“Folgore” in Tunisia – Macchi C.202 dal Kit Pacific Coast Models in scala 1/32.

3
1274

DSC_8317

Modello e foto di MAURIZIO DI TERLIZZI.

Un po’ di storia:

Nel panorama di certo non esaltante dei caccia da combattimento italiani nel Secondo Conflitto Mondiale, Il Macchi 202 si è con merito ritagliato una posizione di rilievo. Amato per il suo comportamento in volo, migliore dei monoplani che lo avevano preceduto, il 202 nacque come diretto discendente del MC.200 Saetta con il quale condivideva gran parte della struttura. Fino a tutto il 1938 l’industria motoristica italiana non poteva sicuramente definirsi all’avanguardia nel campo dei propulsori, e tutti i velivoli immessi in servizio sino a quel momento soffrivano di scarsa potenza e poco affidabilità. Ma rendendosi disponibile la produzione su licenza del tedesco Daimler-Benz DB 601A, la Regia Aeronautica indisse un bando di gara per un caccia equipaggiato con il nuovo motore in linea al quale risposero la Reggiane, con il 2001 (versione rimotorizzata e riprogettata del Re.2000 Falco) e, appunto l’Aermacchi con il C.202. Alla fine del concorso risultarono vincitori entrambe i progetti, ma l’aereo che si avvicinava di più alle specifiche ministeriali rimaneva comunque il C.202 (nel frattempo ribattezzato “Folgore”), per il quale la casa costruttrice  ricevette un ordine già nel secondo semestre del 1939. Il primo esemplare nato dal genio dell’Ing. Mario Castoldi, iniziò i collaudi con un DB-601 da 1.175 CV al decollo nel corso del 1940, e già il 10 Agosto l’esemplare di pre-serie compiva il primo volo a Lonate Pozzolo confermando i voluti 600 Km/h di velocità ed un comportamento in volo caratterizzato da notevole maneggevolezza ed esente da brutte sorprese. Ne fu immediatamente ordinata la produzione in grande serie che portò il “Folgore” ad essere uno dei velivoli maggiormente prodotti dalla nostra industria, ed il tipo che equipaggiò il più alto numero di reparti della Regia Aeronautica.

DSC_3911

Il modello:

Fortunatamente per noi irriducibili modellisti italianofili, il Macchi 202 è un soggetto che negli ultimi anni ha goduto di un notevole interesse da parte delle ditte modellistiche. In particolare l’Hasegawa ha rilasciato in poco tempo due ottimi kit, sia in 1/72 che 1/48, considerati i prodotti migliori disponibili sul mercato. Discorso contrario va fatto per la scala 1/32, dove fino a qualche tempo fa gli unici “Folgore” a nostra disposizione venivano prodotti dalla ID Models in vacuform, e successivamente dalla Craftworks con  un modello completamente in resina dalle forme e dimensioni sicuramente molto poco accurate. La Pacific Coast Models quindi va a colmare quel gap che si è creato nella scala maggiore, commercializzando una scatola di montaggio che necessiterà solo di qualche piccola correzione per ottenere un buon risultato. Aprendo la confezione salta subito alla vista l’ottima finitura delle pannellature incise in un preciso negativo, un buon tettuccio short-run dai frems ben definiti ed una quantità di parti in resina di cui molte andranno ad allestire l’abitacolo.  Per quest’ultimo ho preferito non utilizzare i soliti set di super dettaglio e divertirmi con un po’ di autocostruzione: quindi sulla parte destra del cockpit ho aggiunto la bombola e relativo regolatore Drager Auer II dell’impianto dell’ossigeno ricavati da due tondini di plastirod opportunamente sagomati, vari cablaggi ed una piccola scatola di derivazione elettrica. Sul lato sinistro invece, ho riprodotto il gruppo manette con dello sprue filato a caldo ed  il volantino del trim del beccheggio, il tutto rifinito dai soliti tiranti e cablaggi.

DSC_4022

Il cruscotto è stato completato della strumentazione di bordo e di alcune leve tra cui il comando degli ipersostentatori ed il commutatore del carburante. Ho poi provveduto al totale rifacimento della corazzatura alle spalle del pilota, usando allo scopo del plasticard dello spessore di un millimetro, e all’assottigliamento del seggiolino. L’intero abitacolo è stato verniciato con il classico Verde Anticorrosione ere per ottenere la giusta tonalità ho miscelato il Verde F.S.34227 con il Grigio Chiaro F.S.36307 rispettivamente nella percentuale di 55% e 45%.

DSC_4026

Conclusa la fase primaria mi sono concentrato sulla fusoliera e ad un suo attento studio poiché essa è in comune con il kit del MC.205 prodotto sempre dalla PAC. Dopo averla messa a confronto con le foto e la documentazione in mio possesso mi sono reso conto che tutto sommato le modifiche da apportare erano poche e si limitavano agli interventi che vado ad elencare: per iniziare ho allungato di circa 2 mm. la carenatura degli scarichi del motore perché il loro disegno si rifà ai flabelli del Macchi 205, più grandi di dimensione; continuando ho eliminato lo sfiato ovale sul lato sinistro, stuccato i due tappi di accesso ai serbatoi presenti alla radice dell’ala e ricreati con un tondino di plasticard ed eseguito un foro per simulare l’alloggiamento della maniglia di avviamento del propulsore un po’ più sotto della volata della mitragliatrice destra. Successivamente, giudicando poco realistiche quelle del kit, ho preferito asportare e rifare le varie prese d’aria che si possono vedere sul muso.

DSC_3917

Dopo varie prove di unione tra l’ogiva e il terminale della fusoliera, mi sono accorto che le due parti non raccordavano per niente bene dando l’impressione che i pannelli della castellatura motore fossero stampati più “corti” e con una curvatura poco accentuata. Per rimediare al problema ho incollato un disco del solito plasticard spesso circa 2,5 mm al muso, e con un po’ di pazienza e stucco ho potuto dare l’esatta forma alle linee del velivolo. L’unione dei restanti componenti non ha creato difficoltà di sorta, le ali si adattano bene al loro alloggiamento limitando al mimino l’uso del filler, stesso discorso anche per  il pezzo in resina riproducente la presa d’aria del radiatore dell’olio sotto il motore (fornita separata dalla fusoliera sempre perché quest’ultima è in comune anche con il MC.205).

DSC_3915

DSC_3909

Prima di passare alla verniciatura ho separato gli elevoni ed il timone di profondità, ma a questo punto è bene fare una precisazione: volendo riprodurre un Folgore serie X, si renderà necessario eliminare l’appendice aerodinamica posta all’estremità della superficie di comando dei piani di coda, poiché essa fu introdotta solamente  partire dalla serie XI e sui Macchi 205. Concluso il montaggio ho potuto dedicarmi, finalmente, alla fase che più mi è congeniale e che mi diverte: la verniciatura! Il velivolo da me riprodotto è appunto un serie X, e più precisamente il 72-11 appartenente al I° Stormo (Matricola Militare9535), operante in Tunisia nel 1942. La mimetica è quella classica con superfici latero superiori completamente in Nocciola Chiaro 4 con chiazze sfumate di Verde Oliva Scuro 2, mentre le superfici inferiori sono in Grigio Azzurro Chiaro 1. Personalmente ho utilizzato gli acrilici della Gunze Sangyo, spruzzati molto diluiti in più mani sopra le altre, ed in particolare per realizzare con precisione il Nocciola ho mischiato al colore H-310 un 25% di bianco. Per il Verde andrà benissimo l’H-65, per il Grigio l’H-332, mentre per la fascia in fusoliera e la parte finale del muso compresa l’ogiva il Bianco H-1. Le decalcomanie (applicate su un fondo  lucidato (e profumato!) con la immancabile cera Future) provengono dall’ottimo foglio fornito dalla PAC e stampate dalla Cartograph, ed esse permettono di riprodurre cinque diverse livree tra cui anche la famosa “Dai Banana!” dell’asso Serg.Magg. Ennio Tarantola del 51° stormo. Una successiva mano di trasparente satinato della Vallejo ha sigillato il tutto, permettendomi così di passare all’invecchiamento del modello e alla definizione delle varie pannellature effettuata con un lavaggio con colori ad olio molto diluiti. I gas di scarico sono stati simulati con una miscela di 30% RLM66 Dark Grey, 15% Nero Lucido “allungati” in un buon 55% di alcool bianco. Giunto il momento, ho completato il lavoro posizionando i due piccoli mirini esterni davanti al parabrezza, le luci di posizione alle estremità alari, i carrelli ed il tettuccio posto rigorosamente in posizione aperta.

DSC_8308

DSC_9579

DSC_8314

DSC_8307

DSC_9585

Close-Up Pictures:

Le foto si riferiscono all’esemplare conservato presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle. Clicca sull’anteprima per ingrandire:

DSC_0897 DSC_0901 DSC_0900 DSC_0899 DSC_0898 DSC_0892 DSC_0895 DSC_0893 DSC_0894 DSC_0890 DSC_0896 DSC_0891

3 COMMENTI

  1. a parte i complimenti per un lavoro di un Maestro, mi piacerebbe tantissimo sapere da quale base documentale è stato tratto questo soggetto…Io ho solo una foto del muso con l’insegna personale ma non conosco nulla del resto del velivolo…Maurizio potresti illuminarmi ?

  2. anche io vorrei sapere le fonti documentali di questo folgore, da una vita ho la decal per il muso,”la-vacca” forse un sinonimo scerzoso di Baracca…

Rispondi