Addio Italian Vipers! F-16 A ADF dal kit Hasegawa in scala 1/48.

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Giovedì 24 maggio 2012: l’ultimo batch di F-16 ADF della nostra Aeronautica Militare è decollato alla volta della Davis Monthan Air Force Base. Si chiude, ufficialmente, il programma “Peace Caesar” iniziato nel marzo del 2001 come soluzione ad interim per la sostituzione degli F-104. Con la partenza dei nostri “Italian Vipers” si chiude un’epoca e se ne apre un’altra: la difesa dei nostri spazi aerei è, ora, affidata agli Eurofighter Typhoon.

Questo mio modello è un saluto “simbolico” ad un velivolo che, pur operando per “soli” nove anni tra le fila dell’AMI, è entrato da subito nei cuori di noi appassionati. Ciao F-16!

Il Modello.

Il kit da me scelto è l’intramontabile Hasegawa, da trent’anni (circa) sulla cresta dell’onda. Una qualsiasi scatola dedicata alla versione A può andare più che bene, ma anche gli stampi relativi alle varianti C (solo Block 30, attenzione!) possono essere valide ai nostri scopi. Gli interventi da fare sono abbastanza e l’utilizzo della resina per convertire il modello in un “ADF” (Advanced Day Fighter) sarà preponderante. Inizio subito a parlarvi della prima fase del montaggio: l’abitacolo.

Cockpit.

Il Cockpit del kit è stato sostituito con quello in resina della Black Box, ben realizzato, l’unica correzione consiste nel rimuovere lo scalino situato nella struttura dietro il seggiolino che ne impedisce il normale alloggiamento ed assumere l’inclinazione caratteristica degli Acess II montati sui Viper. Vanno inoltre ricostruite le guide per l’espulsione del sedile, per le quali mi sono servito di profilati in Plasticard.

La vasca dell’abitacolo è leggermente sotto dimensionata, questo risulta essere un vantaggio in quanto ci permette di lavorare con un margine di sicurezza pressoché assoluto, senza dover rimuovere tonnellate di plastica per far stare tutto dentro. Per posizionare la palpebra in resina, va rimossa quella del kit. Nonostante abbia cercato di essere il più preciso possibile nel taglio, alla fine ho dovuto usare molto stucco per raccordare la palpebra in resina con la fusoliera del kit…lo so, i tagli non sono il mio forte purtroppo!!!!!

Tuttavia, anche se scrivendolo può sembrare un lavoro massacrante, in realtà non lo è, e chi ha più manualità di me lo troverà senz’altro un gioco da ragazzi. Posizionate tutte le parti in resina ed effettuate le necessarie prove a secco per verificare che tutto funzioni, si passa alla colorazione per la quale ho utilizzato Dark Gull Gray della Gunze (F.S. 36231) e Nato black della Tamiya per palpebra, frames e pannello strumenti. Per il sedile, oltre al grigio, ho usato vari verdi della Vallejo per simulare il cuscino ed i vari tubi dell’ossigeno. Per gli altri particolari ho usato sempre i Vallejo.

Una volta asciugato il colore ho evidenziato le parti in rilievo ed i particolari usando colori più chiari della base, quindi dopo una mano di trasparente lucido Tamiya ho effettuato un lavaggio con grigio di Payne ad olio. Il lavoro del Cockpit si conclude con una mano di opaco Tamiya.

Fusoliera ali e vani carrello:

Il Kit Hasegawa risente degli anni, e per riportarlo agli standard attuali sono stati effettuati dei lavori supplementari.

Per prima cosa ho rivettato le pannellature con la rivettatrice “Rosy”, quindi ho applicato alcune piastre di rinforzo, presenti sul dorso della fusoliera e sulle ali dei blocchi assegnati all’Italia usando un set della Tamiya adatto allo scopo.

Sulla pancia, dietro al vano carrelli, ho aperto con l’ausilio di una fresa, i portellini dell’APU, ho poi simulato le piastre tramite il toulle per bomboniere.

 

I Viper italiani sulle estremità alari hanno i lanciatori adatti per montare gli AIM – 120 (rail LAU-120, per questo ho rimosso quelli presenti sulle ali adatti agli AIM – 9 sidewinder e li ho sostituiti con altri in resina della Wolfpack adatti ai AMRAAM.

I due fori relativi agli attacchi dei piloni centrali sotto le ali sono stati stuccati in quanto non usati dagli F-16 italiani. I flaps sono stati separati e dopo averli opportunamente raccordati, sono stati riposizionati abbassati.

Con del nastro argentato ho creato altre piastre che si trovano a lato della presa d’aria e sotto le “birds slice”; queste ultime sono in resina.

Sulla parte laterale sinistra della fusoliera sotto al cockpit ho praticato un foro per l’alloggiamento del faro di ricerca.

Il radome del kit è liscio, mentre su quello dei viper italiani ci sono i dissipatori di energia elettrostatica, li ho realizzati con dello sprue stirato applicato a misura con colla tappo verde e poi opportunamente carteggiato per ridurne ulteriormente lo spessore.

I “baffi” dell’AOA sono presenti nel kit Tamiya dedicato da cui ho prelevato anche le piastre di rinforzo. L’impennaggio di coda è stato sostituito con uno in resina della Cutting Edge caratterizzato dai due classici rigonfiamenti ai lati della base. Per posizionarlo in asse mi sono servito di quello originale del kit dal quale ho copiato la posizione degli innesti, riprodotti poi in plastica. Tutto è andato a posto, anche se ho dovuto raccordare la base della deriva con la fusoliera usando profili di plasticard e stucco. Confesso che è andata fin troppo bene…sinceramente pensavo peggio!!!!!

Lo scarico del kit è stato sostituito con quello in resina della AIRES dedicato al Pratt & Whitney F – 100.

I vani carrello sono della AIRES e vanno a sostituire quelli del kit, il loro adattamento non è dei più felici, soprattutto il vano posteriore è più corto e lascia una fessura di mezzo millimetro al raccordo con la fusoliera che ho dovuto colmare con stucco e Plasticard.

Anche le ruote del kit sono state sostituite con una coppia in resina della Eduard Brassin per adattarle agli standard dei Viper italiani. La presa d’aria è una rogna colossale, per evitare di trovarmi nei guai dopo, l’ho stuccata, carteggiata e colorata internamente prima di montarla…il risultato finale a me non piace, ma l’alternativa era chiuderla simulando il velivolo a riposo, ma il mio desiderio di rappresentare l’aereo intatto in tutte le sue linee ha prevalso….quindi tutto in vista!!!

Le luci di navigazione poste alla base della deriva sono errate e devono essere “bucate”,rifatte e raccordate mediante un pezzo di sprue trasparente .

Ho provveduto anche a separare gli aerofreni per poterli rappresentare aperti, dato che i velivoli – a terra – avevano molto spesso questa configurazione.

Verificato che sia tutto ok, il modello è stato pulito dallo sporco lasciato delle mie manacce usando del sapone per piatti.

Colorazione.

Se il montaggio può sembrare complicato, visto l’adattamento della resina al kit Hase, la cosa che mi ha dato più pensiero è stata la colorazione, non tanto per il procedimento, quanto per la metodologia da adottare per riprodurre l’”Have Glass”, e cioè l’effetto caratteristico dei Viper italiani per cui la vernice anti radar usurandosi tende ad assumere un colore argento, facendo sembrare i velivoli quasi privi di vernice. A tal proposito, insieme a Valerio Starfighter84 abbiamo cercato e sperimentato varie soluzioni, la prima è stata quella di passare l’argento di fondo, poi i grigi e quindi carteggiare con carta molto fina. Questo metodo produceva un risultato troppo netto, e la livrea sembrava graffiata ed il risultato finale non rendeva per bene l’idea che volevo trasmettere. Altro sistema sperimentato è stato quello di effettuare la colorazione pulita, e poi effettuare velature di argento sui pannelli. Il risultato rispetto al precedente migliora molto, se non altro le sfumature sono più omogenee, ma l’ho trovato poco controllabile, temendo di non poter dare la finitura che desideravo. Alla fine ho applicato il metodo mutuato da un articolo uscito su ARC  (Aircraft Resource Center) che aveva come soggetto proprio un F-16 il quale subiva la stesso trattamento di usura della vernice.

Per cominciare ho abbandonato gli acrilici e mi sono procurato i Mr color, in pratica sono gli smalti della Gunze, e più precisamente il grigio chiaro 36375 ed il grigio scuro 36118. Mischiati in parti uguali con l’argento della Model Master, ho creato una sorta di grigio metallizzato come base di partenza da spruzzare sul modello seguendo lo schema mimetico del velivolo. Una volta applicata, ho ripreso la base, prima 36375 e poi 36118, schiarendola via via sempre di più con l’argento della Model Master, cercando di evidenziare, in base alle foto in mio possesso, i pannelli interessati dall’ “Have Glass”. Le parti non interessate dall’ “Have Glass” sono state schiarite come al solito mischiando i grigi con del bianco. Successivamente l’andamento delle pannellature è stato ripreso con i rispettivi grigi spruzzati direttamente dal barattolo, in modo da accentuare ulteriormente il contrasto. I vani carrello e la presa d’aria sono in “insignia whie”. Lo scarico è stato verniciato in “alluminio”, quindi è seguita una velatura in “pale burnt metal” dell’Alclad e una volta mascherato è stato rifinito con “iron metal” della Model Master, gli interni di ceramica sono bianchi. A questo punto ho applicato un paio di mani di future sul modello e quindi ho proceduto con i lavaggi ad olio per i quali ho usato grigio di payne. Diverse mani successive e leggere di future hanno preparato il campo per le decals.

Decals.

Le decals sono dell’Italian kits dedicate ai nostri viper, e danno la possibilità di realizzare esemplari operativi a Cervia e Trapani. La mia scelta è ricaduta su la M.M. 7252 operante a Cervia. Le decals tutto sommato sono buone, presentano un foglio con i numeri di matricola ed uno con le insegne di reparto, la loro applicazione non ha creato alcun problema e con i soliti micro sol e set tutto fila liscio. Unico problema riguarda il numero 5 vicino alla diana sulla parte alta della deriva, che è stampato con lo stesso carattere squadrato del 37°. Il 7252 ha un 5 più arrotondato, per farlo, dopo averne provati diversi, ne ho stampati due su un foglio decals trasparente che, fortunatamente avevo in casa.

Finitura.

Anche qui c’è da fare una considerazione importante, infatti se è vero che sulla fusoliera c’è uno spiccato effetto “Have Glass”, sulle ali il velivolo presenta un usura normale. Una cosa del genere in modellismo si traduce in una differente finitura, infatti se sulla fusoliera debbo ottenere una certa brillantezza per non smorzare l’alluminio, sulle ali avrò bisogno di una finitura opaca per simulare l’effetto gessoso dato dall’usura. A tal scopo ho spruzzato il trasparente opaco sulle ali e su tutte le parti che effettivamente rimarranno opache. Sulla fusoliera ho spruzzato l’opaco solo lungo le pannellature, mentre nel centro ho usato il satinato. Il tutto è stato omogeneizzato il più possibile per evitare di creare zone con differenze di finitura troppo nette. Così facendo ho cercato di preservare l’effetto alluminio il più possibile….spero di esserci riuscito!!! In ultimo ho incollato le gambe dei carrelli, e le varie antenne.

Conclusioni

Ringrazio Valerio “Starfighter84” per il materiale fornito, e per il supporto che si è tradotto in svariate ore sia al telefono a scambiare idee, sia al banco a provare soluzioni e colorazioni per tirare fuori un “Have Glass” decente….se non vi piace l’effetto prendetevela con lui….!

A presto.

Daniele “Dankat” Moccia

2 COMMENTI

  1. Diciamo che è molto rovinato, anche troppo. il 36118 praticamente non c’è più e l’aereo è divenuto monotòno ed anche piuttosto chiaro. per altro non mi risulta che i nostri velivoli portassero l’have Glass. cordiali saluti Silvio Pietropaolo

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