Aggressive Tinkertoy! TA-4F dal kit Classic Airframes in scala 1/48.

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Lo Skyhawk è stato, senza dubbio, un aereo militare di grande successo. Prodotto in decine di versioni e in svariate centinaia di esemplari, ha operato presso molte forze aeree e vestito una grande varietà di mimetiche. A mio avviso, le più belle e interessanti sono state quelle degli squadron “Aggressor” dell’U.S. Navy… e allora perché non riprodurne una, magari su uno Scooter (come affettuosamente veniva chiamato) biposto? Detto fatto, sono qui a presentarvi il mio ultimo lavoro: un TA-4F del VF-126 “Bandits”.

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Il modello:

Fino a pochi mesi fa, il modellista intenzionato a riprodurre in scala un A-4 biposto aveva ben poche alternative. L’unico modello disponibile era il vetusto Monogram (nella versione OA-4M) che, seppur di ottima fattura per gli standard dell’epoca, era poco adatto alle esigenze modellistiche moderne. Ad inizio 2008 la Classic Airframes ha colmato il vuoto immettendo in commercio un multimedia kit di fattura notevolmente superiore anche se prodotto in short run. A stretto giro di posta anche l’Hasegawa ha aggiunto in catalogo una sua scatola che, ad oggi, rappresenta di sicuro lo stato dell’arte.

Sembra incredibile ma, nel giro di pochi mesi, gli “Scooter Fans” hanno visto moltiplicarsi i kit a loro disposizione arrivando ad avere l’imbarazzo della scelta! Senza dubbio però, il prodotto della ditta giapponese è la più valida scelta possibile. E’ davvero un ottimo stampo, dal montaggio semplice e divertente; Io, però amo complicarmi un po’ la vita, essendo fermamente convinto che un lavoro più difficoltoso frutta alla fine maggiori soddisfazioni! Per questo, avendolo già acquistato, non ho cestinato il kit Classic decidendo di cimentarmi comunque con il montaggio, conscio di tutti i problemi che di sicuro avrei incontrato.

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Come già anticipato, il TA-4J Classic Airframes è uno short run. A questo punto potrebbe essere utile darne una definizione per gli utenti meno esperti: uno “short – run” è uno stampo ideato per una produzione limitata nel tempo, di conseguenza non presenta un elevato dettaglio ed è molto soggetto a deformazioni dimensionali e refusi. Fortunatamente questa tecnica ha da tempo raggiunto dei livelli più che buoni, e gli ultimi modelli creati presentano ben poche differenze rispetto a quelli realizzati con matrice classica. Darne una descrizione qualitativa non è così semplice! Ogni prodotto acquistato è differente dall’altro a causa dell’inesorabile deterioramento del master originale. Perciò, una scatola confezionata nel primo periodo sarà sicuramente migliore; Un’altra appartenente a un lotto produttivo più tardo potrebbe presentare dei difetti, dei ritiri o delle pannellature meno definite e precise (come nel mio caso). In generale però, si può dire che il kit presenta un dettaglio di superficie in fine negativo e delle forme sostanzialmente molto corrette. I trasparenti non sono forniti in vacuuform (e questa è sicuramente una buona notizia!) ed hanno un’ottima trasparenza. Analizzando meglio il canopy però, esso non presenta il caratteristico profilo “bombato” realizzato dalla Douglas per alloggiare correttamente i due seggiolini ESCAPAC negli abitacoli sfalsati in altezza (quello dell’istruttore, infatti, era in posizione elevata rispetto a quello dell’allievo). La piccola svista della Classic non rappresenta comunque un grosso problema… a modello ultimato questo particolare sarà del tutto irrilevante.

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A completare la dotazione del kit si può trovare una gran quantità di particolari in resina molto ben realizzati, ma c’è da rilevare che essi variano secondo l’articolo acquistato. La ditta della Repubblica Ceca ha, infatti, immesso sul mercato due scatole di montaggio che si differenziano per alcuni pezzi forniti: la prima (codice 4147) è intitolata “TA-4J Aggressor” e contiene una limitata dotazione di resin parts, tra cui i pozzetti dei carrelli, lo scarico, i pneumatici, le vasche degli abitacoli ed i seggiolini. La seconda (codice 4148) denominata “TA-4J U.S. Navy” è l’ultima in ordine di apparizione e include, oltre alle parti sopra citate, la sonda per il rifornimento in volo di tipo “cranked” (piegata – la più comune sugli esemplari Aggressor americani), la carenatura per il paracadute freno (da utilizzare solo sull’esemplare israeliano di cui sono fornite le decal), ma soprattutto la presenza dei flaps e degli aerofreni già separati dal modello per essere rappresentati in posizione aperta.

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Paradossalmente il kit più indicato per riprodurre un “Aggressor” è il 4148, ed è proprio su di esso che è ricaduta la mia scelta. Vi starete sicuramente chiedendo cosa ve ne farete di uno Skyhawk in versione J se il soggetto dell’articolo è un TA-4F… le differenze tra le due varianti sono minime, ve ne riporto brevemente la storia: Il primo Tinkertoy (giocattolo di stagno – un altro dei nomignoli dell’A-4) biposto fu derivato direttamente dall’A-4E, per questo gli fu inizialmente assegnata la sigla TA-4E. La decisione di costruire un “Two Seaters” del piccolo bombardiere della Douglas fu presa nel periodo della guerra in Vietnam, con lo scopo di ottenere un addestratore avanzato con ampie capacità di combattimento. Durante lo sviluppo della cellula furono apportate molte modifiche sperimentate sulla nuova versione F monoposto (tra cui la possibilità di steering – sterzata del ruotino anteriore e l’introduzione di due airbrakes montati sopra ai flaps), per questo il TA-4E cambiò ben presto la sua designazione divenendo ufficialmente TA-4F. Per ospitare il secondo abitacolo, la fusoliera fu allungata di settantuno centimetri ed il velivolo fu dotato del nuovo propulsore J-52-P8-A con maggiore spinta (circa 9,300 libbre). L’armamento era costituito dai classici cannoncini COLT da 20 mm annegati nelle radici alari, e il carico bellico poteva essere trasportato su quattro piloni sub alari più uno ventrale. Il battesimo del fuoco avvenne nel 1966 in Vietnam durante una missione FFAC (Fast Forward Air Control) da parte del VA-125 dei Marines.

Alla fine del conflitto, molte delle cellule rimanenti furono progressivamente convertite in TA-4J (con vocazione prettamente addestrativa) mediante l’asportazione dei sistemi di sgancio e puntamento delle munizioni, e la rimozione di uno (o più spesso entrambi) i cannoncini e dei piloni sub alari più esterni. Dei 241 F prodotti, 130 di questi furono più tardi ricondizionati in J.

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Quindi, osservando con cura le pannellature riprodotte nella parte inferiore delle ali dalla Classic, i kit da essa prodotti sono più corrispondenti alla versione F dello Skyhawk. In effetti, per chi volesse riprodurre in scala un J, la modifica da eseguire consiste nella totale rimozione del dettaglio di superficie che rappresenta la predisposizione per il montaggio delle “load stations” più esterne.

Abitacoli, fusoliera e ali:

Come prassi abituale le mie fatiche modellistiche hanno avuto inizio proprio dagli abitacoli, porzione del modello che alla fine del montaggio sarà molto visibile (al contrario di ciò che accade sugli esemplari monoposto). Le vasche e i cruscotti possono anche andar bene così come sono e necessitano solamente di una buona verniciatura e di un accurato dry brush; lo stesso discorso non può di certo valere per le paratie laterali che sono appena “abbozzate” e stampate direttamente nella parte interna delle due semi-fusoliere. Dopo vari tentativi infruttuosi, ho deciso di procedere come segue per particolareggiare a dovere queste zone:

  • Mi sono procurato il set numero 4109 dell’Aires dedicato all’A-4 E/F.
  • Ho clonato, mediante uno stampo in gomma siliconica, le paratie laterali splendidamente riprodotte.
    • Dopo numerose prove a secco, le ho modificate asportando una cospicua porzione di resina dalla parte superiore per renderne il bordo dritto. La foto qui sotto vi aiuterà a comprendere meglio:

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    • Ho eliminato il dettaglio e carteggiato ulteriormente la parte interna delle fusoliere per permettere un corretto inserimento dei pezzi in resina. Questi ultimi sono stati poi incollati in posizione mediante uso di colla ciano acrilica.

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  • Per terminare l’adattamento, le paratie sono state accorciate in altezza per essere riportate alle dimensioni corrette. A tale scopo, sopra a ognuna di esse sono state appoggiate le vasche degli abitacoli tracciando una linea in corrispondenza delle consolle; sotto tale riferimento, tutto il materiale in eccesso va eliminato utilizzando una piccola punta a fresa montata su un Dremel o un trapanino elettrico.

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E’ da sottolineare che il kit è completamente privo di perni di riscontro in ogni sua parte, per questo l’allineamento di tutti i componenti è ancor più difficile. Tale mancanza si rileva soprattutto durante l’inserimento delle vasche, e mi ha costretto a compiere continue prove preliminari per inserirle correttamente nei rispettivi vani; a tale scopo, per prima cosa, ho incollato il complesso del pozzetto carrello (che ingloba anche il cockpit anteriore) e il pezzo R8. utilizzandoli come punto di riferimento durante tutte le operazioni. In seguito, ho installato l’abitacolo posteriore realizzando sotto a esso un castello di rinforzo per evitare spiacevoli distacchi del pezzo durante le successive fasi di montaggio (come da foto qui sotto).

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A questo punto ho verniciato l’intera zona in XF-54 Tamiya (Dark Sea Grey), includendo anche i cruscotti ed altri piccoli “accessori” come le pedaliere e le cloche. Le consolle laterali sono state dipinte in nero opaco, utilizzato anche sui quadranti dei pannelli stampati già in rilievo. La strumentazione è stata riprodotta utilizzando l’ottimo foglietto decalcomania della Mike Grant Decals (codice CKJ-048): basterà munirsi di una Punch & Die e fustellare ogni indicatore per poi applicarlo direttamente all’interno di ogni alloggiamento.

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Per aumentare la profondità e il dettaglio, l’intero cockpit ha subito un lavaggio in grigio scuro ad olio e, una volta asciutto, è stato lumeggiato con un intensivo uso del Dry Brush (come al solito ho usato un Grigio FS 36375). Ulteriori piccoli pulsanti in bianco, giallo e rosso hanno dato un tocco di colore in più al tutto. I seggiolini ESCAPAC, prelevati direttamente dalla fornitura della Classic Airframes essendo questi davvero ben riprodotti (tra l’altro non sono altro che la copia di quelli commercializzati dalla True Details), hanno la struttura completamente in nero opaco, mentre per i cuscini ho preferito un verde Gunze H64. Anche in questo caso ho fatto ricorso alla tecnica del pennello asciutto (impiegando sul nero l’XF-54 e sul verde il 36375) per enfatizzare i dettagli e donare maggiore volume ai sedili.

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Prima di chiudere le due semifusoliere occorre eseguire le seguenti operazioni:

    • Appesantire il muso con una buona quantità di piombini da pesca per evitare che il modello ultimato si posi sulla coda. Lo Skyhawk è particolarmente soggetto a questa problematica a causa anche del suo assetto particolarmente “seduto”.
    • Inserire la parte iniziale dei condotti delle prese d’aria con la ventola del turbo fan (dipinta in bianco opaco). Una volta sistemato, il pezzo è più corto in larghezza di almeno due millimetri. In questo caso non ho potuto far altro che incollarlo a battuta su un lato e, a fusoliera chiusa, riempiere il gap che si viene a formare con del Milliput extra-fine. Ho impiegato la variante di colore bianco dello stucco bi-componente allo scopo di non verniciare nuovamente la stuccatura. Nell’immagine sottostante sono riportati i punti dove intervenire con il mastice:

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    • Anche la palpebra del cruscotto posteriore soffre dello stesso problema. In questo caso ho cercato di limitare i danni incollandola più centrata possibile rispetto alla linea di mezzeria della fusoliera. Suggerisco di montare già il pannello strumenti che faciliterà tutte le operazioni di posizionamento. A fine lavorazione rimarranno delle grandi fessure sanabili inserendovi all’interno dei listelli di Plasticard opportunamente sagomati. Lo stesso materiale è stato adoperato per creare un ulteriore punto di appoggio sotto alla palpebra stessa, e rinforzare il tutto. Anche in questo caso, un po’ di stucco e una buona carteggiatura risolveranno ogni difetto.

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  • Il cruscotto anteriore necessita solamente qualche colpo di lima per abbassarne la base, fatto ciò potrà essere incollato tranquillamente in posizione.

Dopo aver unito le due semi-fusoliere (operazione filata via senza intoppi), mi sono reso conto che la valva sinistra era più corta di circa un millimetro rispetto a quella destra. Il mio consiglio è di allineare con la massima precisione il muso, e lasciare sbordare la differenza di lunghezza lungo il bordo di uscita del timone di profondità. Se le operazioni sono state eseguite con sufficiente attenzione, basterà limare l’eccesso di plastica per pareggiare il tutto e riportare la carlinga alla dimensione corretta. Conseguenza inevitabile di quest’operazione alquanto invasiva sarà la totale perdita del piccolo becco di compensazione del timone e della luce di navigazione di coda (per altro realizzata con la stessa plastica grigia del kit, quindi di per se poco realistica). Nell’immagine sono messi in evidenza:

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Brett Green – Hypercale.com – http://www.hyperscale.com/2008/reviews/kits/ca4147reviewbg_1.htm

Allo scopo di ricreare i particolari perduti ho utilizzato un listello di Plasticard da 0,1 mm per l’appendice aerodinamica, ed un trasparente prelevato dal provvidenziale magazzino pezzi per la Nav Light (quest’ultima è stata incollata solamente a modello ultimato). Inoltre, l’esemplare da me scelto aveva una piccola scatola (contenitore dell’antenna ECM ad impulsi  ALQ-51A/100) alla base della deriva proprio sopra allo scarico, auto costruita col solito Plasticard. In foto vedete il posizionamento dell’apparato avionico:

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Dall’immagine si può notare anche il lavoro di adattamento subito dallo scarico: questo, infatti, è stato preventivamente controllato per verificare il corretto “fitting” rispetto alla sua sede. La prova è stata molto utile poiché ha rivelato dei grossi problemi dimensionali del pezzo in resina (indicati dalla freccia rossa). Allo scopo di raccordare decentemente il terminale del propulsore al resto del modello, ho aggiunto alla sua base un tondino di Plasticard da 1 mm sagomato a dovere. Poi, dopo averlo incollato, l’exhaust è stato rifinito con ampia carteggiatura e massiccio uso di stucco. Qui sotto il risultato finale:

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Sulla gobba del mio modello, proprio dietro all’abitacolo, era presente uno spaventoso ritiro sanato con l’inserimento di una scheggia di Plasticard livellata con una piccola colata di Attack (che una volta lisciato e lucidato assume la medesima consistenza della plastica); a porre l’accento ancora una volta la tiratura “Short-Run” del kit, non è detto che lo stesso refuso sopra descritto sia comune agli altri kit in vostro possesso. Per terminare tutte le lavorazioni sulla fusoliera, ho montato le prese d’aria che non hanno dato alcun problema e per cui è stata necessaria solo una piccola porzione di stucco.

E veniamo ora alle ali, fase del montaggio che ha richiesto le maggiori fatiche. Prima di tutto, mediante un taglierino nuovo ed affilato, ho eliminato i flaps di plastica cui sono state poi sostituite le copie in resina per essere realizzati in posizione aperta; dopo aver rifilato e carteggiato i bordi ho eseguito delle prove a secco per verificare l’unione delle due semi-ali superiore con il troncone inferiore. Proprio a questo punto mi sono reso conto che la parte interna degli ipersostentatori (la faccia superiore) rimaneva liscia e priva di qualsiasi dettaglio, e per questo ho realizzato mediante una “Rivet Maker” tutta la rivettatura della superficie metallica.

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L’unione del complesso alare con il resto della fusoliera è stata veramente difficoltosa a causa anche della scarsa precisione degli incastri; per questa fase ho proceduto come segue:

    • Dopo numerose prove a secco, ho deciso di limare e ridurre di spessore gli scassi presenti sulla fusoliera poiché essi non permettevano un corretto inserimento delle ali.
    • Dopo averle incollate, lo scalino formatosi subito dietro il pozzetto carrello anteriore è stato sanato mediante l’inserimento di due lastrine di Plasticard lisciate e carteggiate in modo da appianare il dislivello. Ecco una foto:

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    • Le inevitabili fessure che si formano tra la giunzione ali/fusoliera sono state riempite da striscioline di plasticard fissate con abbondante uso di ciano acrilico. Per la stuccatura, ho utilizzato il Milliput con il solito sistema di creare un salsicciotto da spingere bene dentro il gap e portare via l’eccesso con una spugnetta bagnata di acqua; in tal modo si eviterà anche di rovinare il dettaglio di superficie non essendovi necessità di carteggiare la parte interessata. Una volta secco, lo stucco bi componente è stato lucidato con pasta abrasiva, e tutte le incisioni perse durante la lavorazione sono state ripristinate con l’uso di uno scriber.

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E finalmente si giunge alla tanto meritata fase in cui si aggiungono gli ultimi particolari: dei quattro piloni sub alari esistenti, ho montato solamente i due più interni poiché da tutte le foto in mio possesso la configurazione usuale dei TA-4 Aggressor è proprio questa. Ho incluso anche quello ventrale in previsione di installarvi un serbatoio supplementare di combustibile, come da immagine allegata:

Photobucket
Fightertown Decals – http://www.fightertowndecals.com/reference.html

Per completare la dotazione di carichi esterni c’è bisogno dell’immancabile Pod ACMI. L’ACMI è l’insieme di strumenti, dispositivi elettronici, computer e sensori che consentono l’addestramento al combattimento aereo manovrato senza l’uso di armi reali. Il sistema si compone essenzialmente di pod elettronici, agganciati agli aerei, che trasmettono una serie d’informazioni e parametri fisici legati al volo dell’aereo, come quota, velocità, prua, assetto etc. Il pod, già fornito direttamente dalla scatola Classic, è un po’ grossolano ma ben fatto; il sondino posto sul terminale anteriore va però rifatto poiché quello originale è sicuramente troppo tozzo e fuori scala. A tale scopo l’ho dapprima eliminato con un taglierino, ho forato la “testa” con un piccola punta e un trapanino a mano, e vi ho inserito all’interno un pezzo di ago ipodermico tratto da una siringa. All’interno della sezione di ago poi, ho incollato un segmento di plastirod tondo molto sottile… ed il gioco è fatto! Un discorso a parte va fatto per la slitta su cui sarà agganciato l’ACMI: quella originale è errata e andrà necessariamente sostituita con una copia corretta, magari prelevata da un kit Hasegawa (perfettamente riprodotta) o presente nel magazzino “spare-parts” che ogni modellista possiede.

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Per ultimo, ho incollato e raccordato con grande fatica il parabrezza: esso, infatti, tocca in più di qualche punto sulla palpebra del cruscotto anteriore non combaciando completamente alla fusoliera e rimanendo qualche decimo di millimetro sollevato. Colto da un attacco di pigrizia, ho preferito tralasciare interventi troppo complicati… limitandomi ad eseguire un incollaggio quanto più “forte” possibile e risolvendo il problema con ampio uso di stucco! Ammetto però che si poteva fare certamente di meglio…

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Entrambe i trasparenti sono stati dapprima lucidati con carta vetrata a grane sottili e pasta abrasiva, poi immersi nella miracolosa cera per pavimenti Future che ha donato una perfetta finitura splendente. Da rilevare però che i vetrini sono molto delicati, ed anche tenendoli in mano tendono a opacizzarsi e graffiarsi con estrema facilità… attenzione quindi a come li maneggiate. Prima di procedere con la tanto attesa fase di verniciatura, ho dato un’occhiata alla qualità dei portelloni e delle gambe di forza dei carrelli; la maggior parte di questi pezzi sono stampati in modo poco scrupoloso e con vistose sbavature. Le possibilità sono due: carteggiare con cura ed eliminare tutti i residui di plastica in eccesso o, più semplicemente, recuperare il già citato kit Hasegawa, prelevare tutte gli elementi analoghi che presentano una fattura decisamente superiore degna di un modello in scala 1/48 e sostituirli integralmente (opzione da me scelta). Per ultimo, ho raddrizzato il bordo d’uscita dei flaps forniti in resina poiché essi si presentavano molto svergolati. Li ho semplicemente immersi per qualche secondo in acqua bollente poi, man mano che si raffreddavano, gli ho ridato la forma corretta pressandoli contro un piano orizzontale.

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Verniciatura e Decals:

Già da qualche tempo il mio archivio decalcomanie custodiva gelosamente un bellissimo foglio della Fightertown. L’articolo numero 48026 dall’evocativo titolo “Bandits Scooter” permette di riprodurre ben sette differenti velivoli, tutti appartenuti al VF-126 “Bandits” di stanza presso la Naval Fighter Weapons School sulla NAS Miramar… in poche parole, la TOP GUN! L’esemplare da me scelto è il Bu.No 154334. Esiste un piacevole aneddoto su questo Scooter: inizialmente era assegnato allo Squadron gemello VF-127 “Cyclons”, e nel corso degli anni variò per tre volte la sua mimetica guadagnandosi il titolo di “The Chameleon” (il camaleonte); nel 1992 infine, fu ceduto al VF-126 e definitivamente riverniciato con un bellissimo camouflage a tre toni per simulare un “Bandito” libico. Le vernici da me utilizzate sono le seguenti, riportate secondo l’ordine con cui sono state stese sul modello:

  • Desert Sand FS 30279. Per riprodurre correttamente questo colore ho seguito il suggerimento incluso nel foglio istruzioni adattandolo leggermente alle mie esigenze. Per questo ho prelevato con una siringa 8 ml di Radome Tan Gunze H-318 e 2 ml di Dark Earth Gunze H-72. Una volta mescolati per bene assieme, otterrete un match quasi perfetto.
  • Brown FS 30219 – Gunze H310.
  • Dark Green FS 34079 – Gunze H309.

I pigmenti sono stati diluiti circa al 70%, e le macchie realizzate utilizzando la validissima tecnica del Patafix (per chi volesse saperne di più, basta cliccare su questo link: Modeling Time.com Forum).

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La rotaia del pod ACMI (il pod vero e proprio è in Red FS 11136 – Gunze H327), il pannello d’ispezione posto sul lato sinistro, il serbatoio ausiliario e la parte interna degli slats è verniciata in Grey FS 36375 (Gunze H308); la parte esterna di questi ultimi invece è in Grey FS 36320 (Gunze H307). Per lo scarico ho preferito utilizzare il Darkened Alluminium della linea metallizzati ALCLAD, mentre per i pozzetti dei carrelli con relativi portelloni (ricordatevi di aggiungere i bordi ad alta visibilità in rosso su di essi) e gambe di forza ho preferito il Bianco Opaco della Tamiya, a mio avviso molto facile da gestire e molto veloce nell’essiccazione. Altri particolari, come gli pneumatici, sono in Tyre Black Gunze H77 lumeggiati con una velatura in 36375 data ad aerografo.

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Prima di procedere alla posa delle decal, il modello è stato protetto con un paio di mano di trasparente lucido Gunze; dopo la sua completa asciugatura, allo scopo di enfatizzare e mettere in risalto tutte le pannellature, ho eseguito un lavaggio su tutto il modello con un mix di 80% Bruno Van Dyck e 20% di Nero Avorio ad olio diluiti con diluente per smalti Humbrol. Ho scelto questa miscela perché più si addice ai toni terrosi del mio TA-4, ma mi sono subito reso conto che sulle zone dipinte in grigio e bianco essa risultava molto “contrastata” risaltando troppo alla vista (soprattutto nei pozzetti carrello). Per questo ho scelto un washing in grigio medio (un po’ di Bianco di Marte tagliato con una puntina di Nero Avorio) molto più allungato, che ha donato maggiore profondità integrandosi perfettamente con i colori di fondo più chiari.

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Altre tre mani di trasparente hanno creato una base lucida e perfettamente liscia su cui far aderire le decalcomanie. Che dire di quest’ultime? Sono davvero bellissime, sottili, perfettamente stampate e dall’alto potere adesivo. Reagiscono senza opporre resistenza ai vari liquidi Sol e Set e si ammorbidiscono facilmente per assumere un effetto “painted on”. Dopo aver eseguito un lavaggio anche sulle insegne, il mio Scooterino è stato sigillato con l’ultima mano di lucido e preparato per ricevere lo stadio finale del weathering. Ho, infatti, eseguito un Post Shading selettivo su ogni parte della mimetica desaturando i colori originali con del bianco per il 30279, del sabbia per il 30219 e del verde chiaro per il 34079. Sono partito dal centro dei pannelli con colori molto diluiti (90% alcool e 10% pigmento), per poi sfumare man mano verso l’esterno nell’intento di ricreare la “cottura” tipica dovuta agli agenti atmosferici. Il tutto però senza esagerare… anche a giudicare dalle foto in mio possesso, questo esemplare era abbastanza pulito ed in buono stato. Sul serbatoio mi sono fatto prendere un po’ la mano ed ho eseguito parecchi “spot” di varie tonalità il grigio per simulare uno sporco un pochino più pesante.

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Gli accessori più “sfiziosi” con cui la Fightertown rifinisce i propri fogli decal sono gli stencil di manutenzione e le placchette indicatrici da apporre all’interno dei portelloni e sulle gambe di forza. Sembrerà incredibile, ma questi piccoli particolari danno quel tocco in più che fa risultare il modello molto curato e appetibile alla vista di chi lo osserva. Ovviamente non ho lesinato sul loro utilizzo, applicandone diversi ove indicato! L’aggiunta di qualche cavetto idraulico (soprattutto quelli molto visibili dello steering del carrello anteriore) verniciato in nero ha completato poi il dettaglio di queste zone.

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Ultimi particolari e conclusioni:

Ed eccomi finalmente giunto alle fasi conclusive di questo TA-4F. Non mi rimane che incollare le due antenne a lama dietro all’abitacolo e sotto la fusoliera, proprio davanti al ruotino anteriore, ed un piccolo pitot sul muso. Installare i carichi esterni, carrelli, portelloni, pneumatici, flaps, slats, piani di coda e stendere su tutto il modello un’abbondante mano di trasparente opaco Gunze. Sono solito montare gli ultimi pezzi e poi opacizzare il modello in modo che anche le più piccole sbavature e macchie di colla residua si confondano con il resto della mimetica senza lasciare alcuna traccia. L’opaco secca quasi istantaneamente, e già dopo pochi minuti è possibile aggiungere le parti più delicate come i trasparenti. Quindi ho montato le luci di navigazione a goccia di cui ho dipinto il fondo in rosso e la Nav Light di coda, e liberato il windshield ed il tettuccio dalle mascherine che li hanno protetti fino a questo momento. All’interno del canopy principale ho aggiunto tre specchietti retrovisori tratti dal set foto inciso dell’Eduard (codice 48409) ed aggiunto il supporto centrale per il sistema di sollevamento (fornito in resina). Il pistone idraulico che permette il movimento del tettuccio è stato completamente ricostruito con la solita porzione di ago ipodermico da siringa poiché più sottile e perfettamente in scala. Questo poi non è stato per nulla verniciato, sfruttandone la già perfetta finitura cromata (per accentuarne la brillantezza anch’esso è stato “bagnato” con la Future). L’ultimo particolare a essere fissato è stato il faro di atterraggio posto all’interno del portellone posteriore destro.

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Senza dubbio il Classic Airframes (tra l’altro la ditta è fallita e parte degli stampi, tra cui proprio quello del TA-4, sono stati acquistati dall’AZ Model) non è un kit per principianti. Richiede molte ore di lavorazione e parecchia attenzione durante tutte le fasi del montaggio. Osservandolo una volta terminato però, devo dire che non sfigura affatto rispetto al ben più blasonato cugino commercializzato dall’Hasegawa. In conclusione, una scatola di montaggio onesta che permette agli appassionati (me in prima persona) di aggiungere alla collezione una degna riproduzione in scala di questo fantastico velivolo.

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Buon modellismo! Valerio – Starfighter84 – D’Amadio.

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