A-129 Mangusta – Dal kit Italeri in scala 1/72.

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Nel 1972 l’Esercito Italiano sentì l’esigenza di disporre di un mezzo aereo idoneo alla lotta controcarro, e cominciò a studiare la possibilità di sviluppare un elicottero leggero che rispettasse i requisiti imposti dalla normativa Nato MIL-STD-1290. Questa soluzione era già stata considerata dai progettisti dell’Agusta, che avevano ipotizzato la costruzione di una nuova macchina. La prima bozza, denominata A-119, era basata interamente sulla cellula dell’A-109 con alcune significative modifiche quali l’allungamento della fusoliera, l’installazione di una nuova e più appropriata avionica, oltre alla realizzazione d’attacchi subalari per l’armamento. Dopo vari studi, il programma fu definitivamente abbandonato ed al suo posto la ditta varesina presentò un elicottero di nuova concezione, l’A-129. Il neonato velivolo rispondeva pienamente alle specifiche richieste dalla DGCA (Direzione Generale delle Costruzioni ed Armamenti del Ministero della Difesa, meglio conosciuto come Costarmaereo), e fu subito ordinato un primo prototipo per valutarne le capacità di volo e d’attacco al suolo. Inizialmente l’Agusta pensava di dotare il nuovo elicottero di un cannone da 20 mm posto su una torretta mobile del tipo usata sull’AH-1G (Emerson Mini Tat), ma i vertici dell’allora ALE (Aviazione Leggera Esercito) preferirono dotare il Mangusta di un armamento specifico per la lotta controcarro, con quattro lanciatori binari per un totale di otto missili filoguidati Hughes BGM-71A, Tow e tubi lanciarazzi da 81 mm compatibili per munizionamento da 70mm. Il primo volo del prototipo avvenne l’11 settembre del 1983, mentre il primo esemplare di preserie decollò il 22 luglio 1988. Dal 6 ottobre del 1990 l’Aviazione dell’Esercito poté operare con i primi A-129 entrati in servizio attivo. Così come per il velivolo reale, cui manca ancora quel successo commerciale che meriterebbe, anche modellisticamente parlando il Mangusta non è un soggetto particolarmente seguito dalle ditte del settore, tanto che, fino a poco tempo fa, per riprodurne una copia in scala ci si doveva affidare solamente ad una totale ed impegnativa autocostruzione. Ad essere precisi qualche anno fa apparve, su alcune riviste straniere, la recensione di un kit in scala 1/72 dell’A-129 Mangusta dotato di cannone e realizzato da una ditta della Cina Popolare, la Concord Model. Questo kit sul mercato europeo arrivò solo in pochissimi articoli, rendendolo in pratica solo un oggetto del desiderio. Fortunatamente il 1999 ha visto un’inversione di tendenza, con l’immissione sul mercato di ben due kit di questa bella realizzazione italiana nella classica scala 1/72. Prima in ordine di apparizione, la Curnamodel con un’interessante riproduzione in resina, e subito dopo un pratico e più economico kit della Italeri ad iniezione, scelto subito per questa riproduzione.

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Un’accattivante e suggestiva box-art di un Mangusta in hovering, ci introduce la robusta scatola contraddistinta dal numero di catalogo 006. Al suo interno possiamo trovare due stampate di plastica verde oliva, per un totale di circa 79 pezzi. Completa la dotazione standard la stampata trasparente del tettuccio, il foglio decals e le immancabili istruzioni. Il dettaglio delle pannellature è realizzato in fine negativo mentre le rivettature in positivo. Come consuetudine per la maggior parte dei modelli in scala, si è intrapreso il montaggio partendo dalla zona abitacolo discretamente realizzato. Questo si compone di una vasca completa di consolle laterali, due cruscotti, altrettanti seggiolini con cinture in rilievo, una cloche e il “joystick” dell’operatore addetto ai sistemi d’arma. Facile da assemblare, lo stesso è stato migliorato, in mancanza di adeguati set, con l’aggiunta di alcuni dettagli allo scopo di renderlo più fedele alla realtà. Tali interventi hanno riguardato principalmente l’autocostruzione delle pedaliere, ottenute ritagliando quattro piccoli quadratini di plasticard e l’aggiunta delle due leve del collettivo e del passo ciclico ricavate con dello sprue filato a caldo. La zona abitacolo è stata dipinta in Verde Oliva (lo stesso colore impiegato poi per la verniciatura esterna), mentre i pannelli strumenti, le consolles laterali, la parte superiore dei cruscotti, le corazzature laterali dei seggiolini e le cinture di sicurezza degli stessi sono in Nero Opaco. Per quanto riguarda la strumentazione, ci si è affidati a quella presente nel foglio decals in dotazione al kit. Una volta ultimato, il tutto, è stato inserito nell’apposito alloggiamento in fusoliera, ed a questo punto si è provveduto ad unire le due semifusoliere, senza però dimenticarsi di aggiungere l’elemento 11B, operazione questa che non presenta problemi grazie anche alla quasi perfetta adesione delle stesse, tanto che il ricorso allo stucco è praticamente inesistente. Terminata questa fase si è proceduto all’assemblaggio vero e proprio. Stravolgendo l’ordine cronologico indicato nelle istruzioni, si è passato direttamente al montaggio del tettuccio trasparente. Questa scelta è stata dettata da un fattore di praticità, infatti, non avendo l’ingombro dei carrelli e dei piloni, si è potuto stuccare e lisciare il tettuccio senza l’assillo di pezzi sporgenti propensi al facile distacco, o, ancor peggio, alla rottura.

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Ben riprodotto il gruppo turbine, scomposto in cinque pezzi più le due prese d’aria, cosi come il rotore. Il solo intervento richiesto è stato quello di piegare leggermente le pale verso terra, al solo scopo di dargli un aspetto più realistico. L’intero lavoro è stato ultimato con il posizionare i piloni, le varie antenne ed i sensori, mentre l’armamento, composto dai due tubi lanciarazzi da 70 mm e dagli otto contenitori per missili Tow, si è preferito montarlo a verniciatura effettuata. Gli elicotteri in servizio con l’Aviazione dell’Esercito, vestono una livrea interamente Verde Oliva, fatto questo che farebbe pensare ad un’operazione di verniciatura piuttosto facile. Per renderla effettivamente facile bisogna però preparare accuratamente il modello, iniziando dalle stuccature che dovranno essere ben lisciate. Dopo aver adeguatamente mascherato l’ampio trasparente, si è poi passata su tutto il modello una mano di fondo in Grigio Chiaro. Questo oltre a mettere in luce eventuali imperfette stuccature, fornisce anche un’ottima base per la successiva verniciatura. Per il modello, sono stati usati gli smalti Humbrol, ed in particolare il numero 196 per il Grigio ed il 155 per il Verde Oliva, mentre per le pale del rotore principale e di quello di coda si è utilizzato il Nero Opaco numero 33. Una successiva mano di trasparente lucido ha permesso di preparare il modello per il posizionamento delle decals. Il foglio a disposizione permette di riprodurre due elicotteri con le insegne dei soli reparti che lo hanno in linea e cioè, il 7° Reggimento Elicotteri d’Attacco “Vega”, basato sull’aeroporto “Francesco Baracca” di Casarsa delle Delizie (Pordenone) ed un esemplare in dotazione al Centro Aviazione dell’Esercito con base a Viterbo. L’esemplare riprodotto appartiene al primo reparto, contraddistinto dalla caratteristica insegna di coda. Posizionate le decals, è stata passata una seconda mano di trasparente lucido, seguita da un’ulteriore di trasparente opaco, in modo da dare all’intero modello la giusta finitura. Il lavoro si è concluso con l’assemblaggio dell’armamento e dei due rotori.

Sicuramente l’Italeri ha messo a disposizione dei modellisti un buon kit, che se costruito da scatola, ben rende giustizia a questo elicottero tutto “made in Italy”, ma che offre, agli amanti del superdettaglio, un’ottima base di partenza per una realizzazione super, con il vantaggio di un prezzo d’acquisto veramente popolare.

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2 COMMENTI

  1. Ciao,
    innanzitutto complimenti per i tuoi modelli che sono veramente belli !
    Sono un neofita del modellismo.
    Ti volevo chiedere se hai fissato alla basetta gli aerei e/o gli elicotteri e se sì, come hai fatto.

    Ciao
    Sandro

  2. Ciao Sandro,
    i complimenti fanno sempre piacere, ti ringrazio. Il modello non è fissato alla basetta (quella che vedi è un foglio Verlinden messo lì per le sole esigenze fotografiche) ma come collante potresti usare un pezzettino di nastro biadesivo. E’ Abbastanza resistente e non intacca le vernici. Spero di esserti stato utile… ciao!

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