The Saint Adversary – Northrop F-5 E Tiger II dal kit Monogram 1/48.

The Saint Adversary – Northrop F-5 E Tiger II dal kit Monogram 1/48.
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Si lo so, anche questo modello è andato per le lunghe… ci ho messo più di un anno, ma questo Tiger II è stato sempre la Cenerentola dei miei work in progress ed in più l’F-5 è un aereo che proprio non riesco a digerire, tanto che nonostante il suo indubbio successo commerciale, le sue doti dinamiche, la sua linea filante, la sua incredibile eleganza in qualsiasi mimetica lo si vesta,  alla fine, sono costretto a riconoscere che sia un ottimo aereo…si ma solo per fare la controfigura di un Mig in Top Gun….ed è proprio così che volevo farlo all’inizio, un “Mig 28” nero come la pece.

Perché allora ho costruito un esemplare in mimetica avvolgente tre toni dei Saints? Semplice, per il piacere della sfida.  I vecchi Monogram sono la mia passione e ci sono dei soggetti che possiamo riprodurre solo attraverso questi kit che pur avendo molte primavere sulle spalle, nella maggior parte dei casi si rivelano ineccepibili nelle forme e nelle dimensioni,  anche se ci sarà da comprare insieme al kit qualche camicia nuova perché ci sarà da sudarne parecchie. Questo vecchio kit avrà almeno trent’anni di vita, ed è stato superato solo recentemente dal nuovo AFV in 1/48 con delle pannellature finemente incise ed un dettaglio generale ottimo, chissà se riuscirà a far dimenticare a noi nostalgici le forme belle e sinuose del vecchio Monogram?  Spero di si perché montarlo è ormai un affare del secolo scorso ed i modellisti medi del XXI secolo (o gli sfaticati come me) non amano troppo pastrocchiare con nastro Dymo ed incisore….

Proprio l’uscita di questo nuovo kit e la visione di alcuni modellisti all’opera su di esso, mi hanno dato lo slancio finale per teminare il mio Tiger II. E’stato uno di quei kit che si comprano quando si decide di mettere alla prova la propria pazienza, quindi al ritorno a casa mi sono detto: iniziamolo ora altrimenti resta altri trent’anni a prender polvere.
Ho messo mano all’incisore e via a reincidere quelle pannellature in positivo spesse come spaghetti…consapevole però che questo sarebbe stato sempre “il secondo modello”, ossia il modello che costruisco quando il mio progetto principale mi stressa talmente tanto che per qualche settimana non mi va nemmeno di vederlo…

La storia dell’F-5 la conosciamo tutti e su di esso sono state dette e scritte tante di quelle parole che non saprei cosa aggiungere di nuovo o di curioso, ma qualche cenno mi sento di darlo comunque, (così leggendo da wikipedia rinfresco la mia cultura aeronautica). La Northrop dopo un’attenta indagine di mercato svolta negli anni cinquanta si è resa conto che molti paesi della Nato avevano bisogno di un caccia multiruolo semplice ed economico. Fu così che nacque il progetto N-156 da cui derivarono il T-38 Talon, il primo addestratore supersonico e l’F-5A Freedom Fighter, un caccia leggero e veloce con  un’ottima capacità di attacco al suolo e supporto truppe di terra, ma con delle limitazioni nei combattimenti aria aria. L’F-5 venne valutato in Vietnam nella famosa operazione “Skoshi Tiger” nel 1965 dove fece la sua bella figura nella ricognizione armata e nel supporto truppe. Da qui, oltre a cosa c’era di buono, ci si rese conto anche della scarsa autonomia e del limitato carico bellico trasportabile. Tutto ciò confluì nell’evoluzione del Freedom Fighter, ossia l’F-5 E Tiger II che con motori più potenti ed una fusoliera allungata per contenere più carburante non aveva più nulla da farsi perdonare. Da qui in poi è storia, vendite su vendite in ogni parte del mondo ed una gloriosa carriera come “bandito” negli squadroni aggressor. Il VFC-13 “Saints” ossia lo squadron di cui fa parte il mio F-5 è stato l’ultimo operativo su questo velivolo ed è proprio per questo che ho scelto il foglio decal che avrebbe dato vita al mio modello.


La costruzione stavolta non è partita dal solito cockpit ma dalla reincisione del modello fatta con il mio incisore artigianale, dato che con quelli buoni non mi trovo bene, naturalmente la colpa è mia non degli ottimi attrezzi che si trovano in commercio. Per dare la giusta direzione alle nuove pannellature ho usato il nastro Dymo ormai indispensabile per queste operazioni. Per uleriori informazioni su questa tecnica, cliccate QUI.

Naturalmente, poi, sono passato al cockpit: il “pit” Monogram come dettaglio è molto buono e sono sopra la media soprattutto i pannelli strumenti e le consolles laterali. Unico difetto il sedile stampato nella vasca e l’assenza del complicato meccanismo di sollevamento del canopy. Ero deciso a realizzare tutto il dettaglio in scratch quando mi sono imbattuto “casualmente” nel cockpit set della Black Box, una piccola meraviglia composta da più di 30 pezzi di resina, un vero kit nel kit.

Anche i frames del tettuccio e la sua parte posteriore erano in resina, ma purtroppo i due longheroni erano stampati male ed ho dovuto ricorrere al pezzo originale del kit ma dopo aver smontato e rimontato numerose volte le parti del set perché non volevo arrendermi. Quindi ci sono state anche molte carteggiature, passate di polish e bagnetti nella Future per il trasparente del canopy…che poi alla fine non mi ha soddisfatto ma di questo leggerete più avanti una simpatica storiella.

Il cockpit naturalmente era in grigio chiaro come in tutti i caccia americani, ma a me vedere un blocco di resina sgargiante in un aereo invecchiato alla mia maniera non piaceva affatto e quindi sono partito da un grigio scuro 36118 della gunze su cui ho fatto un lavaggio in bruno van dyck sul quale ho applicato vari dry brush, in bianco, beige e grigio.

Mettere il set della Black Box nel modello non è stata proprio una passeggiata in quanto ho dovuto asportare grosse quantità di resina dalla vasca e rendere le pareti in plastica della fusoliera sottili come fogli di carta che comunque sembrano reggere bene nonostante abbia impiegato più di un anno a terminare questo kit ed un paio di voletti a motori spenti(involontari) l’aereo li ha fatti…

Il montaggio del resto del kit è molto semplice dato che le ali e i piani di coda sono già stampati con la parte superiore della fusoliera dell’aereo, anzi piccola nota dolente è il diedro alare con le ali che tendono a tornare verso l’alto quindi c‘è da “costringerle”  nella loro giusta angolatura. I pezzi sono pochi ma quando si andrà a chiudere le due valve che formeranno il nostro modello troveremo due enormi fessure che corrono longitudinalmente lungo tutta la fiancata del Tiger II, dal muso agli scarichi. Ho stuccato con dell’attak gel riempiendo ogni fessura e facendo fuoriuscire un abbondante cordoncino di colla ciano, tanto il dettaglio superficiale era da reincidere e quindi le carteggiature “heavy“ non sono state un problema. Le prese d’aria sono un po’ imprecise ma con un po di lavoro tutto si sistema.

Dopo vari tentativi di passate di primer in grigio chiaro ho iniziato a stendere la mimetica e qui i primi problemi “cromatici”. Per il grigio ho usato il buon H307 Gunze corrispondente al 36375, come potete notare dalle foto stavolta non ho usato la tecnica del preshading, perché mi ero stufato dei soliti passaggi ripetitivi, stavolta volevo cambiare, anche se credo fermamente che sia la giusta tecnica per rendere veramente tridimensionale un modello.

Al primo tentativo di “posa” della mimetica, come celeste ho usato il Tamiya XF 23,che ad occhio mi sembrava il giusto compromesso per il 35190, ma questo colore dava troppo sul verdino e quindi ho deciso di…sverniciare tutto e ricominciare da zero dopo aver mimetizzato l‘aereo per i 2/3. Panno e alcool, olio di gomito e si riparte da una pagina bianca. Stavolta dato che non avevo problemi di verificare il montaggio ho steso direttamente sulla plastica l’H307 Gunze e poi come celeste che la Two Bobs dava per f.s.35190 ma in realtà corrispondeva poco…ho fatto un cocktail con tamiya X-8 (un azzurro), Tamiya XF-2 (bianco) Tamiya XF 18 medium blue ed alla fine ho tirato fuori il colore che vedete spruzzato sul modello. Il blu scuro è il Tamiya XF 18 che corrisponde quasi esattamente al f.s. 35109 ma viene dato dalla ditta per chissà quale altra corrispondenza. Le mascherature sono state fatte con ore ed ore di gioco col Patafix.

Dato che anche sui portelloni degli aerofreni e dei vani carrelli c’era da verniciare in mimetica li ho piazzati in sede, chiusi con delle palline di Patafix, in verità ne ho messo un po troppo tanto che quando ho dovuto riaprire i portelli  ho rischiato anche di romperli. E’ andata bene! Avevo preventivamente verniciato i vani carrelli e l’interno dei portelli in bianco così mi sarei risparmiato una fatica, tanto avrei tappato tutto con i portelloni e non avrei dovuto rimascherarli…è vero sono uno scansafatiche…

Dopo aver verniciato, con i buoni acrilici Tamiya, ho steso una mano di lucido Gunze che avrebbe poi fatto da base al lavaggio in nero mescolato al 50% con il bruno van dyck ad olio. Come da mia consuetudine ho diluito moltissimo il colore ad olio in acqua ragia in modo da far scorrere per capillarità la miscela del washing nelle fessure…ci vogliono un paio di passaggi ma il risultato è garantito. Il filtro creato dal lavaggio farà a sua volta da base per il post-shading effettuato schiarendo le tre tinte con un po’ di bianco, spruzzate poi a bassa pressione per desaturare ogni singolo pannello del mio Northrop F-5 E.

Dopo di questa fase, si ricarica l’aerografo con il lucido ancora una volta e si prepara il modello per le bellissime, sottili, lucide, ben spaziate, ben reagenti ai liquidi e chi più ne ha più ne metta, decals della Two Bobs, il foglio è il 48-015 “Blue-Grey Saints” dedicato appunto agli F-5 del VFC-13 colorati in grigio o blu.

Le altre due mimetiche cui il signor Sanchez ha rivolto le sue attenzioni sono state due splinter a due toni, ma io volevo dare una veste avvolgente a tre toni al mio tigrotto, anche perché non l’avevo fatta mai una mimetica di questo tipo col Patafix e volevo appunto sperimentare…il modellismo per me ogni volta deve essere sempre banco di prova per nuove tecniche altrimenti mi annoio e non ho più l‘inspirazione e poi ci metto una vita  a finire un aeroplano! Come dite? Questo modello è stato terminato in più di un anno? Beh potrei anche fare di peggio e i miei compagni di forum possono confermare!

Dopo che le decal si sono raggrinzite ad opera dei liquidi e poi ridistese senza nemmeno toccarle, c’è stato da ripassarle con uno stecchino (con molta attenzione) per farle finire dentro alle linee di pannellatura. E’ stata un po’ dura per l’insegna con il numero “05” ai lati del muso in quanto sono due decal sovrapposte, una per il bordo giallo, l‘altra per l‘interno rosso, unica nota negativa, se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo alle decal del signor Bob Sanchez che secondo me rappresentano lo stato dell’arte rispetto a molti altri fogli in commercio e se la giocano alla pari con uscite molto più recenti. Anche la stella in coda è formata da due decal sovrapposte.

Niente da ridire sugli stencils e le altre decals che sembravano fare un po’ silvering ma poi con la successiva fase di lucidatura è scomparso del tutto dimostrando quanto sono buone quelle decal e quanto il loro lucido film si riveli “neutrale” se lavorate come si deve e come consiglia il foglio, trattandole con i liquidi  Micro-set e Micro-sol della Microscale.

Un piccolo appunto lo devo però fare al foglio delle istruzioni che anche se realizzato a colori e di ottima qualità dal lato destro dell’aereo non prevedeva una macchia in celeste nella mimetica. Bastava trovare però una foto dell’aereo vero e verificare. Ce n’è solo una sul web sul sito www.airliners.net, (potete vederla qui sotto..) dell’epoca in cui questo F-5 vestiva questo schema mimetico mentre ce ne sono molte in giro di quando è stato smontato per essere riverniciato.  A dire la verità ho trovato solo il “mio” Tiger II con l’andamento delle macchie in questo modo e con queste tinte, però la foto ne testimonia l’esistenza e come accade nelle favole … vissero tutti (tutti i modellisti) felici e contenti.

foto inserita al solo scopo di discussione, fonte: www.airliners.net, copyright: Rainer Muller

Confrontando la foto con le istruzioni si nota  che nell’immagine di profilo destro della Two Bobs la macchia di vernice azzurra c’era mentre nell’immagine da sopra spariva misteriosamente…per farvi capire meglio ho messo una dettaglio di una foto del foglio, tante volte vi foste imbattuti in quest‘articolo cercando materiale per il vostro modello…(spero per voi con il nuovo kit della AFV però!).

immagine inserita al solo scopo di discussione, estratta dai fogli di istruzioni dell’articolo twobobs 48015, decals prodotte da Two Bobs e che potrete trovare e comprare all’indiritto www.twobobs.net

Tornando a noi…dopo aver rilucidato il modello è ora di passare l’opaco. Gunze flat clear a volontà per rendere la vernice com’è in realtà opaca e cotta dal sole. Sulle decal ho spruzzato un grigio chiaro f.s. 36375 come quello della mimetica molto diluito per desaturarle un po’ e per amalgamarle con l’invecchiamento generale del tigrotto.

Si passa poi all’assemblaggio di carrelli, arricchiti con qualche tubetto realizzato in filo di rame e le gomme, verniciate con l’ausilio di un cerchiografo, dato che non c’era modo di farle a pennello perché non si capiva dove iniziava la gomma e finiva il cerchione. Pazienza, con questa tecnica “rubata” al mio amico di mille fatiche modellistiche Massimo a.k.a Pitchup ho risolto alla grande. Magari dopo qualche tentativo e qualche parolaccia…

Una volta terminato il grosso del lavoro si passa a montare il complesso meccanismo di apertura del tettuccio e a smascherare il canopy. Altre magagne…le parti in resina dei sostenitori del tettuccio erano storte…immerse in acqua calda e raddrizzate, mentre il plexiglas una volta smascherato non mi piaceva la trasparenza perché ero andato un po’ ad accontentarmi del lavoro effettuato ed ho deciso di sverniciare, carteggiare e rimascherare. Nel frattempo continuavo la mia battaglia con il meccanismo che poi quando l’ho attaccato con il canopy originale del modello non combaciava per niente e l’ho dovuto ri-ri-ri-riadattare per l’ennesima volta. Purtroppo il tettuccio mi è rimasto un po’ macchiato, dato che ha subito mille carteggiature e lucidature, meglio di così proprio non si poteva fare stavolta. Ho però trovato i due pezzetti rovinati dal mio amico Fabrizio “berna” che nel momento del bisogno tende sempre una mano (questa volta una mano ed un tettuccio) agli amici modellisti in difficoltà. Ringrazio pubblicamente Fabrizio che nel bisogno di una dritta o di un aiuto è sempre presente…Grazie Fabrì, ora ho un tettuccio limpido  e pulito!!

Per concludere posso dire (anche a scuola finivo sempre i miei temi da sei meno meno così) …che non mi sono scelto un modello semplice e rilassante…ogni pezzo che ho messo ed ogni spruzzata di vernice mi ha fatto dannare, ma forse è perché non sono così esperto da montare kit preistorici come questo…è stato il classico modello in cui non si sa come, va tutto storto ed ogni volta che lo tiri fuori dalla vetrina ti salta via il tubo di pitot, però alla fine di questo anno e qualche mese di tira e molla l’ho messo in  bacheca con soddisfazione e quando  passo lì davanti gli dico: “vedi plasticaccia, alla fine ho vinto io!”

Mauro “CoB” Balboni

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