“Come se fosse spinto da un angelo…” – Me.262 A-1/U3 dal kit Hobby Boss in scala 1/48.

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 “Come se fosse spinto da un angelo….” – Adolf Galland dopo il primo volo del Messerschmitt 262.

Note Storiche:

Nella primavera del 1944 gli alleati si trovarono ad affrontare una minaccia senza pari.Dal mese di aprile uno speciale gruppo della Luftwaffe era stato equipaggiato con i  rivoluzionari caccia Messershmitt Me.262. Compito principale dell’unità: valutare in condizioni operative e il potenziale del nuovo intercettore e mettere a punto tattiche e modalità di impiego. Per la prima volta al mondo,il turboreattore faceva il suo esordio in combattimento in un settore dominato esclusivamente dai tradizionali propulsori ad elica. Con le sue eccezionali prestazioni di velocità, in assoluto superiori a qualsiasi altro velivolo esistente, e il suo pesante armamento, il Me.262 era un’arma formidabile.

Nella disperata rincorsa per la conquista della supremazia aerea, la Germania era quindi riuscita a battere sul tempo la Gran Bretagna, ma nella convulsione dell’ultimo anno di guerra il vantaggio venne sfruttato in minima parte. Il destino del Me.262 fu segnato dallo stesso Hitler che, colpito dalle caratteristiche della macchina, ordinò che venisse modificata prima come bombardiere e poi come caccia notturno. Questa decisione, contrastata da molti ufficiali superiori della Luftwaffe, finì col disperdere la produzione in una serie di sotto varianti che rallentarono moltissimo la piena operatività dei reparti. La conseguenza fu che i 1430 esemplari realizzati negli ultimi mesi del conflitto entrarono in linea troppo tardi e in quantità limitate per incidere effettivamente sull’andamento della guerra. Ciò nonostante il Me.262 si battè tenacemente fino al termine delle ostilità, impiegato prevalentemente per contrastare le incursioni dei bombardieri alleati sulla Germania.

Armato di ben quattro cannoni mk 108, era in grado di abbattere un B 17 con una breve raffica. Tali armi, però, erano più simili ad un lancia granate automatico che ad un vero cannone, relativamente poco precise con un volume di fuoco troppo lento, una corta gittata e una velocità del proiettile inferiore a quella del MG 151. In ogni caso, una superba arma anti bombardiere, ma una pessima arma contro i caccia nemici. La sistematica distuzione delle fabbriche tedesche, unita alla mancanza di carburante, non permise il pieno sviluppo del mezzo, e dell’idea stessa di aereo a reazione…sviluppo portato poi avanti dalle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale. L’arma che, fortunatamente, il Terzo Reich non seppe usare, si rivelò quindi una pietra miliare,a l pari se non superiore, al Kitty Hawk dei fratelli Wright. OK, dopo avervi annoiato con la lezione di storia, passiamo alla plastica!

Il Kit:

Prima di parlare del kit, forse è bene parlare del perché: perché questo aereo? Perché questa scala?
Beh si, chi mi conosce bene sa che sono un ‘settantaduista’ convinto. A spingermi ad abbracciare il lato oscuro della scala è stato l’esame di maturità: portando una tesina incentrata sulla storia del volo era inevitabile “condirla” con un modello! della serie: “guardate il modello e non badate a quello che dico”! Come avrete letto nelle note storiche, ho voluto scegliere un aero interessante e fondamentale che racchiudesse epoche passate e la “New Age” aeronautica.. inevitabile scegliere lo Schwalbe in una scala che permettesse di apprezzare bene capacità modellistiche e dettagli dell’aereo. Navigando tra siti internet, alla fine, la scelta è ricaduta sul Me 262 A-1 u3 della Hobby Boss – versione da foto-ricognizione, che al posto dei soliti 4 cannoni montava due apparati fotografici protetti da due vistose carenature in fusoliera. In ogni caso, era dotato di 3 cannoni (due sul muso in posizione più bassa, ed uno centrale). Preso da improvvise manie di grandezza ho deciso di acquistare anche uno Junkers Jumo 004 in resina della Quickboost. L’unico che ho trovato era in realtà consigliato per il kit Tamiya ma, come vedremo più avanti, l’adattamento è stato difficoltoso ma non impossibile.

Essendo un modellista abituato ai i kit italeri in 72, sono rimasto da subito impressionato dal livello di dettaglio. Cockpit, pannello strumenti, vano mitragliatrici e vano carrelli finemente dettagliati tanto che questa volta lo scratch è stato davvero ridotto ai minimi termini.

Montaggio:

Neanche a dirlo, si parte dal cockpit. Mi sono limitato solo ad autocostruirmi cinture, cuscino alla base dello schienale, portadocumenti e..documenti.

Per quanto riguarda il pannello strumenti, ho semplicemente ritagliato dalla decal ogni singolo strumento e poi l’ho posizionato sul pannello precedentemente colorato e lucidato.


Ho messo particolare attenzione nel dettagliare il vano carrelli… più che altro per divertimento.Era  talmente ricco di cablaggi che non ho resistito!

Si procede tranquillamente e senza troppi intoppi fino ad arrivare alla chiusura delle semifusoliere e all’incollaggio delle ali.

Arriviamo ora ad un problema che vi avevo già anticipato: l’adattamento del motore Quickboost, pensato per il tamiya, sul kit Hobby Boss. I problemi risiedono principalmente nella zona frontale superiore, dove il motore si raccorda con l’ala. C’è, infatti, da riempire un’accentuata fessura e non solo: al Plasticard che useremo per chiudere la “avoragine” dovremo dare la forma giusta della carenatura in modo da non far notare differenze con l’altro motore. Facendo questa operazione, inoltre, si riesce anche a dargli la giusta inclinazione. Dopo questa fase si può procedere con l verniciatura del propulsore eseguita con varie tonalità di Alclad II e Humbrol metallizzati.

Verniciatura:

Arriviamo, finalmente, alla verniciatura! Per prima cosa, come mio solito, ho eseguito un Pre Shading con il nero solo sulla superficie inferiore nonostante non sia solito fare utilizzare questa tecnica su tale superfici in quanto poco visibile. Ho quindi steso il Gunze H-417 sulla pancia e l’H- 423 sulla parte superiore (il verde più scuro). Prima di passare alla realizzazione delle macchie, ho invecchiato leggermente il primo verde della mimetica con un leggero Post Shading.

Infine, ho realizzato le macchie in Gunze H-422 – ìl tutto a mano libera.

Vista la complessità della mimetica, e la ridotta vita operativa degli Schwalbe, ho evitato ulteriori interventi di Post Shading. Stando al kit, per riprodurre il fregio sul muso avrei dovuto usare una decal; data la forma molto affusolata e la presenza di numerosi pannelli complessi e bocche di fuoco, ho optato per la riproduzione tramite verniciatura ad aerografo utilizzando nastro Tamiya tagliato in striscioline e molta pazienza.

A questo punto si esegue la solita routine modellistica: trasparente lucido, decals, ulteriore mano di lucido e opaco finale. Ricordiamo ai meno esperti a cosa serve tale procedura? perchè no!

  1. Con la prima mano di lucido create uno strato protettivo liscio e omogeneo che facilita il posizionamento delle decals e l’applicazione dei “washing ad olio”.
    Tra l’ultima mano di lucido e quella finale di opaco, s’inserisce la tecnica dei “lavaggi ad olio” per mettere in risalto le pannellature in negativo del modello. Nel mio caso l’ho eseguito con un Nero di Seppia leggermente schiarito con del Bianco Avorio, il tutto diluito con Acqua Ragia.
    Con la stessa miscela,ho realizzato le striature causate da eventuali perdite di carburante e liquidi idraulici da bocchettoni e sfiati .Potete notarlo, per esempio, sull’ala sopra il motore.
  2. L’ultima mano di lucido permette di sigillare le decal definitivamente e di livellare gli eventuali spessori delle insegne.
  3. L’opaco regala la finitura finale a tutto il modello.

Si sa…. a noi di ModelingTime gli aerei tirati a lucido proprio non  piacciono!

Credo di aver detto tutto quello che c’era da dire..spero di non avervi annoiato troppo! Ora godetevi le foto del modello finito.

Buon modellismo.
Leonardo “Thunderjet” F.

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