A-4 SU “Super Skyhawk” Republic of Singapore Air Force – dal kit Hasegawa in scala 1/48.

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Se vi state chiedendo, con aria perplessa, dove sia sistemato sulla cartina Singapore non sentitevi impreparati… prima di iniziare questo modello non ne avevo la minima idea neanch’io! La piccola città stato di Singapore è formata da sessantatré isolotti incastonati nel Mar Cinese Meridionale, ma nonostante le sue ridotte dimensioni vanta una forza aeronautica invidiabile composta da svariate unità degli anziani, ma sempre validi F-5E/F Tiger II, i nuovi F-16 D Block 52 +, AH-64 D “Apache Longbow” e appunto il mio A-4 SU. Senza dilungarmi troppo in cenni storici, riassumendo brevemente, il Super Skyhawk è il risultato dell’ultima serie di modifiche apportate ai vecchi A-4 S (versioni riviste degli A-4 B/C acquisiti in circa centocinquanta esemplari dall’US Navy all’inizio del 1973) per aggiornarli a standard più elevati e prolungare la vita utile delle cellule. Il primo Up-Grade ha riguardato la sostituzione del sotto dimensionato propulsore J-65, con un turbo fan General Electric F404-GE-100D senza post-bruciatore. Tale installazione ha comportato modifiche estese alle prese d’aria, e l’installazione di nuovi air-scoop esternamente sulla carlinga per permettere il refrigeramento degli impianti idraulici. Il secondo step è stato rivolto alla suite avionica, aggiornata con varie apparecchiature tra cui un nuovo HUD Ferranti 4510, un computer di missione Litton LN-93 INS e un Bendix Flight Data Recorder.

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Il modello:

Lo Skyhawk è un aereo che da sempre mi affascina, con le sue linee raccolte e agili risveglia tutti i miei pensieri modellistici più reconditi! Così, quando mi è capitata sotto mano la scatola Hasegawa dedicata appunto agli A-4 di Singapore, ho pensato che separarsi un pochino dai soliti schemi per realizzare un modello alquanto “esotico” mi avrebbe dato molti stimoli. Lo stampo di partenza è quello classico della versione B, completato però da una piccola stampata in resina che contiene i componenti caratteristici della variante SU. Inutile ricordare che il dettaglio di superfici e perfettamente riprodotto in fine negativo, “condito” nei punti giusti dall’aggiunta da alcune rivettature.

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Abitacolo:

La mia mania per il super dettaglio mi ha travolto ancora, ma questa volta posso tranquillamente affermare che i soldi per l’acquisto del set Aires 4218 li potevo tranquillamente risparmiare. A modello ultimato, infatti, questa zona sarà talmente piccola e in ombra che quasi tutto il lavoro andrà perso. Il mio consiglio è di sostituire solamente il seggiolino Escapac (l’unico pezzo davvero in vista dall’esterno) con un aftermarket, poiché quello del kit non è davvero all’altezza… per il resto il cockpit potrebbe andar bene anche da scatola.

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C’è da dire però, che il set Aires è davvero spettacolare e completo di una miriade di piccolissimi particolari che esaltano tantissimo il realismo. Ho effettuato le consuete prove preventive per verificare l’inserimento e il dimensionamento delle parti in resina, costatando ancora una volta la bontà delle realizzazioni della ditta ceca. Ho iniziato assottigliando, quasi fino alla luce, la parte interessata delle due semi fusoliere per permettere l’installazione delle paratie laterali (pezzi in resina RP6 ed RP9), a dir il vero esageratamente sovra dimensionate per la loro sede. Una volta incollate al loro posto, ho utilizzato la vasca in resina come dima e segnato con una matita la porzione di materiale in eccesso; Con l’ausilio di un trapanino e una fresetta ho asportato la resina in eccedenza così da permettere al cockpit tub di entrare facilmente senza forzare troppo ai lati. Ho poi completamente eliminato le consolle laterali dal pezzo Hasegawa D15 (che tra l’altro è solidale con il pozzetto del carrello anteriore), lasciando però intatto il piccolo rigonfiamento che si trova verso il muso. Ho posto l’accento su questo passaggio perché, quando si andrà a sovrapporre la vasca in resina, tale rigonfiamento andrà a costituire un ottimo perno di riscontro che vi aiuterà non poco per il corretto allineamento. Il pilot’s Office è stato dipinto in XF-54 Tamiya, un grigio un po’ più scuro ma che comunque si avvicina molto a quello originale. Una volta asciutti, ho steso su tutti i pezzi uno strato di cera Future per evitare che i successivi lavaggi alterassero il colore di fondo. Ho eseguito il washing con il classico Bruno Van Dyck che, penetrando nei vari dettagli, ha dato molta profondità – soprattutto al bellissimo effetto della stoffa con cui sono ricoperte le pareti della cabina.

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L’accorgimento successivo per dare quel tocco di tridimensionalità estrema, è stato un uso intensivo del Dry Brush (eseguito con un FS 36375) ed esteso a tutti gli elementi… vi assicuro che a operazione conclusa mi è venuta voglia di spostare qualche levetta! L’aggiunta di un paio di bottoncini in giallo e in rosso (pochi a dir il vero, non esagerate) ha regalato quel tocco di colore in più a un’area altrimenti davvero scura. Per il cruscotto ho preferito utilizzare le fotoincisioni fornite nel set, ma prima ho ritagliato e sagomato il piccolo foglietto di acetato trasparente su cui è riprodotta la strumentazione, dipinto di bianco il retro per simulare il fondo dei quadranti, e incollato il tutto sul fondo del pezzo in resina RP2 con un po’ di Clear Fix. Ho completato il bellissimo Escapac con le cinture di sicurezza anch’esse in ottone foto inciso (mania dell’Aires, ma personalmente preferirei che le stampassero direttamente) e le leve di espulsione. La sua struttura è nel suddetto grigio XF-54, mentre il cuscino e le cinture sono in Dark Green Gunze H-64. Anche qui la tecnica del pennello asciutto, eseguita prima in grigio chiaro e poi con un verde più schiarito, mi ha permesso di esaltarne i dettagli.

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La palpebra del cruscotto presenta un piccolo inconveniente da dover superare: è più alta rispetto alla sua base di almeno un paio di millimetri, e inoltre (purtroppo), il cruscotto è stampato davvero troppo in fondo perdendosi nel buio… davvero un peccato, ma modificarlo non è una cosa facilmente attuabile. Per riportare il complesso alle dimensioni ottimali ho ridotto a colpi di lima il pannello strumenti, e praticato due scassi su entrambe le consolle per affondarlo ulteriormente. Inutile dire che anche in questo caso grandi quantità di stucco pareggeranno l’unione del pezzo con la fusoliera.

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Montaggio:

Prima di descrivervi le fasi di montaggio, voglio fare una raccomandazione: studiate bene le istruzioni e aprite tutti i vari perni di riscontro che devono essere forati dall’interno. Vi parlo per esperienza personale… nonostante un occhio di riguardo per quest’aspetto, puntualmente ne ho dimenticati un paio! Una volta chiuse le fusoliere, il montaggio scorre via abbastanza velocemente grazie anche alla conformazione semplice e lineare dell’aereo. A causa dell’intercambiabilità dello stampo di base, il musetto è fornito separato per permettere di realizzare più versioni. Nel mio caso, forse anche per il cockpit Aires, l’allineamento del muso non era dei migliori costringendomi ad abbondante uso di stucco.

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Ricordatevi inoltre di appesantirlo molto per evitare che il modello si sieda sulla coda una volta finito, anche in previsione del caratteristico (e per me bellissimo!!) assetto degli A-4. Le prese d’aria (in precedenza dipinte in bianco opaco all’interno) necessitano di essere rifilate nella parte che andrà a contatto con la fusoliera, poiché sbordano di almeno un millimetro fuori dalla loro sagoma. Oltre a quest’accorgimento, ho dovuto anche raccordare ulteriormente mediante carta vetrata a grana grossa 400 (un vero e proprio lavoro da falegnameria quasi) e ricorrere al solito uso dello stucco. Simile il discorso anche per il pezzo A6, che mi ha impegnato in un lungo lavoro di raccordo dovuto al suo sotto dimensionamento rispetto alla fusoliera. La grande superficie alare al contrario non crea problemi, e s’incastra molto bene nel suo scasso lasciando solo piccole fessure. Personalmente, per non rovinare le pannellature, le ho riempite utilizzando il Milliput con il solito sistema di creare un salsicciotto da spingere bene dentro il gap e portare via l’eccesso con una spugnetta bagnata di acqua. Stesso procedimento l’ho utilizzato anche sulla vistosa presa d’aria supplementare sul lato sinistro (forse la modifica più caratteristica di tutto il modello), che è stata prima svuotata dalla resina per creare il canale di afflusso. Come correttamente suggerito dalle istruzioni, alcune pannellature e sfoghi d’aria andranno eliminati o riempiti – qui la documentazione sarà fondamentale per confermare o smentire le indicazioni fornite dall’Hasegawa.

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Osservando le immagini in mio possesso, ho notato grandi differenze tra gli esemplari: secondo le fasi di aggiornamento, questi potevano avere il pitot installato sulla deriva oppure le due alette stabilizzatrici sempre sull’impennaggio; Quest’ultime non sono nemmeno fornite dal kit, e devono essere riprodotte con un pezzo di plasticard sagomato. Non avendo voglia di cimentarmi in lavori di auto costruzione ho trovato uno Skyhawk senza questo particolare, ma con la sonda anemometrica montata (quindi ho aperto il foro per il suo alloggiamento). I piani di coda li ho lasciati in ultima istanza dopo la fine della verniciatura, sfruttando l’ottimo sistema a incastro studiato dalla ditta giapponese.

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Ultimi particolari:

Prima di incollare e raccordare il parabrezza, ho dipinto la palpebra sottostante in nero opaco e lumeggiato i particolari con il Tyre Black Gunze H-77. Ho anche installato la struttura dell’Head Up Display fornita in fotoincisione e aggiunto il vetro con un quadratino di acetato. L’interno delle luci di posizione sono state verniciate in rosso e verde e, in seguito, incollate con ciano acrilico, rifinite e lucidate con pasta abrasiva. Dopo alcune prove a secco ho deciso di non montare il voluminoso radome presente sulla gobba (la fessura è accettabile), evitando di ricorrere a complicate mascherature per la sua verniciatura. Conoscendo la mia solita pigrizia per la cura degli ultimi dettagli in prossimità della fine dei lavori, ho preferito preparare tutti i vari portelloni, pozzetti, gambe di forza e pneumatici dei carrelli con un po’ di anticipo: da premettere che ciò che ho elencato sopra va dipinto completamente in bianco opaco (ad eccezione delle gomme in Tyre Black H-77 cui ho evidenziato il piano di rotolamento del battistrada con una sbruffata di Grey 36375), l’insieme ha subito il solito lavaggio in Bruno Van Dyck molto diluito e fatto penetrare negli interstizi per esaltare la profondità. L’aggiunta di qualche cavo idraulico ed elettrico, seguendo come riferimento la documentazione, completerà queste zone.

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Già che avevo l’aerografo caricato con il flat white, ho passato una mano veloce anche nella parte interna dei flap, degli slats e degli aerofreni per preparare il fondo al colore definitivo, che è il Rosso FS 11136 Nella piccola lastra fotoincisa dell’Aires, sono presenti anche due striscioline ricche di particolari da inserire all’interno del canopy: queste sono state incollate con l’ausilio della colla Tamiya tappo verde, e successivamente, il trasparente è stato immerso nella solita cera Future per esaltare la brillantezza ed eliminare graffi e sbavature del collante. A questo punto mi sembra di avervi detto proprio tutto… anzi no! Lo scarico è stato verniciato con il classico alluminio 11 Humbrol, ma questa volta a subire il processo d’invecchiamento (eseguito con varie passate ad aerografo di nero e grigio chiaro acrilici) è stata solo la parte interna, quella più soggetta al calore ed alle scorie dei gas combusti.

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Verniciatura:

Questo modello, oltre ad essere il mio primo nella scala 1/48, mi ha fatto anche apprezzare e divenire un estimatore del bellissimo schema SEA (South East Asia) con cui sono verniciati gli A-4 SU di Singapore, in pratica la copia di quello usato dai velivoli americani nel teatro operativo sud est asiatico. Per riprodurlo, dopo varie congetture, ho deciso di lavorare completamente a mano libera tranne che per la linea di separazioni tra le superfici superiori da quelle inferiori. Ho agito come segue: per prima cosa ho steso il Light Grey FS 36622 sulla pancia dell’aereo, debordando con il colore anche su parte dei lati. Per creare la linea di divisione dal caratteristico andamento ondulato, ho sagomato due salsicciotti di UHU Pata fix: questo prodotto, oltre ad essere auto adesivo, non lascia residui e può assumere qualsiasi forma. Quindi, ho modellato il suddetto salsicciotto facendolo aderire per bene al mio Skyhawk (stesso discorso vale anche per i serbatoi supplementari), e per creare quell’effetto sfumato (ma preciso) ho aerografato con la mano più perpendicolare possibile alla mascheratura. Ora è la volta della mimetica vera e propria: partendo dal Marrone FS 30219, ho poi aggiunto nell’ordine il Green FS 34079 e il Pale Green FS 34102 Intervenendo sul compressore per avere una pressione bassissima, e agendo sull’aeropenna per chiudere il più possibile la duse ed ottenere un tratto fine e delineato. Non esagerate poiché, a giudicare dalle foto, il nostro Skyhawk presenta dei bordi con una sfumatura poco percettibile. Gli spaccati forniti dall’Hasegawa sono abbastanza fedeli, potete fidarvi del disegno per ricreare le varie macchie.

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Come al solito, il mio consiglio è di diluire molto le varie tinte sia per ottenere il giusto shading, sia per evitare l’antiestetico effetto “buccia d’arancia” tipico dei colori poco allungati.

Il terminale del muso ed il radome sulla gobba sono in Nero Opaco, come del resto anche i “rettangolini” parafiamma (badate bene che quello sinistro è più corto di quello destro anche in funzione del diverso calibro delle armi) sulla fusoliera e gli alloggiamenti dei cannoni nella radice alare. Sempre in nero, c’è un piccolo dielettrico di forma circolare proprio davanti al parabrezza che sulle istruzioni è ignorato: io l’ho realizzato “cannibalizzando” una express mask dell’Eduard per un F-104 in scala 1/72. Vi starete chiedendo come mai ancora non vi abbia parlato di alcuna nota dolente… eccola a voi! Lo stencil rossio per la zona di pericolo intorno alle prese d’aria è fornito sotto forma di decal: bene, il rosso da cui è composta è veramente troppo scuro ed inoltre non è per nulla simile al Red con cui dovrebbero essere verniciati i bordi degli intakes. Cosa fare? Realizzare una miscela ad hoc più simile possibile alla decalcomania, o creare lo stencil per mascheratura ritagliando poi la piccola scritta “Danger” per collocarla a lavoro concluso? Mio malgrado, ho scelto la seconda opzione che mi ha costretto a creare numerose mascherine e ad aerografare pericolosamente il colore rosso a verniciatura praticamente ultimata del modello. Con un pizzico di fortuna, e tanta cura nell’incellophanare con la carta Domopac tutto l’aereo per proteggerlo, sono riuscito nell’impresa anche se vi assicuro che un risultato preciso e speculare è molto difficile da ottenere.

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Una veloce lucidata con il Clear Gunze ha protetto il fondo e preparato il campo per le successive operazioni di weathering. A dir il vero, parlare di weathering è fuori luogo, perché gli A-4 RSAF sono quanto di più pulito abbia mai visto. Anche qui, colto da vari dubbi, ho preferito un lavaggio molto discreto compiuto con un mix di colore ad olio Bruno Van Dyck e nero in percentuali di 50 e 50… qualcuno potrà dire che un po’ di Post Shading avrebbe fatto comunque bene, ma per rispettare quanto più il realismo ho preferito non spingermi oltre il washing. Detto questo, quattro (e dico quattro!) nuove mani di lucido mi hanno permesso di passare alla fase delle decal.

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Decal:

Fin dall’inizio dell’impresa ero fermamente convinto di scartare le decal della scatola ed utilizzare un bell’aftermarket! Peccato però che i miei buoni propositi si sono infranti quando, girovagando per Internet, non ho trovato nessuna ditta che producesse insegne per il mio Skyhawk. Alquanto contrariato, mi sono dovuto rassegnare ed utilizzare il foglio fornito dalla ditta giapponese…

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Apro una piccola, ma doverosa parentesi: quello che ho affermato non è del tutto vero. Infatti, a modello ultimato, durante altre ricerche… ho scoperto che una certa Horizon Model Tech (a me del tutto sconosciuta), commercializza un bel set per riprodurre in pratica tutte le versioni dell’A-4 di Singapore. La legge di Murphy colpisce ancora inesorabilmente. Chi fosse interessato, può trovare informazioni a questo indirizzo: http://www.kitreview.com/reviews/singaporescootersreviewbg_1.htm .

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Ma torniamo a noi: le decal Hasegawa non hanno smentito la loro proverbiale scarsa qualità, ed infatti sono spesse, dure come il marmo e facilmente predisposte a lasciare un terribile silvering. Ho sottolineato prima la necessità delle quattro mani di lucido, proprio per dire che esse sono propedeutiche per una corretta disposizione delle insegne. Queste sono state, in ogni caso, ritagliate fino all’osso per eliminare quanto più film in eccesso possibile. Per impedire altri problemi, ho utilizzato nell’ordine i seguenti prodotti: Mr.Mark Softer Gunze (più aggressivo ed ideale per le decal giapponesi, ma attenzione che un uso eccessivo intacca i colori), Micro sol ed un lavaggio con colori ad olio aggiuntivo per uniformarle al resto del modello. Se avrete pazienza e attenzione durante questi passaggi, vedrete che il risultato finale sarà del tutto soddisfacente. Per eliminare il tremendo scalino poi, ho passato l’ennesima mano di trasparente lucido… alla fine il mio modello era glassato come una caramella! Una piccola curiosità: le coccarde di nazionalità di questa forza aerea asiatica hanno subito varie modifiche fino ad avere l’aspetto che conosciamo oggi, cioè una testa di leone stilizzata inscritta in un cerchio. Questo simbolo deriva da una leggenda popolare narrante di un principe di Sumatra che, sbarcando su una delle isole dell’arcipelago, avvistò un leone (un segno di buon auspicio) e decise di fondare la città di Singapura – che in sanscrito significa “la città del leone”.

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Montaggio finale:

Dopo tante fatiche è giunto il tanto atteso momento del montaggio finale. Per prima cosa ho dipinto il ricevitore della fuel scope in Titanium Metalizer, attuandogli sopra un bel dry brush in silver; Lo stesso procedimento si può adottare anche per i due cannoncini. Ora è stata la volta delle varie antennine a lama (incollate con la provvidenziale colla Tamiya tappo verde che, una volta asciutta, non lascia la minima traccia) concentrate soprattutto sul portellone del carrello anteriore, più una vistosissima sistemata proprio dietro al cockpit. Attenzione a montarla nel verso giusto… sinceramente io stavo cadendo in errore. Ho dipinto il fondo di entrambe le luci di posizione a goccia (una sulla gobba ed una sotto la pancia dietro al carrello sinistro) in rosso, e le ho poi lucidate con una spennellata di Future. Il faro stroboscopico sul bordo di uscita del timone invece, ha il fondo in silver. Tutto pronto quindi per l’ultima mano di trasparente, questa volta opaco, che ha dato la finitura finale al modello. Ricordatevi, però, di mascherare la porzione finale del musetto, che nella realtà è costituita da materiale dielettrico che rimane lucido. Dopo aver “scartato” i vetrini da tutte le mascherature, ed aver incollato il canopy in posizione rigorosamente aperta, ho aggiunto il piccolo tergicristallo (dipinto in H-77 Gunze) sul parabrezza. Come sempre… buon modellismo a tutti! Valerio – Starfighter84.

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Tabella Riferimento Colori:

Colore

F.S. 595 b

Gunze

Humbrol

Model Master

Dark Gull G.

36213

H-57

140

1740

Red

11136

H-327

1705

Pale Green

34102

H-303

117

1713

Dark Green

34079

H-309

116

1710

Brown

30219

H-310

118

1742

Light Grey

36622

H-311

197

Light Compass G.

36375

H-308

127

1728

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Bibliografia:

Bunrin Do – Famous Aircraft n°21.

Squadron Signal – In action n°11.

Squadron Signal – Walkaround n°41.

www.jetphotos.net

www.airliners.net

Warpaint series n°3.

Foto del montaggio (segui anche la sezione Under Costruction del nostro forum):

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