
Se non lo amate a prima vista, è difficile aver il coraggio di assemblarlo….
Rieccomi dopo un lungo intervallo, ancora qui a modellare, questa volta presentandovi un soggetto insolito e non molto riprodotto, il famigerato EF-111 A migliore conosciuto come “ Spark Vark”o “Raven”.

Partiamo dall’inizio, in altre parole con la doverosa anteprima storica: Verso la fine del 1960, l’USAF stava cercando delle possibili sostituzioni per il Douglas EB-66 che rapidamente cominciava mostrare i segni dell’età, ma solo nel 1972 concluse che la modifica di alcuni F-111 A era la soluzione più conveniente. Tuttavia, era impraticabile adeguare gli F-111 A a una configurazione a quattro posti per altrettanti piloti (la stessa in uso sull’EB-66) poiché questo comportava una grossa riduzione delle capacità interne di combustibile e di spazio per gli apparati avionici; l’unica possibilità era di sviluppare gli impianti simili a quelli dell’EA-6B, ma in grado di essere gestiti da un solo EWO. 
Il 30 gennaio 1975, fu la Grumman ad aggiudicarsi il contratto per la modifica sperimentale di due F-111A (codici 66-0.041 66-0.049) come prototipi per verificare la fattibilità di una versione da “Electronic Warfare” dell’Hardvaark, l’EF-111 A appunto (dove il prefisso E stava per “elettronico”). Le modifiche inclusero l’installazione di un sottosistema jamming AN/ALQ-99E, antenne e altri oggetti montati su un pallet nella stiva interna; altri componenti furono invece sistemati all’interno di un grande radome alla sommità della deriva (la modifica più appariscente e caratteristica) e in un pod per ricevitori di contromisure alloggiata sotto la fusoliera.

Il primo volo di un EF-111A completo di apparecchiature elettroniche (numero di serie 66-0041) si ebbe il 17 maggio 1977, mentre le prime consegne iniziarono nel novembre 1981. Nel corso degli anni sono stati avviati diversi programmi per mantenere aggiornata la cellula e, tra questi, il più importante ebbe inizio nel 1994: l’update aggiunse un laser giroscopio INS AN/ASN-41, un Radar Doppler AN/APN-218 e un più moderno Terrain Following (AN/APQ-14). Lo Spark Vark terminò la sua vita operativa nell’USAF dal 1998, ma alcuni esemplari sono ancora operativi nella RAAF australiana.
Sperando di non avervi annoiato troppo, inizio a parlare del Kit Italeri N°1235 in scala 1/72 che si presenta molto basico nei dettagli ma fedele nelle forme e con pannellature in negativo; è formato da tre stampate di plastica grigia, più una dedicata ai trasparenti. Il tutto è corredato da un generoso libricino istruzioni e un foglio decals di qualità mediocre. Non ho utilizzato alcun set in resina, ma particolareggiato alcune zone del modello con “spare parts” provenienti dal provvidenziale magazzino pezzi e tanto.tantissimo olio di gomito. La prima area che ho completato è stata quella riguardante il vistoso cockpit, utilizzando come base di partenza la vasca originale fornita dal kit; non ho fatto altro che usare del lamierino d’alluminio, quello comunemente usato in cucina, pezzi di plasticard opportunamente sagomato e molti cavetti di rame dallo spessore di 0,1 – 0,5 per aggiungere numerosi particolari e completare il “pedestal” (la consolle centrale) che divideva il pilota dal navigatore. In questa foto si possono notare gli interventi da me attuati:
Come colore per gli interni ho scelto il Tamiya XF-66 che ben si avvicina a quello vero, poi, dopo averlo steso ad aerografo, ho eseguito un iniziale lavaggio con nero di china per dare più volume al tutto; per quanto riguarda le console laterali, ho riprodotto i vari bottoncini con delle decals provenienti da alcuni fogli avanzati da precedenti kit, ed ho poi aggiunto a mano dei piccoli pulsanti rossi, gialli e bianchi per dare maggiore colore all’abitacolo. E ora la nota dolente: i seggiolini forniti dall’Italeri assomigliano solo vagamente a quelli originali e, proprio per questo, ho dovuto di nuovo far ricorso al magazzino pezzi avanzati da cui ho prelevato due Martin Baker Mk. 10A di un Tornado; questi sono stati pesantemente modificati per fargli assumere le fattezze di quelli installati nell’EF-111. Alla fine di un lungo lavoro di autocostruzione dei cuscini (usando del comune stucco), e di rettifica dei poggiatesta, i sedili sono stati colorati in XF-66 Tamiya (la struttura), le imbottiture in XF-7 Tamiya e, le cinture, in XF-1 Tamiya. Premetto che durante tutte le fasi di assemblaggio ho eseguito numerose prove a secco per verificare gli incastri, prove che si sono rilevate utilissime poiché la precisione dello stampo Italeri lascia alquanto a desiderare. Come di consueto ho iniziato inserendo l’abitacolo nel proprio scasso e appesantendo il muso con circa 20-25 grammi di piombini da pesca per evitare che il modello si sieda sulla coda una volta ultimato. L’unione del troncone di fusoliera anteriore è abbastanza complicata anche perché si deve inserire il pozzetto del carrello totalmente privo di perni di riscontro; per la chiusura completa delle due valve è indispensabile una gran quantità di Attack e altrettanta dose di pazienza.

Il montaggio è proseguito incollando le ali a geometria variabile (divise in due parti ciascuna), la deriva, e la porzione di coda del modello che comprende anche il pozzetto del carrello principale. Quest’ultimo è stato reso più realistico con l’aggiunta di cavi e tubazioni (in filo di rame di diverso spessore) e plastirod rettangolare, prendendo sempre come spunto le foto disponibili in rete. Veniamo ora alla fase più complicata dell’intero kit, ovvero l’unione delle due parti che compongono l’intera fusoliera. Purtroppo, anche in questo caso, non ci sono perni di riscontro per agevolare l’allineamento delle due sezioni e, nonostante abbia speso qualche attenzione in più durante il montaggio, si è comunque creata una fessura larga circa tre millimetri; fatto sta che, armato di pazienza, ho riempito di stucco l’interstizio riprendendo più volte la stuccatura dopo averla controllata con una mano veloce di primer sopra di essa. Volendo dare un po’ più di movimento al mio EF-111, ho aperto due vani avionici ai lati della fusoliera auto-costruendoli interamente con del Plasticard e Plastirod rettangolare. Sul velivolo reale era installato un sistema chiamato “Triple Plow”, un congegno idraulico collegato al sistema dei pitot che, in base agli assetti e alla velocità, poteva variare l’estensione del condotto delle Intakes per ottimizzare il flusso d’aria da inviare ai potenti turbo-fan TF-30.

Nonostante la presa d’aria reale del Raven fosse tanto sofisticata, sul modello in scala non ho incontrato molta difficoltà nell’assemblaggio con un limitato uso di stucco; una mano di XF-2 Tamiya, usato come primer, mi ha permesso di “scovare” eventuali giunzioni da riprendere.
Ora vorrei aprire una piccola parentesi sui particolari da aggiungere per riprodurre un EF-111a:
- L’aggiunta del voluminoso pod ventrale contenente vari sensori.
- Il posizionamento di due antenne RWR sul dorso del modello.
- L’aggiunta del solo primo pilone sotto alle ali.
- L’aggiunta di HUD ed MFD nel cockpit, e la rimozione della cloche del EWO (electronic warfare officers)
A questo punto, si piazzano i vetrini con la colla vinilica (che uso per non lasciare aloni sulle parti trasparenti) si maschera il tutto con nastro Tamiya e il gioco è fatto!
Passiamo ora alla verniciatura che ha avuto dagli scarichi su cui ho riprodotto la tipica usura delle parti soggette al calore usando una miscela di XF-16 e XF-56 per i petali, varie tonalità di alluminio per la piastra di separazione e infine l’XF-10 e XF-11 per il resto del condotto.

I primi quarantadue Raven affidati al 390th Electronic Combat Squadron del 366th Tactical Fighter Wing a Mountain Home AFB, Idaho, adottavano la classica livrea a due toni di grigio FS36320 e FS36375. L’esemplare da me rappresentato fu utilizzato nella prima campagna di liberazione dell’Iraq, la Desert Storm, in cui accumulò più di novecento sortite .
Per la mimetica ho proceduto come segue: per prima cosa ho eseguito un pre-shading in nero su tutte le pannellature poi, ho steso una mano di Humbrol 127 (36375) sulle superfici inferiori. In seguito ho mascherato con nastro da carrozziere tutta le zone non interessate, ed ho passato l’ultima mano di Humbrol 128 (36320) sulle superfici superiori del modello. Per quanto riguarda i bordi di attacco della deriva, ho scurito di un buon 30% il 36320 poiché dalle immagini in mio possesso, si notano molto spesso delle riverniciature di colore “fresco” concentrate in quest’area.
Per terminare la verniciatura, ho steso l’XF-20 della Tamiya (FS 36473) sul radome.

Dopo di questo mi sono concentrato sul weathering del mio Raven, iniziando con dei lavaggi per mettere in risalto le pannellature. Questo passaggio però, va eseguito solo dopo aver passato su tutto il modello tre abbondanti mani di Lucido. Per il washing ho usato dei colori a olio miscelando in parti uguali il Bruno Van Dick e il Nero. Per i pozzetti e relativi carrelli ho preferito usare il nero a china. Sigillando di nuovo il tutto con due mani di Lucido, ho iniziato la posa delle decals: . ho fatto ricorso ad avanzi provenienti da tutti i kit che finora ho montato (in particolare per gli stencil e le scritte di servizio) e utilizzato in parte il foglio decals fornito dalla scatola. Devo dire che la qualità delle decalcomanie è stata comunque una piacevole sorpresa… se avrete cura di utilizzare gli appositi liquidi emollienti e lucidare per bene la superficie del modello, vedrete che il risultato sarà molto soddisfacente.

È ora venuto il momento dei ritocchi finali, che si limitano al posizionamento dei carelli con relative luci e portelli, l’aggiunta dei due canopy aperti dettagliandoli internamente con filo di rame e plastirod; per finire, come ciliegina sulla torta, i timoni di profondità inclinati di 30°circa, comunemente raffigurati durante le operazioni di controllo a terra …spero vi siate divertiti, arrivederci al prossimo modello.
“Flankedd” Edgar.






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