non si sono rivelate molto precise e le ho dovute integrare con nastro Tamiya anche se mi hanno fatto sudare una camicia di meno delle sette preventivate, risparmiandomi la fatica di mascherare quelle linee curve…

Ed ora fuoco alle polveri, o meglio aerografo carico con un grigio chiaro Gunze come primer, seguito da un preshading in nero lucido Tamiya. La livrea che vestiva il mio Prowler era la classica ad alta visibilità con finitura semilucida, in bianco per le superfici inferiori e quelle mobili ed in grigio 36440 per quelle superiori. Le tinte sono tutte Gunze. Ho usato per mascherare l’abitacolo un misto di carta scottex e l’ormai insostituibile Patafix…

Con questa foto non è che volevo farvi vedere in mezzo a quale casino costruisco i miei modelli, volevo solo mostrarvi il fondo del Prowler dopo la verniciatura in bianco. Come al solito ho lasciato trasparire molto il preshading, facendo passare il getto dell’aerografo tra le linee nere e le macchiette che uso per dare tridimnesionalità alle mie verniciature…la pressione dell’aria che utilizzo varia dagli 0,5 ad 1 bar a seconda di quale zona devo raggiungere e quanto in fretta voglio coprire le plastiche…

In quest’altro scatto invece avevo già steso il grigio “light gull grey” della gunze, sigla del barattolino H51, è semilucido e corrisponde al 36440…mentre il bianco che avevo usato era opaco. Per la verniciatura del grigio ho usato la stessa tecnica del bianco lavorando intorno al preshading pannello per pannello.

Nella foto sopra il gioco iniziava già a farsi interessante…ho verniciato tutte le parti come il cono del radar ed il bordo di ali e piani di coda in radome tan, Gunze H318, mascherature fatte con l’insostituibile nastro Tamiya, aiutato nelle sue fatiche dal nastro da carrozziere. Le parti in nero, sono state spruzzate con il Gunze H12, il normale nero opaco. Per le mascherature della parte tonda sul cono del radome mi sono servito di una mascherina che mi sono autocostruito sul tavolo da disegno con un cerchiografo di precisione.

Non soddisfatto dello stacco tra il bianco ed il grigio ottenuto con la mascheratura fatta con il patafix ho ripassato la linea di confine a mano libera con l’aerografo caricato con il grigio della mimetica. Ero scettico su questa tecnica ma con la vernice diluita un po’ meno del solito, bassa pressione sia dell’aerografo che quella del sangue per tenere la mano ferma ed alla fine il risultato non è stato male…

Un’altro scatto…alle spalle del modello in vetrina ci sono due vecchie conoscenze di Modeling Time…

Prima di passare alla posa delle decal, ed ai lavaggi una bella lucidata in Gunze H30…

Con un brivido ho iniziato la posa delle tanto temute decal da scatola Hasegawa…non ho trovato decal aftermarket che mi piacevano e quindi mi sono accontentato di buon grado di quello che passava il convento, pardon, la scatola. Ho avuto diversi problemi con i caratteri in coda che si disintegravano…una lettera “C” si è scomposta in 5 pezzi, non vi dico le tempeste che sono volate in casa mia.

Con l’aiuto dei liquidi Microscale Sol e Set sono riuscito a far aderire bene le decalcomanie alle superfici del modello, all’inizio ho tremato un po’ sia per me che per il modello quando le coccarde si sono arricciate ma si sono ridistese senza problemi da sole. In alcuni casi ho dovuto solo far rientrare le decal nelle linee di pannellatura con l’ausilio di uno stecchino e di un pennellino. Operazione molto rischiosa per la realizzazione  ma necessaria vista la scarsa qualità delle decal Hasegawa. Altra nota negativa è che come ormai tutti sappiamo il bianco non è che sia proprio bianco nelle decal “Hase” ma tende al giallino crema…

Mano alle tempere ad olio e mascherina sul volto per i lavaggi. Ho usato un grigio medio che potrebbe somigliare ad un 36320 per far risaltare le pannellature, come avevo già fatto per gli interstizi dell’A4-F. La miscela di nero e bianco è stata diluita in acqua ragia come al solito ed è stata fatta colare per capillarità nelle fessure da mettere in risalto. Per i piloni invece, e per i carichi ho usato la solita miscela di Bruno van Dyck misto a nero al 50% per creare dei contrasti dato che i piloni non ricevono mai la luce del sole e si vedono poco.

Un’altra immagine, stavolta di 3/4.

Piano piano ci avviciniamo al primo volo. Dopo aver preparato in contemporanea al modello carrelli, piloni, sonda per il rifornimento in volo, portelloni ecc, già con la mente avevo messo il modello in vetrina e così mi sono dilettato nella preparazione di una basetta dove poggiare il mio Prowler. Altro non è che una cornice presa al Brico, incisa e colorata con degli acrilici ad acqua che non usavo più da tempo…

In questa foto il modello aveva già ricevuto le consuete mani di lucido ed opaco mentre stavo preparando i sedilini GRU-7 EA in resina della SBMR, arrivati direttamente dagli “states”. Sono molto belli ma un pelino larghi e li ho dovuti limare per farli entrare in sede perdendo parte dei dettagli ma tanto non si nota dato che sono collocati parecchio dentro alla vasca del cockpit.

Ed ecco qui il modello pronto al 99,9%, manca qualche sbuffata di gessetto e le manigliette per l’espulsione sui sedili (che avevo dimenticato)

I tettucci sono stati incollati con il vinavil e sostenuti con delle dime fatte in cartoncino per tenerli aperti. L’antennina sul dorso è ricostruita in plasticard così come quella sotto al muso.

Eccolo qua pronto da mettere in vetrina. Come al solito e come ogni modello che costruisco non mi soddisfa mai del tutto perchè so i punti che potevo migliorare e quelli che ho proprio sbagliato…però non sto qui a dirveli naturalmente!! Tirando le somme posso dire che mi sono divertito molto costruendo questo modello in scala 1/72…ancora non riesco ad abbandonarla del tutto questa scala anche se sto compiendo il “passaggio” alla 1/48 e credo che prima o poi diventerà la mia scala definitiva anche per i jet…ora vi saluto e vi aspetto al prossimo modello…chissà quando… ancora non ho le idee chiare su cosa mi metterò a lavorare, oppure se riprendere qualche progetto accantonato in attesa di tempi migliori e di pazienza…!

Mauro “CoB” Balboni

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